Posts made in Agosto, 2019

CRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI    

Posted by on Ago 29, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI    

CRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI    

Notte di San Lorenzo … in anticipo nel firmamento politico italiano: è caduta una stella, quella gialloverde del governo del cambiamento, il governo delle promesse della strana coppia Di Maio-Salvini affidate a un illusorio contratto di governo consegnato al premier Conte, novello “avvocato degli italiani”. E’ finita una stagione politica segnata da polemiche, contraddizioni e veti incrociati sullo sfondo di un crescente isolamento dell’Italia in Europa nel nome di un populismo farcito di retorica, demagogia ed empatia comunicativa. Annunci e dichiarazioni di facciata, selfie a go go, occupazione mediatica per nascondere ”l’insostenibile leggerezza dell’essere”, i limiti di un rapporto politico privo di “convergenze parallele”. Tutto questo con una  finanza pubblica  precaria e un’economia del Paese sull’orlo della recessione. L’illusione è ora finita, la “gioiosa macchina da guerra” a guida populista, che doveva operare almeno una legislatura per cambiare il Paese, è andata a sbattere dopo poco più di un anno contro il muro degli interessi partitici di un suo macchinista.  In una calda notte di agosto, la meteora gialloverde si è dissolta con una manovra spericolata, assolutamente inaspettata, condotta con delirante senso di onnipotenza dal leader della Lega “per capitalizzare il consenso elettorale del voto europeo”. Una road map di rottura che piazza la crisi di governo nel momento peggiore per gli interessi del Paese, non ultimi quelli legati alla nomina del nostro Commissario europeo per un posto di prestigio a Bruxelles. Con una maggioranza a pezzi, la forza negoziale italiana per strappare un incarico di peso (concorrenza) appare del tutto azzerata. Per i tempi scelti, una crisi al buio, ad alto rischio per i conti pubblici che aggrava il difficile cammino della prossima sessione di bilancio, con i tanti vincoli di spesa da rispettare. E un primo segnale poco rassicurante è già arrivato dai mercati nell’ultimo weekend: lo spread Btp-Bund si è impennato oltre 240 punti, Piazza Affari ha chiuso a -2,48% , bruciando 15 miliardi di euro di capitalizzazione, soprattutto nel comparto bancario. Nubi minacciose si addensano ora sul futuro politico ed economico del Belpaese. La manovra di bilancio detta i tempi della crisi politica e condiziona le vicende parlamentari. Riposti in agenda i recenti annunci alle parti sociali, dalla flat tax al salario minimo, al taglio del cuneo fiscale, accantonato ogni contrastato disegno di autonomia regionale differenziata, sul tappeto resta il nodo dell’Iva con gli aumenti delle aliquote già decisi in passato per legge: la ridotta dal 10 al 13%, l’ordinaria dal 22 al 25,2%, per poi salire ancora al 26,5% nel 2021. Un costo medio annuo per famiglia, stimato dal Sole24ORE, pari a 541 euro, con effetti a cascata sui consumi e sulla crescita economica (produzione, occupazione). La Legge di bilancio 2020 parte da un fabbisogno accertato di oltre 27 miliardi di euro, di cui 23,1 per sterilizzare gli aumenti dell’Iva e 4 per spese indifferibili collegate a missioni militari di pace all’estero. Una copertura fondi per la quale servono scelte politiche forti e condivise. Tempi strettissimi. La manovra economica, elaborata da un esecutivo in carica per il disbrigo degli affari correnti o da un governo istituzionale incaricato di portare il Paese al voto, dovrà arrivare in aula entro il 20 ottobre, preceduta dall’invio del dossier a Bruxelles. Una manovra anticipata per blindare i conti pubblici prima delle turbolenze elettorali e “tacitare” mercati finanziari e  Commissione europea, ma soprattutto per scongiurare l’esercizio provvisorio che vincolerebbe l’esecutivo a gestire la sola amministrazione ordinaria, con le conseguenti misure: aumento dell’Iva, margini di spesa ridotti (a rischio gli investimenti, il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione). Sarebbe un colpo fatale per l’incerto quadro di finanza pubblica e sugli...

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LA LEZIONE DI DE GASPERI. DEDICATA AI POLITICI DI OGGI.          

Posted by on Ago 29, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su LA LEZIONE DI DE GASPERI. DEDICATA AI POLITICI DI OGGI.          

LA LEZIONE DI DE GASPERI. DEDICATA AI POLITICI DI OGGI.          

