Fisco e Soldi

GUERRA AI CONTANTI, AL VIA CONTROLLI E SANZIONI    

Posted by on Set 16, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su GUERRA AI CONTANTI, AL VIA CONTROLLI E SANZIONI    

GUERRA AI CONTANTI, AL VIA CONTROLLI E SANZIONI    

Contanti addio. Al via i controlli della Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia sulle  movimentazioni finanziarie sospette. Banche, uffici postali e intermediari finanziari devono  comunicare tutte le operazioni dei correntisti in entrata e in uscita pari o superiori a 10mila euro in contante. La prima “comunicazione oggettiva” del 16 settembre riguarda i mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto. A seguire, la comunicazione avrà cadenza mensile. A essere monitorate anche le operazioni di spostamento di danaro uguale o superiore al limite di 1000 euro qualora complessivamente venga superato il tetto dei 10mila euro per singolo correntista, a prescindere dal numero dei conti correnti a lui intestati. E’ una misura volta a ridurre il rischio di riciclaggio e di attività illecite, ma soprattutto a fare emergere l’economia sommersa (pari al 12,4% del Pil) con relativa evasione fiscale e perdita di gettito tributario (circa 107 miliardi di euro). Contrastare quindi l’utilizzo del contante ancora ampiamente diffuso in Italia, dove oltre l’80% dei pagamenti viene fatto usando banconote e monete.  Secondo un recente studio dell’Uif,  è al Sud che si registra una minore propensione ai pagamenti elettronici, ma è al Nord, in generale in Lombardia e in Veneto, che i contanti vengono utilizzati prevalentemente in transazioni sospette, per le maggiori risorse disponibili sul territorio. Nelle comunicazioni che vengono inviate all’Ufficio di informazione finanziaria sono incluse la data dell’operazione, l’importo, la causale, la filiale della banca o dell’ufficio postale, i dati identificativi del cliente. Ciò consente  all’organo di vigilanza della Banca d’Italia di avere uno storico completo e aggiornato dei movimenti in contanti per decidere se archiviare la segnalazione oppure attivare un’indagine amministrativa più approfondita. Le comunicazioni non sono controlli fiscali né di polizia, ma servono infatti a “raffinare” le informazioni su operazioni sospette. Un faro acceso su transazioni di dubbia attendibilità. Solo in presenza di “anomalie” tra movimenti bancari risultanti dalla Superanagrafe dei conti e redditi dichiarati presenti nell’Anagrafe tributaria suonerà il campanello d’allarme con l’azione di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. E’ il cosiddetto “evasometro”, uno strumento di controllo non del tutto nuovo, introdotto nel 2012 dall’allora governo Monti, originariamente definito “risparmiometro”, ma solo adesso, dopo sette anni di “incubazione”, diventato operativo e regolarmente utilizzato dall’Amministrazione Finanziaria, con l’intento ben preciso di scovare gli evasori fiscali. Al momento, resta invariato il limite dei 3mila euro a partire dal quale non si possono effettuare transazioni tra privati in contante, ma bisogna ricorrere a strumenti tracciabili. La prossima Legge di bilancio prevede però interventi fortemente riduttivi nell’uso del cash: obbligo di accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito, ritorno al limite di 1000 euro per i pagamenti, potenziamento del fisco digitale. E nell’ottica di limitare l’uso di denaro contante, è di questi giorni la proposta shock di Confindustria di tassare i prelievi mensili di contante al bancomat di importo superiore a 1.500 euro applicando una commissione del 2%. Entra nel vivo la guerra ai contanti. Uomo avvisato, metà salvato.  ...

