Posts made in Gennaio, 2018

ELEZIONI E TIMORI EUROPEI 

Posted by on Gen 29, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su ELEZIONI E TIMORI EUROPEI 

ELEZIONI E TIMORI EUROPEI 

Fra promesse e invettive, si avvicina in un clima di incertezza il voto del 4 marzo. E sulla movimentata vigilia elettorale è suonato l’allarme dell’Europa per le incognite legate alle prospettive economiche e politiche . Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, che distribuisce le “pagelle di stabilità” ai Paesi dell’Unione, ha parlato di “rischio politico in Italia per l’Ue” per la spregiudicatezza dei partiti nel promettere tagli e sconti fiscali non compatibili con il precario quadro di finanza pubblica del Paese. Gli hanno fatto eco Christine Lagarde, Presidente del Fondo monetario internazionale, che ha sottolineato “i rischi associati all’incertezza politica” per il nostro debito pubblico in continua crescita, e in settimana, al World Economic Forum di Davos,  il segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa: “scegliere fra chi propone di andare avanti sulle riforme e chi dice no a tutto senza fare proposte vere”. L’Europa, in particolare, ci guarda con attenzione. Nessuna indebita intrusione di Bruxelles nella campagna elettorale, ma “legittima preoccupazione di salvaguardare la stabilità della comune casa europea”, già  minacciata dal difficile negoziato Brexit, oltre che dalla fuga in avanti del nuovo governo austriaco in rotta di avvicinamento con la “banda dei quattro” di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) che frenano il processo di integrazione europea. A livello comunitario si teme che dalle urne, alle  prossime elezioni, difficilmente usciranno condizioni di governabilità in linea con gli impegni presi dall’Italia con i Trattati europei, dai criteri di Maastricht, al patto di stabilità, al fiscal compact. E sui parametri Ue è scontro fra le forze politiche per alcune delle quali “i vincoli europei sono una gabbia” che sarà necessario aprire  per mantenere le tante promesse fatte in campagna elettorale, in primis la flat tax, alla ricerca di copertura. A meno che non intervenga la … “fatina blu” ad assicurare le adeguate risorse finanziarie. Ma sforare deficit, debito e spesa pubblica, se può essere funzionale a catturare voti, comporta molteplici rischi. Non solo quelli legati alla instabilità economica e finanziaria e alle speculazioni dei mercati con  ripercussioni sullo spread e conseguenti ricadute sul debito, ma anche rischi di natura politica. L’Italia, terza economia della zona euro, si avvierebbe verso una pericolosa deriva isolazionistica, allontanandosi dall’originario progetto politico europeo che aveva contribuito a disegnare. Le divergenze economiche, in una unione monetaria, difficilmente possono coniugarsi con la coesione politica. In tale contesto di precarietà si inseriscono i timori di Bruxelles nella consapevolezza che per l’Italia, appena uscita dalla grave crisi finanziaria e recessiva dell’ultimo decennio, abbandonare una politica fiscale prudente, con una spesa pubblica in deficit, vorrebbe dire vanificare gli sforzi fatti da famiglie e imprese per superare la crisi. E se, in un Paese super indebitato come il nostro, mancano certezze di copertura, il buco di bilancio potrebbe causare nuove rovinose cadute con danni per quegli stessi cittadini ai quali, con ricette miracolistiche, si chiede ora il voto. Un voto che non potrà essere considerato una licenza per scommettere con inquietante leggerezza sul futuro del Paese! Accantonare dunque ogni facile populismo e guardare con realismo i conti pubblici e il quadro economico generale per realizzare programmi seri e concreti proiettati verso una dimensione europea che implicano azioni di governo coraggiose e credibili. E la priorità non potrà che essere l’abbattimento del debito e una robusta spending review! L’Europa si appresta a rimettersi in moto e la svolta politica tedesca prepara il rilancio dell’Unione in sintonia con la Francia. Un input per la riforma dell’Eurozona, punto di partenza per una maggiore integrazione europea per alcuni partner accanto alle “velocità diverse” per altri. Lasciare le sorti dell’Ue nelle mani frano-tedesche sarebbe...