La rissa politica, fra accuse e invettive, registrata nel corso dell’apertura della crisi di governo a Palazzo Madama  ha reso ancor più significativo lo spessore storico-politico di un grande statista del passato, in occasione del 65° della sua scomparsa: Alcide De Gasperi, morto il 19 agosto 1954 a Sella Valsugana, a 73 anni.  Con il francese Robert Schuman e il tedesco Konrad Adenauer, De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Europa, « un europeo prestato all’Italia», ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ». La lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un  europeismo  illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo i lutti e le distruzioni della guerra. L’integrazione comunitaria trovò nello statista trentino, nella sua lungimiranza storica, uno strenuo paladino. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un  processo di unificazione politica. Un monito severo per i distratti uomini politici europei.                    Comincia alla Conferenza di Pace di Parigi del 1946 la straordinaria avventura politica di De Gasperi al servizio del Paese. Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Particolarmente proficua l’intesa governativa con Luigi Einaudi  per l’attuazione di  quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall  e le restituì prestigio a livello  internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare. Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica, trasformando il nostro Paese in soggetto attivo, su un piano di  perfetta uguaglianza con gli altri partner nel processo  di costruzione della nuova Europa.             La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unificazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED) il cui Trattato istitutivo non venne però ratificato, nell’aprile 1954, dall’Assemblea Nazionale francese. Per De Gasperi, nei suoi ultimi giorni di vita, fu la fine di un sogno. La storia di questi ultimi anni gli ha dato ampiamente ragione. Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere, non fece mai del nepotismo o del clientelismo. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di  curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità.  La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale peraltro come cattolico era cresciuto,  convinto assertore della  divisione dei ruoli fra l’Uomo di  Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla...

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IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

Posted by on Ago 6, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

“Pagelle fiscali” in arrivo per oltre 3,5 milioni di contribuenti. I redditi 2018 di esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, in fase dichiarativa, sono sotto esame Isa (Indici sintetici di affidabilità), il nuovo strumento di “compliance” finalizzato a favorire, in un rinnovato rapporto di collaborazione fisco-contribuente, l’emersione spontanea di base imponibile e il conseguente assolvimento degli obblighi tributari. 152 versioni Isa, per 157 attività economiche, con l’obiettivo di “semplificare e ottimizzare il sistema fiscale”, secondo gli auspici di Antonino Maggiore, direttore dell’Agenzia delle Entrate.    Dalla finalità di “rendere più efficace l’azione accertatrice”, tipica dei vecchi studi di settore, andati in archivio dopo 26 anni, si è passati con i nuovi indicatori a incentivare comportamenti fiscali corretti. Introdotti con il D.L. 50/2017, gli Isa rappresentano la sintesi di indicatori elementari (di affidabilità e di anomalia) volti a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale. Il contribuente, con alcune eccezioni di legge, attraverso l’applicazione dello specifico software, può verificare il proprio grado di affidabilità fiscale in base al posizionamento su una scala di valori da 1 a 10 (massima affidabilità). Ai soggetti “virtuosi”, quelli cioè “affidabili”, sarà riconosciuto un regime premiale: esonero del visto di conformità per la compensazione dei crediti, esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, riduzione dei termini di prescrizione, rimborsi d’imposte più rapidi. Per accedere ai vantaggi fiscali il contribuente ha la possibilità di migliorare il punteggio di affidabilità, correggendo eventuali errori commessi nella compilazione del modello Isa, oppure indicando in dichiarazione ulteriori componenti positivi di reddito che non risultano dalle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte. Per contribuenti e professionisti un’estate calda anche sul fronte fiscale. Una  lunga maratona segnata da un corto circuito sul piano operativo generato dal ritardo delle Entrate sul software, nonché dalle criticità riscontrate sul recupero dei dati storici (un range di otto anni) e soprattutto dall’incognita legata alle risultanze degli indici. Non è chiaro da dove scaturisca il voto finale che il software attribuisce. Dopo i primi test del nuovo sistema è crescente il disagio degli operatori: il passaggio dagli studi di settore agli Isa può riservare un salto nel buio, i “voti” in pagella possono essere ribaltati. Almeno il 40% dei contribuenti potrebbe non raggiungere la soglia della sufficienza ed essere quindi esposto a un’azione di monitoraggio del Fisco per rischio di evasione. L’ombra lunga degli studi di settore, sotto mentite spoglie, si percepisce minacciosa. Resta più di una perplessità. Tutto molto approssimativo per decisioni importanti da prendere circa il reddito da dichiarare e le imposte da pagare. E a nulla è servita la proroga delle scadenze delle imposte al 30 settembre, solitamente previste per il 30 giugno. Incertezze operative legittimate dal perentorio intervento del viceministro dell’economia Massimo Garavaglia che, durante un recente convegno del Sole 24Ore, ha spietatamente etichettato gli Isa come “uno strumento inutile che verrà presto abrogato perché ormai superato dalla fatturazione elettronica e dall’invio telematico dei corrispettivi”. Dal tormentone estivo allo psicodramma. Rebus o il solito zibaldone all’italiana?...

