Posts made in Novembre, 2020

DONNE : BASTA ALLA VIOLENZA!

Posted by on Nov 24, 2020 in La nostra Società | Commenti disabilitati su DONNE : BASTA ALLA VIOLENZA!

DONNE : BASTA ALLA VIOLENZA!

Si celebra il 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora oggi di stringente attualità. Una giornata di mobilitazione per denunciare diritti negati e discriminazioni subite, ma soprattutto per dire basta alla violenza! Violenza sulle donne, una strage senza fine! Non c’è giorno in cui non si registri dal Nord al Sud del Paese un fatto di cronaca che riaccende i riflettori su questa drammatica emergenza sociale. Gelosia, incapacità di gestire la rottura di un rapporto, un morboso sentimento di possesso sono i motivi che scatenano l’impeto di una mano omicida, di una mente malata. In Italia, ogni tre giorni si registrano almeno due casi di “omicidi di prossimità”, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi, per rabbia distruttiva. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate. Sono dati allarmanti quelli relativi agli omicidi delle donne nel nostro Paese: circa 150 casi all’anno, nonostante la legge dell’ottobre 2013 contro “la violenza di genere”, votata dal Parlamento italiano (peraltro con colpevole ritardo) sulla base delle “prescrizioni” della Convenzione del Consiglio d’Europa di Istanbul del maggio 2011 sulla “prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”.  Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità occorre riconoscerla, occorre combattere il silenzio. La prevenzione cioè quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene il femminicidio. Ma in Italia manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza sulle donne.  Sembra prevalere una cultura della rimozione e della negazione. E adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a “tacitare” la propria coscienza e a solidificare il muro di omertà! E il silenzio è il migliore alleato dei predatori di sogni. Questo inquietante fenomeno sociale matura infatti lentamente nel silenzio più assordante, con la debolezza di chi subisce e con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alla vittima ogni dignità, derubandola di diritti e desideri.  Svaniscono miseramente nella paura le illusioni, i colori di una vita in rosa, muore nella violenza ogni sogno d’amore. Una vita spezzata! Una vita segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima! Dalle violenze domestiche allo stalking, dall’insulto verbale alla pubblicazione in rete di immagini intime, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza, la libertà di scelta e, in extremis, il diritto alla vita.  Non basta dunque una legge ad affermare il diritto ad essere amate e rispettate: occorre una risposta d’amore alla rabbia distruttiva dei “perdenti”, occorre una “rivoluzione culturale” per sconfiggere la sopraffazione e la posizione di dominanza e di potere di chi confonde l’amore con il possesso! E’ fondamentale aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza per creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. L’amore si nutre di rispetto, dialogo, coraggio: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze! E gettiamo nel cestino della cattiva cronaca gli sconti di pena per “tempesta emotiva”! ...

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L’UNIONE EUROPEA E IL VOTO AMERICANO

Posted by on Nov 17, 2020 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’UNIONE EUROPEA E IL VOTO AMERICANO

L’UNIONE EUROPEA E IL VOTO AMERICANO

In attesa che la parola fine venga scritta sullo psicodramma delle elezioni presidenziali americane, l’Europa s’interroga sul futuro rapporto con il 46esimo presidente degli Stati Uniti, il democratico Joe Biden. Sta per iniziare una nuova stagione politica dopo la presidenza Trump caratterizzata da un unilateralismo conflittuale senza precedenti che ha segnato le relazioni internazionali con politiche incerte e aggressive, insofferenti al dialogo multilaterale. Negli ultimi quattro anni, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale un presidente degli Stati Uniti ha messo in dubbio il suo supporto, non solo militare, al sistema di difesa collettiva della Nato, ha trattato l’Unione europea come un avversario in ambito commerciale con la “guerra dei dazi”, ha indebolito le istituzioni e gli accordi multilaterali che sono la colonna portante del diritto internazionale. Con l’uscita di scena di Donald Trump e la sconfitta del populismo nazionalista, quale alba sta spuntando su Washington? Quale sarà il futuro corso della storia fra Stati Uniti e Vecchio Continente? Da qui al 20 gennaio, quando il presidente eletto presterà giuramento e si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca, ci sarà spazio per approfondire i temi della campagna elettorale e capire in concreto il ruolo strategico che gli Stati Uniti intendono svolgere nei prossimi anni sullo scacchiere mondiale. Gli analisti si aspettano una riaffermazione delle alleanze tradizionali, ma in una versione al passo con i tempi, di modo che siano “un po’ meno reliquie della guerra fredda del passato, e più strumenti internazionali da difendere contro l’intero spettro delle sfide in materia di sicurezza del XXI secolo”. E la pandemia da coronavirus dovrebbe insegnare qualcosa. Joe Biden ha più volte chiarito nei suoi interventi elettorali di voler rovesciare quattro anni di politica estera isolazionista degli Stati Uniti sotto un nuovo slogan: “Ripristinare la leadership americana”, nel tentativo di ricucire strappi e rapporti anche con l’Europa lacerati dal nazionalismo trumpiano. Rapporti che plausibilmente non avranno più i caratteri di un tempo.   Ristabilire multilateralismo e internazionalismo e accantonare il protezionismo non sarà impresa facile, anche se si percepisce qualche elemento positivo. Nell’impostazione programmatica dell’ex vice di Barack Obama c’è l’idea che l’Occidente debba affrontare unito le sfide globali, dai problemi legati al riscaldamento alle tante criticità nella gestione più ordinata dell’economia e della globalizzazione, oltre ai problemi di sempre: migrazioni e terrorismo internazionale. Dovrà dunque cambiare la strategia americana verso i tradizionali alleati europei per rilanciare con forza una leadership mondiale in termini di credibilità offuscata dal trampismo. “America First” ha reso l’America sola, isolata, non ascoltata. Un’eredità difficile quella lasciata da Trump al futuro inquilino della Casa Bianca: il recupero dei rapporti con l’Ue e con la Nato, il rientro negli accordi internazionali come quello di Parigi sul clima e quello sul nucleare iraniano, il rientro nelle Agenzie dell’Onu (l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Unesco, la Commissione sui diritti umani), oltre ai temi caldi della politica mediorientale (processo di pace fra Israele e Palestina), i focolai di guerra in Iran e Arabia Saudita, la questione libica e, dulcis in fundo, la crisi della Turchia di Erdogan. La storia dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa è una storia articolata e complessa, lunga di secoli, iniziata con un protagonismo europeo cui si è progressivamente sostituito quello americano nel secolo scorso con l’intervento militare nelle due guerre mondiali per ristabilire la pace e la democrazia, sostenendo con il Piano Marshall degli Anni 50 la ricostruzione del Vecchio Continente finito in macerie e il suo processo di pacifica integrazione quale argine occidentale alle minacce sovietiche. Dopo le tensioni e le oscillazioni isolazioniste dello “zio matto d’America”, si tratta ora di riprendere il...

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