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IL SOGNO DI  DE GASPERI A SESSANT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

IL SOGNO DI  DE GASPERI A SESSANT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

  19 agosto 1954 : a Sella Valsugana, a 73 anni, moriva Alcide De Gasperi, uno dei Padri fondatori dell’Europa, « un  europeo prestato all’Italia ». Con il francese Schuman e il tedesco Adenauer ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ». A sessant’anni dalla scomparsa, la lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un  europeismo  illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo gli anni bui della guerra. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un  processo di unificazione politica. E’ alla Conferenza di Pace del 1946 a Parigi che inizia la storia politica di Alcide De Gasperi al servizio del Paese quando,  davanti ai  ventuno delegati delle Potenze vincitrici, pallido in volto,  con dignità profonda e  l’angoscia nel cuore, pronuncio’ poche ma significative parole  : «Sento che qui tutto è contro di me, tranne la vostra personale cortesia ». Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Rimase al potere otto anni : un periodo di contese e forti tensioni sociali. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Coraggiosa  la scelta operata nel maggio 1947 di allontanare dal Governo socialisti e comunisti, dettata  da una precisa esigenza politica : per la ripresa dell’economia, occorreva dare all’Occidente un segnale forte, senza tentennamenti ideologici. Ebbe così inizio la proficua intesa governativa con Luigi Einaudi  per l’attuazione di  quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall  e le restituì prestigio a livello  internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare.  Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica. La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della Grande Guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unficazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED). Quando, nell’aprile 1954, l’Assemblea Nazionale francese rifiuto’ di ratificarne il Trattato istitutivo, Alcide De Gasperi, che si avviava alla fine dei suoi giorni terreni, con amareza dichiarò : « Meglio morire che non fare in Europa la Comunità di difesa !» Era per lui la fine di un sogno ! Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di  curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità ! La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale, peraltro, come cattolico era creciuto,  convinto assertore della  divisione dei ruoli fra l’Uomo di  Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla scia ...

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LA CITTADINANZA ATTIVA IN EUROPA 2013, Anno europeo dei cittadini :  il futuro dell’Unione

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

LA CITTADINANZA ATTIVA IN EUROPA 2013, Anno europeo dei cittadini :  il futuro dell’Unione

