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LA ZAVORRA DEL DEBITO PUBBLICO                   

Posted by on Feb 17, 2025 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LA ZAVORRA DEL DEBITO PUBBLICO                   

LA ZAVORRA DEL DEBITO PUBBLICO                   

Come abbattere il mostro, ovvero il debito pubblico. E’ uno dei problemi più discussi negli ultimi anni, il “male oscuro” della finanza pubblica che ha messo a rischio la stabilità finanziaria e la crescita economica dell’Italia. Numerose le crisi, da quella del 1976, quando nel giro di pochi giorni la caduta di fiducia dei risparmiatori causò precipitose fughe di capitali che azzerarono le riserve valutarie nazionali, a quella dello spread del 2011, la crisi del debito sovrano, generata dal crack finanziario dei mutui subprime degli Stati Uniti. Il 9 novembre, a causa della speculazione politico-finanziaria sui titoli di Stato (rigidità tedesca, superficialità delle agenzie di rating, ostilità europea), lo spread s’impennò toccando i 575 punti, portando l’Italia sull’orlo del default. Si parlò di complotto internazionale. Seguirono le dimissioni di Berlusconi e l’insediamento a Palazzo Chigi del governo tecnico di Mario Monti per contenere l’allarme tra gli investitori internazionali e rispondere alla famosa lettera Trichet-Draghi che intimava all’Italia di fare riforme e intervenire sul pareggio di bilancio. Situazione che migliorò dai primi mesi del 2015 a seguito del programma di acquisto di titoli della BCE (“quantitative easing”) con conseguente attenuazione della percezione del “rischio sovrano” da parte degli investitori. Ma per il Belpaese, già colpito da gravi crisi in passato, i problemi sul tappeto sono rimasti sempre gli stessi: scarsa crescita economica, tasso d’interesse non in linea con il tasso di crescita, spesa pubblica priva di adeguata copertura finanziaria, minori introiti per l’evasione fiscale, mancanza di riforme strutturali. E’ peggiorata così la situazione debitoria: per la prima volta, il debito pubblico italiano, dopo una leggera flessione registrata in dicembre, secondo i dati diffusi da Bankitalia supererà nel corso dell’anno la soglia dei 3mila miliardi di euro (135,8% del Pil), circa 97 in più rispetto a dodici mesi prima, con una cambiale in scadenza da rinnovare di circa 350 miliardi di euro. A spingere in alto l’asticella è il debito consolidato delle amministrazioni centrali per l’effetto fabbisogno, alimentato parecchio dalle ricadute del Superbonus 110%. Una montagna d’interessi: negli ultimi dieci anni, tenendo conto dell’inflazione, l’Italia ha speso quasi 800 miliardi in interessi sul debito, un importo annuale più alto rispetto a quanto investito nella istruzione. Ma, pur con un debito pubblico off-limits, i Btp sono considerati fra i titoli di Stato più appetibili in Europa, come dimostrano le ultime aste record promosse dal Mef. Boom di ordini per i BTP a 15 anni della scorsa settimana: l’importo emesso è stato pari a 13 miliardi di euro a fronte di una domanda di oltre 130 miliardi di euro. Oltre 300 investitori, in rappresentanza di 32 Paesi (76,3%), con forte presenza europea.  Una quota rilevante è stata sottoscritta da investitori statunitensi (12%). E’ la stessa Banca d’Italia a spiegare l’apparente anomalia: “dal punto di vista economico, ciò che rileva per valutare lo stato di salute delle finanze pubbliche di un Paese non è tanto il debito pubblico in termini nominali, quanto il suo andamento in relazione alla capacità del paese di fare fronte ad esso.” Questa capacità, secondo il Ministro Giorgetti, è connessa al “piano strutturale di rientro del debito, accettato e condiviso dall’Ue con l’approvazione della Legge di bilancio 2025”. Un percorso di aggiustamento ritenuto “credibile” e “sostenibile” nel medio termine. L’Italia viene cioè considerata più affidabile rispetto al passato in un contesto europeo di maggiore instabilità politica. Grazie alla discesa dello spread Btp-Bund e quindi dei tassi d’interesse, nel 2025-2026 si pagheranno circa 10 miliardi di euro di interessi sul debito in meno rispetto al previsto. Resta la grande incognita dell’elevato stock di debito pubblico e delle sue gravi conseguenze sul...

