Posts made in Ottobre, 2018

IL BALLETTO  DELL’ IVA                                                   

Posted by on Ott 21, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL BALLETTO  DELL’ IVA                                                   

IL BALLETTO  DELL’ IVA                                                   

Scongiurato l’aumento dell’Iva per il 2019. Ma il Def, nel suo tribolato iter governativo, non ha sterilizzato le clausole di salvaguardia previste per il 2020 e il 2021. Sulla finanza pubblica aleggia minaccioso un pacchetto fiscale da incubo: a regime, l’aliquota ridotta del 10% passerà al 13%, quella ordinaria del 22% passerà al 25% (la più elevata in Europa). Per la ripresa dei consumi, ancorata a una debole crescita, potrebbe essere un brutto colpo, con effetto domino sulla produzione e sui livelli occupazionali. Le variazioni dell’Iva peserebbero in media 317 euro sulla spesa delle famiglie italiane (in Lombardia oltre 410 euro), che diventerebbero 439 per i nuclei familiari con due figli. A risentirne in misura maggiore sarebbe la spesa alimentare che nel 2017 ha invertito il trend dopo cinque anni di valori negativi con un balzo del 3,2%. Dopo le spese per l’abitazione, quelle destinate all’alimentazione con i beni di prima necessità rappresentano la principale voce del budget delle famiglie che, in caso di aumenti dell’Iva, rischierebbero uno stop. E problemi potrebbero esserci anche per artigiani e commercianti, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è attribuibile alla domanda interna. Nel rispetto della … “politica degli annunci e delle promesse”, il Governo si impegna a presentare nella Legge di Bilancio 2019 un piano d’intervento per la cancellazione parziale delle clausole di salvaguardia residue attraverso la spending review, il potenziamento dell’attività di riscossione delle imposte e la razionalizzazione delle tax expenditures (deduzioni e detrazioni fiscali). Bisogna reperire circa venti miliardi di euro. Il solito problema delle coperture finanziarie con il balletto delle cifre con i conti che non tornano. Promettere non costa nulla, sperando che non venga imboccata la strada del “disinnesco in deficit” che rischierebbe di compromettere la prospettiva di stabilizzazione e riduzione del debito pubblico e, di conseguenza, di minare la fiducia degli investitori. Fiducia fondamentale per  l’Italia che deve ogni anno trovare acquirenti dei titoli di stato per circa 400 miliardi di euro.    E’ dal 2011, dopo la crisi dei conti pubblici che precedette la caduta del governo Berlusconi, che si parla delle “clausole di salvaguardia”: sono le misure prese per salvaguardare i vincoli di bilancio Ue sulle spese dello Stato. L’aumento dell’Iva serve a coprire spese pubbliche già impegnate. Sterilizzate da Mario Monti, rinnovate dall’esecutivo Letta prima e Renzi e Gentiloni dopo, le clausole sono state ereditate dal governo gialloverde che intende disfarsi del pesante fardello che grava sulla finanza  pubblica. Ma cancellare le clausole di salvaguardia sostituendole con coperture alternative non sarà facile. Lo ha certificato l’Ufficio parlamentare di bilancio che ha negato la “validazione” delle nota di aggiornamento al Def.  E da Bruxelles arrivano già i primi segnali negativi. Il Documento programmatico di bilancio inviato alla Commissione Ue sta sollevando riserve e critiche per la “deviazione inaccettabile dei  conti pubblici italiani rispetto agli impegni e ai vincoli Ue”. Mercati finanziari e spread in agguato … Dopo le mirabolanti promesse elettorali è giunta l’ora della...

