Posts made in Giugno 29th, 2021

SVIZZERA-UE, ACCORDO SALTATO: ISOLAZIONISMO?

Posted by on Giu 29, 2021 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su SVIZZERA-UE, ACCORDO SALTATO: ISOLAZIONISMO?

SVIZZERA-UE, ACCORDO SALTATO: ISOLAZIONISMO?

Così vicina, ma sempre più lontana. Dopo oltre un decennio di negoziati con l’Unione europea per concludere una sorta di mini adesione allo spazio comunitario, la Svizzera ha deciso, in via unilaterale, di lasciare il tavolo delle trattative. E’ saltato l’accordo istituzionale per riorganizzare il complesso mosaico di 120 accordi bilaterali che regolano le relazioni fra Bruxelles e Berna dal 1992, da quando cioè la Svizzera decise di non entrare nello Spazio Economico Europeo a seguito del no espresso sia dalla popolazione che dai cantoni.  Importanti i punti sui quali è mancata l’intesa: dal dumping salariale alla libera circolazione delle persone, da intendere per la Svizzera “condizionata”, soltanto per i dipendenti e le loro famiglie, per l’Ue estesa a tutti i cittadini. “Un cambio di paradigma nella politica migratoria svizzera, con conseguenze per l’accesso all’assistenza sociale”, ha affermato il ministro degli esteri della Confederazione elvetica, il ticinese Ignazio Cassis.   Fumata nera dunque per un accordo quadro che aveva lo scopo di “rafforzare e sviluppare” per il futuro l’accesso della Svizzera al mercato interno dell’Ue in termini di equità e certezza del diritto, con il rispetto delle stesse regole e degli stessi obblighi degli altri partner europei. Un cambiamento radicale nelle relazioni con l’Europa grazie alla prevista introduzione del principio del recepimento dinamico del diritto e all’istituzione di una procedura di composizione delle controversie assegnata a un tribunale arbitrale, con l’assistenza della Corte di Giustizia Ue. Restano in vigore l’Accordo di libero scambio siglato 50 anni fa e gli accordi bilaterali che hanno garantito a Berna una certa autonomia a fronte di un accesso privilegiato al mercato unico. Ma si tratta, secondo il commento della Commissione europea, di una relazione destinata a “erodersi”, perché “man mano che cambieranno le regole europee o andranno a scadenza i vecchi accordi decadranno gli accordi medesimi nei settori specifici senza possibilità di essere rinnovati”. In particolare, settori a rischio per Berna sono quelli agroalimentare e dell’energia. Al rammarico espresso a Bruxelles per la rottura dei negoziati, a Berna si conferma la volontà di non interrompere il dialogo affinchè la Svizzera possa continuare a cooperare in ambiti come la ricerca che non riguardano l’accesso al mercato comune. “La Svizzera, ha precisato Cassis, farà la sua parte in ambiti di interesse comune, come la migrazione, la difesa dei diritti umani, la protezione del clima, la tutela dell’ambiente, la lotta alla povertà nel segno della solidarietà.” Rilanciare, in mancanza di un accordo quadro, la “via bilaterale” attraverso un dialogo politico su problemi specifici nella consapevolezza che la politica europea figura in cima alla lista delle priorità della politica estera della Svizzera. Ma al di là delle pur lodevoli dichiarazioni d’intento, permangono sul tappeto i problemi di sempre: la libera circolazione delle persone senza attività lucrativa, la protezione dei salari, gli aiuti di Stato, il recepimento della legislazione europea nell’ordinamento giuridico svizzero, il ruolo arbitrale della Corte di Giustizia, lo svilimento della sovranità. Problemi rilevanti che anni di negoziato non hanno rimosso del tutto. Il Consiglio federale è consapevole che la mancata conclusione dell’accordo porterà con sé effetti negativi. Le ripercussioni vanno dal piano economico ai programmi di ricerca passando per il mercato energetico, con forti ricadute anche nei rapporti con l’Italia. L’Ue è il primo partner commerciale per Berna con un valore pari al 42% delle sue esportazioni e al 50% delle sue importazioni. A livello europeo gli scambi con la Svizzera sono stimati intorno al miliardo al giorno. Il Consiglio federale ha da tempo pianificato misure di attenuazione volte a mitigare le conseguenze negative, tra cui quelle relative ai dispositivi medici per la sicurezza degli approvvigionamenti...

