Posts made in Maggio, 2017

MACRON  E  LA   RIFORMA DELL’ EUROZONA

Posted by on Mag 23, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su MACRON  E  LA   RIFORMA DELL’ EUROZONA

MACRON  E  LA   RIFORMA DELL’ EUROZONA

“Il mondo e l’Europa hanno bisogno di una Francia forte, rilanceremo l’Unione europea”. Con questa solenne dichiarazione si è insediato all’Eliseo Emmanuel Macron. A Parigi lanciata la sfida per salvare l’Europa e dissolvere il diffuso disagio sociale, causa di un antieuropeismo alimentato da spinte nazionaliste. Costruire cioè un’Europa credibile sul piano socio-politico e competitiva su quello economico, un obiettivo ambizioso condizionato da una diversa architettura istituzionale e dal modello di crescita che si vuole sviluppare.  E Macron intende rafforzare l’Europa intervenendo sull’Eurozona con la proposta di un bilancio comune  e un ministro delle Finanze europeo, nell’ottica di una Unione non più sbilanciata nei rapporti di forza interni, meno esposta al rischio di altre scissioni, sulla scia di Brexit. La recente intervista rilasciata a Repubblica dal Ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schauble, in sintonia con il neo presidente francese rivela con chiarezza la visione di prospettiva sul futuro dell’area euro. La priorità dell’Eurozona, secondo Schauble, è quella di raggiungere “una convergenza adeguata delle politiche economiche e finanziarie”, realizzando nei Paesi in difficoltà le riforme necessarie e migliorando la competitività. Per promuovere un tale salto di qualità e garantire un equilibrato sviluppo economico all’interno dell’Unione, la strada da percorrere è quella che porta alla istituzione di un ministro europeo con possibilità di intervento diretto sui bilanci nazionali, preludio alla unione bancaria e a quella fiscale. Chiaro sul punto il ministro tedesco: “Prima di mettere i rischi in comune, dobbiamo ridurli”.  Come dire: non è la Germania con il suo massiccio surplus commerciale a essere forte ma sono gli altri Stati membri dell’Unione che devono rafforzarsi per uscire dalla lunga crisi economica e finanziaria. In Francia e nei Paesi del Mediterraneo la crescita è troppo bassa, la disoccupazione è alta e quella giovanile è drammatica, con valori che oscillano  fra il 24% della Francia e il 50% della Grecia. Questi sono Paesi nei quali le riforme implementate non sono sufficienti nel contesto di una debole crescita complessiva. Riforme che non riescono a contrastare la delocalizzazione di posti di lavoro causate dalla globalizzazione e a frenare l’espulsione dal mondo del lavoro e l’emarginazione sociale di “nuovi poveri” con i loro sentimenti anti-establishment. La soluzione ai problemi delle economie europee richiede riforme radicali che incoraggino modelli di crescita più vigorosi e più inclusivi, sia a livello nazionale che europeo. In particolare, i Paesi devono ridurre le rigidità strutturali che scoraggiano gli investimenti e ostacolano la crescita e mirare a ridurre i costi unitari del lavoro rispetto alla produttività nella prospettiva della convergenza di tali costi sul piano comunitario. Creando una solida base competitiva e attrattiva si potrà vincere la difficile sfida sui mercati esteri e dare ai cittadini europei la speranza di un lavoro e di una vita migliore. Al Presidente Macron il compito di riformare l’Eurozona per salvare l’Europa, restituendo alle istituzioni comunitarie la centralità sulla scena mondiale. A Parigi è stato ben compreso che l’eccesso di regole e imposizioni comunitarie polverizza il consenso dei cittadini, sempre più lontani da Bruxelles e dalla sua governance tecnocratica. “La mia convinzione, ha dichiarato Macron, è che la vera sovranità passi per l’Europa: sul rilancio economico, sulla protezione commerciale, sulla sicurezza  e la difesa, sulla rivoluzione digitale. Un progetto comune con i principali partner per rivedere le regole europee contro il dumping con un controllo degli investimenti stranieri nei settori strategici della nostra economia, riforma del lavoro, fondo di sostegno alle imprese”. Una rifondazione del progetto europeo! E’ questa  la strada tracciata a Parigi per rilanciare l’Unione europea e le sue storiche aspirazioni. Un’opportunità da non perdere per evitare l’azzeramento del processo di integrazione...

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FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE            

