Fisco e Soldi

CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

Posted by on Apr 6, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

Giorni difficili per il futuro dell’Unione europea in bilico fra integrazione e disintegrazione. Lo shock economico provocato dal coronavirus ha messo impietosamente a nudo la fragilità del progetto politico vittima degli egoismi nazionali. Ventisette Paesi alla ricerca di una risposta unitaria a una crisi senza precedenti, una corsa contro il tempo per evitare, fra solidarietà e rigore, un salto nel buio. Per evitare cioè di consegnare alle future generazioni un’Europa divisa e riportare indietro nel tempo le lancette della storia. Un passaggio delicato nel faticoso processo di costruzione della comune casa europea che, per la latitanza di una illuminata leadership europea, rischia di arrestarsi dinanzi alle tensioni finanziarie del Covid-19 e ai conseguenti effetti sui sistemi economici e sociali. In particolare, i governi del Nord Europa, arroccati attorno a precisi interessi nazionali, non hanno ancora percepito il senso della catastrofe che incombe sui comuni destini europei, e in primis sulle loro stesse economie. E’ in gioco l’esistenza stessa dell’Unione europea e con essa, sotto le crescenti ingerenze extraeuropee, l’indipendenza economica dei Paesi. Se il … Titanic affonda, si affonda tutti insieme! Chiaro l’appello di Mattarella: “L’Europa capisca la gravità della minaccia, o sarà tardi.” Il pretestuoso timore della mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi dovrebbe lasciare spazio a un piano comune europeo, finanziato dagli Stati membri, gestito e garantito dalle istituzioni comunitarie, per uno scudo europeo a favore di imprese, lavoratori e famiglie. Nessun Paese potrà farcela da solo. Per l’Italia si prevede per fine anno un Pil in calo del 6%. Ogni mese di blocco delle attività produttive del Paese costa circa 160 miliardi di euro. In questo contesto, la stabilità macroeconomica verrà garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti economici. Finanziare queste spese con strumenti finanziari comuni permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali per il più basso tasso d’interesse. Una sfida epocale, espressione di lungimiranza d’azione e spirito solidaristico, per avviare l’opera di ricostruzione del tessuto economico-sociale. “Non stiamo scrivendo una pagina di un manuale di economia, stiamo scrivendo una pagina di un libro di storia”, ha dichiarato il premier Conte. Dalla recessione alla depressione il passo è breve. Per difendere posti di lavoro e capacità produttiva, secondo Mario Draghi, ex Presidente della Bce, “è necessaria una linea finanziaria espansiva, con immediati sostegni di liquidità perchè il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”, l’inerzia consegnerebbe al futuro un’economia devastata. L’Europa delle istituzioni comunitarie (Parlamento, Commissione, Bce), con i mezzi propri della politica monetaria, sta facendo la sua parte, ha mobilitato tutti gli strumenti a disposizione: dalla sospensione del Patto di stabilità allo sblocco degli aiuti di Stato, dall’accesso ai fondi non utilizzati all’acquisto illimitato dei titoli di Stato, alle nuove linee di credito nel bilancio. Manca l’Europa degli Stati (Consiglio europeo) paralizzata al suo interno dal diritto di veto dei singoli Stati a difesa dei poteri nazionali. E un’Europa così non può funzionare, si allontana sempre più dai cittadini. Non esiste un interesse dei singoli Stati (salute, ripresa economica, pax sociale) distinto da quello europeo. Situazioni eccezionali richiedono risposte eccezionali. Gli eurobond (titoli sovrani europei) o il Mes (Fondo salva Stati), senza condizionalità (riforme e austerità), potrebbero rappresentare adeguati strumenti finanziari sovranazionali per affrontare la comune emergenza. Dal prossimo Eurogruppo la decisione anti-crisi. Un’occasione per mettere al centro del dibattito la creazione di una unione fiscale di supporto a quella monetaria, non essendo più possibile operare nell’Eurozona con un’unica politica monetaria e 19 politiche fiscali nazionali. Ma la Germania, mercato finanziario per i capitali d’investimento nei bond tedeschi, e l’Olanda, paradiso fiscale delle imprese, lo...

