Posts made in Febbraio, 2019

BANKITALIA, L’ORO DI ZIO PAPERONE

Posted by on Feb 18, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su BANKITALIA, L’ORO DI ZIO PAPERONE

BANKITALIA, L’ORO DI ZIO PAPERONE

In vendita l’oro di Bankitalia? Le riserve auree della Banca d’Italia tornano sotto i riflettori della politica e accendono suggestioni e polemiche. Di forte impatto mediatico la proposta di legge del leghista Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera per “chiarire che le riserve auree appartengono allo Stato, non a qualcun altro, perché non esiste una legge che lo affermi  esplicitamente.” Una proposta che nasconde aspetti controversi. La nostra banca centrale è il quarto detentore di riserve auree al mondo dopo la Fed, la Bundesbank e il Fondo monetario internazionale (FMI): un patrimonio di 2452 tonnellate di lingotti e monete d’oro, di cui solo 1100 tonnellate (poco più del 44%) è in Italia, nei caveau di Palazzo Koch di Via Nazionale, a Roma. Il resto è al sicuro altrove: il 43,29% negli Usa, il 6,09% in Svizzera, il 5,76% nel Regno Unito. Valore stimato a fine gennaio pari a 91,8 miliardi di euro. Un asset importante per la tenuta del sistema finanziario del Paese contro crisi valutarie e rischio sovrano. La sua gestione è vincolata agli indirizzi adottati dal Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e dalla Bce a salvaguardia della politica monetaria unica per la quale la Banca di Francoforte, in base al Trattato sul funzionamento dell’Ue, ha il compito di “detenere e gestire  le riserve ufficiali” dei Paesi aderenti all’Eurozona che quindi non ne hanno la libera disponibilità.       Una lettura del Trattato poco gradita a chi guarda alle riserve auree di Bankitalia come a una possibile soluzione di emergenza ai problemi dei conti pubblici. Usare cioè le riserve per evitare una manovra correttiva e scongiurare l’aumento dell’Iva nella Legge di bilancio del prossimo anno. Vendere parte dell’oro per incassare 15-20 miliardi di euro e allontanare i fantasmi di un pesante deficit di bilancio con i relativi problemi di mercato. La proposta di legge di Borghi, al vaglio del Governo, è generata dal rallentamento dell’economia che influirà sugli impegni della maggioranza di rispettare le stime crescita/deficit e le promesse sulla tenuta dei conti pubblici. Nessuno assalto alla diligenza, assicurano a Palazzo Chigi, nessuno attacco a Bankitalia la cui governance è stata in questi giorni più volte delegittimata per la mancata vigilanza sui crac bancari degli ultimi anni. Ma cosa nasconde il richiesto azzeramento dei vertici della banca, la sua discontinuità di azione? Nasconde forse l’inquietante insofferenza della sua indipendenza, il disegno di un ritorno sotto l’ombrello del Tesoro per renderla funzionale al “piano B” dei sovranisti di casa nostra: uscire dall’euro, nazionalizzare il debito svalutandolo nella nuova moneta. Fantapolitica o, con gli scongiuri del caso, il folle disegno di riportare indietro nel tempo le lancette della storia economica italiana? Azzerare cioè gli effetti della moneta unica e quelli del divorzio fra Tesoro e Bankitalia, sottoscritto nel luglio 1981 da Andreatta e Ciampi, per avere mani libere nella politica monetaria. La Banca d’Italia, per contenere l’inflazione, fu liberata dall’obbligo di comprare i buoni del tesoro rimasti invenduti sul mercato per finanziare, con emissione di nuova moneta, il disavanzo. Si vuole ora replicare, fuori da ogni vincolo europeo, per garantire un “quantitative easing” alle finanze pubbliche, surrogando quello europeo di Draghi, in scadenza. E’ il passato che ritorna … nel nome del cambiamento! Sarebbe un’operazione  scellerata, espressione di  una politica economica sull’orlo del precipizio che rischia di consegnare il futuro dell’Italia alle speculazioni del mercati e ai ricatti dei poteri forti.      ...

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ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

