Posts made in Febbraio, 2018

IL VOTO E L’ EUROPA          

Posted by on Feb 22, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su IL VOTO E L’ EUROPA          

IL VOTO E L’ EUROPA          

Europeisti o sovranisti? Azzerata ogni discriminante ideologica del passato, la sfida elettorale del 4 marzo fisserà, in un mutato scenario politico, le linee guida dell’Italia del futuro. Al di là della (superficiale) frammentazione politica e delle diatribe dei partiti su promesse elettorali, razzismo e rimborsi, è netta la divisione degli schieramenti in campo: da una parte c’è chi pensa di governare un’Italia indipendente, “sovrana”, dall’altra parte quelli per un’Italia integrata, “interdipendente” a livello europeo. In discussione sessant’anni di vita comunitaria e cioè il processo di integrazione politica del Vecchio Continente iniziato dopo i lutti e le distruzioni della seconda guerra mondiale. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che genera inquietudini, crea insicurezze, diffonde paure. Un’Europa  lenta e inefficace,  sempre più associata alla burocrazia di Bruxelles e ai poteri finanziari. E’ profonda la crisi di fiducia nelle istituzioni comunitarie espressione di una Unione giudicata invadente e lontana dai bisogni e dai problemi della gente, soprattutto quelli relativi ai  grandi temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno (migrazioni, lavoro, sicurezza).   E l’euroscetticismo provocato da questa Europa alimenta la fuga in avanti degli “indipendentisti”, il rigetto delle regole europee con temerari impegni di spesa privi di copertura finanziaria, come se il nostro Paese disponesse della sovranità monetaria o dell’autonomia di bilancio. Sotto accusa i rigidi  vincoli europei sulla finanza pubblica imposti dal Fiscal compact, il Trattato che, oltre al rispetto del 3% del deficit, richiede ai Paesi che lo hanno firmato e che, come l’Italia, hanno un debito pubblico superiore al 60% del Pil, l’obbligo di ridurre l’eccedenza di 1/20 all’anno. Uscire da questa gabbia e ignorare ogni impegno internazionale  per cancellare il Jobs Act, la legge Fornero e regalare il salario minimo, il reddito di cittadinanza, la flat tax! E se l’Europa risponderà picche la strada dei “sovranisti” è segnata: un referendum per uscire dall’ Eurozona. Per gli europeisti, che riconoscono l’interdipendenza politico-economica dell’Italia, l’ipotesi auto-esclusionista sarebbe un salto nel “buio oltre la siepe”! La ricetta dei “sovranisti” rappresenta infatti un “rischiatutto” dai risvolti pericolosi per la sostenibilità e la credibilità internazionale dell’Italia, un’apertura alle speculazioni dei mercati finanziari con ricadute sullo spread e sulla tenuta dei conti pubblici per l’aumento degli interessi sul debito. Una scelta politica riduttiva sul piano storico e fortemente penalizzante su quello economico della crescita del Paese. L’Europa deve costituire la condizione della nostra politica interna, ricordandoci che grazie a un’Europa integrata siamo stati “accolti” nella comunità internazionale, siamo diventati una democrazia stabile, abbiamo sviluppato una delle economie più avanzate del mondo. Abbiamo riconosciuto la necessità di consentire “limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, nel rispetto dell’art. 11 della nostra Carta. In Europa non può esserci una politica estera comune con l’Italia che rivendica la propria sovranità se non attraverso la frantumazione del sistema europeo all’interno del quale dovrà trovare riduzione il nostro enorme debito pubblico. La sovranità condivisa e l’interdipendenza delle politiche costituiscono criteri fondamentali di una governance responsabile e competente, presupposto di ogni progetto unitario di una equilibrata integrazione politica. Le prossime elezioni dovranno dunque stabilire quale, tra queste due posizioni, potrà guidare l’Italia. Due schieramenti politici, due strategie: fuori o dentro la comune casa europea. Per rispondere alla spirale autoritaria nei Paesi dell’Europa dell’Est e al crescente nazional-populismo nell’Europa dell’Ovest, l’Italia deve affermare un suo ruolo geo-politico di rilievo e contribuire con Germania e Francia alla riforma dell’Europa di Ventotene per costruire un’Europa migliore. Un voto responsabile, una scelta precisa per liberarsi...

