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ECONOMIA, QUALE FUTURO?

Posted by on Apr 27, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ECONOMIA, QUALE FUTURO?

ECONOMIA, QUALE FUTURO?

Incertezza e precarietà sono i connotati della finanza pubblica che si rilevano dal Def, il Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei Ministri, con una forte ipoteca sui conti pubblici dei prossimi dodici anni: un indebitamento aggiuntivo di 411,5 miliardi di euro. La conferma di come il coronavirus e gli interventi mirati a contenerne gli effetti sul sistema economico sono destinati a incidere profondamente sulle dinamiche della spesa. In un tale contesto, reso ancor più drammatico dal FMI con le stime negative di crescita dell’eurozona e in particolare dell’economia italiana con la contrazione del Pil per il 2020 di circa l’8%, il recente Consiglio europeo, accantonata ogni controversa ipotesi legata agli eurobond per il timore della mutualizzazione del debito, ha dato mandato alla Commissione di Ursula von der Leyen di mettere a punto entro il 6 maggio un “Piano per la ripresa”, il Recovery Fund, agganciato al bilancio comunitario 2021-2027, con cui affrontare la crisi economica. Il Fondo, di entità adeguato ai disastrosi effetti del Covid-19, sarà mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpite. Uno strumento “urgente e necessario” per proteggere il tessuto socio-economico dei Paesi più deboli, preservando il mercato unico e quindi la tenuta dell’euro. La dotazione del Recovery Fund dovrebbe essere di 1500 miliardi di euro con trasferimenti a fondo perduto ai Paesi membri, secondo gli auspici dei Paesi del Mediterraneo, essenziali per tutelare i mercati nazionali, parità e condizioni, e per assicurare una risposta simmetrica a uno shock simmetrico. Una road map comune per il rilancio dell’Ue in nome dei suoi principi fondanti: solidarietà, coesione e convergenza. Incerto l’utilizzo del Fondo: saranno davvero sussidi o invece prestiti? Questo il nodo da sciogliere dal cui esito dipendono le sorti del nostro debito pubblico (con relativo spread) che salirà verso i 2.600 miliardi di euro. Il Fondo, finanziato in parte dagli Stati membri e in parte da titoli di debito emessi dalla stessa Commissione, andrà a integrare le altre misure adottate dall’Eurogruppo a sostegno dell’economia europea: una linea di credito senza condizionalità del Mes, il contestato Fondo salva Stati, croce e delizia della politica italiana, il finanziamento della cassa integrazione nei Paesi membri (Sure), il rafforzamento della Bei (Banca europea d’investimenti) per le imprese. Un pacchetto di aiuti di circa 540 miliardi di euro. Per l’Italia, inoltre, la sospensione da parte della Commissione europea dei vincoli di bilancio del Patto di stabilità e crescita, nonché l’utilizzo dei fondi non spesi del bilancio pluriennale 2014-2021 e destinati alle politiche strutturali. Una lotta contro il tempo per definire lo spartiacque tra speranze di rilancio e collasso economico e, più in generale, per recuperare un rapporto di fiducia con le istituzioni comunitarie. Ogni mese di blocco delle attività produttive del Paese costa circa 160 miliardi di euro in un quadro economico segnato dalla recessione: contrazione degli investimenti del 12,3%, disoccupazione in salita all’11,6%, piccole medio imprese ed esercizi commerciali a rischio, caduta dei consumi. Cifre che, in linea con le previsioni del FMI, ribadiscono la gravità della situazione con l’aumento del deficit al 10,4% e del debito pubblico che si attesterà al 155,7% del Pil, con una più accentuata dipendenza dai mercati finanziari. Una partita da giocare necessariamente in Europa in termini di fiducia e credibilità. La stabilità macroeconomica resta legata dunque a un piano di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti economici. Una sfida epocale, espressione di lungimiranza d’azione e spirito solidaristico, per avviare l’opera di ricostruzione del tessuto economico-sociale. La sfida è trasformare una comunità chiusa in ecosistema integrato proiettato verso un destino comune. Oggi...

