Posts made in Novembre, 2022

LA GOVERNANCE UE E IL NUOVO PATTO DI STABILITA’  

Posted by on Nov 27, 2022 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su LA GOVERNANCE UE E IL NUOVO PATTO DI STABILITA’  

LA GOVERNANCE UE E IL NUOVO PATTO DI STABILITA’  

Patto di stabilità e crescita, ovvero il “patto della discordia”, tema di grande rilevanza nella politica di bilancio dei Paesi europei. Un accordo tra i Paesi membri dell’Ue che richiede il rispetto di alcuni parametri di bilancio e ruota attorno a due cardini: il deficit (differenza tra entrate e uscite, comprese le spese per interessi) che non deve superare il 3% del Pil e il debito pubblico che non deve superare il 60% del Pil. Parametri molto rigorosi, più volte terreno di scontro fra i falchi del Nord e i Paesi cicala del Sud Europa.    Le norme del Patto di stabilità e crescita (Stability and Growth Pact), secondo i principi fissati con il Trattato di Maastricht del 1992, “mirano a evitare che le politiche di bilancio vadano in direzioni potenzialmente problematiche e a correggere disavanzi di bilancio o livelli del debito pubblico eccessivi.” Il Patto divenne …di ferro nel 2012 con la firma del “Fiscal compact”, che prevede il pareggio di bilancio di ciascun Stato, con l’obbligo per i Paesi con debito superiore al 60% del Pil di ridurre il rapporto di almeno un ventesimo all’anno. Di fatto si vuole evitare che gli squilibri interni e la mancanza di rigore di un singolo Stato per… allegra finanza possano mettere a rischio la sua stessa tenuta e quella dell’Ue. Per i Paesi “trasgressori” la Commissione Ue può promuovere una procedura d’infrazione che attraverso un avvertimento preventivo e una serie di raccomandazioni si conclude con una sanzione. Nel marzo 2020 la Commissione Von der Leyen, per limitare l’impatto socio-economico della pandemia, aveva proposto l’attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, autorizzando i singoli Paesi membri a elargire contributi senza il rischio di sanzioni in caso di sforamento del deficit e del debito pubblico. Maggiore flessibilità della finanza pubblica fino al 2023 per sostenere l’economia durante la crisi. Espansività della spesa secondo la teoria Keynesiana. Un principio economico confermato di recente. Al termine di un lungo e complicato travaglio durato quasi tre anni, la Commissione ha presentato una proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita nel segno della sostenibilità del debito e della crescita. Non più l’irrealistica “regola del ventesimo” ma una “riduzione del debito pubblico in modo graduale e sostenuto”. La proposta della Commissione, che si basa su un meccanismo di vigilanza europea Paese per Paese (Commissariamento?), si fonda su regole più chiare per una crescita equa e sostenibile nel quadro di un credibile percorso di riduzione del debito. Tre sono i pilastri del nuovo Patto. Il primo riguarda la distinzione dei Paesi Ue in tre gruppi a seconda del loro livello di indebitamento per specifici percorsi di riduzione del debito con riferimento alla spesa netta primaria, ovvero la spesa pubblica annuale al netto di tasse e di interessi pagati sul debito. In particolare, per i Paesi ad alto debito (Italia compresa) la rimodulazione della spesa netta primaria, nel rispetto del 3% del Pil, andrà fatta entro 4 anni tale da consentire la riduzione del debito pubblico in un arco temporale di 10 anni. Il secondo pilastro della riforma riguarda riforme e investimenti che ogni singolo Stato “negozierà” con la Commissione: in primis la transizione verde e digitale e le infrastrutture. Il terzo pilastro è quello sanzionatorio per chi non rispetta il nuovo Patto. Le procedure per deficit e debito eccessivo comportano sanzioni pari allo 0,2% del Pil del Paese, fino ad arrivare -nei casi più gravi- alla sospensione dei fondi comunitari ai Paesi inadempienti. L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è quello di uscire dalla situazione attuale nella quale le regole sono uguali per tutti, ma si dimostrano...

