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AUTONOMIA DIFFERENZIATA, REBUS ISTITUZIONALE  

Posted by on Mag 8, 2024 in Uncategorized | Commenti disabilitati su AUTONOMIA DIFFERENZIATA, REBUS ISTITUZIONALE  

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, REBUS ISTITUZIONALE  

Autonomia regionale differenziata, atto finale? Dopo il via libera del Senato e un tormentato passaggio in Commissione Affari Costituzionali della Camera, il disegno di legge Calderoli è approdato in Aula a Montecitorio per la discussione generale, ed è subito bagarre. Le prime avvisaglie di uno scontro politico su un tema fortemente divisivo. In dieci articoli il progetto di attuazione del Titolo V della Costituzione, in particolare dell’art. 116, che prevede che lo Stato possa attribuire alle Regioni a statuto ordinario “condizioni particolari di autonomia”. Sono venti le materie oggi di legislazione concorrente, cioè di comune competenza di Stato e Regioni (sicurezza del lavoro, salute, alimentazione, governo del territorio, infrastrutture, trasporti ed energia, finanza pubblica, ordinamento sportivo, professioni, protezione civile, beni culturali, ecc.), che potranno passare integralmente all’ente regionale. E potrebbero essere decentrate anche altre tre materie oggi gestite solo dallo Stato (giustizia di pace, istruzione, tutela dell’ambiente e dei beni culturali). In discussione è la redistribuzione dei poteri, grazie a una diversa allocazione delle risorse pubbliche verso quelle Regioni che ne faranno richiesta, concordando con il Governo la “devoluzione” di competenze e risorse. Il capitolo più controverso è quello relativo alla fiscalità, cioè il trasferimento di mezzi finanziari alle Regioni che ricevono le nuove funzioni, e quindi la parte del gettito fiscale generato sul territorio che ogni Regione potrà trattenere. Per superare gli effetti distorsivi della “spesa storica” collegata al costo annuale del servizio reso (un meccanismo vantaggioso per gli enti con elevata spesa e risorse fiscali proprie, rispetto a quelli con limitata capacità fiscale), l’ultima versione del “regionalismo differenziato” introduce un nuovo indicatore: il “fabbisogno standard” che esprime le reali necessità finanziarie dell’ente locale per garantire servizi ai cittadini sulla base delle varie caratteristiche territoriali e della composizione sociodemografica della popolazione residente. E’ il costo del servizio differenziato per Regione che ha bisogno, in via preliminare, della determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) per le materie riferibili ai diritti civili e sociali dei cittadini, prescritti dalla Legge di bilancio 2023,per garantire i serviziminimi equamente su tutto il territorio nazionale.“Conoscere per deliberare”, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi. E sono 237 i Lep stabiliti in 15 materie dal Comitato (Clep) istituito dal Governo, presieduto dall’accademico, giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese (nella foto), per tracciare un quadro unitario e completo finalizzato a evitare squilibri economici fra le Regioni attraverso misure perequative, nel rispetto del principio costituzionale di solidarietà sociale ed economica. Molto dipenderà dai finanziamenti che lo Stato potrà mettere a disposizione per far convergere le prestazioni, oggi molto diversificate, verso lo stesso livello. E’ probabile infatti che emergano dei vincoli finanziari alla copertura completa dei fabbisogni legati ai costi standard dei livelli essenziali delle prestazioni laddove non coperti dalla capacità fiscale regionale. Ma, come ha ribadito Sabino Cassese nella recente lectio magistralis tenuta ad Atripalda (Avellino), sua città di origine, in occasione della “Cittadinanza onoraria” conferitagli dall’Amministrazione comunale, “l’ultimo miglio dell’autonomia regionale differenziata dipende da un’amministrazione che funzioni bene, perché i divari amministrativi in Italia purtroppo ci sono e non li possiamo risolvere in poco tempo con i Lep la cui erogazione di servizi richiede all’amministrazione che governa il territorio cultura amministrativa per una efficace capacità di spesa con una classe dirigente adeguata.”   Al centro del dibattito politico il problema di sempre: migliore efficienza dei servizi e partecipazione al controllo della spesa o strumento di sperequazione socio-economica e divisione tra Regioni? I nodi problematici ancora da sciogliere riguardano, in particolare, la ricaduta sul servizio sanitario e sul sistema scolastico, la frammentazione delle politiche pubbliche nazionali (servizi e infrastrutture logistiche), il rischio di cristallizzazioni delle disuguaglianze, la...