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CRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI    

Posted by on Ago 29, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI    

CRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI    

Notte di San Lorenzo … in anticipo nel firmamento politico italiano: è caduta una stella, quella gialloverde del governo del cambiamento, il governo delle promesse della strana coppia Di Maio-Salvini affidate a un illusorio contratto di governo consegnato al premier Conte, novello “avvocato degli italiani”. E’ finita una stagione politica segnata da polemiche, contraddizioni e veti incrociati sullo sfondo di un crescente isolamento dell’Italia in Europa nel nome di un populismo farcito di retorica, demagogia ed empatia comunicativa. Annunci e dichiarazioni di facciata, selfie a go go, occupazione mediatica per nascondere ”l’insostenibile leggerezza dell’essere”, i limiti di un rapporto politico privo di “convergenze parallele”. Tutto questo con una  finanza pubblica  precaria e un’economia del Paese sull’orlo della recessione. L’illusione è ora finita, la “gioiosa macchina da guerra” a guida populista, che doveva operare almeno una legislatura per cambiare il Paese, è andata a sbattere dopo poco più di un anno contro il muro degli interessi partitici di un suo macchinista.  In una calda notte di agosto, la meteora gialloverde si è dissolta con una manovra spericolata, assolutamente inaspettata, condotta con delirante senso di onnipotenza dal leader della Lega “per capitalizzare il consenso elettorale del voto europeo”. Una road map di rottura che piazza la crisi di governo nel momento peggiore per gli interessi del Paese, non ultimi quelli legati alla nomina del nostro Commissario europeo per un posto di prestigio a Bruxelles. Con una maggioranza a pezzi, la forza negoziale italiana per strappare un incarico di peso (concorrenza) appare del tutto azzerata. Per i tempi scelti, una crisi al buio, ad alto rischio per i conti pubblici che aggrava il difficile cammino della prossima sessione di bilancio, con i tanti vincoli di spesa da rispettare. E un primo segnale poco rassicurante è già arrivato dai mercati nell’ultimo weekend: lo spread Btp-Bund si è impennato oltre 240 punti, Piazza Affari ha chiuso a -2,48% , bruciando 15 miliardi di euro di capitalizzazione, soprattutto nel comparto bancario. Nubi minacciose si addensano ora sul futuro politico ed economico del Belpaese. La manovra di bilancio detta i tempi della crisi politica e condiziona le vicende parlamentari. Riposti in agenda i recenti annunci alle parti sociali, dalla flat tax al salario minimo, al taglio del cuneo fiscale, accantonato ogni contrastato disegno di autonomia regionale differenziata, sul tappeto resta il nodo dell’Iva con gli aumenti delle aliquote già decisi in passato per legge: la ridotta dal 10 al 13%, l’ordinaria dal 22 al 25,2%, per poi salire ancora al 26,5% nel 2021. Un costo medio annuo per famiglia, stimato dal Sole24ORE, pari a 541 euro, con effetti a cascata sui consumi e sulla crescita economica (produzione, occupazione). La Legge di bilancio 2020 parte da un fabbisogno accertato di oltre 27 miliardi di euro, di cui 23,1 per sterilizzare gli aumenti dell’Iva e 4 per spese indifferibili collegate a missioni militari di pace all’estero. Una copertura fondi per la quale servono scelte politiche forti e condivise. Tempi strettissimi. La manovra economica, elaborata da un esecutivo in carica per il disbrigo degli affari correnti o da un governo istituzionale incaricato di portare il Paese al voto, dovrà arrivare in aula entro il 20 ottobre, preceduta dall’invio del dossier a Bruxelles. Una manovra anticipata per blindare i conti pubblici prima delle turbolenze elettorali e “tacitare” mercati finanziari e  Commissione europea, ma soprattutto per scongiurare l’esercizio provvisorio che vincolerebbe l’esecutivo a gestire la sola amministrazione ordinaria, con le conseguenti misure: aumento dell’Iva, margini di spesa ridotti (a rischio gli investimenti, il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione). Sarebbe un colpo fatale per l’incerto quadro di finanza pubblica e sugli...