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RIFORMA FISCALE, LAVORI IN CORSO

Posted by on Giu 29, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RIFORMA FISCALE, LAVORI IN CORSO

RIFORMA FISCALE, LAVORI IN CORSO

                                                          Lavori in corso nel cantiere della Riforma fiscale. In arrivo il via libero da parte delle Commissioni Finanze di Camera e Senato a una proposta unitaria che fissa le linee della riforma. Un atto di indirizzo sul quale, secondo il percorso a tappe del Recovery Fund concordato con la Commissione europea, il Governo Draghi dovrà “impiantare” entro il 31 luglio una legge delega che ridisegnerà il sistema tributario italiano.    Pochi sono, per ora, i punti fermi. Uno riguarda la cancellazione dell‘IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive introdotta negli Anni ’90, che sarà inglobata nell’IRES, imposta sul reddito delle società. L’IRAP si trasformerebbe in un incremento dell’aliquota IRES, con benefici in termini di semplificazione nella determinazione di un solo imponibile. Verrebbe così abrogata un’imposta tanto contestata che colpisce inopinatamente i fattori della produzione (costo del lavoro), tassando le imprese in perdita. In materia di reddito d’impresa, si ipotizza il ritorno (semplificato) dell’IRI, l’imposta introdotta dal governo Renzi a fine 2016 e mai entrata in vigore, perché congelata da Gentiloni l’anno dopo e abrogata dal Conte-1 in quello successivo. Un altro punto della riforma su cui sembrano convergere le posizioni politiche riguarda la possibilità di rateizzare anche il versamento della seconda rata dell’acconto delle imposte sui redditi, con differimento rateale fino a metà del mese di giugno dell’anno successivo. Ancora da definire il riordino della tassazione patrimoniale con intervento sul catasto e sulla tassa di successione, il regime forfettario con la flat tax per le partite Iva: un grosso nodo politico da sciogliere. Il fisco è terreno politicamente minato… Ogni partito ha il suo orticello elettorale da curare con bandierine da posizionare. Un’ampia convergenza invece si registra sulla riforma dell’Irpef, nata con la riforma tributaria del 1973 come imposta generale sui redditi ma progressivamente svuotata con la eliminazione dalla sua base imponibile di cespiti e redditi vari tassati con imposte sostitutive (proporzionali), con aliquote diverse tra loro. Oggi l’Irpef è ormai quasi esclusivamente un’imposta sui redditi da lavoro dipendente e assimilati che costituiscono l’84% dell’imponibile, generando oltre l’80% dell’intero gettito tributario. Tutti d’accordo per una profonda revisione del meccanismo delle aliquote che gravano in particolare sui redditi del ceto medio dipendente. Una necessità per ridare potere d’acquisto e competitività alla classe media italiana che negli ultimi anni è stata quella più colpita dalla pressione fiscale. Le forze politiche concordano sulla necessità di alleggerire la pressione fiscale tagliando il prelievo per circa 7 milioni di contribuenti che popolano la terza fascia di reddito, quelli con reddito compreso tra i 28mila e i 55mila euro lordi attraverso la riduzione della terza aliquota Irpef del 38%. La struttura della futura Irpef dovrebbe prevedere tre sole aliquote rispetto alle cinque attuali con la modifica della dinamica delle aliquote marginali al fine di ridurre il prelievo medio effettivo. In discussione inoltre il minimo esente, una sorta di “no tax area” corrispondente a una soglia di reddito esclusa da tassazione, il minimo per la sopravvivenza.    Nel capitolo complesso degli interventi per la riforma dell’Irpef entra anche la razionalizzazione delle “tax expenditure” (detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta, aliquote ridotte) per raggiungere tre obiettivi: ridurre la numerosità delle spese fiscali, semplificazione del sistema, reperire risorse per la riduzione del terzo scaglione Irpef. Significativo il dato che emerge dalla giungla degli “sconti fiscali”: quelli legati alle deduzioni (abitazione principale e oneri deducibili) valgono circa 35,5 miliardi di euro, quelli legati alle detrazioni ammontano a 70 miliardi di euro (in crescita le spese per recupero edilizio e mobili). Un totale di 105,5 miliardi di euro. Un fisco più semplice dovrebbe fare piazza pulita di questi bonus che...

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