Posts made in Luglio, 2024

EUROPA, OPERA INCOMPIUTA. QUALE FUTURO?                                                                  

Posted by on Lug 18, 2024 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su EUROPA, OPERA INCOMPIUTA. QUALE FUTURO?                                                                  

EUROPA, OPERA INCOMPIUTA. QUALE FUTURO?                                                                  

Con la rielezione (plebiscitaria) di Roberta Metsola a Presidente del Parlamento e di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione, l’assemblea plenaria di Strasburgo ha dato il via alla nuova legislatura dell’Europarlamento, la decima dal 1979 a oggi. Diverso profilo politico, come determinato dal variegato voto del 9 giugno, diversa composizione numerica, con i deputatati che da 705 sono passati a 720 in rappresentanza dei 27 Paesi membri dell’Unione. Tanti e complessi i problemi da affrontare. Sul tappeto l’Agenda strategica 2024-2029 adottata dal recente Consiglio europeo di fine giugno con la quale sono stati stabiliti gli orientamenti e le priorità dell’Ue per il prossimo ciclo istituzionale. Un vademecum operativo che segnerà il futuro dell’Europa. Tre i pilastri fondamentali: un’Europa libera e democratica (sostenendo e rispettando i valori europei), un’Europa forte e sicura (rafforzando la sicurezza e la difesa dell’Ue e proteggendo i suoi cittadini, preparandosi per un’unione più grande con un approccio condiviso per la migrazione e la gestione delle frontiere), un’Europa prospera e competitiva (sviluppando la competitività dell’Ue, realizzando con successo le transizioni verde e digitale e promuovendo l’innovazione per crescere insieme). Il problema di fondo resta la crisi di fiducia dei cittadini europei nei confronti della politica comunitaria lontana dai bisogni della gente, soprattutto nei processi decisionali relativi ai temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno, confermata dalla bassa affluenza ai seggi per l’elezioni di giugno. Insicurezza economica e disagio sociale rafforzano la domanda di sovranità nazionale, quella che Luigi Einaudi definì il “mito funesto”. Nessuna traccia di un progetto di rinnovamento del sistema economico, ma una sfrenata corsa alla regolamentazione che ha generato un diffuso malessere. I vincoli europei sono entrati in rotta di collisione. Questa Europa non fa più sognare, alimenta inquietudini. Si sta sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori e con esso la stessa coscienza europea. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Da anni l’Europa non riesce a fare alcun passo decisivo per diventare una entità sovranazionale con una politica estera comune, una difesa comune, una fiscalità comune, per potersi cioè relazionare sullo scenario geopolitico mondiale con una propria identità.   A Bruxelles si confronteranno sempre più esplicitamente due diversi progetti strategici sulla governance dell’Unione: uno di tipo federativo (nel segno dello storico Manifesto di Ventotene) e uno di tipo confederativo. Da una parte il disegno di una maggiore integrazione economica e giuridica per l’adozione di soluzioni comuni alle grandi sfide di oggi (il clima, le minacce di Putin, la concorrenza con la Cina, il futuro dei giovani), dall’altra un incisivo ridimensionamento dei poteri dell’Ue, circoscrivendoli il più possibile alle competenze esclusive (unione doganale, concorrenza, moneta e commercio con l’estero). Nuale essuno Stato europeo può però garantire, da solo, l’effettiva indipendenza delle proprie scelte, affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali che interessano tutti i Paesi del mondo e trovare una soluzione alle tensioni nei rapporti tra i blocchi d’interesse, presenti e quelli futuri. Nessun ritorno alle antiche sovranità, agli antichi nazionalismi potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, e benessere. Più Europa dunque per assicurare un sostenibile modello di crescita, sintesi politica di un partenariato tra istituzioni, mondo delle imprese ed economia sociale. Un passo che la storia impone, una sfida per la futura Commissione europea. Fondamentale nel processo decisionale la centralità delle istituzioni comunitarie, ma la sua realizzazione sarà assicurata solo se gli Stati membri saranno in grado di...

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IL FISCO CHIAMA. IL CONTRIBUENTE RISPONDE?