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MONETA ELETTRONICA, CROCE E DELIZIA

Posted by on Mar 2, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MONETA ELETTRONICA, CROCE E DELIZIA

MONETA ELETTRONICA, CROCE E DELIZIA

Pagamenti in contanti al via? No, stop. Il Governo nei giorni scorsi ha presentato alla Camera l’emendamento al decreto Milleproroghe che fa salve le spese effettuate in contanti dal 1° gennaio fino al 31 marzo 2020, in deroga al precedente obbligo di pagamento con mezzi tracciabili (assegni bancari o postali, carte di credito o bancomat). Tutto rinviato al 1° aprile. La moratoria di tre mesi per i bonus fiscali non tracciati è stata voluta dal Ministro dell’Economia Gualtieri per venire incontro alle richieste della Consulta dei Caf preoccupata dell’entrata in vigore delle nuove norme senza la necessaria informazione e preparazione di contribuenti e strutture. Tanta confusione, poche certezze. Anche se in ritardo, rispettate così le disposizioni dello Statuto dei diritti dei contribuenti che concede 60 giorni di tutela per adeguarsi ai nuovi adempimenti fiscali. L’obbligo della moneta elettronica per poter beneficiare delle detrazioni fiscali è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2020. Dal 1° gennaio scorso è scattato l’obbligo di uso di carte o bancomat per quasi tutte le spese detraibili dall’Irpef al 19%: interessi passivi mutui prima casa, spese scolastiche, funebri, assicurazioni rischio morte o invalidità, assistenza personale, sport bonus, trasporti pubblici, spese mediche e specialistiche effettuate privatamente, ecc. Nessun vincolo per le spese sostenute per l’acquisto di medicinali e dispostivi medici, prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche e da strutture private accreditate al SSN. Si tratta di una misura particolarmente importante per le casse dello Stato. Dall’obbligo di tracciabilità, infatti, la Legge di Bilancio ha previsto un maggior gettito pari a circa 860 milioni per il 2021 e 496 milioni per il 2022.     Una volta approvato l’emendamento governativo ed entrata in vigore la legge di conversione del decreto, dal prossimo 1 aprile, per poter beneficiare delle detrazioni fiscali, bisognerà dunque pagare le spese detraibili soltanto con strumenti elettronici. La tracciabilità dei flussi finanziari, secondo quanto illustrato nella relazione tecnica al collegato fiscale, “è finalizzata al contrasto del riciclaggio dei proventi illeciti e del finanziamento occulto al terrorismo nonché alla lotta all’evasione”. Un obiettivo quest’ultimo che sarà ulteriormente rafforzato dal 1° luglio con la “lotteria degli scontrini” e con i limiti progressivi di spesa tramite denaro liquido, attualmente fissato a 3mila euro. Le nuove soglie, oltre le quali si applica il divieto al trasferimento del contante fra soggetti diversi, sono 2mila euro dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, mille euro dal 1° gennaio 2022. L’Italia sarà così fra i 12 Paesi dell’Ue che prevedono limiti di legge: molto restrittivi in Francia, Portogallo e Grecia, del tutto assenti in Germania. Decollata l’operazione “guerra al sommerso”, resta sul tappeto la domanda di fondo: lotteria degli scontrini e moneta elettronica batteranno l’evasione fiscale nel Belpaese? Oltre 211 miliardi di euro nascosti al fisco, il 12% del Pil nazionale. L’Iva rappresenta un buco di circa 34 miliardi di euro, pari al 25% dell’evasione comunitaria. Una lotta impari che, al di là di ogni fantasioso “spauracchio”, richiede l’attivazione di strumenti di contrasto più efficaci: l’incrocio delle banche dati. Ma questa è tutta un’altra storia. ...

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ARRIVA IL BONUS PER IL LIFTING DEGLI EDIFICI

Posted by on Feb 13, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ARRIVA IL BONUS PER IL LIFTING DEGLI EDIFICI

