Posts made in Gennaio, 2020

BREXIT, ADDIO A ERASMUS?

Posted by on Gen 26, 2020 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su BREXIT, ADDIO A ERASMUS?

BREXIT, ADDIO A ERASMUS?

 “Rien ne va plus”. I giochi sono fatti: a fine mese sarà divorzio fra Regno Unito e Unione europea. Finisce, fra accuse e polemiche, una storia d’amore mai iniziata. La notte del 31 gennaio, una volta completato l’iter di ratifica parlamentare, il Big Ben suonerà a festa allo scoccare della Brexit, per la gioia del bizzarro premier britannico Boris Johnson che, dopo l’addio, intende chiudere entro il 2020 il periodo di transizione. “Salvo totale fallimento del buonsenso”, sul tappeto tanti problemi da risolvere: accordo di partenariato fra UK e Ue, circolazione dei cittadini europei, condizioni di mercato (dazi, dumping), confini irlandesi, controlli doganali, quota di budget Ue di 39 miliardi di sterline da versare a Bruxelles. Non ultima fra le questioni in sospeso c’è Erasmus, lo storico programma comunitario nato nel 1987 che offre la possibilità agli studenti universitari europei di effettuare in un altro Paese dell’Unione un periodo di studio, dai 3 ai 12 mesi, legalmente riconosciuto dalla propria Università. Dalla sua nascita ha coinvolto circa nove milioni di persone e nell’ultimo bilancio pluriennale comunitario, che va dal 2014 al 2020, è stato finanziato con 14,7 miliardi di euro. Ogni anno 400.000 persone tra studenti, insegnanti e altro personale girano per l’Europa grazie a Erasmus, “una svolta per 5 milioni di studenti europei, perché ha migliorato la loro vita personale e professionale, rendendo le università più innovative”. Nei giorni scorsi, mentre il mondo era distratto dagli stucchevoli annunci di Harry e Meghan, a Londra, la Camera dei Comuni ha confermato la volontà del governo britannico di mettere fine a Erasmus. Un voto che, per quanto atteso, ha suscitato reazioni di protesta sui social media da parte di studenti e accademici del Regno di Sua Maestà. “Una decisione miserabile, un furto alle giovani e future generazioni”, secondo il giudizio dello storico inglese Simon Shama. “Solo lo scambio e l’integrazione faranno il cittadino europeo di domani, non certo le chiusure e gli arroccamenti.” Un giorno molto triste, il commento generale, perché “se il progetto europeo in questi anni è cresciuto, se l’Unione, soprattutto tra le giovani generazioni, si è fatta concreta, lo si deve anche a iniziative di integrazioni culturale come l’Erasmus.”          Il Governo britannico, in evidente caduta d’immagine per i furiosi commenti degli utenti online, ha  ridimensionato la notizia, smentendo per ora l’addio a Erasmus, nonostante la secca bocciatura in Parlamento della mozione liberal-democratica a favore della sua regolare prosecuzione dopo Brexit: “l’accordo con l’Ue andrà rinegoziato”. Stando al comunicato ufficiale di Downing Street, il programma continuerà come previsto per il 2020, nessuna conseguenza sugli scambi in corso o su quelli che inizieranno a breve, poi si vedrà. Il timore è che Erasmus possa servire a Boris Johnson come “merce di scambio” nell’accordo commerciale con l’Ue. Sarebbe una rappresentazione squallida della integrazione culturale del Vecchio Continente attraverso i negoziati che dovranno regolamentare i futuri rapporti commerciali fra Uk e Ue. Un futuro ancora tutto da scrivere. Al post Brexit e al destino di Erasmus oltre Manica guardano con attenzione i due Atenei della provincia di Varese, molto attivi nel programma Erasmus. Dal 2000, 1300 studenti dell’Università degli Studi dell’Insubria (Varese e Como) hanno varcato il confine per un periodo di studio all’estero, lasciando il posto a 575 universitari europei. Per l’anno accademico in corso l’Università Insubrica ha offerto ai propri studenti più di 500 posti in quasi 200 Università dell’Ue. E aria europea si respira anche a Castellanza, alla LIUC che nel dicembre 2013 ha ottenuto dall’Unione europea l’ ”Erasmus Charter for Higher Education” (ECHE). Numerosi sono i partner universitari della LIUC in 22 Paesi dell’Unione per “offrire...