Posted by on Feb 18, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

Come sarà il 2019? Sarà un “anno bellissimo” o un “annus horribilis”? L’anno del boom economico o l’anno della recessione? Per il premier Conte, folgorato dalla profezia del suo vice Di Maio, “l’Italia ha un programma di ripresa incredibile, c’è tanta determinazione da parte del governo, abbiamo pensato a una manovra espansiva e siamo pronti per questo scatto.” Altro che boom, l’Italia si è fermata! Proprio mentre il premier lanciava urbe et orbi il suo pensiero positivo sul futuro dell’Italia, quasi una professione di fede, l’Istat certificava la recessione tecnica della nostra economia, dopo cinque anni, a causa della flessione del Pil (-0,2%) per il secondo trimestre consecutivo. Una doccia fredda che raffredda ogni ottimistica previsione del Governo per il 2019: la crescita dell’1%, con la produzione industriale al ribasso, appare un obiettivo difficile da raggiungere. Esauriti gli strali contro gufi e rosiconi e accertate dal vicepremier Di Maio le colpe dei governi precedenti “per non averci portato fuori dalla crisi”, per l’altro vicepremier Salvini “alla fine di quest’anno avremo il segno più.”  Così parlarono i “tre moschettieri”. Ma sarà così? E’ vero che la frenata del Pil è legata al peggioramento del quadro globale (conflitti USA Cina) e quindi al rallentamento del ciclo economico europeo. E’ vero che la nostra economia, nella sua  debolezza strutturale, presenta dinamiche di crescita distanti da quelle dell’Eurozona, ma non si può certo ignorare il clima di incertezza che ha accompagnato il travagliato varo della Legge di bilancio con il lungo e inutile braccio di ferro con Bruxelles. Uno scontro che ha determinato una forte volatilità sui mercati finanziari testimoniata dall’aumento dello spread con conseguenze sul debito pubblico e sul credito. Bruciati milioni di euro, in fumo consumi e investimenti.        E in recessione peggiora la finanza pubblica, peggiorano  i saldi di bilancio con ricaduta sul debito che rischia di esplodere. Tutto ciò nella prospettiva del Documento di Economia e Finanza (DEF) di aprile con la necessità di reperire 23 miliardi per sterilizzare le clausole di salvaguardia e scongiurare l’aumento dell’Iva, un fattore aleatorio sui conti pubblici dal 2012. Il deficit rischia di schizzare al 3% del Pil. In questo scenario si ipotizza una manovra correttiva della finanza pubblica (smentita una patrimoniale sugli immobili), probabilmente tra i 4 e 7 miliardi di euro di cui, per strategia elettoralistica, si parlerà dopo le elezioni europee di maggio. Confindustria e Bankitalia hanno chiesto “un cambio di rotta per non andare a sbattere”. “Bisogna reagire subito, attivare gli  investimenti pubblici e privati e riaprire i 400 cantieri, fra cui la TAV, già finanziati per 27 miliardi.” Carente il programma di investimenti del Governo ridimensionati per il Reddito di cittadinanza e Quota 100, nella illusione di generare magici moltiplicatori di reddito con  effetti espansivi. Non si cresce in deficit, aumenta il debito per la futura generazione. La conferma arriva dalla raffica di tagli alle stime del Pil di questi giorni. Dopo quello dell’Upb, Ufficio parlamentare di bilancio, che prevede per l’anno in corso un Pil dello 0,4%,  nelle ultime ore cattive notizie da Bruxelles. La Commissione europea vede nero sul futuro del Belpaese: “rischio di recessione prolungata” con una crescita per il 2019 pari allo 0,2%, la peggiore dell’Eurozona, quasi un punto in meno rispetto all’1% del Governo. Cestinare dunque profezie e proclami! Rimuovere senza indugio l’incertezza di una politica economica che, secondo il report del Fondo Monetario Internazionale (FMI),“lascia l’Italia vulnerabile a una nuova perdita di fiducia del mercato anche in assenza di ulteriori shock”. Un problema serio se si pensa all’ingente ammontare di titoli pubblici da collocare nell’anno sul mercato, pari a 340 miliardi per...

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GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

Posted by on Feb 5, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

Disoccupazione giovanile in rialzo. Lo ha certificato l’Istat con la rilevazione di fine anno. Il  tasso di disoccupazione si è attestato al 31,9% (+0,1 punti), il terzo più elevato in Europa, dopo la Grecia (43,6%), la Spagna (38,6%), e più del doppio della media europea (14,9%). Una fotografia del mercato del lavoro che, nella sua criticità, evidenzia le difficoltà del ricambio generazionale e il conseguente  disquilibrio macrosociale. Cause oggettive e soggettive, le prime riguardano la crescita economica, l’evoluzione delle attività economiche, le loro innovazioni sul piano tecnologico. Le seconde sono correlate a scelte aziendali che puntano sull’esperienza e sulla professionalità delle new entry. La lotta alla disoccupazione giovanile è presente nell’agenda politica del governo gialloverde che con le “pensioni quota 100” punta ad aprire il mercato del lavoro ai giovani. Ma sono tanti i dubbi sull’esito finale dell’operazione. Mandare anticipatamente in pensione le persone è davvero lo strumento più efficace per favorire nuovi sbocchi occupazionali? Non c’è infatti alcuna relazione tra il tasso di occupazione degli over 65 e il tasso di disoccupazione degli under 25. Pensionamento -assunzione è un’equazione resa ancor più improbabile in un Paese entrato in “recessione tecnica”’ a causa della flessione del Pil dello 0,2% nel 4° trimestre 2018, secondo i dati diffusi dall’Istat. Da verificare, inoltre, se il “posto fisso” lasciato dal pensionato sarà tale anche per il neo assunto o, verosimilmente, avrà una diversa configurazione contrattuale. In dicembre, ha comunicato l’’Istat, sono aumentati i dipendenti a tempo determinato (+257 mila) e sono diminuiti i dipendenti a tempo indeterminato (-88 mila). Futuro incerto per i giovani. Ad di là dei proclami, cosa fare? In alcuni Paesi del Nord Europa l’accesso al mondo del lavoro è preceduto da un percorso virtuoso di formazione attraverso l’alternanza scuola lavoro che consente agli studenti, durante il periodo scolastico, sotto la guida di un tutor (e non di un … “navigator”), di inserirsi nei meccanismi della futura attività lavorativa, in un ideale punto di incontro fra offerta e domanda di lavoro. Una formazione collegata alle reali esigenze delle imprese e più in generale dell’economia. Nessuna dispersione scolastica, ma per gli studenti una capitalizzazione dell’insegnamento ricevuto.   E’ una strada incoraggiata dalla Commissione europea per la quale “l’occupazione giovanile rappresenta una delle maggiori priorità”, come ha affermato di recente la commissaria Marianne Thyssen. I giovani europei di oggi costituiscono una generazione che vive in un contesto sociale, demografico, economico e tecnologico in rapida evoluzione. L’attuale generazione di giovani europei è la prima ad essere cresciuta in un’Europa pacifica, in gran parte priva di frontiere dove i giovani possono muoversi e studiare liberamente, lavorare e apprendere più semplicemente rispetto al passato. Il futuro dei giovani sarà il futuro dell’Europa. Si tratta di una immensa risorsa di energia e creatività da utilizzare adeguatamente per prevenire crisi sociali che potrebbero azzerare ogni equilibrato processo di sviluppo socio-economico. Una  sfida politica da...

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