Posts made in Marzo, 2019

BULLISMO, CONOSCERLO PER SCONFIGGERLO

Posted by on Mar 28, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su BULLISMO, CONOSCERLO PER SCONFIGGERLO

BULLISMO, CONOSCERLO PER SCONFIGGERLO

I recenti atti di vandalismo registrati in Provincia e “firmati” da alcuni minorenni ripropongono l’altro aspetto, ancor più inquietante, del disagio giovanile: il bullismo, un male sociale sempre più diffuso nel Paese. Un fenomeno di forte impatto che in Italia riguarda il 33% dei ragazzi in età adolescenziale. Un ragazzo su tre subisce episodi di violenza verbale, psicologica o fisica, come confermano le tante telefonate al numero verde istituito dal Miur. Si susseguono nel varesotto iniziative e incontri per sensibilizzare ragazzi e famiglie sulle problematiche legate al bullismo: da Varese (progetto pilota all’Isis Newton con Polizia e Confconsumatori) a Luino (carabinieri in cattedra), da Tradate (agenzia formativa della Provincia) a Gallarate (meeting dei lions cittadini).         La questione giovanile rappresenta il nervo scoperto della società. Da tempo si è aperta una frattura profonda fra le generazioni, una frattura che comporta spesso l’impossibilità di trasmettere dai padri ai figli i modelli comportamentali, le gerarchie dei valori, perfino le regole della quotidianità. Il vuoto ideologico e culturale, l’intolleranza civile e religiosa sono ormai i simboli di una società allo sbando, sempre più in balia di falsi profeti e di mercenari senza scrupoli. I giovani rappresentano l’anello debole di un sistema attraversato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori, in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. In una società dove è vietato vietare, dove non ci si indigna più per niente, non c’è da stupirsi di atti violenti di tanti giovani, allevati senza un esempio, senza una guida salda, senza regole di comportamento. Priva di un “vissuto”, incapace di proiettarsi verso il futuro, la “generazione invisibile” vive il presente acriticamente, adagiandosi, e spesso rifiutando con violenza quello che la società è in grado di offrire. Il vuoto che opprime il ragazzo dopo l’abbandono delle certezze dell’infanzia rende tutto paurosamente insignificante. Umberto Galimberti, docente di Filosofia e Psicologia all’Università di Venezia, nel suo libro “L’ospite inquietante”,  parla del “nichilismo che si aggira insidioso fra i giovani, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti. C’è un nulla che li pervade e che li affoga, un rifiuto del sociale: eroi del nulla”. E’ l’analfabetismo emotivo che non consente ai giovani di riconoscere i propri sentimenti fino a perdersi nel deserto della comunicazione virtuale! La famiglia è vissuta come ultima spiaggia per l’affermazione della propria identità e la maturazione della propria personalità. Dietro realtà apparentemente inspiegabili si annidano motivazioni  profonde collegate alla crescente solitudine in cui vivono le nuove generazioni, confinate in un mondo a parte dove, se vengono a mancare gli interlocutori naturali, ossia i genitori, prendono il sopravvento nuove figure di riferimento, estranee al circuito relazionale della famiglia: gli amici, quelli del “branco” , con i quali si condividono ansie e timidezze, i primi segni cioè di quel disagio che se non interpretato in tempo si trasforma in pericolosa devianza. Cosa fare, dunque, per sconfiggere il bullismo? “Connettersi” con il mondo dei giovani. Educarli  alla legalità, alla cittadinanza attiva, all’impegno sociale per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo attraverso il recupero della smarrita visibilità. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. In un mutato contesto sociale, la famiglia e la scuola dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere” per restituire loro l’antico ruolo di “strumento di cambiamento sociale”....

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LE  INCERTEZZE DEL VOTO EUROPEO

Posted by on Mar 22, 2019 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su LE  INCERTEZZE DEL VOTO EUROPEO

