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LA PAGELLA  DI  MOODY’S

Posted by on Nov 22, 2023 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LA PAGELLA  DI  MOODY’S

LA PAGELLA  DI  MOODY’S

Gli esami non finiscono mai. Dopo le valutazioni (positive) di S&P, Dbrs e Fitch, per i conti pubblici italiani venerdi 17 è arrivata la pagella di Moody’s, l’agenzia statunitense di rating fra le più autorevoli. E, a dispetto della cabala, ironia della sorte, nonostante il giorno “porta sfortuna” prova superata. Azzerati i timori e le paure della vigilia legati al rischio bocciatura. Sotto esame la credibilità della nostra finanza pubblica collegata alla capacità di ripagare il debito. L’Italia si è presentata al test partendo da una valutazione tutt’altro che da prima della classe: Baa3, appena sopra la soglia del cosiddetto “investment grade”. Sotto questa classe di rating c’è solo il livello spazzatura, e cioè affidabilità uguale a zero.  L’ultima pagella ricevuta da Moody’s è dell’agosto 2022, subito dopo la fine del Governo Draghi: l’agenzia declassò il nostro Paese alimentando un clima di incertezza per le conseguenze economiche, politiche e finanziarie. Fu un chiaro avvertimento al nuovo inquilino di Palazzo Chigi: “Senza riforme economiche e fiscali ci sarà il taglio del rating sovrano dell’Italia”, e quindi chiusura degli acquisti dei titoli italiani da parte di molti investitori istituzionali. Sullo sfondo della legge di Bilancio impostata in termini di “prudenza realista”, Moody’s non solo non ha variato il rating, confermando il Baa3 del debito pubblico italiano, ma ha migliorato da “negativo” a “stabile” l’outlook, la previsione sull’andamento del medio-lungo termine. Fattori del giudizio positivo l’attuazione del Pnrr, il consolidamento del sistema bancario, la diminuzione dei rischi legati alle forniture energetiche. Nella sua valutazione Moody’s ricorda che i livelli di debito dell’Italia resteranno elevati. E per questo “ridurre il deficit sarà essenziale per la futura traiettoria del debito dato che il differenziale fra la crescita nominale e i tassi d’interesse tornerà negativo nel 2025”, richiedendo all’Italia un avanzo primario per stabilizzare il debito. L’agenzia, in relazione al vasto programma di riforme in cantiere, ha definito il Pnrr come “l’opportunità che capita una volta in una generazione per rafforzare la crescita e attuare riforme specifiche”. Per l’Italia “i rischi di credito associati con una inefficiente esecuzione delle politiche macroeconomiche sono significativi, perché è lo Stato membro dell’Ue più esposto a una dinamica avversa al debito”. Le prospettive di crescita ciclica continueranno a essere sostenute dalla realizzazione di investimenti nell’ambito del Pnrr fino al 2026, anche se, rileva Moody’s, “permangono rischi sostanziali nel caso in cui l’Italia non sia in grado di sfruttare al meglio le risorse del Piano comunitario”.   Dinamica del debito e strategia di crescita saranno dunque le direttrici di marcia del Governo Meloni per rafforzare sui mercati lo status finanziario e scongiurare pericolosi sbalzi dello spread BTP-Bund. La grande sfida italiana, nella prospettiva anche della riforma del Patto di stabilità e crescita, sarà la sostenibilità del debito. La sua riduzione è una strada obbligata che non può essere rallentata. Se il prossimo anno l’Italia non crescerà dell’1,2%, come messo nero su bianco nella Nadef e contemporaneamente dovessero arrivare nuovi shock nell’economia, saranno dolori, perchè non ci saranno risorse sufficienti per sostenere un deficit al 4,4% del Pil. E se non è rinviabile una discesa del debito, non lo è nemmeno l’attuazione del Pnrr, che dovrebbe garantire proprio quella crescita di cui il Paese ha bisogno. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha infatti un ruolo centrale per il sostegno dell’economia e la sua attuazione non può ammettere rinvii. Il pieno avanzamento dei progetti del Pnrr fornirebbe uno stimolo all’attività economica che è determinante per lo sviluppo nel prossimo biennio. Lo testimonia il Portogallo premiato da Moody’s con un rating salito in un solo colpo di due gradini (A3) grazie...