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IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

Posted by on Ago 6, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

“Pagelle fiscali” in arrivo per oltre 3,5 milioni di contribuenti. I redditi 2018 di esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, in fase dichiarativa, sono sotto esame Isa (Indici sintetici di affidabilità), il nuovo strumento di “compliance” finalizzato a favorire, in un rinnovato rapporto di collaborazione fisco-contribuente, l’emersione spontanea di base imponibile e il conseguente assolvimento degli obblighi tributari. 152 versioni Isa, per 157 attività economiche, con l’obiettivo di “semplificare e ottimizzare il sistema fiscale”, secondo gli auspici di Antonino Maggiore, direttore dell’Agenzia delle Entrate.    Dalla finalità di “rendere più efficace l’azione accertatrice”, tipica dei vecchi studi di settore, andati in archivio dopo 26 anni, si è passati con i nuovi indicatori a incentivare comportamenti fiscali corretti. Introdotti con il D.L. 50/2017, gli Isa rappresentano la sintesi di indicatori elementari (di affidabilità e di anomalia) volti a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale. Il contribuente, con alcune eccezioni di legge, attraverso l’applicazione dello specifico software, può verificare il proprio grado di affidabilità fiscale in base al posizionamento su una scala di valori da 1 a 10 (massima affidabilità). Ai soggetti “virtuosi”, quelli cioè “affidabili”, sarà riconosciuto un regime premiale: esonero del visto di conformità per la compensazione dei crediti, esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, riduzione dei termini di prescrizione, rimborsi d’imposte più rapidi. Per accedere ai vantaggi fiscali il contribuente ha la possibilità di migliorare il punteggio di affidabilità, correggendo eventuali errori commessi nella compilazione del modello Isa, oppure indicando in dichiarazione ulteriori componenti positivi di reddito che non risultano dalle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte. Per contribuenti e professionisti un’estate calda anche sul fronte fiscale. Una  lunga maratona segnata da un corto circuito sul piano operativo generato dal ritardo delle Entrate sul software, nonché dalle criticità riscontrate sul recupero dei dati storici (un range di otto anni) e soprattutto dall’incognita legata alle risultanze degli indici. Non è chiaro da dove scaturisca il voto finale che il software attribuisce. Dopo i primi test del nuovo sistema è crescente il disagio degli operatori: il passaggio dagli studi di settore agli Isa può riservare un salto nel buio, i “voti” in pagella possono essere ribaltati. Almeno il 40% dei contribuenti potrebbe non raggiungere la soglia della sufficienza ed essere quindi esposto a un’azione di monitoraggio del Fisco per rischio di evasione. L’ombra lunga degli studi di settore, sotto mentite spoglie, si percepisce minacciosa. Resta più di una perplessità. Tutto molto approssimativo per decisioni importanti da prendere circa il reddito da dichiarare e le imposte da pagare. E a nulla è servita la proroga delle scadenze delle imposte al 30 settembre, solitamente previste per il 30 giugno. Incertezze operative legittimate dal perentorio intervento del viceministro dell’economia Massimo Garavaglia che, durante un recente convegno del Sole 24Ore, ha spietatamente etichettato gli Isa come “uno strumento inutile che verrà presto abrogato perché ormai superato dalla fatturazione elettronica e dall’invio telematico dei corrispettivi”. Dal tormentone estivo allo psicodramma. Rebus o il solito zibaldone all’italiana?...

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FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