Posted by on Lug 10, 2024 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL FISCO CHIAMA. IL CONTRIBUENTE RISPONDE?

IL FISCO CHIAMA. IL CONTRIBUENTE RISPONDE?

Luglio, il mese delle tasse per il “popolo delle partite Iva”. Salvo nuove proroghe, per circa 2,7 milioni di contribuenti, soggetti agli Isa (indici sintetici di affidabilità fiscale), è scattato il conto alla rovescia per il tax day del 31 luglio. Un appuntamento fiscale quest’anno fortemente condizionato dal “Concordato preventivo biennale”, introdotto dal D.Lgs 13/2024, un accordo con il Fisco che permette per un biennio di pagare le imposte non in base ai redditi effettivi bensì sulla base di quanto determinato dall’Agenzia delle Entrate, favorendo così l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi. Un tassello importante nell’ambito della Riforma fiscale del vice Ministro Maurizio Leo finalizzato a incentivare la tax compliance. Per le disastrate finanze pubbliche il “patto con il Fisco” sarà cruciale per la prossima legge di Bilancio. Il concordato preventivo biennale dovrà infatti contribuire ad assorbire il taglio delle stime sulla crescita economica (1% anziché 1,2 quest’anno e 1,2% anziché 1,4 nel 2025). A rischio le misure adottate: cuneo fiscale e riduzione delle aliquote Irpef per un costo di oltre 4 miliardi di euro. Una boccata d’ossigeno per i flussi di cassa dell’Erario, messi a dura prova dalla compensazione dei vari tax credit ancora in circolazione, superbonus in primis. Alle prossime scadenze fiscali il Ministero di Via XX Settembre guarda dunque con particolare attenzione anche per la “correzione dei conti” di circa 10-12 miliardi di euro l’anno per i prossimi sette anni che la Commissione europea ci ha imposto a seguito della procedura per deficit eccessivo. Una scommessa da vincere, ma non sarà facile.  Il successo del patto si misurerà sul numero dei contribuenti che accetteranno il reddito proposto dal Fisco per il biennio 2024-2025. In Provincia di Varese sono circa 45mila i soggetti Isa. La convenienza della scelta sull’adesione al concordato (termine ultimo il 31 ottobre) si giocherà sostanzialmente sul differenziale negativo tra il reddito proposto e quello effettivo. Quanto più sarà inferiore il reddito concordato rispetto a quello effettivo, tanto più sarà stata opportuna la scelta di aderire alla proposta del Fisco. Nella “campagna promozionale” dell’Agenzia delle Entrate sono stati delineati i vantaggi dell’adesione al concordato: imposte bloccate in presenza di eventuali maggiori redditi conseguiti, esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, anticipazione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento, nuove misure di esonero del visto di conformità per compensazione o rimborso crediti. Il tutto con l’avvertenza del legislatore circa l’attività di controllo nei confronti dei soggetti che non aderiscono al concordato biennale. Ma il patto fiscale non convince imprese e professionisti: cautela, prudenza e perplessità. I nodi da sciogliere sono ancora tanti. Sono legati, oltre al tortuoso meccanismo di determinazione degli acconti, ai cambi di regime, agli errori nella compilazione del modello Isa, alla causa di cessazione verificata in un solo anno, alle ricadute previdenziali del concordato, nonché agli effetti sui soci delle società trasparenti. Dubbi e riserve fra chi teme di subire perdite rilevanti con il rischio di pagare importi più alti per far crescere il punteggio Isa. Per molti la strada per arrivare al “reddito congruo” stabilito dal Fisco non sarà semplice e …a buon mercato, soprattutto per chi, nelle dichiarazioni oggetto di valutazione del software del Fisco per il calcolo del reddito proposto, non è riuscito a raggiungere una pagella fiscale (voto almeno pari a 8) tale da essere considerato “affidabile”. Al momento solo il 44% delle partite Iva raggiunge la sufficienza. Il concordato mira a portare verso il voto 10 i contribuenti che aderiscono per “far crescere spontaneamente una coscienza fiscale generalizzata”. Ma con pretese eccessive, e quindi con richiesta di pagamento di maggiori imposte, il rischio è...

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