LE  INCERTEZZE DEL VOTO EUROPEO

A meno di tre mesi dal voto del 26 maggio, le elezioni europee sono avvolte in una cortina di incertezze, fra timori e speranze per quello che sarà il futuro Parlamento europeo. Un voto che sarà fortemente condizionato da suggestioni sovraniste e rigurgiti nazionalistici generati da un diffuso malessere riconducibile alle disuguaglianze crescenti, alla precarietà del lavoro, ai problemi della sicurezza e del welfare. Azzerata ogni discriminante ideologica del passato fra destra e sinistra, risulta netta la divisione degli schieramenti politici in campo: da una parte chi crede in un’Europa unita, pur con i suoi limiti istituzionali da rimuovere, dall’altra parte partiti e movimenti  anti-sistema  che soffiano sul fuoco di una protesta antistorica per un sovranismo senza futuro. Lo Stato-nazione è divenuto la stella polare, la nuova identità politica dei novelli “padri della patria” che rigettano l’idea stessa di Europa, divenuta capro espiatorio dei problemi nazionali.  Un rigetto che affonda le sue radici nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia, nelle difficoltà dei giovani sul mercato del lavoro. Ed è in questo spazio di insofferenza sociale, dalla Francia alla Germania, dall’Ungheria alla Polonia, all’Italia, che i movimenti nazional-populisti si alimentano, azzerando di fatto quella solidarietà che nel Vecchio Continente aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui, con lo storico Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, era stato disegnato il sogno di una nuova Europa. Ma questa Europa non fa più sognare, alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si sta  sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori e con esso la stessa coscienza europea. Si pagano i tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Il problema di fondo resta infatti la crisi di fiducia degli europei nei confronti di Bruxelles e della politica comunitaria lontana dai bisogni della gente, soprattutto nei processi decisionali relativi ai temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno. E’ la politica dei Palazzi, delle Banche, della finanza internazionale! L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Prima che scivoli nell’oblio, l’Europa deve valorizzare la propria identità culturale, rilanciare politiche economiche espansive  e di crescita, recuperare, in un momento di grandi tensioni sullo scacchiere  internazionale, la centralità politica del suo ruolo in termini di efficacia d’azione.  Un salto di qualità per fermare gli egoismi nazionali, cancellare la miopia politica di chi, avendo perso ogni memoria storica, dimentica i lutti e le distruzioni dei nazionalismi del XX secolo.uale  Illuminante la dichiarazione del Presidente Mattarella per i 60 Anni dei Trattati di Roma:  “Nessun Paese europeo può garantire, da solo, l’effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche sovranità, agli antichi nazionalismi causa di lutti e distruzioni nel XX secolo,  potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità.” Avere tutti la consapevolezza che, al di là dei facili e demagogici proclami per catturare consensi o speculare sul disagio sociale, l’alternativa alla integrazione fra i popoli non sarà il ritorno alla sovranità nazionale, ma la balcanizzazione dell’Europa con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di incidere sulle dinamiche continentali e di fronteggiare  i guasti della globalizzazione. L’illusione della sovranità,  il “mito funesto” di Luigi Einaudi, è una promessa che non si può mantenere perché il potere è altrove! E i numerosi Trattati internazionali firmati dall’Italia lo dimostrano. La sovranità europea condivisa...

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LA RIFORMA DEL FISCO  

Posted by on Mar 22, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LA RIFORMA DEL FISCO  

