IL FISCO CHIAMA. IL CONTRIBUENTE RISPONDE?
Luglio, il mese delle tasse per il “popolo delle partite Iva”. Salvo nuove proroghe, per circa 2,7 milioni di contribuenti, soggetti agli Isa (indici sintetici di affidabilità fiscale), è scattato il conto alla rovescia per il tax day del 31 luglio. Un appuntamento fiscale quest’anno fortemente condizionato dal “Concordato preventivo biennale”, introdotto dal D.Lgs 13/2024, un accordo con il Fisco che permette per un biennio di pagare le imposte non in base ai redditi effettivi bensì sulla base di quanto determinato dall’Agenzia delle Entrate, favorendo così l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi. Un tassello importante nell’ambito della Riforma fiscale del vice Ministro Maurizio Leo finalizzato a incentivare la tax compliance. Per le disastrate finanze pubbliche il “patto con il Fisco” sarà cruciale per la prossima legge di Bilancio. Il concordato preventivo biennale dovrà infatti contribuire ad assorbire il taglio delle stime sulla crescita economica (1% anziché 1,2 quest’anno e 1,2% anziché 1,4 nel 2025). A rischio le misure adottate: cuneo fiscale e riduzione delle aliquote Irpef per un costo di oltre 4 miliardi di euro. Una boccata d’ossigeno per i flussi di cassa dell’Erario, messi a dura prova dalla compensazione dei vari tax credit ancora in circolazione, superbonus in primis. Alle prossime scadenze fiscali il Ministero di Via XX Settembre guarda dunque con particolare attenzione anche per la “correzione dei conti” di circa 10-12 miliardi di euro l’anno per i prossimi sette anni che la Commissione europea ci ha imposto a seguito della procedura per deficit eccessivo. Una scommessa da vincere, ma non sarà facile. Il successo del patto si misurerà sul numero dei contribuenti che accetteranno il reddito proposto dal Fisco per il biennio 2024-2025. In Provincia di Varese sono circa 45mila i soggetti Isa. La convenienza della scelta sull’adesione al concordato (termine ultimo il 31 ottobre) si giocherà sostanzialmente sul differenziale negativo tra il reddito proposto e quello effettivo. Quanto più sarà inferiore il reddito concordato rispetto a quello effettivo, tanto più sarà stata opportuna la scelta di aderire alla proposta del Fisco. Nella “campagna promozionale” dell’Agenzia delle Entrate sono stati delineati i vantaggi dell’adesione al concordato: imposte bloccate in presenza di eventuali maggiori redditi conseguiti, esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, anticipazione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento, nuove misure di esonero del visto di conformità per compensazione o rimborso crediti. Il tutto con l’avvertenza del legislatore circa l’attività di controllo nei confronti dei soggetti che non aderiscono al concordato biennale. Ma il patto fiscale non convince imprese e professionisti: cautela, prudenza e perplessità. I nodi da sciogliere sono ancora tanti. Sono legati, oltre al tortuoso meccanismo di determinazione degli acconti, ai cambi di regime, agli errori nella compilazione del modello Isa, alla causa di cessazione verificata in un solo anno, alle ricadute previdenziali del concordato, nonché agli effetti sui soci delle società trasparenti. Dubbi e riserve fra chi teme di subire perdite rilevanti con il rischio di pagare importi più alti per far crescere il punteggio Isa. Per molti la strada per arrivare al “reddito congruo” stabilito dal Fisco non sarà semplice e …a buon mercato, soprattutto per chi, nelle dichiarazioni oggetto di valutazione del software del Fisco per il calcolo del reddito proposto, non è riuscito a raggiungere una pagella fiscale (voto almeno pari a 8) tale da essere considerato “affidabile”. Al momento solo il 44% delle partite Iva raggiunge la sufficienza. Il concordato mira a portare verso il voto 10 i contribuenti che aderiscono per “far crescere spontaneamente una coscienza fiscale generalizzata”. Ma con pretese eccessive, e quindi con richiesta di pagamento di maggiori imposte, il rischio è...
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