ADDIO EQUITALIA !
Conto alla rovescia per l’addio di Equitalia: il 1° luglio si volta pagina. Dopo circa dieci anni, finisce l’era della riscossione coattiva dei tributi affidata a un soggetto privato (sottoposto a controllo pubblico) che aveva sostituito nell’ottobre 2006 il tanto chiacchierato e controverso sistema dei concessionari, in alcune regioni del Paese al servizio dei potentati locali. Nasce la ”super Agenzia” delle Entrate-Riscossione che gestirà tutta la complessa filiera del Fisco: dai servizi al contribuente all’accertamento, fino alla riscossione. Una poderosa macchina amministrativa con oltre 47 mila dipendenti in campo, compresi quelli finora in forza a Equitalia. Tutti i rapporti giuridici pendenti, compreso il contenzioso tributario in corso, si trasferiranno in capo al nuovo ente pubblico economico che opererà in continuità d’azione con il passato sia nelle funzioni che nelle procedure, con poteri accresciuti rispetto a Equitalia. Con gli stessi strumenti di indagine patrimoniale oggi accordati all’Agenzia delle Entrate e all’INPS, il nuovo soggetto avrà la possibilità di accedere direttamente sui conti correnti bancari e postali dei contribuenti al fine della riscossione delle somme inevase. In particolare, se nonostante la notifica di un avviso di accertamento esecutivo o di una cartella di pagamento il contribuente decidesse di non versare le somme intimate, la “super Agenzia” potrà acquisire facilmente dalle banche dati, in tempi rapidi, ogni informazione necessaria per procedere in via cautelare o esecutiva nei suoi confronti. Avrà quindi il potere di procedere al pignoramento di stipendi, salari e altre indennità, nonché al pignoramento dei conti correnti in modo diretto, recuperando ogni credito erariale senza dover richiedere l’apposita autorizzazione al giudice, oggi prescritta. Il “grande fratello” bussa alla porta. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione si preannuncia più aggressiva di Equitalia, croce e delizia di tanti contribuenti, con clamorosi e drammatici fatti di cronaca registrati negli ultimi tempi. Non ci sarà la promessa riduzione, né tantomeno l’eliminazione della riscossione coattiva. Anzi aumenta l’incubo per ogni contribuente. L’ente comunque dovrà operare nel rispetto della trasparenza e della pubblicità ma soprattutto, come assicura la legge istitutiva n. 225/2016, dovrà non derogare dai principi di legalità e imparzialità. Basterà tutto questo per vincere le riserve già manifestate da più parti circa l’accentramento di poteri in un unico soggetto? Grazie agli accresciuti poteri del nuovo ente collegati all’utilizzo delle banche dati, l’obiettivo dichiarato del Fisco è quello di arrivare a una inversione di tendenza nei risultati finora deludenti delle procedure esecutive, con un tasso di recupero del 18% registrato nel 2015. Per l’anno in corso si vorrebbe arrivare all’85%! Autunno caldo … in arrivo! E’ pur vero che, come in ogni procedura di liquidazione che si rispetti, con la “chiusura” di Equitalia, un regalo ai contribuenti è stato fatto. Anche l’evasione fiscale è stata … scontata con la “rottamazione” delle cartelle di pagamento. “Sconti pazzi a tutti!”: cancellati sanzioni e interessi di mora. Il Ministro Padoan ringrazia. Resta comunque senza risposta una domanda: perché mantenere ancora in vita l’odioso medievale aggio della riscossione in un servizio non più gestito da una società privata? Retaggi del passato, duri a scomparire! Ma, al di là di ogni pur legittima riserva, c’è da augurarsi che la nuova Agenzia Entrate-Riscossione rispetti il regime di “cooperative compliance” operativo fra Fisco e contribuente nel corso dell’ultimo triennio che ha dato buoni risultati, con una diminuzione significativa del contenzioso. Un Fisco collaborativo e ragionevole che comprenda le difficoltà dei contribuenti, abbandonando ogni carattere vessatorio. Un Fisco che operi all’interno di “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni il contribuente italiano è chiamato a fare i conti con un proliferare della normativa fiscale che è causa non solo di uno...