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ADDIO AL PATTO DI STABILITA’ STUPIDO

Posted by on Mag 2, 2024 in Uncategorized | Commenti disabilitati su ADDIO AL PATTO DI STABILITA’ STUPIDO

ADDIO AL PATTO DI STABILITA’ STUPIDO

Addio al “Patto di stupidità”. A distanza di oltre vent’anni da quando nel 2002 Romano Prodi, alloraPresidente della Commissione europea, definì “stupido” il Patto di stabilità varato nel 1997,l’Europarlamento di Strasburgo, dopo un lungo e acceso negoziato tra i Paesi membri, ha approvato lariforma del Patto di stabilità e crescita per la governance economica dell’Europa del futuro. Di fronte a sfide e priorità economiche diverse rispetto al passato, regole più credibili e più efficaci, associando al necessario risanamento delle finanze pubbliche un altrettanto necessario sostegno agli investimenti. Un mix di flessibilità e rigore per poter puntare su una crescita economica fondata sulla stabilità finanziaria.Obiettivo del Patto di stabilità e crescita (Stability and Growth Pact), secondo i “parametri” fissati con ilTrattato di Maastricht del 1992, era quello di garantire la disciplina di bilancio degli Stati dell’Ue per evitare disavanzi di bilancio o livelli del debito pubblico eccessivi e contribuire così alla stabilità monetaria. Il Patto divenne …di ferro nel 2012 con la firma del “Fiscal compact”, che prevede il pareggio di bilancio di ciascuno Stato, con l’obbligo per i Paesi con debito superiore al 60% del Pil di ridurre il rapporto di almeno un ventesimo all’anno per non mettere a rischio la tenuta monetaria dell’Ue. Nel marzo 2020 la Commissione Von der Leyen, per limitare l’impatto socio-economico della pandemia, aveva attivato la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, autorizzando i singoli Paesi membri a elargire contributi senza il rischio di sanzioni in caso di sforamento del deficit e del debito pubblico. Maggiore flessibilità della finanza pubblica fino al 2023 per sostenere l’economia durante la crisi. Espansività della spesa secondo i canoni Keynesiani.Per scongiurare il rischio autolesionistico di un ritorno al passato con le ferree misure dell’ortodossiarigorista, e quindi con un Patto realisticamente inapplicabile, la riforma del Patto prevede una riduzioneconcordata del debito per i Paesi più indebitati e la possibilità di percorsi di recupero più graduali in caso di riforme e investimenti. Sarà la Commissione Ue a “tracciare la traiettoria di riferimento” specifica persingolo Paese entro il 21 giugno con gli obiettivi di aggiustamento dei conti pubblici a medio terminepreparatori ai piani pluriennali di spesa (fiscali e strutturali), finalizzati a garantire la riduzione del debito olivelli prudenti. La riforma del Patto punta ad attribuire una forte titolarità nazionale nell’impegno allariduzione del debito pubblico. Ogni Stato membro sarà chiamato a preparare piani di spesa sostenibili econformi al nuovo quadro comune europeo basati sulla spesa primaria al netto degli interessi (perinvestimenti e sovvenzioni Pnrr), nei quali dovranno definirsi gli obiettivi di bilancio, le misure peraffrontare gli squilibri macroeconomici, le riforme e gli investimenti prioritari. Questi Piani, della durata diquattro anni estendibile a sette anni, dovranno garantire il rientro del debito pubblico con una riduzionemedia annua dell’1% del rapporto debito/Pil per i Paesi con rapporto superiore al 90% (Italia e Francia),dello 0,5% per gli altri Paesi con indebitamento compreso fra il 60 e il 90% del Pil: un vincolo menorestrittivo di quello attuale di 1/20 all’anno.“La riforma, ha dichiarato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, intende semplificare la governanceeconomica, sviluppare la responsabilità nazionale, rafforzando l’applicazione delle norme all’interno di unquadro comune trasparente.” Attraverso nuove regole, adattabili alle esigenze dei singoli Paesi, si vuoleevitare che la riduzione forzata del debito, priva di flessibilità, porti a una contrazione degli investimenti edella crescita, mettendo a rischio il modello sociale e la sicurezza del continente. Si volta pagina per unPatto più…intelligente, nel segno di una responsabile politica di bilancio.Cosa cambia per l’Italia? L’entusiasmo italiano è scarso, come dimostra, per opposte ragioni di partito,alcune palesemente contraddittorie, l’astensione quasi corale all’Europarlamento (con il “no” di M5S).“Abbiamo unito la politica...

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