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LA TV E IL TEATRINO DELLA POLITICA

Posted by on Gen 20, 2020 in La nostra Società | Commenti disabilitati su LA TV E IL TEATRINO DELLA POLITICA

LA TV E IL TEATRINO DELLA POLITICA

Impietosa verità quella rilevata dall’ultimo rapporto Censis sulla classe politica di casa nostra: il 90% degli italiani vorrebbe vedere sempre meno politici in televisione. E non a caso, osserva Massimiliano Valeri, direttore generale del Censis, “c’è uno zoccolo duro di tre italiani su dieci che ha buttato via la tessera elettorale e non va a votare.” Nei palazzi romani è caduta nel dimenticatoio la linea del Governo Monti di non mandare ministri e sottosegretari nei talk show televisivi per “essere più presenti a lavoro”. Si voleva “normalizzare” l’informazione politica, azzerando la sovrapposizione e identificazione tra il dibattito politico e la sua rappresentazione mediatica. Cancellare quindi il ricordo di partecipazioni a programmi tv con interventi poco eleganti, funzionali alle esigenze di share del conduttore di turno. Il compito di chi governa, sosteneva l’ex premier Monti, non è rappresentare se stesso e le proprie scelte, ma compiere quelle scelte e applicarle nel rispetto del mandato ricevuto. Di acqua sotto i ponti del Tevere a Roma, in questi anni, ne è passata tanta, ma nulla è cambiato: il passato che ritorna. Oggi il politico è un volto noto, al pari di un attore televisivo, pronto a calarsi nel ruolo di “personaggio tv” appena davanti a una telecamera. Personalismo, rissosità e toni sempre più accesi per stare al passo con le “regole” della visibilità televisiva. Un chiacchiericcio politico che con l’approfondimento ha davvero poco a che fare, con tanti ringraziamenti a una chiara e corretta informazione. Tante parole in libera uscita, pochi elementi di dibattito serio e costruttivo con la sensazione generale, alla fine della trasmissione, che tutti quanti si capisca di meno. E’ il teatrino della politica! E’ il luogo in cui il dibattito fra i partiti, o presunto tale, prende “teatralmente” vita con “attori” che, lasciando il seggio di Montecitorio o di Palazzo Madama, liberano in uno studio televisivo ogni repressa forma di protagonismo, accantonando progettualità politica e concretezza d’azione. Spettacolo inquietante sul quale, ammonisce il critico televisivo Aldo Grasso, c’è poco da essere indulgenti: “Smettiamola di pensare che i politici siano i protagonisti di una grottesca sitcom, degli innocenti personaggi che abitano l’immaginario collettivo, anche perché i danni di questa classe politica sono concreti e sono sotto gli occhi di tutti.” I politici ormai invadono a qualsiasi ora il piccolo schermo. Intervallati dai servizi in esterna, si snodano così interminabili girandole di pareri e soprattutto esternazioni di esponenti di partito chiamati a dire, a volte senza cognizione di causa, la loro verità e ancora di più a sconfessare quella altrui. Una finestra sempre aperta sulla politica nazionale da parte di tutte le reti: dalla Rai a Mediaset, a La7. Tutta la programmazione mattutina e pomeridiana, con forte presenza in prima serata, non è altro che un lungo (sfibrante) talk show politico. E più la politica si indebolisce, più si rafforza il ruolo della tv nel cercare di spiegarla, anche nell’era dei social media. Decine di milioni  di persone accendono giornalmente la televisione, a conferma dell’importanza strategica che ha assunto nel tempo lo spazio tv per ogni politico. Una campagna elettorale dal vivo, che non finisce mai: politica e tv, un’attrazione perenne. Un’attrazione favorita anche dalla progressiva erosione delle competenze legislative delle assemblee parlamentarti e dai relativi tempi del dibattito politico certamente poco televisivi. Si alimentano così di ambizioni personali e di una mediocrità dei palinsesti certe trasmissioni televisive che sono divenute il sintomo della malattia populista italiana: fake news, bufale e volgarità gratuita sono le “perle” di una tv spazzatura. Indignarsi non serve a nulla. Per fortuna c’è il telecomando, perché “nella vita comandi fino a quando c’hai stretto in...