Read More

LE  PROMESSE  ELETTORALI

Posted by on Gen 16, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su LE  PROMESSE  ELETTORALI

LE  PROMESSE  ELETTORALI

Dall’ Istat arrivano segnali positivi per la nostra economia: sono in crescita gli indicatori di produzione e occupazione dopo la devastante crisi degli ultimi anni, la più grave della storia economica dell’Italia in tempo di pace. Risultati confortanti sui quali però si proietta minacciosa l’ombra del debito pubblico salito a quasi 2300 miliardi di euro, pari al 132% del Pil! Per l’anno appena iniziato una pesante eredità che da decenni condiziona la nostra economia, esponendoci ai contestati diktat europei e agli umori dei mercati finanziari. La “prova debito” resta il vero esame dell’Italia in ripresa: una fragilità strutturale con la quale deve fari i conti la campagna elettorale che, in vista del voto del 4 marzo, ha finora registrato promesse e proclami non compatibili con il precario quadro di finanza pubblica. Annunci di tutti i leader su improbabili tagli e costosissimi impegni. Dalla cancellazione del Jobs Act alla legge Fornero, dal bollo auto alle tasse universitarie, al canore Rai, dal salario minimo al reddito di cittadinanza, all’aumento delle pensioni minime, dalla flat tax agli studi settore: una fantasiosa e pirotecnica sagra della “bugia istituzionale” che, nel delegittimare ogni serio e credibile progetto politico, offende l’intelligenza dell’elettore, allontanandolo sempre più dal voto. Un proliferare quotidiano di proposte che richiederebbero attenzione e rigore. Una fuga da ogni responsabile programma di governo per catturare consensi con promesse prive di adeguata copertura finanziaria. Un “rischiatutto” dai risvolti inquietanti sul piano della sostenibilità economica e della credibilità internazionale sui mercati finanziari. E, in presenza di una crisi di fiducia degli investitori,  lo spread non perdona! Nel discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Mattarella, commentando la fine della legislatura, è stato molto chiaro: “servono proposte realistiche e concrete, necessarie per la dimensione dei problemi del Paese”. Un appello di buon senso rivolto alla politica caduto miseramente nel vuoto. Impietoso il check dei costi delle proposte dei partiti fatto da Il Sole 24 Ore: 200 mld di promesse e bugie elettorali, pari al 12% del Pil. Una cifra enorme, lontana dalla realtà e dai cronici problemi di bilancio. Un libro dei sogni da … leggere dopo il responso elettorale delle urne per “apprezzarne” la leggerezza e il contenuto surreale (o ingannevole?) di chi lo ha scritto. Il capitolo sulla legge Fornero è certamente quello più “fiabesco” nella consapevolezza che cancellare la riforma Fornero, uno dei pilastri del sistema pensionistico italiano e della sostenibilità (e sovranità) finanziaria del Paese, significa ipotecare un crack catastrofico con ricadute sul patrimonio di famiglie e imprese compromettendo il destino delle future generazioni. Pur tra mille sfumature dialettiche, un tema accomuna gli schieramenti politici in campo: la guerra dichiarata al fiscal compact, ovvero al trattato europeo del 2012 con i vincoli sui conti pubblici, in particolare il pareggio strutturale di bilancio con l’impegno di ridurre di un ventesimo l’anno la parte del debito pubblico eccedente il 60% del Pil. Tutti concordi nell’ignorare il debito e costruire la crescita sul deficit, dimenticando che senza l’intesa sulle regole del fiscal compact, sottoscritto dall’Italia, la Banca centrale europea non avrebbe mai avallato l’acquisto massiccio dei nostri titoli pubblici (“quantitative easing”) che ha consentito una forte contrazione dei tassi d’interesse sul nostro debito e quindi considerevoli risparmi pubblici, non utilizzati però per la riduzione dell’elevato  indebitamento dei conti. Più che lanciarsi in facili promesse, che non potranno mai essere mantenute in assenza di un taglio della spesa pubblica improduttiva e di una robusta crescita economica, sarebbe forse più corretto politicamente onorare nei programmi di governo un  “vincolo di responsabilità”, impegnarsi cioè per interventi concreti a favore dei grandi temi da cui dipende il futuro...

Read More