ARRIVA IL BONUS PER IL LIFTING DEGLI EDIFICI

“Dare un volto nuovo alle città.” Il Fisco per amico: su proposta del Ministro Franceschini, la Legge di bilancio 2020 ha introdotto il “bonus facciate” per promuovere un lifting degli edifici urbani con un importante beneficio fiscale: il riconoscimento del 90% delle spese sostenute nel 2020, con detrazione ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo da scomputare nell’anno di sostenimento e in quelli successivi. Ispirato alla legge francese Malraux del 1962, il provvedimento governativo mira a incentivare gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata degli immobili ubicati nelle zone del centro storico e nelle zone di completamento. Si tratta cioè delle zone omogenee in cui il territorio comunale, in base al Piano di governo del territorio (PGT), è frazionato: zone A (“agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale”) e zone B (“parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A”). Il bonus quindi non è ammesso in alcune aree a bassa intensità di urbanizzazione. Ferme restando le agevolazioni già previste in materia edilizia e di riqualificazione energetica, sono ammessi al beneficio fiscale gli interventi di pulitura e tinteggiatura esterna sulla struttura opaca della facciata, intesa come insieme delle mura perimetrali del fabbricato, senza alcuna rilevanza dell’affaccio su strada interna, cortile e/o giardino. Limitazioni e condizioni particolari in caso di rifacimento dell’intonaco. Sono compresi nel bonus anche gli interventi su balconi o su ornamenti e fregi, con esclusione di quelli su infissi, grondaie, tubi e pluviali e impianti esterni.    Le persone fisiche (Irpef) sono gli unici soggetti titolari della detrazione d’imposta che è riconosciuta ai proprietari o nudi proprietari, ai titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie), ai detentori (locatari e comodatari) dell’immobile, ai soci di cooperativa a proprietà divisa (possessori) e indivisa (detentori). Una circolare dell’Agenzia delle entrate dovrà specificare in dettaglio tipologia e modalità degli interventi, confermando, in particolare, gli immobili oggetto del bonus: solo quelli ad uso abitativo, relative pertinenze e parti comuni di edifici residenziali, con esclusione degli immobili non ad uso residenziale. L’agevolazione fiscale introdotta dalla Legge di bilancio riveste carattere temporaneo, applicabile cioè per il solo anno 2020. Da qui la necessità di conoscere al più presto quali siano esattamente le condizioni precise per il riconoscimento di questo importante beneficio fiscale, anche in considerazione della solita farraginosa procedura d’inizio lavori con comunicazioni all’ASL, all’Ufficio tecnico comunale, ecc.    Il pagamento delle spese detraibili (non sono previsti limiti di spesa o di reddito) deve essere disposto mediante bonifico bancario “parlante” dal quale risultino la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita iva del soggetto destinatario del bonifico, elementi che le banche trasmetteranno all’Agenzia delle entrate per i relativi controlli. Il Centro studi dell’Ance, l’associazione dei costruttori, ha stimato in 2,8 miliardi di euro il giro d’affari innescato dal “bonus facciate”. Per il 2021, primo anno in cui si manifesteranno gli effetti finanziari sul bilancio statale, sarà di circa 112 milioni il costo complessivo per l’erario, assorbito in parte dal maggior introito di imposte versate dalle imprese del settore. L’operazione “new look” è partita, un’occasione per cancellare i segni del tempo nelle nostre città e renderle più “glamour”....

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LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

