Posts made in Settembre, 2020

LA RIFORMA COSTITUZIONALE POST REFERENDUM

Posted by on Set 30, 2020 in La nostra Società | Commenti disabilitati su LA RIFORMA COSTITUZIONALE POST REFERENDUM

LA RIFORMA COSTITUZIONALE POST REFERENDUM

Work in progress. Dopo l’approvazione referendaria della riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari, ora in Parlamento si lavora sulla revisione del sistema di voto e sui “correttivi” per bilanciare la riduzione degli eletti. Per la terza volta in quattordici anni agli italiani è stato chiesto di pronunciarsi sul numero dei propri rappresentanti in Parlamento. Sia il centrodestra di Berlusconi nel 2006 che il centrosinistra di Renzi nel 2016 hanno puntato a riscrivere la Costituzione, cambiandone decine di articoli, inserendo al primo punto la revisione al ribasso dei numeri dei parlamentari. Ma il voto popolare è stato sempre contrario a salti nel buio. La domanda referendaria di domenica 13 settembre ha riguardato invece soltanto tre articoli (56, 57 e 59) e tutti sullo stesso argomento: il taglio delle poltrone parlamentari da 945 a 600.  Superate con il voto plebiscitario le forti tensioni dei mesi scorsi, la maggioranza di governo, accantonando spinte demagogiche e populiste, è chiamata a tradurre in atti legislativi l’accordo sul referendum per ridisegnare un’adeguata cornice di riforma costituzionale. Innanzitutto la modifica della legge elettorale, poi l’elezione su base circoscrizionale dei senatori (e non più su base regionale) e la riduzione dei delegati regionali (da 3 a 2) per l’elezione del Capo dello Stato. Infine l’equiparazione dell’elettorato passivo e attivo del Senato a quello della Camera, in materia di limiti di età per eleggere e per essere eletti nell’ottica del superamento del bicameralismo. Il pomo della discordia nella maggioranza è senza dubbio la legge elettorale sulla quale all’inizio dell’anno si è raggiunta un’intesa con il via libera al “Germanicum”. Un sistema di voto che, secondo i promotori, dovrebbe ridare equilibrio al peso territoriale di alcune regioni che, altrimenti, sarebbero svantaggiate dal taglio dei parlamentari, soprattutto dei senatori (Molise, Basilicata, Umbria).   Secondo il “Germanicum” la futura Camera avrà 400 seggi, di cui 6 per gli eletti all’estero e 1 eletto nel collegio uninominale della Val d’Aosta; i restanti 391 saranno assegnati nelle altre Regioni con metodo proporzionale. Stesso metodo per il futuro Senato che avrà 200 senatori: 4 eletti all’estero, 1 in Val d’Aosta e 195 assegnati con metodo proporzionale nelle altre Regioni. In Trentino-Alto Adige viene mantenuta la previsione di collegi uninominali accanto a una quota proporzionale. Per accedere alla ripartizione dei seggi i partiti devono superare la soglia del 5% come in Germania. Lo sbarramento della legge attuale è del 3%, mentre il Mattarellum e il Porcellum l’avevano fissato al 4%, così come previsto per le elezioni europee. I partiti che non superano il 5% ma ottengono un quoziente pieno in almeno tre circoscrizioni presenti in almeno due Regioni diverse, ottengono i deputati corrispondenti a quei quozienti. Per il Senato occorre raggiungere il quoziente pieno in almeno due circoscrizioni anche se nella stessa Regione.  Restano in sospeso la questione dei “listini bloccati” e il nodo del “voto di preferenza”. Da rivedere inoltre i regolamenti parlamentari, soprattutto per quanto riguarda le funzioni e la composizione delle Commissioni permanenti.  Si ipotizza una riduzione o uno “sdoppiamento” dei componenti in diverse commissioni. Un complesso lavoro di “maquillage”. Obiettivo di fondo restituire al Parlamento la sua centralità nella vita democratica del Paese in termini di efficienza e di reale rappresentatività. Il problema di Camera e Senato sta infatti nell’esercizio pieno delle prerogative costituzionali reso difficoltoso, se non impossibile, da una inquietante invadenza dei partiti sulla volontà popolare: rappresentanti “nominati” e non rappresentanti “eletti”. Un tema particolarmente delicato collegato alla selezione dei candidati, e cioè alla qualità della classe politica, alla capacità di governo, al reale spirito di servizio. E il ritorno al proporzionale (una scelta politica, non tecnica) non è...