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LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

Posted by on Gen 7, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio 2020, al termine di un contrastato iter parlamentare, è entrata in vigore. Tante le disposizioni che vanno a infittire la normativa fiscale: new entry, proroghe, rimodulazioni, abrogazioni, a conferma di un sistema tributario che naviga a vista senza una precisa progettualità, rendendo sempre più difficile il dialogo fra fisco e contribuente. Si continua a operare con una frantumazione della legislazione tributaria e con un proliferare di leggi che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto. Si avverte la necessità di un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti, di un fisco semplificato che, oltre a ridurne la pressione, sostenga la crescita fronteggiando un’inflazione legislativa che produce incertezza e confusione. Un capitolo nella storia del Belpaese tutto ancora da scrivere. “Così è se vi pare”, avrebbe chiosato Luigi Pirandello. Al contribuente, in attesa di tempi migliori, non resta che “deglutire” le pillole della corposa manovra fiscale distribuite negli  884 commi dell’art. 1 della Legge 160/2019. In primis, l’aumento dell’Iva “sterilizzato” per il 2020 con le nuove entrate previste in bilancio dalla “tassa sulla fortuna” su giochi e lotterie, nonché dalla plastic tax, dalla sugar tax e dalla web tax. Le aliquote Iva saranno rimodulate per gli anni successivi. Confermata la deducibilità del 50% dell’Imu sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa e lavoro autonomo, stabilizzata la cedolare secca al 10% per le locazioni abitative a canone concordato, abrogato lo “sconto in fattura”, in luogo della detrazione fiscale spettante,  per gli interventi di riqualificazione energetica (applicabile soltanto per le parti comuni condominiali, con importo dei lavori superiore a 200mila euro). “Cuneo fiscale”: costituito un fondo per la riduzione da luglio del carico fiscale sui lavoratori dipendenti. Cancellato da settembre il super ticket sanità. Prorogate per un anno le detrazioni per recupero edilizio e acquisto di mobili. New entry il ”bonus facciate”: detrazione del 90% per interventi di restauro su strutture opache della facciata. Istituito un fondo di 3 mld di euro per incentivi agli acquisti con strumenti di pagamenti  elettronici. Con eccezione degli interessi passivi pagati per l’acquisto dell’abitazione principale e per le spese sanitarie, le detrazioni fiscali Irpef saranno operate in base al reddito: piene fino a 120mila euro, azzerate oltre 240mila euro. Tracciabilità dei pagamenti: per fruire delle detrazioni Irpef del 19% diventa obbligatorio utilizzare sistemi elettronici (esclusi i pagamenti per prestazioni sanitarie rese da strutture accreditate al Ssn).  Per le imprese, in sostituzione dell’iper e del super ammortamento, introdotto un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, compresi quelli immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello Industria 4.0. Esteso il “bonus edicole” a favore degli esercenti un’attività commerciale non esclusivamente rivolta alla vendita di giornali. Modificata la tassazione dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti. Esteso al 2020 il credito d’imposta pari al 30% a favore delle piccole e medie imprese per la partecipazione a fiere internazionali. Buoni pasto: se erogati in formato elettronico, la quota non tassata è elevata da 7 a 8 euro; se erogati in formato diverso, la quota non imponibile è ridotta da 5,29 a 4 euro. Imposta sostitutiva dell’8% per l’estromissione dei beni immobili strumentali delle imprese individuali entro il 31 maggio 2020. Modificate le condizioni di accesso al regime forfetario per le partite Iva: limite di 20mila euro di spese sostenute per il personale, esclusione per i redditi di lavoro dipendente superiore a 30mila euro, abrogata la norma che prevedeva dal 2020 l’imposta sostitutiva del 20% per gli operatori con...

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