Read MoreECONOMIA ITALIANA AL BIVIO
Dal Convegno dei giovani imprenditori di Confindustria svoltosi lo scorso fine settimana a Rapallo giungono notizie positive per la nostra economia in vista della Legge di stabilità che, precarietà politica permettendo, dovrà essere presentata dal Governo al Parlamento entro il 15 ottobre. “Non sarà una manovra di lacrime e sangue e potrebbe arrivare anche un taglio del cuneo fiscale per i giovani.”Lo ha assicurato il vice ministro dell’economia, Enrico Morando, garantendo che si riuscirà a scongiurare anche l’aumento dell’IVA previsto dalle clausole di salvaguardia. Quale la ragione di tanto ottimismo? La risposta è nell’apertura di credito in arrivo dall’Unione europea: uno sconto di circa 9 miliardi sul deficit strutturale, ossia una riduzione da 0,8 a 0,3 punti di deficit della manovra di bilancio 2018, come richiesto dal Ministro Padoan. Il nulla osta è atteso per il prossimo giovedi in occasione della riunione a Lussemburgo di Eurogruppo ed Ecofin. Ad anticipare l’attenzione “benevola” della Ue nei confronti dei conti pubblici italiani, in perenne apnea, è intervenuto da Bruxelles il Commissario agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici: ”la nostra valutazione sarà guidata dalla volontà di non fare nulla che possa costituire un ostacolo alla crescita del Paese”. Sarebbero quindi sufficienti, secondo le stime del Ministero dell’Economia, sei miliardi di intervento, e non più quindici, per sterilizzare l’aumento dell’IVA con le temute ricadute negative sui consumi e sulla produzione. Scelta tecnica? Non soltanto, è anche politica. E’ una scelta che serve a superare il diffuso euroscetticismo nel Belpaese alla vigilia elettorale già intrisa di veleni, ma serve soprattutto a dare una mano al neo presidente francese Macron che per il 2018 ha bisogno di un allentamento temporaneo delle richieste di contenimento di deficit (superiore al 3%) e debito, rinviando ogni misura di austerità. Una partita tutta in salita. Uno sconto all’Italia potrebbe aprire nuove prospettive anche per la Francia. A Rapallo, a spegnere qualche facile entusiasmo sulle previsioni della nostra economia è intervenuto con la sua abituale chiarezza il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che ha inviato un ….“pizzino telematico” al Presidente Gentiloni e al suo Governo: “agisci come se fosse l’ultimo giorno!” Fortemente critico sull’azione riformatrice che va al rilento. “Si è parlato troppo di legge elettorale, parlare di economia significa parlare di vita del Paese e del futuro dei cittadini italiani, ma capisco che parlare di macroeconomia è una cosa difficile per cui penso che uno prima di entrare in politica dovrebbe fare un corso”! Troppi i ritardi, troppe le lungaggini nel portare a termine i provvedimenti necessari per la competitività delle imprese e per il rilancio degli investimenti pubblici e privati. Le misure urgenti per la ripresa economica non possono essere sacrificate sull’altare dell’instabilità politica, o peggio degli equilibri interni al governo. Una severa presa di posizione quella del Presidente di Confindustria che aveva già tuonato in occasione delle “considerazioni finali” del settennato del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, a Palazzo Koch, lo scorso fine maggio. In sintonia con le parole del Governatore che aveva invocato un “salto di qualità e il consenso convinto di tutti per una stagione di corresponsabilità”, Vincenzo Boccia aveva dichiarato: “noi siamo per la stabilità e la governabilità, precondizione per un piano economico di medio-lungo termine. Non è solo la legge di stabilità che ci interessa, ma è cosa vogliamo fare nei prossimi anni della politica economica italiana e della questione industriale”. Il nodo centrale è la produttività che è la strada da percorrere per salvare il lavoro. Tra il 1995 e il 2016 il tasso d’incremento del Pil è stato pari allo 0,5% in media d’anno, contro l’1,5% della Francia e...