Posted by on Mag 14, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE            

FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE            

Parigi 9 Maggio 1950: Robert Schuman legge alla stampa, convocata al Quay d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri, questa dichiarazione: “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative all’altezza dei pericoli che ci minacciano. Mettendo insieme talune produzioni base saranno realizzate le prime fondamenta di una Federazione europea”. L’invito di Schuman si concretizzò con la istituzione della CECA, Comunità economica del carbone e dell’acciaio tra Francia, Germania, Italia e Paesi del Benelux per gestire in accordo queste due materie prime. Vinti e vincitori della seconda guerra mondiale uniti attraverso la cooperazione economica per  un comune percorso di pace e di progresso. L’alba di una nuova Europa. Simbolicamente, la CECA rappresenta  infatti il primo mattone nella costruzione della “comune casa europea” a cui hanno fatto seguito i Trattati Roma e quello di Maastricht. Nel ricordo di quello storico evento, il 9 maggio di ogni anno, nei 27 Stati dell’Unione europea si festeggia la “Giornata dell’Europa”. Ma nell’attuale contesto comunitario sempre più segnato da un crescente euroscetticismo è  difficile  immaginare il futuro politico-istituzionale dell’Unione europea. L’Europa non fa più sognare. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure. Un’Europa intergovernativa, spesso litigiosa, senza una identità politica e priva di un governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese e ai bisogni dei cittadini. Un’opera incompiuta: l’architettura europea è rimasta a metà, con una moneta unica e una politica monetaria nell’eurozona a cui non corrisponde una unione bancaria, fiscale e soprattutto una unione politica. Manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante per poter parlare al mondo intero con una sola voce. Un’Europa che ha smarrito l’originario spirito unitario dei Padri fondatori con le sue spinte federaliste soppiantato da pulsioni nazionaliste. Un antieuropeismo alimentato dalla sordità dell’establishment al diffuso disagio sociale. E Brexit ne è la conferma! I governi nazionali appaiono divisi, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizione o a inseguire disegni egemonici. E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione. Ma pur incompiuta, l’Europa ha assicurato decenni di pace, ha distribuito stabilità economica e monetaria a imprese e cittadini, libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, tassi d’interesse ridotti, scambi culturali. Per superare ogni squilibrio socio-economico e  trovare la via  di un futuro sostenibile e innovativo non basta l’unità delle monete e delle banche centrali. Deve nascere un’Europa dei cittadini che nutra dei suoi valori un progetto forte e condiviso, i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture diverse. Ma una solida costruzione europea implica l’unità politica: l’Europa unita deve fondarsi  su istituzioni dotate di una legittimità democratica nell’ambito di una Unione federale costituita per la gestione condivisa delle politiche di comune interesse strategico (difesa, sicurezza, migrazioni), separate da quelle nazionali. Nel mondo globale non c’è alternativa all’Europa! Rafforzare e consolidare l’Ue oggi è una ineludibile necessità di sopravvivenza per il Vecchio Continente. Un’Europa però che deve trovare il coraggio e l’utopia delle origini, che deve uscire dalle ombre dei compromessi intergovernativi per dare una prospettiva credibile alla integrazione politica attorno alla quale catturare il consenso popolare. Ci attendono grandi sfide come la crisi finanziaria ed economica,  i cambiamenti climatici, l’insicurezza energetica, il terrorismo internazionale, i flussi migratori, le pandemie. Un futuro verso il quale l’Europa non può presentarsi divisa e distratta da anacronistici interessi di bottega, farciti di...

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“ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

Posted by on Mag 1, 2017 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su “ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

“ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

Per trenta milioni di contribuenti è scattata l’“ora X”. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate è disponibile da qualche giorno la dichiarazione dei redditi precompilata che dal prossimo 2 maggio potrà essere modificata e inviata entro il 24 luglio, nel caso del modello 730 (pensionati o lavoratori dipendenti), o entro il 2 ottobre, nel caso del modello Redditi PF (redditi d’impresa, di lavoro autonomo, diversi, ecc.). Se il 730 precompilato viene accettato senza modifiche non ci saranno controlli sui documenti relativi alle spese inserite. Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre 2017. Quest’anno la dichiarazione precompilata contiene un maggior numero di elementi inseriti d’ufficio che vanno  ad aggiungersi a quelli già presenti nel 2016 (redditi di lavoro dipendente e pensione, ritenute, acconti, premi assicurativi, interessi su mutui, contributi previdenziali e assistenziali, spese sanitarie, universitarie e funebri). Nel terzo anno di sperimentazione, entrano nella precompilata le spese per l’acquisto di farmaci e per le prestazioni rese da ottici, psicologi, infermieri, ostetriche, le spese veterinarie e quelle per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Sono circa 900 milioni le informazioni presenti nella precompilata 2017, di cui 690 milioni si riferiscono a spese sanitarie riguardanti 53 milioni di cittadini, per un ammontare di circa 29 miliardi di euro, il doppio dello scorso anno. Secondo quanto comunicato dall’Agenzia, i dati inseriti comprendono più di 61 milioni di Certificazioni uniche relative a lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati, quasi 94 milioni di premi assicurativi, circa 16 milioni di bonifici per ristrutturazioni. E ancora, quasi 8,4 milioni di dati per interessi passivi, 3,3 milioni per contributi per lavoratori domestici e altri 3,4 milioni per le spese universitarie.  Una mole notevole di informazioni  che, ove ce ne fosse bisogno, conferma la complessità del nostro ordinamento tributario. Un unicum europeo! Soltanto nell’ultimo anno si sono registrate altre quaranta new entry tra agevolazioni, proroghe e modifiche. Un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento fiscale, hanno richiesto un intervento  chiarificatore dell’Agenzia delle Entrate su deduzioni, detrazioni e credito d’imposta con la recente circolare del 4 aprile u.s. di ben 324 pagine! Migliaia di parole che si aggiungono a centinaia di pagine di istruzioni ufficiali ai modelli di dichiarazioni. Una situazione aberrante che crea confusione e scarsa trasparenza. Ancora inascoltato l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta, per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un proliferare della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti.  Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale (stimata per l’anno in corso    al  42,3%) sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico fermo al 132,5% del Pil. Resta sul tavolo del Governo l’ipotesi...

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