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REFERENDUM, LA GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

Posted by on Mar 4, 2026 in La nostra Società | Commenti disabilitati su REFERENDUM, LA GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

REFERENDUM, LA GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

Conto alla rovescia per il referendum confermativo costituzionale sulla “separazione delle carriereMagistrati. Il Paese dei Guelfi e dei Ghibellini è pronto a dividersi ancora una volta in due, tra un “Sì” e un“No”. Il dibattito referendario, tra accuse incrociate e accenti polemici, in un clima istituzionale didelegittimazione ha superato la linea di demarcazione tra politica e giustizia. Sullo sfondo, la fragorosadiscesa in campo, da attivo soggetto politico, dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) contro lapresunta minaccia della riforma all’equilibrio costituzionale. Una nobile causa oscurata dalla clamorosaprotesta di oltre 50 magistrati che in un documento “si dissociano pubblicamente dal merito e dai toni delle posizioni maggioritarie dell’Anm, dichiarando l’adesione alla riforma, nel rispetto della piena indipendenza della magistratura compromessa dalla degenerazione correntizia, che sarà garantita solo dal sorteggio secco dei consiglieri dei CSM”. Si denuncia il “sistema malato”, politicizzato, e si chiede una giustizia libera dalle perverse logiche di corrente, coordinate da un’Associazione che “sulla base di sole 1200 deleghe, su 9500 iscritti, si oppone alla riforma votata dal Parlamento con slogan pubblicitari come un qualsiasi soggetto politico, con un Comitato per il No, finanziato con le quote di tutti gli associati e con fondi pubblici”.Ad aprire il vaso di Pandora con un’intervista al vetriolo è stato il giudice Giuseppe Cioffi del Tribunale diNapoli Nord, da 39 anni in Magistratura, definendo la data del referendum come la “Giornata dellaLiberazione dei Magistrati” dal giogo delle correnti e dal corporativismo dell’Anm, il sindacato delle toghe, definito “il vero partito politico di opposizione, un mesto comitato d’affari, cinghia di trasmissione della cattiva politica”. Finalmente la Costituzione viene perfezionata e attuata come la volevano i padricostituenti con la prima, vera riforma liberale”: la pubblica accusa viene riconosciuta in Costituzione. E’ ilcompletamento della Riforma Vassalli del 1989 che gettò le basi di un processo penale moderno, dainquisitorio ad accusatorio fondato su tre pilastri: parità tra accusa e difesa, formazione della prova indibattimento davanti a un giudice, terzietà del giudice. Un disegno di civiltà giuridica sostenuto allora datutte le forze democratiche. La separazione delle carriere, Pubblico ministero e Giudice, è il pezzo didisciplina costituzionale che manca all’architettura del “giusto processo”, in attuazione dell’art. 111 dellaCostituzione riformato nel 1999, per rafforzare la terzietà del giudice che, come la moglie di Cesare, nondeve essere sfiorata neanche dal sospetto. Con la Riforma Cartabia del 2022 si era già introdotta unadistinzione netta tra la funzione requirente e quella giudicante, ma non si era tagliato quel “cordoneombelicale”, quella colleganza che lega giudici e pubblici ministeri all’interno della stessa carriera.Con la riforma della Magistratura, nel rispetto costituzionale dell’autonomia e indipendenza dei ruoli, quellegame corporativo viene definitivamente reciso e il principio di terzietà del giudice è una realtà, esaltando così la sua attitudine ad assicurare l’equilibrio dei rapporti interni al contraddittorio processuale e rafforzando la fiducia dei cittadini verso la funzione di garanzia della giurisdizione. Con la creazione di due distinti percorsi di formazione e di governo autonomo la giurisdizione smette di essere un fortinocorporativo per tornare ad essere il luogo della tutela dei diritti. La separazione delle carriere è regola neisistemi anglosassoni ed è presente con varie forme nella maggior parte dei Paesi europei. Nessuno“attentato alla democrazia”, nessuna “bomba sulla Costituzione”, con la separazione delle carriere. Profezie apocalittiche alimentate dalla paura del nuovo, o peggio dal timore di perdere potere. E’ penosa demagogia sbandierare la Costituzione a mo’ di coccarda per costruire uno falso spartiacque morale. Per i firmatari del documento di protesta si tratta di “un riflesso condizionato dell’Anm per difendere uno status quo di vantaggio” minacciato dalla istituzione dell’Alta Corte disciplinare che toglierà i magistrati dal giudizio dei colleghi che hanno chiesto...

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