Posts made in Novembre, 2018

 FISCO, ARRIVA LA STANGATA

Posted by on Nov 26, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su  FISCO, ARRIVA LA STANGATA

 FISCO, ARRIVA LA STANGATA

Per imprese e famiglie stangata in arrivo, il fisco batte cassa. Nuovo appuntamento in novembre con scadenze e adempimenti generati da un ordinamento tributario complesso, espressione di una legislazione elefantiaca, a volte schizofrenica. Una giungla fiscale!  Entro la fine del mese, tra acconti di imposte (Irpef, Ires, Irap) e versamenti dell’Iva, delle ritenute Irpef e delle addizionali regionali e comunali, i contribuenti saranno chiamati a “bonificare” al fisco oltre 57 miliardi di euro. In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) assicura alle casse dell’Erario circa 500 miliardi di euro l’anno, concentrati prevalentemente nelle scadenze di giugno-luglio e novembre-dicembre. Per le scadenze fiscali di novembre, la maglia nera per l’imposta più onerosa a carico di imprese e lavoratori autonomi è l’Iva (15 miliardi di euro), il cui aumento è stato “sterilizzato” ancora per un anno con la manovra di bilancio 2019. Al secondo posto l’acconto Ires che peserà sui bilanci delle società di capitali per 14 miliardi. L’acconto Irpef alle aziende costerà 7,4 miliardi, l’Irap 6,5 miliardi. Cifre da capogiro in un ciclo economico incerto con previsioni di crescita non incoraggianti e mercati aggressivi. Ma le imprese, con scarsa liquidità a disposizione e con il perdurare della crisi del credito, devono fare i conti anche con i ritardi dei pagamenti da parte della PA: un buco di circa 60 miliardi di euro, interessi compresi. Da tempo si richiede di poter compensare i crediti erariali con le imposte dovute al fisco. Un dialogo fra sordi, a dispetto del deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue da parte della Commissione europea a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni comunitarie. Sempre più difficile il rapporto fra fisco e contribuente nonostante annunci e promesse di semplificazione e di riduzione della pressione fiscale (41,8%). Un rapporto poco trasparente destinato a complicarsi ulteriormente con l’arrivo a gennaio della fatturazione elettronica (addio alla carta) e del cosiddetto “esterometro” mensile, un vero rompicapo soprattutto per le piccole aziende che intrattengono scambi commerciali con l’estero. A luglio il debutto dello “scontrino digitale” per commercianti al minuto e assimilati con l’obbligo della trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi del giorno. E la chiamano semplificazione! Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice, e non soltanto con onerosi adempimenti a carico del contribuente. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Realpolitik o … libro dei...

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BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

