Posts made in Luglio 11th, 2019

PAESE  IMPOVERITO,  LA FOTOGRAFIA  DEL  FISCO

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PAESE  IMPOVERITO,  LA FOTOGRAFIA  DEL  FISCO

Scadenze fiscali alle porte, redditi da dichiarare, imposte da versare. Ma quale Italia si è presentata al Fisco nel 2018? Dal Dipartimento delle Finanze del Mef è arrivata una fotografia in bianco e nero di redditi e ricchezza degli italiani. Un Paese impoverito, con un dato allarmante: 13 milioni di contribuenti non pagano l’Irpef perché il reddito imponibile risulta sotto la soglia di esenzione. Il reddito complessivo è in calo di oltre 5 miliardi di euro (-0,6%). Una diminuzione dell’1,3% dell’imponibile Irpef causata dalla criticità economica di alcuni settori produttivi e dai bassi livelli pensionistici: il 70 % delle pensioni (12,6 milioni di assegni Inps) non supera le mille euro mensili! Solo il 5,3% dei contribuenti ha dichiarato più di 50 mila euro, versando il 39,2% dell’Irpef totale. Da 100 mila a 200 mila euro di reddito ci sono quasi 428 mila soggetti (l’1,4% della platea complessiva) che versano il 13% di tutta l’Irpef. Oltre i 300 mila euro di reddito si collocano poco più di 38 mila “paperoni” che versano il 6% dell’imposta personale. Sono stati 41,2 milioni i contribuenti che hanno presentato nel 2018 la dichiarazione dei redditi con un incremento dello 0,83% rispetto agli anni scorsi. Fortemente diversificato il reddito medio dichiarato per singola categoria: il più elevato è quello dei lavoratori autonomi che è pari a 43.510 euro (con un incremento del 4,2% rispetto al 2016), seguito da quello degli imprenditori individuali che ammonta a 22.110 euro (con un incremento reale del 3,8% rispetto al 2016). Lavoratori dipendenti e pensionati si attestano rispettivamente a 20.650 euro (-0,6%) e a 17.430 euro (+1,5%). Il reddito medio da partecipazione in società di persone e assimilate risulta pari a 18.380 euro. Significativo il dato che emerge dalle “tax expenditures”: le deduzioni (abitazione principale e oneri deducibili) valgono circa 35,5 miliardi di euro; le detrazioni ammontano a 70 miliardi di euro (in crescita le spese per recupero edilizio e mobili). Un totale di 105,5 miliardi di euro. Su base geografica, il reddito medio più alto risulta  in Lombardia (24.720 euro), seguita da Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Il più basso è in Basilicata, Molise e Calabria (14.120 euro). Il reddito complessivo dichiarato per l’anno 2018 dai contribuenti italiani è stato di circa 838 miliardi di euro per un valore medio di 20.670 euro. A fronte di un’imposta netta totale dichiarata pari a 157,5 miliardi di euro, particolarmente interessante il dato statistico sull’imposta media: è stata pari a 5.140 euro e ha riguardato il 75% dei contribuenti (30,7 milioni di soggetti). Rispetto a dieci anni fa il reddito medio reale risulta in flessione del 3%!  Una mole notevole di numeri per situazioni reddituali diverse generate da un macchinoso sistema tributario che attende l’intervento del Legislatore per una semplificazione amministrativa. Una chimera! L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 13/E dello scorso 31 maggio, ha diramato la “Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche per l’anno d’imposta 2018”: 385 pagine! Siamo alla follia! Contribuente: cittadino o suddito? Al di là delle analisi statistiche è arrivato il momento di rendersi conto che, con un’economia in stagnazione, il re è nudo! A bando promesse e proclami, si metta finalmente mano a una seria (e sostenibile!) riforma tributaria che possa trainare la ripresa economica nel segno della certezza, della semplificazione e della equità della tassazione. Il resto è misero teatrino di...

