LA SFIDA POLITICA DEL NUOVO GOVERNO
Cambio di casacca per il governo, dopo il rovinoso boomerang leghista: da gialloverde a giallorosso. Il voto di fiducia delle Camere, in programma lunedi a Montecitorio e martedi a Palazzo Madama, salva la diciottesima legislatura e, al di là dei cromatismi politici e delle bizzarie di potere, ripropone una importante sfida: rilanciare il Paese, la sua economia, la sua affidabilità finanziaria, la sua credibilità europea. Una sfida da vincere nel segno della “discontinuità” rispetto alle promesse e ai proclami, rispetto a illusori contratti di governo, rispetto alla vergognosa sagra dell’effimero. E’ tempo della concretezza d’azione, della certezza dei risultati, delle risposte ai tanti problemi sul tappeto: lavoro, fisco, sanità, insicurezza economica e sociale. E’ l’unica opzione per recuperare il rapporto fiduciario con la gente intercettando il crescente disagio sociale e per legittimare la democrazia rappresentativa azzerando il timore che l’esecutivo dei “non eletti” venga percepito come lontano dal popolo. Dopo le velenose polemiche e gli “strappi istituzionali” dell’ultimo anno, inizia una nuova stagione politica all’insegna di una comprensibile euforia: i grillini per aver evitato un test elettorale che li avrebbe dimezzati, il PD per aver rovesciato rapporti di forza che sembravano inattaccabili e che minacciavano il lungo esilio della sinistra lontana dalla stanza dei bottoni. Superato l’ottimismo iniziale, archiviate le foto di gruppo con sorrisi e strette di mano, ora è realpolitik per affrontare questioni vecchie e nuove con un profilo di governo di maggiore peso politico. Spetterà al premier Giuseppe Conte, “avvocato del popolo” e “mediatore inter partes” nella precedente esperienza a Palazzo Chigi, svolgere con pienezza di poteri il gravoso incarico di Presidente del Consiglio, senza veti incrociati e condizionamenti di parte, nel rispetto del suo ruolo di garante istituzionale della “unità di indirizzo politico e amministrativo”. Un passaggio delicato per il futuro di una coalizione governativa nata in soli quindici giorni cancellando in fretta, per necessità partitiche, invettive e accuse reciproche. Un’alleanza politica tutta da verificare sul piano della coesione e delle scelte programmatiche, in presenza di un minor consenso popolare. Il Conte bis deve saper interpretare l’inquietante vuoto politico che è alla base del vento antisistema che soffia impetuoso nel Paese e che alimenta le fughe sovraniste e la demagogia populista. Per la tenuta civile di un Paese, come ha scritto Galli della Loggia, serve la politica, non quella urlata ma quella al servizio della gente, perché è “solo nella politica che una società democratica trova la sua prima e più ovvia auto-rappresentazione”. E’ questa la risposta da dare a chi sostiene che il nuovo governo “benedetto dall’Unione europea” corre il rischio di alimentare l’idea che i difensori delle istituzioni liberali, le “elite di ottimati”, non tengano abbastanza in considerazione la volontà popolare. In questa ottica l’Italia, dopo essere stata la culla del populismo gialloverde, può diventare l’avamposto europeo contro i sovranismi, un laboratorio della politica europea da esportare nell’Unione per l’affermazione dei principi fondanti dell’europeismo: solidarietà, sviluppo, sussidiarietà. Risolvere cioè in chiave europea i problemi nazionali: crescita economica, immigrazione, sovranità. E’ questa la vera sfida politica che attende il governo giallorosso in un ritrovato spirito di collaborazione con le istituzioni comunitarie per valorizzare l’interdipendenza delle politiche economiche e sociali e per restituire all’Italia, alla vigilia dell’insediamento a Bruxelles della nuova Commissione europea, la centralità storico-politica del suo ruolo. Non sono ammessi compromessi al...
Read MoreGUERRA AI CONTANTI, AL VIA CONTROLLI E SANZIONI
Contanti addio. Al via i controlli della Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia sulle movimentazioni finanziarie sospette. Banche, uffici postali e intermediari finanziari devono comunicare tutte le operazioni dei correntisti in entrata e in uscita pari o superiori a 10mila euro in contante. La prima “comunicazione oggettiva” del 16 settembre riguarda i mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto. A seguire, la comunicazione avrà cadenza mensile. A essere monitorate anche le operazioni di spostamento di danaro uguale o superiore al limite di 1000 euro qualora complessivamente venga superato il tetto dei 10mila euro per singolo correntista, a prescindere dal numero dei conti correnti a lui intestati. E’ una misura volta a ridurre il rischio di riciclaggio e di attività illecite, ma soprattutto a fare emergere l’economia sommersa (pari al 12,4% del Pil) con relativa evasione fiscale e perdita di gettito tributario (circa 107 miliardi di euro). Contrastare quindi l’utilizzo del contante ancora ampiamente diffuso in Italia, dove oltre l’80% dei pagamenti viene fatto usando banconote e monete. Secondo un recente studio dell’Uif, è al Sud che si registra una minore propensione ai pagamenti elettronici, ma è al Nord, in generale in Lombardia e in Veneto, che i contanti vengono utilizzati prevalentemente in transazioni sospette, per le maggiori risorse disponibili sul territorio. Nelle comunicazioni che vengono inviate all’Ufficio di informazione finanziaria sono incluse la data dell’operazione, l’importo, la causale, la filiale della banca o dell’ufficio postale, i dati identificativi del cliente. Ciò consente all’organo di vigilanza della Banca d’Italia di avere uno storico completo e aggiornato dei movimenti in contanti per decidere se archiviare la segnalazione oppure attivare un’indagine amministrativa più approfondita. Le comunicazioni non sono controlli fiscali né di polizia, ma servono infatti a “raffinare” le informazioni su operazioni sospette. Un faro acceso su transazioni di dubbia attendibilità. Solo in presenza di “anomalie” tra movimenti bancari risultanti dalla Superanagrafe dei conti e redditi dichiarati presenti nell’Anagrafe tributaria suonerà il campanello d’allarme con l’azione di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. E’ il cosiddetto “evasometro”, uno strumento di controllo non del tutto nuovo, introdotto nel 2012 dall’allora governo Monti, originariamente definito “risparmiometro”, ma solo adesso, dopo sette anni di “incubazione”, diventato operativo e regolarmente utilizzato dall’Amministrazione Finanziaria, con l’intento ben preciso di scovare gli evasori fiscali. Al momento, resta invariato il limite dei 3mila euro a partire dal quale non si possono effettuare transazioni tra privati in contante, ma bisogna ricorrere a strumenti tracciabili. La prossima Legge di bilancio prevede però interventi fortemente riduttivi nell’uso del cash: obbligo di accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito, ritorno al limite di 1000 euro per i pagamenti, potenziamento del fisco digitale. E nell’ottica di limitare l’uso di denaro contante, è di questi giorni la proposta shock di Confindustria di tassare i prelievi mensili di contante al bancomat di importo superiore a 1.500 euro applicando una commissione del 2%. Entra nel vivo la guerra ai contanti. Uomo avvisato, metà salvato. ...
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