TRUMP E L’EUROPA, QUALE FUTURO?
A due mesi dall’ “inauguration day” il dibattito politico gira attorno al nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, ai tanti interrogativi sulla sua futura Amministrazione, dalla politica economica alla politica estera, dai rapporti con l’Europa a quelli con la Nato. Tutto è di nuovo in gioco. Il voto americano traghetta le relazioni degli Stati Uniti in un mare di incertezza. La seconda Amministrazione Trump dal 20 gennaio 2025, dopo il solenne giuramento del tycoon sulla Costituzione a Capitol Hill, sulla scalinata dei giardini, affronterà un mondo in grande subbuglio, fra focolai di guerra e forti tensioni territoriali. La mappa politica è disegnata. “Trump respinge il vecchio modello del liberalismo economico guidato da democrazie aperte e liberali, di cui l’America è stata il grande portabandiera nel Dopoguerra, ora cavalca quello della superpotenza che pretende molto e concede il minimo”. In prima battuta, il conflitto commerciale con la Cina e con l’Europa con l’adozione delle annunciate misure protezioniste (dazi all’importazione dal 20 al 40%), finalizzate ad arginare il deficit import/export. L’America importa molto più di quanto esporta a conferma di un mercato di rilevanza mondiale. Significativi i dati della bilancia europea dei pagamenti in relazione all’economia americana: lo scorso anno l’Ue ha accumulato un surplus di 157 miliardi di euro nello scambio di beni, con un surplus italiano di circa 40 miliardi di euro (manifatturieri, alimentari, medicamenti). Per Trump, la questione dei dazi, è stata una carta vincente (“America first”) nella corsa presidenziale. Con un marcato protezionismo economico potrebbe tramontare la posizione di rendita dell’Europa nell’interscambio con l’America, un protezionismo che farà molto male a tutti e che metterà il nuovo Presidente USA in una posizione negoziale fortissima, anche per la preminenza dell’economia americana nel mondo. E sarebbero di scarsa portata sul mercato interno le conseguenze dell’inflazione eventualmente generate da una politica commerciale improntata sui dazi. Altro tema scottante è la riduzione dell’impegno militare americano nel mondo, in primis nell’area atlantica, in particolare con un minore sostegno all’Ucraina. Campanello d’allarme per la Nato. Fa discutere la richiesta di Trump agli alleati fatta nella campagna elettorale di spendere di più nella difesa per integrare l’ombrello di protezione americano. In gioco, con la visione dell’alleanza transatlantica, la sicurezza dell’Europa oggi fortemente minacciata ad est dall’espansionismo aggressivo di Putin. Negli Stati Uniti la sensazione è che la Nato sia una sorta di coperta americana per l’Europa ma per la quale l’Europa non paga abbastanza. Certamente meno del 2% del Pil fissato per il 2024 dagli accordi dell’Alleanza, mentre gli USA versano il 5%. L’Unione europea verrebbe messa di fronte, in maniera anche violenta, a una delle sue grandi debolezze, cioè l’assenza di una politica di difesa comune, invano auspicata da De Gasperi negli Anni Cinquanta. Un passaggio molto delicato che trova impreparata Bruxelles, in forte ritardo nella costruzione di una precisa identità politica. Oltre due anni di guerra alle frontiere non sono bastati ai (litigiosi) Stati membri ad assemblare una parvenza credibile di difesa comune europea. Sempre più debole l’Europa sotto tutti i profili, incluso quello politico, con i sistemi di governo di Francia e Germania profondamene in crisi, percorsi da una instabilità che non si vedeva da decenni. Il trionfo elettorale di Donald Trump coglie l’Unione europea nel suo momento di massima fragilità istituzionale. Un progetto unitario in perenne costruzione. E notizie poco rassicuranti anche per la crescita economica che viaggia poco sopra lo zero, con valori al ribasso in Germania, a rischio di recessione. Un quadro, quello dell’Unione europea, particolarmente complesso che dovrà fare i conti con la presidenza Trump. Muteranno in profondo i rapporti tra gli Stati Uniti e...