Posted by on Nov 26, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

 A un passo dal cielo? No, finanza pubblica a un passo dal precipizio dopo la bocciatura europea della manovra di bilancio per “debito eccessivo”.  Volatilità dei mercati, spread al rialzo,  investitori esteri in fuga, aste dei Btp deserte, risparmi a rischio. Un quadro finanziario reso ancor più pesante dalle previsioni economiche dell’Ocse: sviluppo in frenata, deficit in crescita. E l’ultimo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria dell’Italia conferma le criticità di una legge di bilancio che, scontando anche gli errori del passato, lascia poco spazio a una reale politica espansiva. Allarme rosso! L’incertezza sull’orientamento delle scelte economiche con interventi di spesa non sostenibili, dettati da impulsi demagogici, ha determinato forti variazioni di rendimento dei titoli pubblici. “Un rialzo pronunciato e persistente dei rendimenti -avverte Bankitalia – aumenta il rischio di un crescente indebitamento”, con un pericoloso effetto domino. Solo nell’ultimo semestre ha provocato un’espansione della spesa per interessi (superiore a quella per l’istruzione!) di quasi 1,5 miliardi di euro che nel 2019 costerebbe oltre 5 miliardi e circa 9 nel 2020, a tassi correnti. Si vanificherebbero così gli auspicati effetti della manovra illustrati dal premier Conte al Presidente della Commissione Ue Juncker nel corso della “cena dell’amicizia” di sabato, a Bruxelles, per evitare la procedura d’infrazione e l’arrivo a Roma della troika. Una resa dei conti lenta ma inevitabile. Non premia la sprezzante offensiva contro quella Unione europea che ci ha garantito sessant’anni di pace e benessere, solo perché ci ricorda l’enorme debito e i rischi di default della nostra economia. Una puerile sfida alle regole comunitarie sottoscritte e condivise dall’Italia e che l’incompetenza e l’arroganza di qualche ministro vuole ora cancellare con  burleschi attacchi alle istituzioni di Bruxelles! Nessun complotto in Europa: Paesi con debito più basso come la Francia si sono potuti permettere deficit più elevati rispetto al nostro, riducendo progressivamente l’indebitamento netto. L’Italia resta così sempre più isolata in Europa, disconosciuta anche da quei Paesi, Austria e Ungheria, ritenuti alleati nella ipotetica “Internazionale sovranista”. Voltare pagina, e presto! La drammatica vicenda finanziaria della Grecia di Tsipras è storia recente. Uscire dall’ inquietante stato confusionale, caratterizzato dalle speranze di crescita del premier Conte e dai timori di recessione del ministro dell’economia Tria, prima che si chiuda l’ombrello protettivo della Bce con il “quantitative easing”. Strada in salita per un governo convinto di capitalizzare a livello elettorale uno scontro con l’Ue ma che deve fare i conti con i mercati, i veri arbitri del futuro economico dell’Italia. Lo spread alto peggiora il rapporto debito/pil con rovinose ricadute sull’economia reale, complementare di quella finanziaria: rende più oneroso il credito al settore privato, peggiora le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni che detengono oltre il 45% del debito pubblico. E con i rialzi dello spread famiglie più povere con ricchezze erose per circa 145 miliardi di euro. Per Bankitalia sono ottimistiche le previsioni di crescita: l’accelerazione del Pil “presuppone moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati” (investimenti) che non sono certo il “reddito di cittadinanza” e “quota 100 per le pensioni”, le due proposte bandiera del governo gialloverde. L’effettivo impatto sul Pil e quindi sul debito “dipenderà dalle misure specifiche e dalla fiducia degli investitori”. Un appello alla buona politica per scongiurare una crisi di liquidità sul debito. Non servono “capitani coraggiosi” e “avvocati del popolo”: serve un’assunzione di responsabilità per le future generazioni. E’ in gioco la credibilità del “governo del cambiamento”, ma soprattutto l’affidabilità del Paese. Scendere in fretta dal Titanic. Buona fortuna, Italia!...

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L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

Posted by on Nov 11, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

Forte appello lanciato da Massimo Cacciari al recente Forum organizzato a Milano dal Pd: “Ripensare radicalmente l’Unione, non possiamo difendere l’indifendibile”. Un appello a pochi mesi dalle elezioni europee di maggio, “quelle politicamente più importanti mai fatte”, per recuperare consenso attorno all’Unione e dare vita a una nuova governance europea capace di assorbire il diffuso antieuropeismo e allontanare i fantasmi di una sua disgregazione. E’ profonda la sfiducia dei cittadini europei nelle istituzioni e nella tecnocrazia di Bruxelles. Una delusione per l’Unione giudicata lontana dai reali bisogni della gente. Questa Europa provoca sentimenti di ostilità, viene vissuta come l’Europa dei poteri finanziari, un’Europa che genera inquietudini, crea insicurezze, crisi di identità nazionali. Nel rifiuto di questa Europa sono confluite irrazionalmente rigurgiti di anacronistici nazionalismi, paure xenofobe, voglia di protezionismo economico. Il malessere è nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia e dei giovani arrivati sul mercato del lavoro dopo il crack del 2008, terrorizzati dalla crescente precarietà occupazionale.   In questo spazio di disagio sociale, alimentato da una crisi di rappresentanza,  si inseguono le sirene del populismo e l’illusione del sovranismo da parte di movimenti e partiti che di fatto azzerano  quella solidarietà che in Europa aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno europeo. Un fenomeno che pone seri interrogativi sul futuro delle democrazie europee e che fa vacillare il patrimonio di valori comuni costruiti in oltre settant’anni di pace. Il nazionalismo, padre di tutte le guerre, torna ad alzare la testa in maniera preoccupante, proponendo un presente che ha perso la memoria del passato! In un’Europa segnata dalla recessione economica e dall’austerità, populismo e nazionalismo rischiano di prendere il sopravvento veicolando l’opinione pubblica verso pericolose forme politiche di anti-sistema. Un salto nel buio in un’Europa intergovernativa priva di un governo e di una politica comune. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto in vita le tante diversità dell’Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto federativo (Costituzione) in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare le insidie della globalizzazione,  trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve riaffermare la propria millenaria identità culturale e   sviluppare in modo organico politiche economiche espansive per ridurre le differenze sociali. E’ tempo di “svecchiare”  le istituzioni  di Bruxelles recuperando democrazia e credibilità al rapporto con i cittadini : cancellare il diritto di veto, abolire le rendite di posizione, promuovere l’unione fiscale. Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita, ben consapevoli che il corso della storia è più forte della ignavia degli uomini e della demagogia elettoralistica. La via da seguire è “condividere il futuro nell’Unione europea”, secondo il monito del Presidente Mattarella, a cento anni dalla fine della Grande guerra....

