Posts made in Dicembre 8th, 2021

QUALE EUROPA DOPO IL TRATTATO ITALO-FRANCESE ?

Posted by on Dic 8, 2021 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su QUALE EUROPA DOPO IL TRATTATO ITALO-FRANCESE ?

QUALE EUROPA DOPO IL TRATTATO ITALO-FRANCESE ?

Indifferenza e tanto scetticismo stanno caratterizzando la Conferenza sul futuro dell’Europa proposta per rilanciare il progetto democratico europeo con il coinvolgimento diretto dei cittadini e porre le basi di una nuova architettura istituzionale. Obiettivo di fondo è la revisione dei Trattati fondanti perché l’Unione europea ha bisogno di profondi cambiamenti per rispondere al meglio alle necessità di una realtà socio-economica profondamente cambiata rispetto a quella del 2007, l’anno del Trattato di riforma firmato a Lisbona. Attraverso dibattiti, panel, incontri e seminari di studio la Conferenza, iniziata lo scorso 9 maggio, mira a rendere l’Europa più democratica, a diminuire la distanza tra Bruxelles e i cittadini europei potenziando gli strumenti di consultazione. Ma è allarme rosso sul destino della Conferenza che chiuderà i lavori il prossimo maggio: è molto scarsa la partecipazione dei cittadini. In sette mesi una percentuale irrilevante si è iscritta alla piattaforma comunitaria online per contribuire a riscrivere i Trattati. Si rischia di far cadere nel vuoto temi importanti come quelli della salute, dello stato di diritto, della difesa, dell’ambiente, sempre più minacciato dai cambiamenti climatici, e quello drammatico dell’immigrazione. Senza ignorare quelli più strettamente istituzionali legati al funzionamento della complessa macchina comunitaria, in particolare il potere di veto derivante dalla normativa attuale che prevede un voto unanime di tutti i 27 Paesi membri presenti nel Consiglio europeo sulle principali decisioni. Soliti compromessi al ribasso nelle votazioni con malcelato compiacimento di quei governi europei ostinatamente contrari a ogni significativo cambiamento, da Austria a Malta, dai Paesi baltici a Olanda e Svezia.   Proprio sullo sfondo di un incerto futuro dell’Ue si colloca il recente Trattato italo-francese firmato a Roma dal Presidente Macron e dal premier Draghi per istituzionalizzare i rapporti tra i due Paesi nel segno di una “cooperazione rafforzata”, finalizzata a realizzare una più stretta collaborazione su specifici temi e aree (istruzione, difesa, gestione economica, lotta al terrorismo e criminalità organizzata, politica migratoria, transizione ecologica, sviluppo sociale). La dinamica dell’integrazione europea è stata spesso alimentata da contrasti tra coalizioni di stati membri, divise dagli interessi (Paesi frugali contro i Paesi dell’Europa del Sud) oppure dai valori (Paesi sovranisti contro i Paesi europeisti). Il Trattato del Quirinale fra Roma e Parigi, rafforzando in maniera strutturale una coalizione bilaterale, mira a promuovere le basi di una integrazione europea più ampia, estesa ad altri Stati per costruire un’originale sovranità europea. Una sovranità intesa come capacità di indirizzare il futuro attraverso la gestione condivisa delle sfide comuni. Il Trattato si pone sulla scia di quello franco-tedesco dell’Eliseo firmato nel 1963 da Charles De Gaulle e Konrad Adenauer, rinnovato nel 2019 ad Aquisgrana dalla Cancelliera Angela Merkel e dal Presidente Emmanuel Macron. Dopo anni di negoziati iniziati a Lione nel 2019, segnati spesso da incomprensioni, rivalità, errori di comunicazione, la complessa storia comunitaria si arricchisce di un capitolo strategico per la reale unificazione del Vecchio continente, nella consapevolezza che nessun processo di integrazione sovranazionale può avanzare se non è guidato da un pool di Paesi egemoni. Una visione geopolitica comune, espressione di una identità di valori e di legami storico-culturali, a difesa dei valori fondanti del progetto europeo. “Un risultato importante, un testo di ampio respiro, ha dichiarato il Presidente della Repubblica Mattarella, che servirà a costruire un’Unione europea più forte.” E in questa ambiziosa prospettiva, l’auspicio è che si rafforzi ora una intesa con la Germania del dopo-Merkel per completare quel triangolo Roma-Parigi-Berlino grazie al quale rilanciare, con ritrovata unità d’intenti, il progetto di Europa unita nel solco delle storiche origini dell’Ue. Sempre che i bilateralismi si mettano al servizio di un’Unione più integrata, superando ogni anacronistico modello intergovernativo. E’...