A vent’anni dall’istituzione, con il Trattato di Maastricht,  della “cittadinanza europea dell’Unione”  il 2013 è stato ufficialmente proclamato “Anno europeo dei cittadini”, al fine di consolidarne  la conoscenza dei relativi diritti e responsabilità. Piu’ in particolare, l’ “Anno europeo dei cittadini”  è finalizzato a: -rafforzare la consapevolezza dei cittadini dell’Unione in merito al loro diritto di circolare e di soggiornare liberamente all’interno dell’Unione europea e più in generale ai loro diritti garantiti quando si trovano in un altro Stato membro, compreso il diritto di partecipare alla vita democratica; -stimolare un dibattito sulle modalità con le quali i cittadini possono  beneficiare dei diritti e delle politiche dell’Unione allorchè  risiedono in un altro Stato membro in termini di coesione sociale e  reciproca comprensione. La cittadinanza europea, che  integra e non sostituisce quella nazionale, conferisce a tutti i cittadini dei 27 Stati membri dell’Unione una serie di diritti supplementari. Ogni cittadino europeo ha il diritto di votare e candidarsi alle elezioni amministrative ed europee nello Stato membro in cui risiede, gode della tutela consolare delle autorità di un qualsiasi Stato membro, può presentare una petizione al Parlamento europeo, partecipare a un’iniziativa dei cittadini europei. Si stima che nel 2010 erano oltre 12 milioni i cittadini dell’Unione residenti in uno Stato membro diverso  dal proprio e che un numero ancora maggiore potrebbe avvalersi di tale diritto in un prossimo futuro. I cittadini che intendono studiare, lavorare, trascorrere il pensionamento o risiedere in un altro Stato membro hanno bisogno di essere adeguatamente informati sui vari diritti che possono far valere e di poter effettivamente avvalersi di tali diritti nella pratica. Una consapevolezza che però non è ancora ben radicata nell’Unione  come rivela una indagine di Eurobarometro del 2010. L’obiettivo di fondo delle istituzioni europee è di ovviare a questa diffusa scarsa conoscenza da parte dei cittadini dell’Unione del loro  status giuridico attraverso una serie di manifestazioni ed iniziative, tali da permettere ai singoli, alle imprese e alla società in generale di cogliere tutte le opportunità offerte dal mercato unico. In Italia sono previsti quattro importanti appuntamenti, di cui il primo si è già tenuto a Napoli alla presenza del Commissario Lazslo Andor, responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione.  Il prossimo 7 maggio, in occasione della Festa dell’Europa, si svolgerà a Trieste un grande evento finale con la partecipazione di numerose autorità comunitarie. L’Anno europeo  è stato inaugurato il 10 gennaio scorso a Dublino in concomitanza con l’inizio della presidenza irlandese del Consiglio europeo. Con un pubblico dibattito sono state tracciate le linee programmatiche dell’Unione del futuro per migliorare la vita quotidiana di quanti risiedono nell’Unione.   “Per costruire un’Europa più forte e a maggiore valenza politica è necessario coinvolgere direttamente i cittadini”, ha dichiarato la Vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding. “La cittadinanza dell’Unione, ha aggiunto, è più di un concetto teorico: è una realtà pratica che porta benefici tangibili a ognuno.”  Il processo di integrazione europea ha permesso ai cittadini dei vari Paesi membri di potersi muovere e lavorare liberamente in Europa, di usufruire dei vantaggi del mercato comune, di avere regole comuni in settori importanti come l’agricoltura, l’ambiente, lo sviluppo regionale e la tutela dei consumatori. Ma certamente il processo non è ancora completo e può essere migliorato. Il 2013 sarà dunque finalizzato a garantire il pieno esercizio del diritto di cittadinanza a tutti i cittadini europei, in primis il rafforzamento degli istituti di partecipazione alla promozione della cittadinanza attiva nelle nuove generazioni. E’ ancora profondo il gap tra dichiarazioni d’intenti e possibilità concrete di realizzazione. La crisi delle classi dirigenti tradizionali che riguarda sempre più istituzioni europee e governi nazionali...

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9 MAGGIO : GIORNATA  DELL ‘EUROPA

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

9 MAGGIO : GIORNATA  DELL ‘EUROPA

Parigi 9 Maggio 1950: Robert Schuman legge alla stampa, convocata al Quay d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri, la seguente dichiarazione. “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative all’altezza dei pericoli che ci minacciano. Mettendo insieme talune produzioni base saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una Federazione europea”. L’invito di Schuman si concretizzò con la istituzione della CECA, Comunità economica del carbone e dell’acciaio, tra Francia, Germania, Italia e Paesi del Benelux, per gestire insieme quelle materie prime che all’epoca erano il presupposto di ogni potenza militare. La CECA rappresenta la culla nella quale fu deposto il primo seme dell’Europa unita! Dai lutti e dalle distruzioni della seconda guerra mondiale si alzò forte il grido di Schuman, Adenauer e De Gasperi: “Mai più guerre tra noi!”. Vinti e vincitori della Grande Guerra uniti per fissare un comune percorso di pace e di progresso per l’Europa. E’ l’alba dell’Europa di pace. E nel ricordo di quello storico evento, il 9 maggio di ogni anno, nei 27 Stati dell’Unione europea si festeggia la “Giornata dell’Europa”. E’ il compleanno della vecchia Europa. Simbolicamente, quella data rappresenta il primo mattone nella costruzione della “comune casa europea” fondata sui valori della pace e della solidarietà, valori che si realizzano attraverso lo sviluppo economico e sociale del Vecchio Continente. Il futuro dell’Europa dipenderà dall’europeismo illuminato della leadership europea, ma anche dalla nostra ansia di far crescere una coscienza autenticamente europea, dalla capacità di trasmettere questo patrimonio di valori alle future generazioni, nel ricordo del testamento morale di Alcide De Gasperi, “un europeo venuto dal futuro”: “L’Europa è un’eredità destinata ai giovani”. Auguri,...