Read More

IL GOVERNO MELONI E IL CARO ENERGIA

Posted by on Nov 11, 2022 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL GOVERNO MELONI E IL CARO ENERGIA

IL GOVERNO MELONI E IL CARO ENERGIA

“Siamo nella tempesta ma siamo la nave più bella del mondo, supereremo le onde che si infrangono su di noi.” Le parole del premier Giorgia Meloni nell’ intervento alla Camera in occasione della fiducia al Governo rappresentano la stella polare della manovra economica 2023: realismo e ottimismo per contrastare la frenata dell’economia e finanziare le misure per il contrasto ai prezzi dell’energia. Va in questa direzione la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NaDEF) approvata dal Consiglio dei Ministri che, rivedendo e integrando quella deliberata lo scorso settembre dal Governo Draghi, ha aggiornato le previsioni macroeconomiche e tendenziali di finanza pubblica con i relativi parametri (Pil, rapporto deficit-Pil, debito pubblico-Pil). La Nadef rappresenta il passo preliminare della “manovra di bilancio”, la sua cornice, alla quale seguirà la presentazione a Bruxelles del Documento programmatico di bilancio (Dpb) con indicazione del saldo di bilancio, delle misure contenute nella manovra e delle correlazioni con le raccomandazioni formulate dalle istituzioni europee. Punto d’arrivo sarà la legge di Bilancio, con approvazione del Parlamento entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. E’ una manovra che punta su oltre 30 miliardi, finanziata per 21 miliardi in deficit, con un disavanzo per il 2023 al 4,5% del Pil (3,6% nel 2024 e 3,3% nel 2025). Uno scostamento di bilancio di circa 11 miliardi rispetto al 3,9% di indebitamento netto previsto per l’anno prossimo dal quadro programmatico precedente. Questo incremento di deficit, misura espansiva anti-recessione, sarà il pilastro principale per il finanziamento della manovra che dovrebbe contare anche sulla riscrittura della tassa sugli extra profitti e su una consistente spending review ministeriale per un totale di circa 10 miliardi che porterebbero quindi il tetto di bilancio a 31 miliardi, il 75% dei quali destinati al caro energia. Alle misure non legate alla emergenza energetica resterà un quarto della manovra per gestire in primis il dossier previdenziale complicato dalla spesa per le indicizzazioni pensionistiche e dall’esigenza di evitare il ritorno pieno alla legge Fornero. La “linea responsabile” rivendicata dal Ministro dell’Economia consolida la discesa del rapporto debito/Pil calcolato per quest’anno al 145,7% con una previsione di riduzione al 144,6% per il prossimo, al 142,3% per il 2024 e al 141% nel 2025. Il tutto però resta condizionato dai rischi di una recessione temuta da più parti a livello globale ed europeo. Una nota di prudenza è venuta da Giorgetti: “Siamo consapevoli che fare previsioni a lungo termine in questo momento può essere un esercizio di pura accademia.” In un contesto economico di grande incertezza, nella legge di Bilancio troveranno spazio anche interventi collegati al programma di governo. In campo fiscale grande attesa per l’ampliamento della Flat tax per gli autonomi con l’aumento da 65 mila a 85 mila euro della soglia di ricavi e compensi entro la quale si potrà optare per la tassa piatta, con aliquota del 15%. In cantiere anche un primo round di correttivi al reddito di cittadinanza e al Superbonus con riduzione al 90% per condomini e villette (un risparmio fiscale di circa 20 miliardi per i prossimi cinque anni). La politica economica che il Governo ha adottato si basa sull’esigenza di rispondere all’impennata dell’inflazione e all’impatto del caro energia sui bilanci delle famiglie, specialmente quelle più fragili, e di garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane nel contesto europeo e a livello globale, anche in considerazione dei corposi interventi recentemente annunciati da altri Paesi membri dell’Ue ed extra europei. Un forte impegno sarà anche dedicato all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e delle riforme da cui dipendono ingenti investimenti per rilanciare la crescita sostenibile dell’economia...

Read More