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 CONVENTION INTERNAZIONALE LIONS A MILANO, IL FUTURO DEL LIONISMO  

Posted by on Lug 11, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su  CONVENTION INTERNAZIONALE LIONS A MILANO, IL FUTURO DEL LIONISMO  

 CONVENTION INTERNAZIONALE LIONS A MILANO, IL FUTURO DEL LIONISMO  

Milano capitale mondiale del lionismo. Dal 5 al 9 luglio, all’ombra della Madonnina, sotto il segno del “leone”, si terrà la Convention internazionale 2019 del Lions Clubs International, l’Associazione di servizio fondata nel 1917 a Chicago dall’assicuratore texano Melvin Jones. E’ la prima in Italia, a Milano, città dove nel 1951 approdò da Lugano il messaggio lionistico con la nascita del primo Lions Club italiano. L’Associazione dei Lions (Liberty, intelligence our Nation’s safety), che ha come motto “We serve”, è riconosciuta dall’ONU che ogni anno dedica al lionismo  il Lions Day.  Presente in 212 Paesi, in tutte le aree geografiche del mondo, con circa 1.450.000 soci, uomini e donne, LCI opera perseguendo una mission di rilevante spessore sociale: “servire la comunità, rispondere ai bisogni umanitari, promuovere la pace e favorire la comprensione internazionale”. E’ampia l’azione dei Lions: servizio ai non vedenti, prevenzione e cura della sordità, povertà e fame nel mondo, scolarizzazione, ambiente, problematiche sociali, malattie infantili. In Provincia di Varese il lionismo è attivo in oltre trenta club con più di mille soci, una presenza nel sociale apprezzata dal Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana nel suo saluto augurale.    Per la Convention milanese è previsto l’arrivo di delegazioni provenienti da oltre 130 Paesi che sabato 6 luglio daranno vita alla variopinta “parata delle Nazioni”, dai bastioni di Porta Venezia a Piazza Duomo. Parteciperanno oltre 10 mila lions, molti dei quali in abiti tradizionali, in compagnia della mascotte della Convention, Leonardo, in omaggio al genio italiano del Rinascimento Leonardo da Vinci, a 500 anni dalla sua morte. Sbandieratori, carri allegorici, maschere regionali, bande musicali: un cocktail di allegria e amicizia per regalare emozioni. Una festosa invasione di etnie diverse in una città che si colorerà con 600 banner, ognuno dei quali racconterà l’attività lionistica.  E nel segno del Rinascimento , il tema della 102a Convention Lions che si terrà presso il Centro congressi MiCo di Fieramilanocity, con l’intervento di Tony Blair, sarà “La rinascita del service”. Un significativo invito ai Lions  a riannodare il filo del messaggio di Melvin Jones, a rilanciare i principi fondanti del lionismo, il suo spirito di servizio, scevro da manierismi di facciata in una mutata realtà sociale. Superare il lionismo senza anima che nel Multidistretto 108 Italy (1345 club ripartiti in 17 Distretti, con circa 40 mila iscritti) ha causato  una notevole fuga di soci. Nei lunghi anni di impegno lionistico ho più volte denunciato, in qualità di Vice Direttore della rivista nazionale Lion, la sagra della vanità, la deriva etico-morale di un certo lionismo nostrano testimoniato con narcisismo ed egocentrismo. Un lionismo censurato dal Past Presidente Internazionale Pino Grimaldi, unico italiano finora alla guida dell’Associazione nel 1994. In presenza del crescente disinteresse del mercato a occuparsi di sociale e della riduzione di risorse pubbliche, il lionismo, punta di diamante nel variegato mondo dell’associazionismo e del volontariato,  dovrà rappresentare l’architrave di un nuovo sistema di relazioni sociali. Un lionismo di proposta sociale in grado di intercettare i bisogni della gente, essere  interlocutore privilegiato dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale. I lions diventino opinion leader, se non degli “opinion maker”, dei suscitatori di bisogni che la classe politica dovrebbe poi soddisfare. Nessuna supplenza istituzionale, ma nemmeno inerzia o latitanza di fronte ai bisogni della comunità. Divenire cioè forza attiva di cambiamento sociale, mettendo al bando il penos0 protagonismo di chi si ostina a considerare l’Associazione una passerella per affermare una (dubbia) identità sociale. Un appello agli Uomini giusti, agli Uomini illuminati dell’Associazione per scrivere, con rinnovato entusiasmo, un futuro degno del passato. Parta da Milano il Rinascimento del lionismo del Terzo Millennio per l’affermazione...