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I MALI DELLA SANITA’ PUBBLICA

Posted by on Nov 6, 2023 in La nostra Società | Commenti disabilitati su I MALI DELLA SANITA’ PUBBLICA

I MALI DELLA SANITA’ PUBBLICA

 Emergenza Sanità pubblica. Di forte impatto la recente inchiesta del Sole 24 Ore sui mali del Servizio sanitario nazionale. Pronto soccorso al collasso, lunghe liste d’attesa, medici e infermieri in fuga: sintomi di una grave malattia sociale, con tanti malati a rischio. Terapia difficile. La manovra economica per il 2024 approdata nei giorni scorsi in Parlamento prevede un rifinanziamento del Servizio sanitario nazionale di 3 miliardi, in parte destinati a finanziare “l’indennità per medici e altro personale sanitario impegnati nella riduzione dei tempi delle liste di attesa”. Una … “terapia d’urto” che non regge e che, al di là di illusori obiettivi governativi, rischia di fare flop non intervenendo sulla causa reale dei mali (ormai cronici) del Servizio sanitario: mancanza di personale. Una missione impossibile per chi è in servizio. Secondo le stime del Sole 24 Ore mancano all’appello 20mila medici e oltre 70mila infermieri. Numeri allarmanti che spiegano chiaramente le tante lacune del Servizio sanitario e quindi le quotidiane proteste legate all’ “accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione dell’art.32 della Costituzione”. Una situazione fortemente critica, drammatica in alcune Regioni del Paese, generata dal blocco delle assunzioni introdotto nella stagione della spending review: una misura che fissa la spesa sul personale medico e paramedico a quella del 2004. Organici sottodimensionati rispetto alle obiettive esigenze di servizio, peggiorati ulteriormente negli ultimi anni difronte alla grande fuga dalle corsie degli ospedali a causa di turni massacranti e stipendi troppo bassi. Una fuga cominciata da oltre un decennio, cresciuta a dismisura con il Covid. L’allarme carenza riguarda in generale gli ospedali dove ci sono 10mila posti vacanti, in primis quelli di anestesisti e pneumologi. Sono 2mila i medici, tra dimissioni e pensionamenti, che annualmente lasciano gli Ospedali per nuove vie: lavorare nel privato o all’estero. Lo rivela l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) secondo il quale in tre anni hanno superato il confine 15.109 infermieri e 21.397 medici. Ma c’è anche chi sceglie la strada del “gettonista” che, grazie a compensi di mille euro per turno, consente di guadagnare come un medico dipendente, con meno di 100 giorni di lavoro effettivo. E le previsioni nel breve termine non sono incoraggianti: entro il 2025 è prevista l’uscita per pensionamenti di ben 40mila medici, non bilanciata da nuovi ingressi per lo scarso appeal di alcune specializzazioni mediche (chirurgia, medicina d’urgenza) da parte dei giovani laureati in Medicina. A rischio la figura ospedaliera dei camici bianchi. Sono i pronto soccorso a pagare maggiormente le conseguenze di questa emorragia medica, sono al collasso e, in quanto presidi sanitari di prima linea, sono costretti a rispondere ai tanti problemi ricorrendo appunto ai “gettonisti” nelle cooperative, pagati oltremisura, a danno delle scarse risorse economiche.  La musica non cambia per la medicina di base, gli studi dei medici di famiglia: in 5 anni se ne contano oltre 5mila in meno, una insostenibile desertificazione per milioni di cittadini che, senza adeguata assistenza medica, sono costretti a rivolgersi ai Pronto soccorso, intasandoli ulteriormente e prolungandone i tempi di attesa. Una storia infinita. “Cambiare rotta”, ha dichiarato il presidente dell’Ordine dei medici Filippo Anelli, “è ora che il tetto di spesa fermo al 2004 sulle assunzioni venga eliminato o quanto meno innalzato”. Turn over limitato ma anche una programmazione sbagliata dei posti a Medicina e nelle specializzazioni. Un percorso formativo da ridisegnare completamente, rivedendo l’impostazione del servizio reso alla comunità. Significativo il j’accuse lanciato dall’Anaao Assomed, la sigla sindacale dei medici ospedalieri: “il rapporto medico-paziente è ormai un rapporto economicistico di venditore-acquirente e la salute è diventata un prodotto, occorre restituire all’operatore sanitario la centralità del...

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