Posted by on Ago 1, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

Conti pubblici promossi a Bruxelles. E’stato “allontanato” il rischio della procedura d’infrazione per debito eccessivo con pesanti conseguenze per le nostre finanze: congelamento dei fondi strutturali (finanziamenti europei di 73 mld di euro), fine dei prestiti della Bce (“quantitative easing”), maxi sanzione (3,6 mld di euro). Si lavora ora alla manovra d’autunno per la Legge di bilancio 2020, partendo da un fabbisogno di 35-40 mld di euro, di cui 23,1 per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Il dibattito politico si concentra sulla riforma dell’Irpef con una ipotesi di flat tax, tassa piatta al 15%, modulando l’intervento nell’ambito di un piano triennale. Una flat tax applicata inizialmente per i single monoreddito fino a 30mila euro e per i nuclei familiari con redditi fino a 55mila euro, estensibili a 65mila euro per le famiglie con due o più redditi.  Si tratta di una vasta platea di contribuenti attualmente tassati con un’aliquota media del 24,9% e quella marginale del 38%. Negli ultimi giorni ha preso quota una versione ridotta della flat tax applicata al “reddito incrementale”, cioè alla eccedenza di reddito rispetto all’anno precedente, senza alcuna limite di imponibile. Il lavoro è ancora lungo. “Sono allo studio disegni alternativi o riduzione delle aliquote in vario modo”, secondo fonti ministeriali. Il rebus continua. Sul piano politico la posta in palio è alta. La flat tax è uno dei provvedimenti bandiera del Governo gialloverde. Uno di quelli su cui, la Lega in particolare, si gioca la sua credibilità. In deroga al principio costituzionale di progressività del sistema tributario, il progetto del Carroccio, illustrato da Salvini nel recente incontro al Viminale con le parti sociali, prevede un’Irpef con aliquota unica, indipendente dal livello del reddito. Una riduzione del prelievo fiscale quale misura per scoraggiare l’evasione e favorire un maggior gettito tributario. I vantaggi della tassa piatta non si limiterebbero a una minore pressione tributaria, ma riguarderebbero una più complessa semplificazione del sistema, grazie anche alla revisione delle tax expenditures, il taglio di bonus e detrazioni fiscali (ristrutturazioni, spese mediche, scolastiche, interessi prima casa, familiari a carico) che saranno compensate con una deduzione forfettaria di 3000 euro rapportata al “quoziente familiare”, cioè al numero dei componenti della famiglia. Armonizzare la flat tax con l’attuale regime delle tax expenditures sarà essenziale se si vuole garantire al contribuente un reale risparmio d’imposta e rispettare il criterio della progressività dell’imposizione fiscale. Ma l’ostacolo alla riduzione dell’Irpef è costituito dal suo impatto sui conti pubblici, un costo stimato fra i 12 e i 13 mld di euro. Un test politico-economico fortemente divisivo all’interno della maggioranza. Secondo il Ministro dell’Economia Tria “la strada da percorrere per la flat tax è più tasse sui consumi”, aumentare cioè l’Iva, in linea con le raccomandazioni dell’Ue e dell’Ocse, ma non con quelle ufficiali del Governo. “Credo l’imposizione fiscale vada riequilibrata, ha dichiarato Tria, riducendo la fiscalità diretta con un incremento di quella indiretta.” Un preciso indirizzo di politica economica. Un teorema però tutto da verificare in termini di crescita economica e di maggiori entrate, se si considera l’incidenza dell’aumento dell’Iva sui consumi e sulla produzione. Una strada in salita quella della flat tax sulla quale è intervenuta la Cgil che ha evidenziato le criticità del disegno di riforma con riferimento alla sua equità sociale: “nessuna semplificazione, ma l’introduzione di un ulteriore sistema impositivo che penalizza i meno abbienti”. Di copertura di bilancio ha invece parlato la Corte dei Conti: “l’operazione flat tax deve essere realizzata attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro per evitare gravi rischi per i conti pubblici con un debito il cui costo finanziario finirà per colpire le generazioni future”. Via libera...

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 ADDIO A SCONTRINI E RICEVUTE FISCALI                      

Posted by on Giu 28, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su  ADDIO A SCONTRINI E RICEVUTE FISCALI                      