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EUROPA :  UN   SOGNO   PROIBITO Luci e ombre sul processo di costruzione politica europea

Posted by on Feb 9, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

EUROPA :  UN   SOGNO   PROIBITO Luci e ombre sul processo di costruzione politica europea

E’ difficile  immaginare il futuro politico-istituzionale dell’Unione. L’Europa non fa più sognare! Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di una Costituzione caduta nel dimenticatoio dopo la bocciatura di Francia e Olanda. Una Costituzione a metà strada fra un’Europa federale e un’Europa intergovernativa, senza un vero governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese dei cittadini. Da Lisbona, con la firma del Trattato di riforma dello scorso dicembre, non è arrivato alcun segnale positivo! E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. “L’Europa della malinconia” l’ha recentemente definita Tommaso Padoa-Schioppa. Ma pur incompiuta, l’Europa è comunque un’opera davvero nuova e grandiosa, ricca di prospettive. Un’opera da completare, che chiede e merita sforzi e sacrifici. “Non una previsione o una sfida, ma un obiettivo e un proposito. Un punto di riferimento professionale, culturale, politico  e civile da adottare senza riserve!” Nel suo confronto fra sogno americano e sogno europeo Jeremy Rifkin esamina i due primattori della globalizzazione e della politica internazionale. Attraverso un’analisi dei loro sistemi economici e modelli di società, egli afferma che gli Stati Uniti sono il vecchio mondo, l’Europa il nuovo. “L’Europa, è questo il messaggio finale di Jeremy Rifkin, è intenta a prepararsi per una nuova era, mentre l’America cerca disperatamente di restare aggrappata a quella vecchia”. E’ comunque profondo il disagio percepito in gran parte dell’Unione. Euroscetticismo e nazional-populismo dominano da tempo la scena europea. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. E’ sconcertante osservare come le forze europeistiche siano incapaci di reagire. I governi nazionali appaiono divisi e privi di volontà, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizione nazionali. E sullo sfondo, emerge chiara l’incapacità delle istituzioni europee nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale. Istituzioni comunitarie prive  di legittimazione costituzionale sancita dal voto dei cittadini europei. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide del Terzo Millennio, per trovare la via del futuro, di un futuro sostenibile e innovativo per l’Europa, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. Deve nascere un’Europa dei cittadini che nutra dei suoi valori e delle sue tradizioni migliori un progetto di futuro forte e avanzato, finalmente in sintonia con Lisbona 2000! L’Europa, dopo aver recuperato alla democrazia dieci Paesi dell’Est, deve riscoprire e valorizzare la propria identità culturale ed economica, fatta di coesione sociale, di qualità e dignità del lavoro, di una visione  dei processi economici che riconosce una funzione insostituibile al mercato ma punta a correggerne e orientarne le dinamiche. Due sono i pilastri di una solida costruzione europea. Prima di tutto l’unità politica: l’Europa unita non può essere soltanto quella dei mercati e dell’euroburocrazia, deve fondarsi su istituzioni dotate di una forte legittimità democratica. E poi quel fitto tessuto di autonomie, di identità territoriali distinte che, come in un mosaico, vanno a comporre una più generale identità europea. L’anima dell’Europa, da riscoprire e valorizzare, è proprio in questa miscela di unità e diversità, in una nozione dell’identità che si basa non sull’appartenenza etnica ma sulla comunanza di bisogni, di interessi, e anche di valori: i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture diverse....

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LA  CITTADINANZA UMANITARIA PER LA PACE   E   UNO   SVILUPPO  SOSTENIBILE La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani.

Posted by on Feb 9, 2015 in Mondo Lions, SliderHome | 0 comments

LA   CITTADINANZA  UMANITARIA  PER  LA  PACE    E   UNO   SVILUPPO   SOSTENIBILE          La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani.