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SOTTO IL CIELO D’EUROPA IL RISIKO DELLE NOMINE COMUNITARIE   

Posted by on Lug 11, 2019 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su SOTTO IL CIELO D’EUROPA IL RISIKO DELLE NOMINE COMUNITARIE   

SOTTO IL CIELO D’EUROPA IL RISIKO DELLE NOMINE COMUNITARIE   

A poco più di un mese dalle elezioni europee del 26 maggio, i 28 capi di Stato e di Governo dell’Ue hanno disegnato a Bruxelles i vertici della nuova Europa: la presidenza della Commissione europea alla democristiana tedesca Ursula von der Leyen e la presidenza della Banca centrale europea alla francese Christine Lagard. Due donne alla guida delle due più importanti istituzioni comunitarie, in un ideale intreccio politico-economico. Ma quanto è accaduto nelle estenuanti trattative in seno al Consiglio europeo ha sollevato dubbi e perplessità per il metodo seguito. Si trattava di comporre un puzzle complicato nel rispetto del risultato elettorale, ma l’ingerenza dei governi nazionali ha di fatto cestinato, dopo appena una legislatura, il “sistema degli spitzenKandidaten” (candidati di punta), utilizzato per la prima volta nel 2014 per nominare Jean-Claude Junker presidente della Commissione europea. In base a tale meccanismo, la presidenza dell’esecutivo comunitario viene assegnata al candidato principale del partito politico europeo che ha ottenuto il maggior numero di seggi al Parlamento Ue. Obiettivo del sistema, frutto di un accordo fra Consiglio, Parlamento e gruppi politici, è quello di rafforzare la legittimità democratica dell’esecutivo comunitario. In tale ottica, il Ppe aveva incoronato lo scorso novembre a Helsinki come suo candidato di punta per guidare la prossima Commissione Ue Manfred Weber, 46 anni, deputato bavarese della Csu, convinto europeista (“riportare l’Europa alle persone”). Sul fronte socialista, l’olandese Franz Timmermans (“equità e lavoro”), classe 1961, primo vice presidente di Junker, è stato ufficialmente investito della candidatura dal Congresso del Pse, a Lisbona nei mesi scorsi.    Accordi e patti della vigilia clamorosamente smentiti dai fatti. Il Consiglio europeo, anche per il veto incrociato dei Paesi di Visegrad assecondati dai sovranisti di casa nostra sulla figura di Timmermans, ha rimescolato le carte trovando un’intesa, ispirata dal presidente francese Macron, per chiudere un negoziato che rischiava di avvitarsi su se stesso. Per il Parlamento europeo è una sconfitta che conferma il peso preponderante dei governi nelle decisioni europee. Ha prevalso ancora una volta la linea franco-tedesca per una discutibile distribuzione politica e geografica degli incarichi, tutti collocati nella parte occidentale dell’Ue, compreso quello del liberale belga Charles Michel, neo presidente del Consiglio europeo, e dello spagnolo Josep Borrel, nel ruolo di Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza. Ma la partita non è ancora chiusa. Martedi 16 luglio il Parlamento europeo dovrà votare sulla scelta di Ursula von der Layen alla presidenza della Commissione, ed esprimere il gradimento o meno dei candidati Commissari. Non ci sarà quindi da stupirsi se i parlamentari di Strasburgo, nel rivendicare la loro autonomia istituzionale, presenteranno il conto per la rottura del patto. Eloquente la dichiarazione del presidente uscente del Consiglio europeo Tusk: “l’esito del voto parlamentare  è un enorme punto interrogativo, una vera incognita”. L’accordo raggiunto a Bruxelles dai Ventotto difficilmente verrà accettato dai principali partiti, in primis i socialisti. E malumore serpeggia anche fra i verdi e parte degli stessi popolari, “tristi per una decisione poco trasparente, per niente rispettosa dello “Spitzenkandidat” e del voto degli elettori. La presidenza del Parlamento europeo affidata al socialista italiano Davide Sassoli non basterà certo a far rientrare le critiche dell’Assemblea di Strasburgo tenuta ai margini del “pacchetto” confezionato dall’asse Berlino-Parigi. Un inizio tutto in salita per la nuova Europa alla ricerca di una legittimazione democratica della sua leadership.       ...

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