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ASTENSIONISMO, INCOGNITA DEL VOTO

Posted by on Feb 11, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su ASTENSIONISMO, INCOGNITA DEL VOTO

ASTENSIONISMO, INCOGNITA DEL VOTO

Conto alla rovescia per l’appuntamento elettorale. Fra un sondaggio e un altro, l’incognita di fondo resta quella legata alla partecipazione al voto. Al di là delle ricette magiche dei candidati premier, il vero protagonista di una campagna elettorale caratterizzata finora da grande confusione dialettica rischia di diventare il partito dell’astensione. Secondo gli ultimi rilevamenti, la governabilità del Paese è nelle mani del 35-40% di elettori che brancola nell’incertezza, non avendo ancora maturato alcuna volontà di deporre la scheda nell’urna. Sono oltre 16 milioni le persone che potrebbero non recarsi a votare, e l’astensione giovanile rappresenta il dato più allarmante: la metà degli under 25 resterà a casa  per totale dissonanza. L’esito finale delle elezioni e quindi  gli equilibri politici con le future  Intese e alleanze di governo è sempre più condizionato dal “silenzioso” quarto schieramento politico in campo, il primo partito italiano, il “partito del non voto”! Per la mancanza di un interlocutore capace di recepire le istanze dei cittadini e trasformarle in azioni compiute, in obiettivi raggiunti, si allunga l’onda astensionista, ampia e poco omogenea, che da destra a sinistra conquista consensi crescenti. Un fenomeno che esprime in primis delusione e sfiducia nei partiti e che indebolisce le istituzioni, come ha sottolineato nel suo appello agli italiani il presidente Mattarella.  Un appello  alla partecipazione che si infrange contro il disinteresse, “l’indifferenza della gente alla vita comunitaria” , secondo il sociologo Giuseppe De Rita. Un elettorato che dalla rabbia contro i privilegi della casta è passato alla indignazione e alla delegittimazione della classe politica, respingendo ai partiti le strumentali promesse elettorali, sollecitandone invece una incisiva azione di moralizzazione  della vita pubblica. Nessuna improvvisazione sui problemi di fondo del Paese, ma la richiesta di un responsabile  programma di rilancio della politica intesa come autentico servizio alla comunità nel precario quadro socio-economico nazionale. Tramontate le ideologie, scomparsi dalla scena  i “cavalli di razza”  con partiti in crisi di uomini e di idee, prende il sopravvento l’anti-politica, il rifiuto cioè di ogni appartenenza, di ogni identificazione ideologica che in passato ha rappresentato una scelta di campo, una fede da abbracciare sposando a volte dogmatismi e rigidità ideologiche. Allentato ogni costruttivo rapporto con il territorio, oggi i partiti, privi di un solido ancoraggio a ideali e programmi, da “polo di attrazione e di intermediazione” di interessi anche economici, si sono ridotti a fare da … marketing alla demagogia spicciola e all’ingannevole populismo senza tracciare una rotta politica ben precisa, di lungo respiro. E’ scomparsa la bussola istituzionale! Il rischio è di consegnare il … timone del  comando ai padroni della rete (per lavaggi mentali di massa) e alla finanza internazionale (per opache ingerenze sulla sovranità nazionale) o, ancor peggio, alla ingovernabilità. La presentazione delle liste elettorali di questi giorni, pomo della discordia nei partiti, alimenta ulteriormente le fughe astensioniste a conferma che il fenomeno dell’astensione non è la conseguenza di un estraniamento sociale e politico, ma un comportamento consapevole che esprime la distanza dalla politica, la protesta contro la mala gestione della cosa pubblica, la sfiducia verso il ruolo dei partiti, verso la loro scarsa rappresentatività della volontà popolare. Un astensionismo tra disaffezione e riscatto sociale. Se è vero che la febbre dell’astensionismo indebolisce la salute della democrazia e mina alle radici la credibilità delle istituzioni, è auspicabile un cambio di rotta da parte di chi si candida a governare il Paese, cominciando finalmente a parlare dei veri problemi sentiti nel quotidiano dai cittadini:  lavoro, fisco, scuola, sanità, burocrazia, sicurezza. Affrontare cioè problemi comuni e assegnarne la soluzione a un premier credibile che Ipr Marketing individua in una “figura solida, affidabile, capace e...

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