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FATTURAZIONE ELETTRONICA, ADDIO CARTA!

Posted by on Dic 19, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su FATTURAZIONE ELETTRONICA, ADDIO CARTA!

FATTURAZIONE ELETTRONICA, ADDIO CARTA!

Conto alla rovescia per il popolo delle partite iva: il 1 gennaio 2019 entrerà in vigore la nuova procedura obbligatoria di fatturazione elettronica, nell’ambito di una normativa comunitaria che entro il 2021 si armonizzerà tra tutti gli Stati membri. Un cambiamento radicale, con rilevanti implicazioni tecniche, gestionali e organizzative per imprese e professionisti. Per il legislatore un passo in avanti sulla strada dell’efficienza amministrativa, intrapresa nel 2014 con la “e-fattura” con la PA.  Si volta pagina: per le cessioni di beni e le prestazioni di servizio effettuate tra soggetti residenti (anche consumatori finali) saranno emesse solo fatture elettroniche utilizzando il Sistema di interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. E’ questo lo snodo dell’operazione, svolgerà il ruolo di “postino” (e archivio), con il compito di verificare il formato (XML) del documento ricevuto  e la completezza dei dati inseriti, prima di “recapitarlo” al soggetto cui è indirizzato.    Ma, cos’è la fatturazione elettronica? E’ un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i  relativi costi di stampa, spedizione e conservazione. Comporta la riduzione (o eliminazione, in certi casi)  di alcuni adempimenti fiscali, consentendo all’Agenzia delle Entrate tempi e modalità più rapidi per eventuali controlli. Addio alla carta! Addio alla fattura tradizionale compilata per anni con penna, macchine da scrivere o fogli di calcolo con l’uso di software. Addio al … piccione viaggiatore: servizi postali e telematici. Addio alla conservazione del documento in formato cartaceo. Il tutto viene ora demandato allo SdI, salva conservazione sostitutiva a cura del singolo operatore Iva. Insomma, sarà un diverso modo di lavorare.   Una operazione complessa sulla quale, a pochi giorni dall’avvio, regna però tanta confusione per le incognite e le incertezze operative che l’accompagnano. La vigilia del D-Day è infatti caratterizzata da proteste politiche e prese di posizione delle associazioni di categoria per la “fastidiosa complicazione”. Dal Consiglio nazionale dei commercialisti è stato lanciato un nuovo allarme: “Rischio caos, il  sistema non è pronto!”  “Molti passaggi della “e-fattura” sembrano decisi a tavolino seguendo le formule astratte della burocrazia, e non assecondando l’operatività quotidiana delle imprese.” Le problematiche, in particolare, sono riconducibili a significativi aspetti della procedura: la privacy, l’assenza di copertura internet in vaste aree del Paese, il disagio crescente delle piccole e micro imprese. Si chiede una modulazione graduale dell’adempimento, ma la risposta del Governo è quella dell’impossibilità di una proroga per evidenti esigenze di cassa, visto che dalla fatturazione elettronica si attende, quale risultato della lotta all’evasione, un maggior gettito tributario di circa due miliardi di euro. Sulla epocale rivoluzione fiscale grava comunque lo stop del Garante della privacy che lo scorso novembre, con un inusuale provvedimento indirizzato all’Agenzia delle Entrate, ha rilevato forti criticità per la protezione dei dati personali. I rilievi riguardano la trasmissione e memorizzazione di una sproporzionata mole di informazioni non direttamente utili ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, sia personale che aziendale. Un perentorio invito a cambiare la procedura, adeguando tutto il sistema di trasmissione, conservazione e gestione della fatturazione elettronica al quadro normativo italiano ed europeo riguardo il trattamento dei dati. Ma al Mfe di Via XX Settembre, a Roma, tutto tace: non un buon segnale per assicurare all’operazione chiarezza e trasparenza, nel rispetto dei diritti del contribuente. Il solito zibaldone all’italiana!...

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L’ “ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

Posted by on Dic 19, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su L’ “ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