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CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

Posted by on Apr 6, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

Giorni difficili per il futuro dell’Unione europea in bilico fra integrazione e disintegrazione. Lo shock economico provocato dal coronavirus ha messo impietosamente a nudo la fragilità del progetto politico vittima degli egoismi nazionali. Ventisette Paesi alla ricerca di una risposta unitaria a una crisi senza precedenti, una corsa contro il tempo per evitare, fra solidarietà e rigore, un salto nel buio. Per evitare cioè di consegnare alle future generazioni un’Europa divisa e riportare indietro nel tempo le lancette della storia. Un passaggio delicato nel faticoso processo di costruzione della comune casa europea che, per la latitanza di una illuminata leadership europea, rischia di arrestarsi dinanzi alle tensioni finanziarie del Covid-19 e ai conseguenti effetti sui sistemi economici e sociali. In particolare, i governi del Nord Europa, arroccati attorno a precisi interessi nazionali, non hanno ancora percepito il senso della catastrofe che incombe sui comuni destini europei, e in primis sulle loro stesse economie. E’ in gioco l’esistenza stessa dell’Unione europea e con essa, sotto le crescenti ingerenze extraeuropee, l’indipendenza economica dei Paesi. Se il … Titanic affonda, si affonda tutti insieme! Chiaro l’appello di Mattarella: “L’Europa capisca la gravità della minaccia, o sarà tardi.” Il pretestuoso timore della mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi dovrebbe lasciare spazio a un piano comune europeo, finanziato dagli Stati membri, gestito e garantito dalle istituzioni comunitarie, per uno scudo europeo a favore di imprese, lavoratori e famiglie. Nessun Paese potrà farcela da solo. Per l’Italia si prevede per fine anno un Pil in calo del 6%. Ogni mese di blocco delle attività produttive del Paese costa circa 160 miliardi di euro. In questo contesto, la stabilità macroeconomica verrà garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti economici. Finanziare queste spese con strumenti finanziari comuni permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali per il più basso tasso d’interesse. Una sfida epocale, espressione di lungimiranza d’azione e spirito solidaristico, per avviare l’opera di ricostruzione del tessuto economico-sociale. “Non stiamo scrivendo una pagina di un manuale di economia, stiamo scrivendo una pagina di un libro di storia”, ha dichiarato il premier Conte. Dalla recessione alla depressione il passo è breve. Per difendere posti di lavoro e capacità produttiva, secondo Mario Draghi, ex Presidente della Bce, “è necessaria una linea finanziaria espansiva, con immediati sostegni di liquidità perchè il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”, l’inerzia consegnerebbe al futuro un’economia devastata. L’Europa delle istituzioni comunitarie (Parlamento, Commissione, Bce), con i mezzi propri della politica monetaria, sta facendo la sua parte, ha mobilitato tutti gli strumenti a disposizione: dalla sospensione del Patto di stabilità allo sblocco degli aiuti di Stato, dall’accesso ai fondi non utilizzati all’acquisto illimitato dei titoli di Stato, alle nuove linee di credito nel bilancio. Manca l’Europa degli Stati (Consiglio europeo) paralizzata al suo interno dal diritto di veto dei singoli Stati a difesa dei poteri nazionali. E un’Europa così non può funzionare, si allontana sempre più dai cittadini. Non esiste un interesse dei singoli Stati (salute, ripresa economica, pax sociale) distinto da quello europeo. Situazioni eccezionali richiedono risposte eccezionali. Gli eurobond (titoli sovrani europei) o il Mes (Fondo salva Stati), senza condizionalità (riforme e austerità), potrebbero rappresentare adeguati strumenti finanziari sovranazionali per affrontare la comune emergenza. Dal prossimo Eurogruppo la decisione anti-crisi. Un’occasione per mettere al centro del dibattito la creazione di una unione fiscale di supporto a quella monetaria, non essendo più possibile operare nell’Eurozona con un’unica politica monetaria e 19 politiche fiscali nazionali. Ma la Germania, mercato finanziario per i capitali d’investimento nei bond tedeschi, e l’Olanda, paradiso fiscale delle imprese, lo...

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