LA RIFORMA DEL FISCO  

Ci risiamo! Si torna a parlare di semplificazioni fiscali, il solito tormentone di ogni Governo per rendere più trasparente il difficile rapporto fra Fisco e contribuente nell’ottica di un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti. Da tempo si avverte la necessità di un fisco semplificato che, oltre a ridurne la pressione, sostenga la crescita fronteggiando  un’inflazione legislativa che produce incertezza e confusione. Tante norme (più di centodiecimila in vigore!) che, a volte in modo contraddittorio, regolano la stessa materia. Una proliferazione della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione tributaria ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Tanti ostacoli sulla strada della trasparenza fiscale: problemi interpretativi, incertezze operative e scorie burocratiche accompagnano quotidianamente contribuenti e professionisti. Interventi spot, proroghe estemporanee, a conferma di un sistema tributario imperfetto nei suoi meccanismi operativi, nelle sue procedure, nei suoi strumenti di controllo. La lotta all’evasione passa attraverso un Fisco semplice e non attraverso fastidiosi adempimenti in costante aumento che causano spesso un dispendioso contenzioso.   Un sistema tributario da ricostruire nei suoi principi fondanti: semplicità, certezza ed equità per l’affermazione del dovere fiscale inteso come “dovere di solidarietà che, come ha osservato di recente Enrico De Mita, costituisce il fondamento sul quale si regge l’organizzazione dello Stato moderno”, il dovere cioè di concorrere alle spese pubbliche in base alla capacità contributiva, principio sancito dall’art. 53 della Costituzione. “Senza una giustizia fiscale la democrazia muore”. In attesa di una seria riforma che spazzi via anacronistici balzelli (erariali, regionali e comunali) e conferisca chiarezza e credibilità all’ordinamento tributario, l’esecutivo gialloverde prova a snellire la burocrazia, semplificando alcuni obblighi amministrativi. In Commissione Finanze alla Camera è stata presentata una proposta di legge che dovrebbe azzerare alcuni adempimenti comunicativi e stravolgere il calendario delle dichiarazioni fiscali. Un tentativo di razionalizzazione del ginepraio fiscale, una “bonifica” sempre promessa e mai realizzata! I dubbi sull’esito finale dell’operazione non mancano per i soliti paletti ministeriali. Sarà il “new deal” o  l’ennesimo ballon d’essai, un misero dejavu? Sarebbe un’altra beffa per imprese e professionisti sempre più tartassati da scadenze, moduli e adempimenti vecchi e nuovi, ultimo dei quali la fatturazione elettronica con le infinite complicazioni operative. E’ particolarmente ricco il pacchetto delle modifiche fiscali proposte. Si va dall’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni Iva alla cadenza annuale dello “spesometro”, dalla eliminazione del modello 770 dei sostituti d’imposta all’ampliamento dell’ambito operativo del versamento con il modello F24, con l’ inclusione delle imposte indirette (registro, successione, donazione, ipocatastale). Dulcis in fundo il regime alternativo delle dichiarazioni d’intento Iva per gli esportatori abituali e lo slittamento dal 31 ottobre al 31 dicembre del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Un mix di modifiche la cui approvazione è legata all’iter parlamentare e quindi ai tempi lunghi della discussione e ai rischi di “annacquamento”. Il buonsenso imporrebbe l’immediata cancellazione di norme e adempimenti inutili nella consapevolezza che semplificare il fisco significa ridurre l’impatto asfissiante della burocrazia, rispettare i contribuenti nei loro diritti di operare in un quadro normativo chiaro e definito, ma soprattutto significa legittimare  all’interno del sistema tributario il necessario rapporto di fiducia e collaborazione tra cittadino e fisco, cardine del vituperato “statuto del contribuente”. Una sfida di civiltà...

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20 ANNI DI EURO, ITALIA IN SOFFERENZA

Posted by on Mar 10, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su 20 ANNI DI EURO, ITALIA IN SOFFERENZA

20 ANNI DI EURO, ITALIA IN SOFFERENZA

Era il 1 gennaio 1999 quando in undici Paesi dell’Unione europea, sulla base dei parametri fissati dal Trattato di Maastricht del 1992, entrò ufficialmente in vigore l’euro come unità di conto virtuale per il settore bancario. Tre anni dopo, con il festoso changeover, arrivò nelle nostre tasche, salutato come il simbolo della integrazione monetaria del Vecchio Continente, preludio alla costruzione politica della comune casa europea. Oggi è la moneta ufficiale di 340 milioni di cittadini europei in 19 Paesi  ed è la seconda valuta più importante a livello  internazionale.              Sono stati vent’anni non sempre facili, una corsa ad ostacoli iniziata all’insegna della diffidenza dei mercati e dello scetticismo di alcuni economisti e culminata con la crisi finanziaria dei debiti sovrani europei del 2011-2012. Fu messo a nudo la sua criticità: essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca, prestatrice di ultima istanza, capace di garantire un intervento in caso di difficoltà. E’ l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, priva del sostegno di una politica economica comune e di un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. E senza una reale unione economica, ogni Paese risponde da solo dei debiti del suo Governo, delle sue banche, delle sue imprese con la conseguenza che l’assenza di misure protettive (al netto del “quantitative easing” della Bce) provoca l’aumento dei tassi d’interesse, la rarefazione del credito, l’arresto della crescita. Paesi forti sempre più forti, Paesi deboli sempre più deboli in un  frastagliato quadro economico: le singole economie nazionali troppo diverse fra loro, i cicli economici troppo asimmetrici e il fattore di mobilità molto basso. In tale situazione la moneta unica avvantaggia i Paesi entrati nell’Eurozona in condizioni ottimali (debiti pubblici moderati, migliore organizzazione della produzione e del lavoro, amministrazione pubblica e giustizia più efficienti) e danneggia quei Paesi con finanza pubblica allegra e in forte ritardo sulle riforme. La clamorosa conferma è venuta da uno studio del Centro di politica per l’Europa (Cep) presentato in questi giorni a Berlino, secondo il quale, dall’introduzione dell’euro, In Italia si sommano perdite complessive per 4.325 miliardi euro, e cioè 73.605 euro pro capite! Con noi, la Francia con perdite per 3.591 miliardi, pari a 55.996 euro pro capite. La prima della classe, ovviamente, è la Germania: dal 1999 al 2017, avrebbe guadagnato 1.893 miliardi di euro, circa 23.116 euro per abitante. L’Italia, senza più svalutazioni monetarie, con riforme strutturali annunciate e mai realizzate, non ha trovato alcuna possibilità di diventare competitiva nell’Eurozona a causa anche dell’alto cambio lira-euro imposto a Prodi e a Ciampi dalla Germania a difesa delle proprie esportazioni. Un perverso sistema di cambi fissi che impone ai Paesi in deficit l’onere dell’aggiustamento dei propri conti pubblici, a danno della crescita, e non chiede alcun impegno di solidarietà ai Paesi in surplus commerciale (Germania). Nel 2002 il nostro reddito pro capite era del 20% superiore alla media dell’area euro, oggi è sceso sensibilmente sotto la media,  con aumento della disoccupazione. Euro, opera incompiuta. E’ il motore di crescita dell’economia europea, ma per funzionare al meglio deve trovare una governance economica e finanziaria, un’unione bancaria, una comune politica fiscale e riforme condivise.  Un passaggio obbligato per mettere al riparo la moneta unica dagli atti di pirateria dei mercati e l’Europa dal contrasti economici  e quindi dai rischi per la coesione sociale e la stessa democrazia. Ma soprattutto per azzerare la follia economica di chi pensa di difendere l’interesse nazionale tornando alla lira, ignorandone le drammatiche conseguenze per investitori e risparmiatori, e cioè  per la sovranità...