Read MoreLEGGE DI BILANCIO, UNA STRADA IN SALITA
Imperversa da giorni sui giornali e in tv la stucchevole bagarre dei partiti sul disegno di legge del Bilancio2025 in un clima di grande tensione e forti contrasti che preannunciano un iter parlamentareparticolarmente tempestoso. Una polemica infinita che, azzerato ogni costruttivo e civile confronto, sialimenta di mediocrità dialettica a supporto di interventi in odore di pregiudizi lontani da un realismopolitico ed economico. Parole e numeri in libera uscita, sterili azioni di protesta, pretestuose dichiarazioni:rischio di una deflagrazione sociale. Accantonando ogni impulso demagogico, sarebbe tempo di ritrovaresobrietà e restituire al dialogo fra maggioranza e opposizione toni responsabili su un tema, la Legge diBilancio, di estrema importanza per il futuro del Paese. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”,ammoniva Luigi Einaudi.In discussione una Manovra di Bilancio condizionata da un quadro economico complesso, appesantito suiflussi finanziari dei conti pubblici dagli effetti negativi dei crediti d’imposta accumulati negli anni scorsi acausa dei bonus immobiliari, un “grande buco” da oltre 160 miliardi di euro ancora da assorbire. Banche,imprese e famiglie stanno beneficiando del mancato versamento d’imposte compensate con i numerosibonus legati agli interventi edilizi. Un impatto negativo per le casse dello Stato con minori entratetributarie. Una contrazione del gettito fuori da ogni previsione, in aggiunta ai crescenti oneri per interessi(circa 85 miliardi all’anno) su un debito pubblico senza freni, che sfiora i 3000 miliardi di euro, pari al 143% del Pil.Un mix allarmante. Alto debito e spesa pubblica elevata rendono sempre più corta la coperta delle risorsedisponibili da destinare alla manovra. Il nodo centrale resta sempre quello delle coperture. Per nonaggravare ulteriormente i conti pubblici, senza inasprire il prelievo fiscale, puntare dunque sulla crescitaeconomica e quindi su un aumento generalizzato del livello di variabili macroeconomiche quali ricchezza,consumi, produzione, innovazione, investimenti privati. Rilanciare cioè l’economia per generare ricadute sui conti pubblici, rendendo coerente il quadro macroeconomico rispetto agli impegni presi con Bruxelles per il rispetto del nuovo Patto di stabilità e crescita, entrato in vigore quest’anno.Pur in presenza di un rallentamento della crescita rilevato dall’Istat nell’ultimo trimestre, e di un timidosegnale di Bankitalia (+0,8%), “l’Italia è tornata a crescere, il Pil nazionale è aumentato percentualmente più di quelli francesi e tedesco, l’occupazione cresce, e così i contratti di lavoro a tempo indeterminato.” Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale i Cavalieri e gli Alfieri del lavoro. Un esplicito invito alle agenzie di rating a “validare prospettive e affidabilità dell’economia italiana”, a riconoscere cioè una mutata posizione patrimoniale del Belpaese anche in relazione allo spread con i Bund tedeschi. Un differenziale di rendimento al ribasso.Gira attorno al rapporto reperimento/impiego delle risorse pubbliche il Bilancio di previsione in strettacorrelazione con l’andamento dell’economia nazionale. Dagli effetti del Pnrr, e più in generale da una netta ripresa della produttività, dovranno arrivare i segnali di una nuova stagione per i conti pubblici, ma la strada è ancora in salita. La Manovra di Bilancio varata dal Governo e trasmessa alle Camere è palesemente restrittiva. Non è una Manovra che cambierà il corso della storia economica del Paese. Prudenza e responsabilità sono le linee guida del disegno di legge del Bilancio che ha già superato il test dei mercati in termini di credibilità e sostenibilità. Espressione di “una politica economica seria e responsabile”, ha dichiarato il Ministro Giorgetti. Alle forze politiche e alle parti sociali la replica per i miglioramenti del testo.I numeri della Manovra, nel suo complesso, parlano di 30 miliardi per il 2025, di cui 21 coperti da minorispese o maggiori entrate e 9 miliardi a deficit, che servono a confermare alcuni provvedimenti già in vigore e per introdurne di nuovi. Fra le altre misure, riduzione...
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