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MANOVRA IN DEFICIT, SFIDA AI MERCATI   

Posted by on Ott 11, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MANOVRA IN DEFICIT, SFIDA AI MERCATI   

MANOVRA IN DEFICIT, SFIDA AI MERCATI   

Sempre più in salita la strada della “manovra del popolo”. Dopo la teatrale celebrazione della “linea dello sfondamento dei conti” dal balcone di Palazzo Chigi, una raffica di clamorose bocciature si è abbattuta sul Documento di Economia e Finanza del governo gialloverde: da Bankitalia (“crescita sovrastimata”) alla Corte dei Conti (“quadro programmatico incerto”) e per ultima, dopo quella del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la bocciatura dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Authority istituita dal Patto di bilancio europeo attuativo del Fiscal Compact, che ha negato la “validazione” del programma macroeconomico posto alla base della Nota di aggiornamento al Def. Le previsioni di crescita sono “troppo ottimistiche”, ci sono “forti rischi al ribasso per la congiuntura debole”. I conti non tornano!   E i mercati, i veri “sovrani” del nostro futuro con un debito che sfiora il 132% del Pil,  ci puniscono. L’aumento dello spread, con ricaduta su banche, imprese e famiglie,  e le forti tensioni in Borsa, al di là delle irritanti sortite dialettiche della “strana coppia”, non dipendono certo da un complotto dei “poteri forti”, ma dai crescenti timori di investitori e risparmiatori sulla sostenibilità della manovra economica, sul suo reale impatto sull’economia reale, sul tasso di crescita e occupazione, perché non si cresce per decreto, né con annunci e promesse! Va ridotto il rapporto debito/Pil che è il moltiplicatore delle turbolenze finanziarie. L’importanza non sono i decimali ma la direzione in cui si muove la politica di bilancio con gli investimenti pubblici (Keynes docet!) sacrificati da uno sterile assistenzialismo finalizzato alla ricerca del consenso elettorale. Incertezza e confusione  accompagnano il varo della Legge di bilancio attesa nei prossimi giorni dall’esame comunitario. Entro lunedi va inviato a Bruxelles un documento di sintesi della manovra (Dbp) che, in contrasto con l’ammonimento del commissario Moscovici, non sarà “conforme con le regole europee e con gli impegni su deficit strutturale e debito”, ipotecando per l’Italia del cambiamento un’altra bocciatura. Sono ancora tante le caselle vuote nelle tabelle del ministro Tria con previsioni da verificare in termini realistici legate all’idea che questa manovra di 36,7 miliardi di euro, costruita sul deficit, possa davvero far lievitare la crescita da un tendenziale 0,9% all’1,6% ipotizzato nella Nota di aggiornamento. Una ipotesi considerata illusoria dal FMI che ha rivisto al ribasso le stime di crescita della nostra economia. Obiettivi a rischio. Un mix di fattori che peseranno sulla valutazione che a fine ottobre le agenzie di rating S&P e Moody’s faranno della solvibilità del debito sovrano italiano, attualmente a un passo dal  livello “spazzatura”. Un eventuale declassamento metterebbe benzina sul fuoco delle speculazioni con scenari economici e politici dagli effetti devastanti. “Una situazione da non sottovalutare”, ha raccomandato Mario Draghi, alla vigilia della chiusura a fine anno dell’ombrello di protezione del “quantative easing” della Bce.     Se per la maggioranza può essere una strategica azione di marketing elettorale per il voto europeo di maggio, la Legge di bilancio 2019 è certamente una rischiosa operazione di finanza pubblica che ignora le riforme strutturali per incidere realmente sull’ economia del Paese, per farlo diventare più competitivo e produttivo: ridurre la burocrazia, migliorare la macchina della giustizia, combattere l’evasione, tagliare le tasse e la spesa improduttiva, intervenire sul cuneo fiscale.  Un segnale ai mercati nella consapevolezza che i vincoli alla finanza pubblica non derivano tanto dalle regole europee, ma da quelle non scritte, e più insidiose, dei mercati finanziari. Il futuro non si costruisce accumulando altro debito per trasferirlo alle future generazioni. A meno che un governo nazionalista e sovranista non voglia provocare una riduzione … della sovranità effettiva della Nazione. E sarebbe davvero un pericoloso salto nel buio!...

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MANOVRA DEL POPOLO CORAGGIOSA O…RISCHIOSA?   

Posted by on Ott 8, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MANOVRA DEL POPOLO CORAGGIOSA O…RISCHIOSA?   

MANOVRA DEL POPOLO CORAGGIOSA O…RISCHIOSA?   