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REFERENDUM, SFIDA COSTITUZIONALE

Posted by on Set 15, 2020 in La nostra Società | Commenti disabilitati su REFERENDUM, SFIDA COSTITUZIONALE

REFERENDUM, SFIDA COSTITUZIONALE

Conto alla rovescia per il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari chiesto da un quinto dei senatori a seguito della mancata approvazione della riforma costituzionale con la maggioranza qualificata dei due terzi. L’ultima parola spetta dunque al popolo italiano che domenica e lunedi prossimo, con il proprio voto, metterà fine a un dibattito incerto e confuso, eccessivamente politicizzato e caratterizzato da toni critici. C’è chi ha definito il referendum una “volgarissima marchetta ideologica” (Massimo Cacciari), “una sforbiciata data in pasto al popolo” (Maurizio Lupi), “un’azione politica cretina e ipocrita” (Vittorio Sgarbi). Si è parlato addirittura di “trionfo dell’antipolitica”. Senza ignorare la sagra del pentimento alimentata dai “convertiti” che in Parlamento hanno votato per la riduzione dei parlamentari per non rischiare l’impopolarità e ora che il voto si avvicina, temendo di non essere più rieletti, diventano improvvisamente paladini dei diritti del Parlamento. Una sospetta folgorazione sulla via di … Montecitorio e di Palazzo Madama a difesa dello status quo (personale). Inquietante testimonianza di trasformismo politico.        La riduzione del numero dei parlamentari è stato tema centrale nei vari tentativi di riforma che si sono susseguiti nella storia della Repubblica. Da ormai quarant’anni ogni commissione parlamentare, bicamerale o mono, ha avanzato una proposta di riforma: la prima risale al 1983 e porta la firma del liberale Aldo Bozzi. A seguire nel tempo i democristiani con Ciriaco De Mita, i comunisti con Nilde Iotti, i post comunisti con Massimo D’Alema. Sia il centrodestra di Berlusconi nel 2006 che il centrosinistra di Renzi nel 2016 hanno puntato sulla riforma della Costituzione inserendo al primo punto la revisione al ribasso dei numeri dei parlamentari. Forse per catturare consensi elettorali sulla più complessa operazione di devolution volta a modificare organicamente l’assetto costituzionale di Camera e Senato in termini di funzioni e attribuzioni. Ma il voto popolare è stato sempre contrario a riscrivere la Costituzione, cambiandone decine di articoli.    Il referendum di domenica riguarda invece soltanto tre articoli (56, 57 e 59) e tutti sullo stesso argomento: il taglio delle poltrone parlamentari da 945 a 600.  “Non si rischia di stravolgere la Carta costituzionale”, ha rilevato l’ex Presidente della Consulta Valerio Onida. Un’occasione per adeguare il numero dei nostri rappresentanti a quello delle altre grandi democrazie occidentali e rendere più efficiente il Parlamento divenuto “invisibile”, “oscurato” dall’abuso dei decreti legge e dei decreti governativi emanati spesso per ragioni di tempo a causa della lentezza dei lavori parlamentari. Restituire al Parlamento la sua centralità nella vita democratica del Paese: è organo legislativo, ma solo un quarto delle leggi di questa metà di legislatura sono state di iniziativa parlamentare. Il problema di Camera e Senato sta infatti nell’esercizio pieno delle prerogative costituzionali reso difficoltoso, se non impossibile, da ridondanti regolamenti e inutili commissioni e, sul piano della reale rappresentatività, da 945 “nominati”, espressione del potere di nomina dei partiti e non certamente della volontà popolare. Il taglio del numero dei parlamentari, a prescindere dalla simbolica questione dei risparmi (“una democrazia inefficiente ci costa mille volte di  più”), rappresenta un primo passo per accelerare un significativo cambiamento: una nuova legge elettorale, la modifica della base regionale per il  Senato, la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del presidente della Repubblica, il voto ai 18enni per il Senato, nuovi regolamenti parlamentari per evitare duplicazione dei compiti e velocizzare il processo legislativo in vista del superamento del bicameralismo perfetto. Sul tappeto resta la questione di sempre: la selezione politica dei candidati. Oltre al numero degli eletti, conta la loro qualità, la loro competenza, il loro spirito di servizio per rappresentare al meglio interessi e aspettative degli elettori. E’ la strada...

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