Venti di guerra soffiano impetuosi in tante parti del mondo. Si ripropone, nella sua drammatica attualità, il problema della pace e di uno sviluppo sostenibile nella consapevolezza che promuovere una società migliore non significa  aumentare  ricchezza, favorire i consumi, offrire nuove tecnologie. Significa invece garantire a tutti i popoli della terra libertà e giustizia sociale, significa assicurare forme di governo democratiche. E’ la sfida lionistica del Terzo Millennio con la “Carta della cittadinanza umanitaria”, ispirata dal PID Ermanno Bocchini.  E’ la nuova mission del lionismo internazionale per la difesa dei diritti umani fondamentali e la promozione di uno sviluppo inteso come libertà per costruire “un futuro nel quale nessun cittadino dovrà stendere più la mano per chiedere per carità ciò che gli spetta di diritto”. Se n’è ampiamente discusso al 56° Forum europeo di Bologna. E’ in atto un processo di globalizzazione che, esaltando le leggi dell’economia e del mercato, ha posto scarsa attenzione ai costi umani, sociali, culturali e ambientali.  Gli effetti perversi di decenni di politiche mondiali influenzate dagli interessi delle multinazionali e dei grandi paesi industrializzati sono sotto gli occhi di tutti:  espansione di un mercato senza regole, inquinamenti atmosferici  e avvelenamenti alimentari, identità storiche e culturali a rischio. E’ giunto il momento di ridefinire le priorità della politica, restituirle il ruolo guida nei processi di crescita della società attraverso una diversa distribuzione delle risorse economiche, mettendo l’economia  al servizio della politica, e non viceversa! La comunità internazionale ha bisogno di governi e istituzioni  determinate a gestire le sfide dell’interdipendenza, a mettere fine a ogni prevaricazione e a ogni minaccia per l’umanità. Istituzioni decise a contrastare nei fatti e non a parole le guerre e le sistematiche violazioni dei diritti umani, sradicare la povertà e garantire a tutti il libero accesso ai diritti sociali di base: il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, all’educazione, a un lavoro dignitoso, alla casa. In particolare, all’ONU nel cui statuto, all’articolo 1, è sancito l’obiettivo di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”, viene chiesto più democrazia per tutti, per riaffermare il primato della politica, della giustizia e della libertà. E lontani dalla democrazia, la globalizzazione è totalitarismo e colonialismo! Senza il rilancio del  sistema delle Nazioni Unite, senza un forte investimento per ridargli forza, efficacia e credibilità, le risoluzioni del Palazzo di Vetro resteranno “voci nel deserto” con buona pace degli equilibri politici, del dialogo fra i popoli ma soprattutto dell’equa distribuzione delle fonti di reddito. Sarà possibile costruire una società diversa se si riuscirà a sostituire la cultura della guerra con la cultura della pace, la competizione selvaggia con la cooperazione, l’esclusione con l’accoglienza, l’individualismo con la solidarietà. E’ scandaloso che, nonostante l’enorme crescita della ricchezza mondiale e gli straordinari progressi tecnologici e scientifici, ci siano ancora tante famiglie nel mondo escluse dai  diritti fondamentali. All’alba del Terzo Millennio, secondo i recenti dati della FAO, ci sono nel mondo più di 900 milioni di persone denutrite e di queste 300 milioni sono bambini. Ogni giorno 24  mila abitanti della terra muoiono per fame, un miliardo e duecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, 160 milioni di persone sono senza lavoro, 250 milioni sono i bambini costretti a lavorare spesso in condizioni terribili. Come potrà mai esserci pace in un simile contesto mondiale? Quale futuro ci sarà per le popolazioni del Terzo mondo? La lotta  per la dignità umana deve essere parte di un instancabile impegno comune teso a promuovere uno sviluppo sostenibile e la globalizzazione dei diritti umani, ovvero:  diritti umani per tutti. E questi  obiettivi  si incentrano sulla dignità della persona umana, sull’eguaglianza e sulla...