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EUROPA, SVEGLIATI !

Posted by on Feb 5, 2025 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su EUROPA, SVEGLIATI !

EUROPA, SVEGLIATI !

Da Davos a Bruxelles. Dopo il discorso incendiario del neo Presidente americano Donald Trump al Forum economico mondiale sulle Alpi svizzere, le diplomazie europee, nella capitale belga, sono al lavoro per preparare il vertice dei Capi di Stato e di governo in programma lunedi 3 febbraio nello Chateau di Limont.  In agenda “la risposta” alle relazioni transatlantiche con il nuovo inquilino della Casa Bianca, e in particolare la guerra commerciale con la minaccia dei dazi doganali e dumping fiscali, la protezione militare con l’aumento della spesa per la difesa, il 5% del Pil. Obiettivo insostenibile per i bilanci dei 32 partner della Nato. Dal tycoon newyorkese messaggi aggressivi. Sotto accusa i mali dell’Europa: le follie del “ridicolo” Green deal, la scommessa sulle rinnovabili, la burocrazia ipertrofica, le tasse troppo alte e gli scompensi commerciali con l’economia a stelle e strisce. Toni minacciosi contro il Vecchio continente che, privo di una propria identità politica, rischia ulteriormente di disunirsi non avendo argini sufficienti a frenarne unitariamente ogni impatto. L’Europa paga i ritardi accumulati lungo il difficile percorso della sua integrazione politica, rimasta intatta nei sogni di Altiero Spinelli in quel di Ventotene. La realtà è ben diversa: non una federazione disegnata nello storico “Manifesto” del 1941, ma una Unione intergovernativa dentro cui la maggior parte delle competenze è degli Stati sovrani, Stati spesso divisi per interessi diversi. Davvero Illusorio pensare, in un contesto geopolitico in crisi, a una “Europa con una voce sola” senza una costruzione di un’Europa federale con sovranità condivisa tra gli Stati nazionali e le istituzioni sovranazionali. Le dirompenti dichiarazioni di Trump a Davos sono un “campanello d’allarme” per l’Europa. “E’ una grande sveglia, è il momento di passare all’azione”, ha dichiarato il presidente della BCE Christine Lagarde. Un responsabile appello ai 27 membri dell’Unione a ritrovare unità d’azione: “collaborare e rispondere alle minacce esterne per affrontare le sfide globali e rafforzare la sicurezza comune”. E rilanciando il rapporto Draghi, Lagarde ha parlato di “crisi esistenziale dell’Ue”. “L’Europa deve superare le sue debolezze per riconquistare competitività, servono rapidità e unità.” Da soli gli Stati europei non reggono le sfide presenti. Serve una “coscienza politica di un’Europa integrata che non si riduca alla semplice sommatoria delle diverse sensibilità nazionali, ma che sia espressione di una interazione tra parlamenti nazionali e sovranazionali”.   E’ in questa ottica che s’inquadra il “Piano per la competitività Ue” presentato dalla Commissione europea alla vigilia del Consiglio europeo, una “bussola strategica” per rilanciare l’economia dell’Unione. Un documento che nasce dalla necessità di recuperare il divario accumulato dall’Ue negli ultimi vent’anni con le altre potenze economiche globali a causa di una ridotta crescita di produttività. In 21 pagine è sintetizzato il programma di legislatura, con una trentina di provvedimenti da adottare entro il 2026, con il dichiarato intento di rafforzare la sicurezza interna e la competitività industriale in un contesto globale di crescente instabilità. Riaccendere cioè il dinamismo dell’economia dell’Ue ed evitare di soccombere di fronte a Stati Uniti e Cina.  Un piano d’azione concreto ed efficace o un altro libro dei sogni? La risposta arriverà dalla reale collaborazione degli Stati membri, dalla loro volontà di superare egoismi e interessi particolari. La Commissione non lo nasconde: “La Ue deve scegliere se agire all’unisono per un futuro di prosperità sostenibile o accettare le divisioni e il declino economico”. Coordinamento, innovazione e semplificazione sono le tre parole chiave del documento. Guerra alla burocrazia e alla frammentazione delle politiche industriali per potenziare il mercato unico, in primis quello dei capitali, sviluppare progetti di interesse comune, incrementare partnership efficaci. I finanziamenti arriveranno dal bilancio Ue, da quelli nazionali e...

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