 ADDIO A SCONTRINI E RICEVUTE FISCALI                      

Scontrini e ricevute fiscali addio. Dopo la fatturazione elettronica introdotta a inizio anno, prosegue la rivoluzione digitale dell’Amministrazione finanziaria. Dal 1° luglio, con il via al processo tributario telematico, scatta un altro importante obbligo: la memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei “corrispettivi” giornalieri per gli esercenti attività commerciali e assimilati (pubblici esercizi, artigiani, ecc.). Si passerà dal registratore di cassa al registratore telematico, ovvero ai nuovi strumenti tecnologici in possesso delle caratteristiche tecniche definite dall’Agenzia delle Entrate in grado di garantire l’inalterabilità e la sicurezza dei dati memorizzati. Questi nuovi registratori (per il cui acquisto è previsto un credito d’imposta pari al 50% della spesa sostenuta, con un massimo di 250 euro) consentiranno di memorizzare i dati di dettaglio e quelli di riepilogo delle operazioni effettuate e trasmetterli giornalmente all’Agenzia delle Entrate. Andranno in archivio alcuni adempimenti contabili come il “registro dei corrispettivi”, l’emissione e la conservazione dei documenti cartacei (scontrini e ricevute ) alternativi alla fattura elettronica. Il Fisco potrà così acquisire in tempo reale ogni elemento per la compilazione della dichiarazione Iva e dei redditi, con la possibilità di verificare gli importi di vendite e prestazioni di servizi e confrontarli con l’Iva pagata, velocizzando l’azione di accertamento nei confronti dei contribuenti.  L’obiettivo di fondo dell’operazione è infatti il contrasto all’evasione. L’Iva è la seconda imposta quanto a gettito tributario: oltre 130 miliardi di euro nell’ultimo anno. Ma l’Iva è anche l’imposta più evasa: circa 36 miliardi l’anno. Una perdita per le casse dello Stato tra il 26 e il 27% a cui si aggiunge il minore introito delle imposte dirette (Irpef, Ires) per chi, per evadere l’Iva, non emette fattura, scontrino o ricevuta fiscale. Una criticità tributaria facilitata dal diffuso utilizzo del contante nelle operazioni commerciali. In Italia il cash rappresenta la forma di pagamento nell’86%  delle transazioni, come ha certificato di recente il Comitato sicurezza finanziaria (Csf) che ha inserito la Provincia di Varese nella fascia di rischio medio-alto nella specifica mappa dell’uso eccessivo del contante (con Torino, Como, Sondrio, Trento, Padova, Napoli e altre città). A 36 anni dalla sua introduzione avvenuta nel 1983, lo scontrino fiscale lascia il posto allo “scontrino elettronico” che inizialmente interesserà i soggetti iva con volume d’affari 2018 superiore a 400.000 euro, dal 1° gennaio 2020 coinvolgerà l’intero comparto delle attività commerciali, con  specifici casi di esonero (tabaccai, giornalai, tassisti, distributori di carburanti e altri). Secondo le stime di Confcommercio saranno oltre due milioni gli operatori economici che dovranno transitare dalla carta al digitale. Una rivoluzione complessa che, ovviamente, riguarderà anche il consumatore al quale, in sostituzione di scontrino o ricevuta, in sede di acquisto o a seguito della prestazione di servizio, verrà rilasciato il nuovo “documento commerciale” che avrà valenza civilistica per l’esercizio di alcuni diritti (reso, cambio o garanzia). Non avrà invece valore fiscale e quindi non potrà essere utilizzato per detrazioni o deduzioni, salvo esplicita richiesta all’atto in cui è effettuata l’operazione: in tal caso, il documento dovrà essere integrato degli elementi fiscali di legge. I contribuenti (persone fisiche) che dal prossimo gennaio effettuano acquisti di beni e servizi, al di fuori dell’attività d’impresa, arte o professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi giornalieri, qualora forniscano il proprio codice fiscale all’esercente, possono partecipare alla c.d. “lotteria degli scontrini”, con possibilità di vincita raddoppiate in caso di pagamento tracciato con carta di credito o bancomat. Si volta pagina. Scontrino elettronico e transazioni cashless con la scomparsa del contante segneranno le future vicende economiche del contribuente nell’ottica di un rapporto di maggiore trasparenza con l’Amministrazione finanziaria, sotto l’attenta regia del  … Grande Fratello fiscale.          ...