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LIONISMO :  E’ ORA  DI  VOLTAR  PAGINA!…

Posted by on Feb 9, 2015 in Mondo Lions, SliderHome | 0 comments

LIONISMO :  E’ ORA  DI  VOLTAR  PAGINA!…

La centralità del nostro ruolo sociale . Ostentazione o testimonianza ? Condotta etica e impegno responsabile per divenire reale forza di cambiamento nella società.   Service e visibilità: un nodo da sciogliere.     Un altro anno lionistico è iniziato. Programmi vecchi e nuovi, supportati da toni enfatici, s’intrecciano con messaggi e dichiarazioni d’intenti di grande respiro. Una corsa verso…”l’eccellenza delle opere” nel segno dei principi etici ereditati da Melvin Jones per l’affermazione degli ideali di solidarietà, amicizia e tolleranza quale risposta alla ingiustizia sociale e alla violenza sempre più radicata nella società contemporanea. Ma, a consuntivo, fra un anno, sarà…vera gloria? Avremo concretamente testimoniato il lionismo contribuendo in modo efficace a costruire un mondo migliore? Saremo riusciti  a trasformare i muri delle incomprensioni e delle divisioni  in ponti di  fratellanza e di pace?… All’inizio del nuovo cammino s’impone forse qualche riflessione per illuminare la strada che ci attende e focalizzare quindi  gli obiettivi di fondo, quelli  legati al nostro essere lions! Significa  interrogarsi sulla “qualità” della nostra attività di servizio, sul nostro impegno a favore dei più deboli e in genere di chi è in credito con la vita. Da tempo è  in corso un dibattito sul futuro della nostra Associazione a quasi novant’anni dalla sua costituzione. Da più parti, pur nella condivisione degli scopi del lionismo, vengono sollevati dubbi e riserve sulla sua azione di penetrazione in una mutata realtà sociale, sulla sua effettiva capacità di “promozione del bene comune”. E qualcuno già parla, con illuminato senso critico, di “scricchiolio del lionismo”, di “lionismo ingessato, corpo estraneo della società, di “lionismo in via di estinzione”!  Tanti i “mali oscuri”(?) del movimento: la carenza di una seria progettualità a ogni livello, la mancanza di coordinamento, la discontinuità d’azione, l’ improvvisazione e polverizzazione di tanti service. Viene invocato un lionismo realmente presente nella società civile in grado di intercettare bisogni e aspettative, un lionismo di proposta, più coinvolgente, più condiviso nei service da realizzare  ma soprattutto un lionismo  “coscienza critica” sul territorio, “interlocutore privilegiato” dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale. In definitiva, un lionismo capace di volare alto, di fare opinione, di incidere sulle scelte e sulle linee programmatiche nella gestione della “res publica”, di suscitare dibattiti su tematiche importanti. Non si può rimanere infatti  silenziosi o ancor peggio latitanti dinanzi ai tanti problemi che drammaticamente stanno tormentando l’umanità intera! La nostra Associazione ha vissuto di recente, al Congresso nazionale di Verona, una  storia  poco edificante  che non oltraggia quanti hanno finora investito impegno e passione a difesa del grande patrimonio ideale ereditato dal nostro Fondatore. Vogliamo dimenticare, e presto, questa squallida vicenda e soprattutto la mistificazione della verità per onorare al meglio la visibilità del messaggio lionistico. Non ci appartengono le lotte di potere di certi mercenari, né le loro indegne gazzarre! Escano dall’Associazione! Noi abbiamo a cuore ben altri interessi: quelli della società alla quale dare un’anima e un’ immagine nel segno della solidarietà. Vogliamo continuare a emozionarci e a riflettere dinanzi alle sofferenze e ai bisogni della gente, alla povertà  di intere popolazioni, alle malattie killer che uccidono  tanti bambini innocenti! Rilanciamo con ritrovato slancio la “cultura del servire” per realizzare progetti vincenti più aderenti allo spirito e alla peculiarità del messaggio lionistico. E per divenire  forza attiva di cambiamento sociale e politico il lionismo deve voltare pagina, abbandonare ogni inutile bardatura, ogni effimera enunciazione retorica! Ma deve  trovare anche il coraggio di recuperare l’elitarietà di un tempo, essere  insofferente alla mediocrità, rigorosamente selettivo nell’acquisizione e formazione dei soci. La visibilità si costruisce con la credibilità e l’efficacia  dei risultati e non con ampollose rivendicazioni!…Solo attraverso un impegno...

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