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8 MARZO, STOP ALLA VIOLENZA!   

Posted by on Mar 10, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su 8 MARZO, STOP ALLA VIOLENZA!   

8 MARZO, STOP ALLA VIOLENZA!   

Tante donne in corteo per le strade italiane per celebrare l’8 marzo. Da Napoli a Torino, da Roma a Milano, una giornata di mobilitazione per denunciare diritti negati e discriminazioni subite, ma soprattutto per dire basta alla violenza! Violenza sulle donne, una strage senza fine, una drammatica emergenza sociale. Gelosia, incapacità di gestire la rottura di un rapporto, un morboso sentimento di possesso sono i motivi che scatenano l’impeto di una mano omicida, di una mente malata. In Italia, ogni tre giorni si registrano due casi di “omicidi di prossimità”, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate. Sono dati allarmanti quelli relativi agli omicidi delle donne nel nostro Paese, nonostante la Legge 119 dell’ottobre 2013 contro “la violenza di genere”, votata dal Parlamento italiano in adesione alle “prescrizioni” della Convenzione di Istanbul del 2011 sulla “prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”.  Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità occorre riconoscerla, occorre combattere il silenzio. La prevenzione cioè quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene il femminicidio. Ma in Italia manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza sulle donne. Sembra prevalere una cultura della rimozione e della negazione. E adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a tacitare  la propria coscienza e  a solidificare il muro di omertà! E il silenzio è il migliore alleato dei  predatori di sogni. Questo inquietante fenomeno sociale matura infatti  lentamente  nel silenzio più assordante, con la debolezza di chi subisce e con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alla vittima ogni dignità, derubandola di diritti e  desideri.  Svaniscono miseramente  nella paura le illusioni,  i colori di una vita in rosa, muore nella violenza ogni sogno d’amore. Una vita spezzata! Una vita segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima! Dalle violenze domestiche allo stalking, dall’insulto verbale alla pubblicazione in rete di immagini intime, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza, la libertà di scelta e, in extremis, il diritto alla vita.  Non basta dunque una legge ad affermare il diritto ad essere amate e rispettate, occorre una “risposta sociale” alla rabbia distruttiva dei “perdenti”, occorre una “rivoluzione culturale” in termini di prevenzione, punizione del colpevole, protezione della vittima, per sconfiggere ogni visione patriarcale della donna e quindi la posizione di dominanza e di potere di chi confonde l’amore con il possesso! E’ fondamentale aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza  per  creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. L’amore si nutre di rispetto, dialogo, coraggio: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze! E gettiamo nel cestino della cattiva cronaca giudiziaria gli sconti di pena per “tempesta emotiva”. La mimosa non diventi un...

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