L’ “ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

Per trenta milioni di contribuenti è scattata l’“ora X”. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate è disponibile da qualche giorno la dichiarazione dei redditi precompilata che dal prossimo 2 maggio potrà essere modificata e inviata entro il 24 luglio, nel caso del modello 730 (pensionati o lavoratori dipendenti), o entro il 2 ottobre, nel caso del modello Redditi PF (redditi d’impresa, di lavoro autonomo, diversi, ecc.). Se il 730 precompilato viene accettato senza modifiche non ci saranno controlli sui documenti relativi alle spese inserite. Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre 2017.  Quest’anno la dichiarazione precompilata contiene un maggior numero di elementi inseriti d’ufficio che vanno  ad aggiungersi a quelli già presenti nel 2016 (redditi di lavoro dipendente e pensione, ritenute, acconti, premi assicurativi, interessi su mutui, contributi previdenziali e assistenziali, spese sanitarie, universitarie e funebri). Nel terzo anno di sperimentazione, entrano nella precompilata le spese per l’acquisto di farmaci e per le prestazioni rese da ottici, psicologi, infermieri, ostetriche, le spese veterinarie e quelle per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Sono circa 900 milioni le informazioni presenti nella precompilata 2017, di cui 690 milioni si riferiscono a spese sanitarie riguardanti 53 milioni di cittadini, per un ammontare di circa 29 miliardi di euro, il doppio dello scorso anno. Secondo quanto comunicato dall’Agenzia, i dati inseriti comprendono più di 61 milioni di Certificazioni uniche relative a lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati, quasi 94 milioni di premi assicurativi, circa 16 milioni di bonifici per ristrutturazioni. E ancora, quasi 8,4 milioni di dati per interessi passivi, 3,3 milioni per contributi per lavoratori domestici e altri 3,4 milioni per le spese universitarie.  Una mole notevole di informazioni  che, ove ce ne fosse bisogno, conferma la complessità del nostro ordinamento tributario. Un unicum europeo! Soltanto nell’ultimo anno si sono registrate altre quaranta new entry tra agevolazioni, proroghe e modifiche. Un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento fiscale, hanno richiesto un intervento  chiarificatore dell’Agenzia delle Entrate su deduzioni, detrazioni e credito d’imposta con la recente circolare del 4 aprile u.s. di ben 324 pagine! Migliaia di parole che si aggiungono a centinaia di pagine di istruzioni ufficiali ai modelli di dichiarazioni. Una situazione aberrante che crea confusione e scarsa trasparenza. Ancora inascoltato l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta, per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un proliferare della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti.  Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale (stimata per l’anno in corso    al  42,3%) sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico fermo al 132,5% del Pil. Resta sul tavolo del Governo l’ipotesi...

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ADDIO IMU, ADDIO TASI, SI CAMBIA

Posted by on Dic 7, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ADDIO IMU, ADDIO TASI, SI CAMBIA

ADDIO IMU, ADDIO TASI, SI CAMBIA

Addio Imu, addio Tasi! E’ il generoso regalo di Babbo Natale ai proprietari di casa grazie alla … intercessione del leghista Alberto Gusmeroli, vice presidente della Commissione Finanze della Camera. Peccato però che i due balzelli comunali, pur scomparendo dalla finanza locale, lascino il posto a un nuovo (analogo) tributo: Tuc, tassa unica sulle costruzioni! Lo prevede, su richiesta dell’Anci, l’emendamento della Lega alla Legge di bilancio 2019 per unificare i  tributi locali sul mattone, eliminando le oltre 200 mila diverse aliquote applicate dai Comuni del Belpaese. Norme e regolamenti difformi che hanno generato dal 2014 un variegato panorama di aliquote che si sono accavallate in un complicato groviglio di regole, rendendo la vita difficile ai contribuenti. Si vuole così evitare a chi è proprietario di seconde case, di due o più garage , negozi e capannoni una doppia imposizione, con doppi calcoli e versamenti per una stessa unità immobiliare. Un nuovo restyling, l’ennesimo per la tassa sulla casa, dopo la conflittuale stagione dell’Ici. S’imbocca finalmente la strada della semplificazione (e del buon senso!) con bollettini precompilati da parte dei Comuni, come già avviene per la Tari,  per facilitarne il pagamento.   Ma se l’intento appare lodevole, la beffa per i contribuenti si nasconde in uno dei 13 articoli dell’emendamento. Si prevede infatti per la nuova Imu  un’aliquota massima dell’11,40 per mille rispetto a quella attualmente in vigore del 10,6 per mille,  come somma delle aliquote di Imu e Tasi. Un “aumento ingiustificato” denuncia Confedilizia che parla di “tassazione sugli immobili giunta alla cifra monstre di 50 miliardi di euro l’anno con danni all’intera economia.” Mercato immobiliare in forte affanno nonostante la stazionarietà dei prezzi delle compravendite. Il mattone ancora una volta “riserva di caccia” per l’imposizione comunale. E la pressione tributaria degli enti locali potrebbe ancora aumentare per effetto della Legge di bilancio, all’esame del Parlamento, che non proroga il blocco delle addizionali locali (Regioni e Comuni) introdotte nel 2015, e avviato dal Governo Renzi nel 2016. Scatterebbe così l’aumento dell’addizionale Irpef correlata al reddito imponibile dichiarato. I Comuni avranno carta bianca per ritoccare l’aliquota fino al livello massimo, e cioè dello 0,8% in più. Un’opportunità che verrà colta da cinque sindaci su sei: sono 6782 i Comuni che hanno finora applicato un’aliquota inferiore a quella massima, fra i quali -secondo i dati del Mfe- ben 4151 con addizionale Irpef ad oggi pari a zero. Il prelievo fiscale, per la Cgia di Mestre, costerà mediamente circa 130 euro alle famiglie che si troveranno a fare i conti con la nuova Imu e con l’addizionale Irpef. Nel 2019 più ossigeno nelle casse dei  Comuni, ma meno liquidità nelle tasche dei contribuenti. Taglio di imposte e tasse?  La telenovela...

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