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IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

Posted by on Dic 8, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

                                                         E’ in dirittura d’arrivo il nuovo regime fiscale dei frontalieri. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera del 23 dicembre 2020 relativo all’imposizione dei lavoratori residenti entro 20 km dalla frontiera che svolgono un’attività di lavoro dipendente in terra elvetica. L’atteso provvedimento sarà trasmesso alle Camere per la votazione definitiva. Dopo il via libera del Consiglio federale svizzero dello scorso 11 agosto, entrerà in vigore, molto verosimilmente, dal 1° gennaio 2023 e sarà sottoposto a riesame ogni cinque anni. L’accordo definisce il quadro giuridico volto a eliminare le doppie imposizioni su salari, stipendi e altre remunerazioni analoghe ricevuti dai lavoratori frontalieri con la previsione del “principio di reciprocità”, a differenza del precedente accordo del 1974, che regola unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani che lavorano in Svizzera. Per effetto del nuovo accordo, relativamente al criterio di imposizione, viene stabilito il metodo della tassazione concorrente che attribuisce i diritti di imposizione sia allo Stato di residenza del lavoratore frontaliero sia allo Stato dove il reddito da lavoro dipendente è prodotto. Nello specifico, la Svizzera per i “nuovi frontalieri”, quelli cioè in arrivo dopo l’entrata in vigore dell’accordo, applicherà sul relativo reddito da lavoro dipendente un’imposta non eccedente l’80%, e la tassazione sarà applicata alla fonte. L’Italia, ed è questa la novità della Convenzione, potrà assoggettare, a sua volta, a imposizione ordinaria tali redditi dei lavoratori frontalieri (equiparati quindi ai soggetti fiscalmente residenti), ma dovrà eliminare la doppia imposizione mediante il meccanismo del credito d’imposta, riconoscendo le imposte prelevate nella Confederazione. Per questi contribuenti obbligo quindi di presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia. Beneficeranno dell’innalzamento della franchigia di imponibilità a 10mila euro, della deducibilità dei contributi obbligatori per i prepensionamenti e della non imponibilità degli assegni familiari erogati in Svizzera. Tutto da verificare il prelievo fiscale italiano rispetto a quello svizzero, meno gravoso. E’ prevista una clausola di salvaguardia per i lavoratori attualmente occupati nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino o del Vallese: rientrano nel “regime transitorio”. Per loro continua ad applicarsi l’imposizione fiscale solo in Svizzera, che fino a tutto il 2033, verserà una compensazione a favore dei Comuni italiani di confine pari al 40% delle imposte lorde prelevate alla fonte ai frontalieri italiani.  Dopo questa data, la Svizzera conserverà la totalità del gettito fiscale.   Per ottemperare correttamente agli obblighi amministrativi imposti dall’accordo, la Svizzera si impegna a comunicare entro il 20 marzo dell’anno successivo a quello fiscale di riferimento, in formato elettronico allo Stato di residenza del lavoratore, i dati rilevanti in relazione all’imposizione del lavoratore frontaliero. Una informazione di carattere amministrativo, di valenza fiscale per combattere l’evasione. Vita dura per i “furbetti”: attenzione al Fisco … in missione oltre confine....

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