FISCO, ARRIVA LA STANGATA
Per imprese e famiglie stangata in arrivo, il fisco batte cassa. Nuovo appuntamento in novembre con scadenze e adempimenti generati da un ordinamento tributario complesso, espressione di una legislazione elefantiaca, a volte schizofrenica. Una giungla fiscale! Entro la fine del mese, tra acconti di imposte (Irpef, Ires, Irap) e versamenti dell’Iva, delle ritenute Irpef e delle addizionali regionali e comunali, i contribuenti saranno chiamati a “bonificare” al fisco oltre 57 miliardi di euro. In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) assicura alle casse dell’Erario circa 500 miliardi di euro l’anno, concentrati prevalentemente nelle scadenze di giugno-luglio e novembre-dicembre. Per le scadenze fiscali di novembre, la maglia nera per l’imposta più onerosa a carico di imprese e lavoratori autonomi è l’Iva (15 miliardi di euro), il cui aumento è stato “sterilizzato” ancora per un anno con la manovra di bilancio 2019. Al secondo posto l’acconto Ires che peserà sui bilanci delle società di capitali per 14 miliardi. L’acconto Irpef alle aziende costerà 7,4 miliardi, l’Irap 6,5 miliardi. Cifre da capogiro in un ciclo economico incerto con previsioni di crescita non incoraggianti e mercati aggressivi. Ma le imprese, con scarsa liquidità a disposizione e con il perdurare della crisi del credito, devono fare i conti anche con i ritardi dei pagamenti da parte della PA: un buco di circa 60 miliardi di euro, interessi compresi. Da tempo si richiede di poter compensare i crediti erariali con le imposte dovute al fisco. Un dialogo fra sordi, a dispetto del deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue da parte della Commissione europea a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni comunitarie. Sempre più difficile il rapporto fra fisco e contribuente nonostante annunci e promesse di semplificazione e di riduzione della pressione fiscale (41,8%). Un rapporto poco trasparente destinato a complicarsi ulteriormente con l’arrivo a gennaio della fatturazione elettronica (addio alla carta) e del cosiddetto “esterometro” mensile, un vero rompicapo soprattutto per le piccole aziende che intrattengono scambi commerciali con l’estero. A luglio il debutto dello “scontrino digitale” per commercianti al minuto e assimilati con l’obbligo della trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi del giorno. E la chiamano semplificazione! Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice, e non soltanto con onerosi adempimenti a carico del contribuente. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Realpolitik o … libro dei...
Read MoreBUONA FORTUNA, ITALIA!
A un passo dal cielo? No, finanza pubblica a un passo dal precipizio dopo la bocciatura europea della manovra di bilancio per “debito eccessivo”. Volatilità dei mercati, spread al rialzo, investitori esteri in fuga, aste dei Btp deserte, risparmi a rischio. Un quadro finanziario reso ancor più pesante dalle previsioni economiche dell’Ocse: sviluppo in frenata, deficit in crescita. E l’ultimo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria dell’Italia conferma le criticità di una legge di bilancio che, scontando anche gli errori del passato, lascia poco spazio a una reale politica espansiva. Allarme rosso! L’incertezza sull’orientamento delle scelte economiche con interventi di spesa non sostenibili, dettati da impulsi demagogici, ha determinato forti variazioni di rendimento dei titoli pubblici. “Un rialzo pronunciato e persistente dei rendimenti -avverte Bankitalia – aumenta il rischio di un crescente indebitamento”, con un pericoloso effetto domino. Solo nell’ultimo semestre ha provocato un’espansione della spesa per interessi (superiore a quella per l’istruzione!) di quasi 1,5 miliardi di euro che nel 2019 costerebbe oltre 5 miliardi e circa 9 nel 2020, a tassi correnti. Si vanificherebbero così gli auspicati effetti della manovra illustrati dal premier Conte al Presidente della Commissione Ue Juncker nel corso della “cena dell’amicizia” di sabato, a Bruxelles, per evitare la procedura d’infrazione e l’arrivo a Roma della troika. Una resa dei conti lenta ma inevitabile. Non premia la sprezzante offensiva contro quella Unione europea che ci ha garantito sessant’anni di pace e benessere, solo perché ci ricorda l’enorme debito e i rischi di default della nostra economia. Una puerile sfida alle regole comunitarie sottoscritte e condivise dall’Italia e che l’incompetenza e l’arroganza di qualche ministro vuole ora cancellare con burleschi attacchi alle istituzioni di Bruxelles! Nessun complotto in Europa: Paesi con debito più basso come la Francia si sono potuti permettere deficit più elevati rispetto al nostro, riducendo progressivamente l’indebitamento netto. L’Italia resta così sempre più isolata in Europa, disconosciuta anche da quei Paesi, Austria e Ungheria, ritenuti alleati nella ipotetica “Internazionale sovranista”. Voltare pagina, e presto! La drammatica vicenda finanziaria della Grecia di Tsipras è storia recente. Uscire dall’ inquietante stato confusionale, caratterizzato dalle speranze di crescita del premier Conte e dai timori di recessione del ministro dell’economia Tria, prima che si chiuda l’ombrello protettivo della Bce con il “quantitative easing”. Strada in salita per un governo convinto di capitalizzare a livello elettorale uno scontro con l’Ue ma che deve fare i conti con i mercati, i veri arbitri del futuro economico dell’Italia. Lo spread alto peggiora il rapporto debito/pil con rovinose ricadute sull’economia reale, complementare di quella finanziaria: rende più oneroso il credito al settore privato, peggiora le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni che detengono oltre il 45% del debito pubblico. E con i rialzi dello spread famiglie più povere con ricchezze erose per circa 145 miliardi di euro. Per Bankitalia sono ottimistiche le previsioni di crescita: l’accelerazione del Pil “presuppone moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati” (investimenti) che non sono certo il “reddito di cittadinanza” e “quota 100 per le pensioni”, le due proposte bandiera del governo gialloverde. L’effettivo impatto sul Pil e quindi sul debito “dipenderà dalle misure specifiche e dalla fiducia degli investitori”. Un appello alla buona politica per scongiurare una crisi di liquidità sul debito. Non servono “capitani coraggiosi” e “avvocati del popolo”: serve un’assunzione di responsabilità per le future generazioni. E’ in gioco la credibilità del “governo del cambiamento”, ma soprattutto l’affidabilità del Paese. Scendere in fretta dal Titanic. Buona fortuna, Italia!...
Read More



Commenti recenti