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CONTI PUBBLICI  FRA SOGNI E … BUGIE   

Posted by on Apr 28, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CONTI PUBBLICI  FRA SOGNI E … BUGIE   

CONTI PUBBLICI  FRA SOGNI E … BUGIE   

Conti pubblici, problemi di sempre! Il Documento di economia e finanza (Def) approvato dal Consiglio dei Ministri ha ridisegnato il quadro macroeconomico italiano riproponendo le incertezze e i vincoli di finanza pubblica per la prossima Legge di bilancio. Un documento che nell’aridità di numeri e tabelle certifica che l’Italia, al di là dei roboanti proclami del vice premier Di Maio nella “notte del balcone”, è ferma. Maxi taglio delle stime di crescita fissate per l’anno corrente allo 0,2% rispetto all’1,5% di dicembre, poi corretto all’1% in sede europea. Una previsione che si avvicina a quella dell’Ocse (-0,2%). Un quadro dunque fortemente critico. Lo ha ribadito  il Commissario Ue per gli affari economici Moscovici: “L’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione, se non di recessione, fonte di incertezza per tutta l’Eurozona”. Il deficit dal 2% del Pil sale al 2,4% con ripercussioni sul debito pubblico che invece di ridursi come promesso continua ad aumentare, toccando a febbraio il record di 2.354 mld di euro, pari al 132,8% del Pil. E’ il macigno strutturale che paralizza l’economia italiana sul quale pesa la spesa per interessi che dai 64 mld di euro di quest’anno crescerà ai 73,7 del 2022. In valore assoluto, il conto aggiuntivo accumula 17,4 mld in tre anni. E’ la conseguenza delle incertezze politiche, è scritto con chiarezza nelle pagine del Def: a spingere sullo spread “sono state le forti tensioni sul mercato dei titoli di Stato alimentate dalle vicende politiche che hanno caratterizzato la formazione e l’elaborazione del programma del nuovo governo. Il debito toglie risorse importanti alla finanza pubblica, in quanto allocate al pagamento degli interessi, e rappresenta un fardello per le generazioni future.” Ma sul bilancio pesano anche gli effetti di “quota 100” che solo quest’anno costerà 8,6 mld, per crescere poi di 10 mld l’anno. Con gli effetti del “reddito di cittadinanza” (6 mld quest’anno), i costi delle due riforme arrivano a 38 mld in tre anni.     La strada verso la manovra d’autunno appare tutta in salita. Secondo le stime del Sole 24 Ore, per centrare gli obiettivi programmatici di finanza pubblica occorrono misure extra che “fra quest’anno e il prossimo anno devono portare 46,6 mld alla causa di deficit e debito, senza i quali tutti i parametri punterebbero decisamente in alto aprendo rischi ulteriori per l’accoglienza dei nostri conti pubblici in Europa e soprattutto sui mercati.” Per sterilizzare le clausole di salvaguardia Iva, neutralizzandone l’aumento delle aliquote, il Governo, con non poco ottimismo (e qualche bugia di troppo!), punta a reperire le relative risorse di 23 mld da spending review, tax expenditures e revisione di sconti e bonus fiscali. Le stesse che dovrebbero assicurare la copertura di 12-15 milioni anche per la flat tax al 15% per le famiglie con redditi fino a 50 mila euro. Il libro dei sogni si arricchisce di nuove pagine. La campagna elettorale non è mai finita, caccia al voto!    In attesa del “boom economico” e dell’ “anno bellissimo” disegnato dal premier Conte, il ministro dell’Economia Tria, con maggiore realismo,  non nasconde le difficoltà della manovra di bilancio con rischi di ribasso della crescita: “il profilo delineato per l’indebitamento netto richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità”. Tradotto dal politichese: manovra correttiva, aumento Iva anticipato a luglio, patrimoniale?  Il Governo smentisce, ma la fragilità del Paese rischia di tradursi in instabilità fuori controllo in presenza di una fantasiosa programmazione economica e finanziaria. I mercati finanziari non...

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