Dopo la coreografica celebrazione della “linea dello sfondamento dei conti” dal balcone di Palazzo Chigi,   non c’è ancora traccia del testo definitivo della Nota di aggiornamento al Def, già in ritardo di una settimana rispetto alla scadenza per la trasmissione alle Camere. Incertezza e confusione accompagnano il varo del documento da parte del Governo gialloverde che soltanto in queste ore, al termine di un ennesimo vertice, ha trovato un accordo sul quadro di finanza pubblica per il prossimo triennio. Restano le tensioni sulle cifre: i conti non tornano e non c’è intesa fra le forze di maggioranza su come verranno distribuite le risorse disponibili. In particolare, mancano  le coperture finanziarie per il reddito di cittadinanza (10 miliardi), cavallo di battaglia dei 5 Stelle, per la flat tax per le partite Iva (2 miliardi), per le modifiche alla Legge Fornero (7-8 miliardi). Per far quadrare i conti bisogna aggiungere alla spesa in deficit altro denaro: circa 20 miliardi di euro. Un vero rebus per i tartassati tecnici del Ministero dell’Economia: spending review e nuove entrate con il taglio delle detrazioni fiscali e la “pace fiscale”. Sono ancora tante le caselle vuote nelle tabelle del ministro Tria: previsioni di crescita e debito tutte da verificare in termini realistici per il problema di fondo legato all’idea che una manovra espansiva (“seria e coraggiosa”, secondo il premier Conte) possa davvero far lievitare la crescita da un tendenziale 0,9% all’1,6% ipotizzato nella Nota di aggiornamento. Una ipotesi considerata illusoria dalla Commissione Ue e dai ministri Ecofin e soprattutto dai mercati che, dopo un timido segnale di contenimento, hanno manifestato un forte nervosismo, con lo spread sopra i 300 punti. Una situazione che rischia di precipitare in assenza di segnali di grande responsabilità politica. Insignificante il dietrofront del Governo con l’annuncio della prima correzione: il deficit non resterà inchiodato al 2,4% per tre anni, ma soltanto limitatamente per la manovra del 2019. L’asticella scenderà al 2,1% per il 2020 e all’1,8 per il 2021, con ricaduta sul debito che nel 2021 dovrebbe attestarsi al 126,5%. Un balletto di cifre per una “manovra del popolo” che richiederebbe rigore e serietà in vista anche della valutazione che in ottobre le agenzie di rating S&P e Moody’s faranno della solvibilità del debito pubblico italiano, attualmente a un passo dal  livello “spazzatura”. Un eventuale declassamento metterebbe in fuga investitori e risparmiatori. Senza ignorare il giudizio di Bruxelles sulla Legge di bilancio che potrebbe generare, in caso di probabile bocciatura, una manovra correttiva. Sarebbe la conseguenza di una “manovra governativa maldestra che sceglie una strategia pluriennale di significativo disavanzo pubblico sfidando gli articoli 81 e 97 della Costituzione e le regole convenute con l’Ue.”(Mario Monti) La crescita con più deficit , incrementando, peraltro, la spesa assistenziale e non quella per gli investimenti (Keynes docet!), è una strada tutta in salita! Se può essere una strategica azione di marketing politico per mantenere il consenso elettorale (elezioni europee di maggio),  è certamente una rischiosa operazione di finanza pubblica che ignora le riforme strutturali per incidere realmente sul tasso di crescita dell’ economia del Paese, per diventare cioè più competitivi e produttivi: ridurre la burocrazia, migliorare la macchina della giustizia, aumentare la concorrenza, tagliare le tasse finanziando il taglio con risparmio di spesa, intervenire sul cuneo fiscale. Questa sì sarebbe stata una manovra “seria e coraggiosa”! Un segnale forte ai mercati nella consapevolezza che i vincoli alla nostra finanza pubblica non derivano tanto dalle regole europee, ma da quelle non scritte, e più insidiose, dei mercati finanziari. Il futuro non si costruisce accumulando altro debito. A meno che un governo nazionalista e sovranista...

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