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MAL  DI  RATING

Posted by on Nov 1, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MAL  DI  RATING

MAL  DI  RATING

Nubi minacciose si addensano sul futuro della nostra economia. Anche Standard&Poor’s, in linea con le valutazioni di Moody’s, conferma la forte criticità del  rating dell’Italia che resta poco al di sopra del temuto livello “junk” (“spazzatura”). Sotto esame da parte delle agenzie statunitensi la solidità e la solvibilità del  debito pubblico. Una valutazione (rating)  che apre scenari economici inquietanti sui mercati finanziari (spread) e sul sistema bancario (liquidità), perché legata a un outlook negativo, e cioè a stime di crescita al ribasso. “Il piano economico del governo, sostiene l’agenzia, rischia di indebolire la performance di crescita dell’Italia, rappresenta una inversione rispetto al consolidamento di bilancio, un passo indietro sulla precedente riforma delle pensioni”. Manca un’agenda di riforme coerenti per allineare la crescita italiana a quella degli altri Paesi in modo sostenibile. Un campanello d’allarme che mette a nudo la fragilità di una manovra di bilancio costruita in deficit su previsioni ottimistiche e condizionata da promesse elettorali non conciliabili con il precario quadro di finanza pubblica del Paese. Per l’agenzia di rating i numeri non tornano: la crescita viene rivista al ribasso all’1,1% rispetto all’1,6 % del documento del governo e il deficit al rialzo, non 2,4% ma 2,7% del Pil, suscettibile di ulteriore variazione negativa. La politica economica del governo peserà sulla crescita del Paese, minacciando la sostenibilità finanziaria di lungo termine dei conti pubblici con il trend del debito in aumento per i maggiori interessi e per la debolezza delle prospettive economiche. Una condizione che rende il sistema Italia più vulnerabile rispetto a possibili schock esterni, dal caro petrolio alla guerra dei dazi. Il rischio immediato è l’aumento dello spread già registrato in queste settimane, schizzato a quota 340, record da aprile 2013. Si erode la fiducia degli investitori con inevitabile fuga di capitali verso mercati esteri più sicuri. Una fuga certificata dal Bollettino economico della Banca d’Italia diffuso nei giorni scorsi  che parla di “vendite di titoli di portafoglio italiani” per 17,8 miliardi di euro negli ultimi mesi. E le vendite sui titoli di Stato trascina a ruota quelle sui titoli bancari con ricadute negative sull’accesso delle banche al finanziamento del mercato  dei capitali (imprese e famiglie) e sul loro “coefficiente patrimoniale”. Per il sistema bancario italiano, che incorpora nei suoi asset titoli di Stato per circa 370 miliardi, un ulteriore innalzamento dello spread a quota 400 comporterebbe un pericoloso grado di rischio, rispecchiato dai rendimenti. Lo ha ricordato il Presidente della Bce Mario Draghi a … un distratto (?) vice premier.    Situazione di grande volatilità resa ancor più intricata dalle tensioni che si sono scatenate tra il Governo e la Commissione Ue a Bruxelles che ha respinto la bozza del Documento programmatico di bilancio per una “deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità e crescita” dagli obiettivi sul deficit strutturale che lo stesso governo a giugno si era impegnato a ridurre. Una bocciatura clamorosa, perché non era mai successo che il Dpb venisse respinto senza trattative a conferma che, al di là dei decimali in contestazione, nelle pieghe della prossima legge di bilancio c’è molto assistenzialismo e nessuna traccia di un serio piano di investimenti pubblici, unico volano di una efficace e duratura crescita economica. La “manovra del popolo” ignora le riforme strutturali che incidono sul reale tasso di crescita dell’ economia: la burocrazia, la macchina della giustizia, la concorrenza, il fisco e la  lotta all’evasione, il mercato del lavoro. Temo che ci sarà molto lavoro per il premier Conte che all’atto del suo insediamento a Palazzo Chigi assunse, da avvocato,  l’impegno di “difendere l’interesse dell’intero popolo italiano”....

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