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FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

Posted by on Ago 1, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

Conti pubblici promossi a Bruxelles. E’stato “allontanato” il rischio della procedura d’infrazione per debito eccessivo con pesanti conseguenze per le nostre finanze: congelamento dei fondi strutturali (finanziamenti europei di 73 mld di euro), fine dei prestiti della Bce (“quantitative easing”), maxi sanzione (3,6 mld di euro). Si lavora ora alla manovra d’autunno per la Legge di bilancio 2020, partendo da un fabbisogno di 35-40 mld di euro, di cui 23,1 per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Il dibattito politico si concentra sulla riforma dell’Irpef con una ipotesi di flat tax, tassa piatta al 15%, modulando l’intervento nell’ambito di un piano triennale. Una flat tax applicata inizialmente per i single monoreddito fino a 30mila euro e per i nuclei familiari con redditi fino a 55mila euro, estensibili a 65mila euro per le famiglie con due o più redditi.  Si tratta di una vasta platea di contribuenti attualmente tassati con un’aliquota media del 24,9% e quella marginale del 38%. Negli ultimi giorni ha preso quota una versione ridotta della flat tax applicata al “reddito incrementale”, cioè alla eccedenza di reddito rispetto all’anno precedente, senza alcuna limite di imponibile. Il lavoro è ancora lungo. “Sono allo studio disegni alternativi o riduzione delle aliquote in vario modo”, secondo fonti ministeriali. Il rebus continua. Sul piano politico la posta in palio è alta. La flat tax è uno dei provvedimenti bandiera del Governo gialloverde. Uno di quelli su cui, la Lega in particolare, si gioca la sua credibilità. In deroga al principio costituzionale di progressività del sistema tributario, il progetto del Carroccio, illustrato da Salvini nel recente incontro al Viminale con le parti sociali, prevede un’Irpef con aliquota unica, indipendente dal livello del reddito. Una riduzione del prelievo fiscale quale misura per scoraggiare l’evasione e favorire un maggior gettito tributario. I vantaggi della tassa piatta non si limiterebbero a una minore pressione tributaria, ma riguarderebbero una più complessa semplificazione del sistema, grazie anche alla revisione delle tax expenditures, il taglio di bonus e detrazioni fiscali (ristrutturazioni, spese mediche, scolastiche, interessi prima casa, familiari a carico) che saranno compensate con una deduzione forfettaria di 3000 euro rapportata al “quoziente familiare”, cioè al numero dei componenti della famiglia. Armonizzare la flat tax con l’attuale regime delle tax expenditures sarà essenziale se si vuole garantire al contribuente un reale risparmio d’imposta e rispettare il criterio della progressività dell’imposizione fiscale. Ma l’ostacolo alla riduzione dell’Irpef è costituito dal suo impatto sui conti pubblici, un costo stimato fra i 12 e i 13 mld di euro. Un test politico-economico fortemente divisivo all’interno della maggioranza. Secondo il Ministro dell’Economia Tria “la strada da percorrere per la flat tax è più tasse sui consumi”, aumentare cioè l’Iva, in linea con le raccomandazioni dell’Ue e dell’Ocse, ma non con quelle ufficiali del Governo. “Credo l’imposizione fiscale vada riequilibrata, ha dichiarato Tria, riducendo la fiscalità diretta con un incremento di quella indiretta.” Un preciso indirizzo di politica economica. Un teorema però tutto da verificare in termini di crescita economica e di maggiori entrate, se si considera l’incidenza dell’aumento dell’Iva sui consumi e sulla produzione. Una strada in salita quella della flat tax sulla quale è intervenuta la Cgil che ha evidenziato le criticità del disegno di riforma con riferimento alla sua equità sociale: “nessuna semplificazione, ma l’introduzione di un ulteriore sistema impositivo che penalizza i meno abbienti”. Di copertura di bilancio ha invece parlato la Corte dei Conti: “l’operazione flat tax deve essere realizzata attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro per evitare gravi rischi per i conti pubblici con un debito il cui costo finanziario finirà per colpire le generazioni future”. Via libera...

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