Read More100 ANNI DI LIONISMO, FRA LUCI E … OMBRE
Cento anni di lionismo. Il prossimo 7 giugno si celebra il centenario del Lions Club International, la più grande Associazione di servizio al mondo, fondata nel 1917 a Chicago da un giovane assicuratore texano, Melvin Jones. L’Associazione internazionale dei Lions (Liberty, intelligence our Nation’s safety), che ha come motto “We serve”, è riconosciuta dall’ONU che annualmente dedica al lionismo il Lions Day. Presente in oltre 200 Paesi e in tutte le aree geografiche del mondo, con circa 1.350.000 soci, uomini e donne, LCI opera perseguendo una mission di grande spessore sociale: “servire la comunità, soddisfare i bisogni comunitari, favorire la pace e promuovere la comprensione internazionale”. Stella polare di LCI è il servizio a favore dei non vedenti e di quanti hanno gravi problemi di vista. L’impegno dei lions spazia anche in altri settori: povertà e fame nel mondo, cittadinanza umanitaria attiva, ambiente, problematiche sociali e giovanili in particolare, prevenzione e cura della sordità, malattie infantili, ecc. A livello internazionale, i lions ogni anno donano 650 milioni di euro e 50 milioni di ore lavorative. Nel 2004 il Financial Times ha giudicato il Lions Club International, per la sua azione umanitaria, la migliore organizzazione non governativa a livello mondiale con la quale cooperare. Un centenario con luci, tante luci, ma anche …. tante ombre! Pur nella generale condivisione degli scopi del lionismo, vengono alimentate riserve sulla sua reale penetrazione in una realtà sociale così diversa rispetto alle origini. Si parla di scricchiolio del lionismo, di lionismo ingessato, di lionismo corpo estraneo della società. Un lionismo parolaio, senza anima che ha causato nel Multidistretto 108 Italy una perdita di soci “di circa diecimila negli ultimi anni” (Gabriele Sabotasanti, Rivista Lion-maggio). Nei 25 anni di “militanza lionistica” ho spesso denunciato sulla stampa nazionale e distrettuale i “mali oscuri” del movimento: la carenza di una progettualità a ogni livello, la discontinuità d’azione, la frammentazione della sua attività di servizio, senza sottacere le anacronistiche bardature e un manierismo di facciata, spesso farcito di ridondanza e di retorica! Un lionismo sclerotico nella sua dinamica, pletorico nella sua struttura. Particolarmente sarcastico il pensiero del Past Presidente Internazionale Pino Grimaldi (Rivista Lion-maggio) riguardo al “lavoro quasi titanico dei Governatori eletti: comporre organigrammi da enciclopedia Treccani con migliaia (sic!) di lions ai quali è data una carichetta, centinaia di comitati e sotto comitati, posizioni inesistenti nel resto del mondo”. Soci lions alla ricerca di un improbabile riscatto sociale e di una MJF che, per … un pugno di dollari, non si nega più a nessuno! E’ la sagra della vanità: autoreferenzialità e un miserevole protagonismo. “In alcuni Distretti, osserva con sottile ironia Pino Grimaldi, i Governatori, quando si muovono, hanno corti e scorte che manco il buon Mattarella si sogna di avere. Una sola differenza: non hanno, ancora, la macchina blindata. Le riunioni di zona sembrano assemblee di Confindustria, quelle di circoscrizione quasi congressi dei vecchi partiti, visite ufficiali dei Governatori visite del Papa a Loreto o similari”! Critico sul ruolo dei Governatori il Direttore Internazionale Sabotasanti (Rivista Lion-marzo): “I Governatori devono essere autorevoli e non autoritari”! L’amicizia è uno dei pilastri su cui poggia l’etica lionistica, “ma molti tra noi pare che stentino a comprenderlo, in quanto schiavi in catene della vanità di mostrare, dell’avidità di ottenere, di apparire senza donare, di ottenere quell’illusione di potere….” “Esaminiamo con spirito critico il comportamento delle persone che fomentano un lionismo velenoso e poco rispettoso del nostro codice etico”, scrive nel suo editoriale Sirio Marcianò (Rivista Lion-maggio). Una riflessione di buon senso. Quale lionismo disegnare per il futuro? Come ho già scritto in passato, di fronte al disinteresse...
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