VIOLENZA CONTRO LE DONNE, BASTA CON LE PAROLE
Da Nord a Sud celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ricorrenza istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel ricordo delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica dominicana, brutalmente assassinate il 25 novembre 1960. Una giornata di mobilitazione per denunciare diritti negati e discriminazioni subite, ma soprattutto per dire basta alla violenza! Violenza sulle donne, una strage senza fine, una drammatica emergenza sociale. Ogni quarto d’ora c’è una donna che subisce violenza o maltrattamenti nel mondo, mediamente una donna su tre dai 15 anni in su. Gelosia, incapacità di gestire la rottura di un rapporto, un morboso sentimento di possesso sono i motivi che scatenano l’impeto di una mano omicida, di una mente malata. In Italia, dall’inizio dell’anno sono stati registrati 96 femminicidi, “un’agghiacciante e inaccettabile mattanza di genere”, nelle parole del presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Ogni tre giorni si registrano almeno due casi di “omicidi di prossimità”, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate. Sono dati allarmanti, nonostante la Legge 119 dell’ottobre 2013 contro “la violenza di genere”, votata dal Parlamento italiano in adesione alle “prescrizioni” della Convenzione di Istanbul del 2011 sulla “prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”. Per combattere la violenza, per farla uscire dalla “normalità” occorre riconoscerla. La prevenzione cioè quale strumento per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene il femminicidio. Ma in Italia manca una cultura della prevenzione. Sembra prevalere una cultura della rimozione e della negazione. E adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a tacitare la propria coscienza e a solidificare il muro di omertà! E il silenzio è il migliore alleato dei predatori di sogni. Questo inquietante fenomeno sociale matura infatti lentamente nel silenzio più assordante, con la debolezza di chi subisce e con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alla vittima ogni dignità, derubandola di diritti e desideri. Svaniscono nella paura le illusioni, i colori di una vita in rosa, muore nella violenza ogni sogno d’amore. Una vita spezzata da mani criminali in nome di un amore malato. Un omicidio dell’anima! Dalle violenze domestiche allo stalking, alla pubblicazione in rete di immagini intime, la vita della donna è costellata di violazioni della propria sfera personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne l’indipendenza, la libertà di scelta e, in extremis, il diritto alla vita. Non basta dunque una legge ad affermare il diritto ad essere amate e rispettate, occorre una “risposta sociale” alla rabbia distruttiva dei “perdenti”, occorre una “rivoluzione culturale” in termini di formazione, prevenzione, punizione del colpevole, protezione della vittima, per sconfiggere la posizione di dominanza e di potere di chi confonde l’amore con il possesso! Il Presidente Mattarella, nel sottolineare la gravità del fenomeno, ha parlato di “emergenza pubblica per superare la quale molto resta da fare.” Un forte appello contro gli “atti di deliberata discriminazione”. E’fondamentale aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza per creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. L’amore, quello vero, si nutre di rispetto, dialogo, coraggio: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze! E gettiamo nel cestino della cattiva cronaca giudiziaria gli sconti di pena per “tempesta emotiva”. Basta con le...
Read MoreQUALE EUROPA PER IL FUTURO?
In attesa del problematico insediamento a Bruxelles della Commissione di Ursula von der Leyen, slittato al prossimo 1° dicembre, l’Ue prova a uscire dalla impasse in cui è finita per le molteplici sfide esterne generate dal contesto internazionale (dazi americani, ingerenza russa, pressioni cinesi, flussi migratori, Brexit) e per le tensioni interne legate alla conflittualità nel Consiglio europeo fra governi “sovranisti” e governi “unionisti”. Una situazione di grande criticità, un quadro politico incerto nel quale si colloca la proposta del Presidente francese Emmanuel Macron di una “Conferenza sul futuro dell’Europa” da convocarsi entro la fine dell’anno, illustrata nella “Lettera ai cittadini europei” del 4 marzo scorso. L’obiettivo è la “rifondazione del sistema comunitario in linea con le aspettative di partecipazione dei cittadini al cambiamento delle istituzioni per un consenso condiviso sul progetto europeo”. La Conferenza sarà l’occasione per affrontare alcuni dei problemi sul tappeto: governance, ripartizione delle competenze fra i livelli nazionali ed europeo, autonomia fiscale dell’Uem nell’ambito di un bilancio federale, piano di sviluppo sostenibile, mercato del lavoro europeo (contro il dunping salariale), ruolo dell’Ue nel mondo globalizzato. Uno spazio pubblico da riservare all’incontro fra democrazia rappresentativa (sistemi parlamentari) e democrazia partecipativa (società civile) per un dialogo finalizzato al rafforzamento del processo di formazione di una comune identità europea. La risposta al protagonismo delle sovranità nazionali. Sulla base di una dichiarazione congiunta del “triangolo istituzionale” (Parlamento, Commissione, Consiglio), la Conferenza, senza sostituirsi al ruolo delle istituzioni comunitarie, servirà da stimolo al dibattito sul futuro dell’Europa nella prospettiva di un generale consenso sulle scelte politiche. Un “processo costituente” per sciogliere i nodi delle debolezze dell’Ue attraverso la riforma dei Trattati e cancellare prerogative e regole (diritto di veto) che bloccano l’integrazione dell’Unione. Sarà un passaggio particolarmente delicato per il futuro dell’Europa. Lo rileva con puntuali argomentazioni Luisa Trumellini, Segretaria nazionale del Movimento Federalista Europeo (MFE), nell’ultimo numero della rivista politica “Il Federalista”. “Il primo confronto che dovrà aprirsi all’interno della Conferenza sarà politico-culturale, tra le due visioni diverse del mondo e della politica, e quindi dell’Europa. L’Europeismo del XXI secolo ha una visione molto più politica, e punta a superare la limitata prospettiva europea del XX secolo che si è costruita dopo Maastricht e dopo la riunificazione tedesca.” In discussione, secondo la Trumellini, “il concetto del modello che teorizza una politica, intesa in termini decisionali, confinata all’interno dello Stato nazionale per accompagnare il gioco delle forze della libera competizione economica e commerciale sui mercati globali, pur in un quadro di cooperazione tra partner a livello europeo”. In un mondo globalizzato, in cui arretrano le democrazie e vacillano i mercati liberi sotto la spinta di manovre aggressive, l’Europeismo del XXI secolo rivendica un’Europa che diventi un vero soggetto politico, un’istituzione sovrana capace di fare politica, di decidere e di agire. “In questa visione l’Europa rappresenta il solo livello di governo con il quale sarà possibile per i cittadini europei recuperare il controllo dei processi storici, economici e tecnologici in atto e rilanciare il ruolo della politica, dello Stato e quello dell’identità, propedeutica alla coesione sociale.” Il punto dirimente prioritario da affrontare, secondo il MFE, dovrà essere quello della rifondazione dell’Unione europea su due livelli di integrazione, fondati sulla diversa volontà degli Stati membri di partecipare a una unione politica sovranazionale che emergerà dal dibattito (“Europa a più velocità”). Una Unione coesa attorno a un centro di gravità politico di natura federale che la rafforzi e la stabilizzi nella consapevolezza che l’antidoto alle derive nazionaliste e alle pericolose fughe in avanti è il rilancio dell’integrazione europea, che deve assumere presto uno slancio politico diverso. ualeLa sovranità europea condivisa e l’interdipendenza...
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