Posted by on Gen 7, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio 2020, al termine di un contrastato iter parlamentare, è entrata in vigore. Tante le disposizioni che vanno a infittire la normativa fiscale: new entry, proroghe, rimodulazioni, abrogazioni, a conferma di un sistema tributario che naviga a vista senza una precisa progettualità, rendendo sempre più difficile il dialogo fra fisco e contribuente. Si continua a operare con una frantumazione della legislazione tributaria e con un proliferare di leggi che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto. Si avverte la necessità di un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti, di un fisco semplificato che, oltre a ridurne la pressione, sostenga la crescita fronteggiando un’inflazione legislativa che produce incertezza e confusione. Un capitolo nella storia del Belpaese tutto ancora da scrivere. “Così è se vi pare”, avrebbe chiosato Luigi Pirandello. Al contribuente, in attesa di tempi migliori, non resta che “deglutire” le pillole della corposa manovra fiscale distribuite negli  884 commi dell’art. 1 della Legge 160/2019. In primis, l’aumento dell’Iva “sterilizzato” per il 2020 con le nuove entrate previste in bilancio dalla “tassa sulla fortuna” su giochi e lotterie, nonché dalla plastic tax, dalla sugar tax e dalla web tax. Le aliquote Iva saranno rimodulate per gli anni successivi. Confermata la deducibilità del 50% dell’Imu sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa e lavoro autonomo, stabilizzata la cedolare secca al 10% per le locazioni abitative a canone concordato, abrogato lo “sconto in fattura”, in luogo della detrazione fiscale spettante,  per gli interventi di riqualificazione energetica (applicabile soltanto per le parti comuni condominiali, con importo dei lavori superiore a 200mila euro). “Cuneo fiscale”: costituito un fondo per la riduzione da luglio del carico fiscale sui lavoratori dipendenti. Cancellato da settembre il super ticket sanità. Prorogate per un anno le detrazioni per recupero edilizio e acquisto di mobili. New entry il ”bonus facciate”: detrazione del 90% per interventi di restauro su strutture opache della facciata. Istituito un fondo di 3 mld di euro per incentivi agli acquisti con strumenti di pagamenti  elettronici. Con eccezione degli interessi passivi pagati per l’acquisto dell’abitazione principale e per le spese sanitarie, le detrazioni fiscali Irpef saranno operate in base al reddito: piene fino a 120mila euro, azzerate oltre 240mila euro. Tracciabilità dei pagamenti: per fruire delle detrazioni Irpef del 19% diventa obbligatorio utilizzare sistemi elettronici (esclusi i pagamenti per prestazioni sanitarie rese da strutture accreditate al Ssn).  Per le imprese, in sostituzione dell’iper e del super ammortamento, introdotto un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, compresi quelli immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello Industria 4.0. Esteso il “bonus edicole” a favore degli esercenti un’attività commerciale non esclusivamente rivolta alla vendita di giornali. Modificata la tassazione dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti. Esteso al 2020 il credito d’imposta pari al 30% a favore delle piccole e medie imprese per la partecipazione a fiere internazionali. Buoni pasto: se erogati in formato elettronico, la quota non tassata è elevata da 7 a 8 euro; se erogati in formato diverso, la quota non imponibile è ridotta da 5,29 a 4 euro. Imposta sostitutiva dell’8% per l’estromissione dei beni immobili strumentali delle imprese individuali entro il 31 maggio 2020. Modificate le condizioni di accesso al regime forfetario per le partite Iva: limite di 20mila euro di spese sostenute per il personale, esclusione per i redditi di lavoro dipendente superiore a 30mila euro, abrogata la norma che prevedeva dal 2020 l’imposta sostitutiva del 20% per gli operatori con...

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IL DIFFICILE CAMMINO DELLA LEGGE DI BILANCIO 2020

Posted by on Dic 27, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL DIFFICILE CAMMINO DELLA LEGGE DI BILANCIO 2020

IL DIFFICILE CAMMINO DELLA LEGGE DI BILANCIO 2020

E’ finita alla vigilia di Natale, con un contestato voto di fiducia alla Camera, la lunga maratona della Legge di Bilancio 2020 che, con il collegato fiscale, costituisce la “manovra finanziaria annuale”. Fra annunci e smentite, rilievi tecnici e stralci contabili,  è finito per il Governo Conte bis un penoso calvario: 15 clamorose marce indietro in ottanta giorni, a conferma dell’alto tasso di litigiosità all’interno della maggioranza, dal contante agli appalti, fino alle detrazioni fiscali, ai regimi forfettari, alle concessioni autostradali. Pur salvaguardando i saldi di bilancio, il Governo ha cambiato la situazione contabile della manovra rispetto al testo del disegno di legge sotto la spinta di oltre 330 modifiche, alcune di basso cabotaggio. Un restyling a vasto raggio operato senza soste, per interventi settoriali, che ha generato un maxiemendamento di 958 commi per 313 pagine  approdato per l’approvazione prima al Senato e quindi alla Camera dove il Governo ha posto la questione di fiducia su un testo “blindato”. E’ il penoso replay di una prassi governativa che toglie spazio alla discussione e al confronto fra le varie forze politiche, esautorando il Parlamento delle sue prerogative costituzionali, trasformandolo di fatto in un Parlamento monocamerale. Qual è il risultato di una manovra da 32 miliardi di euro? Secondo Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, “una legge confusa per una manovra senza anima”. Fortemente critica la motivazione: “Tutte le norme sono scritte con la tecnica del rinvio a decine di altre leggi, ciò che rende ancor più oscuro il loro dettato.”  Una corsa di fine anno nella quale, commenta Cassese sulle colonne del Corriere,  tutti cercano di inserire qualcosa nella legge di bilancio, che diventa così una disposizione “omnibus”, mentre dovrebbe soltanto indicare entrate e spese, gli stanziamenti, ordinati per missioni e programmi, che autorizzano le amministrazioni a prelevare. “Vengono sfruttati i tempi stretti per non andare all’esercizio provvisorio, la permeabilità del Parlamento, il clima pre-festivo”.   E’ significativa la rappresentazione che Sabino Cassese ne fa dell’iter legislativo: “Passa il convoglio, tutti cercano di agganciare il proprio vagoncino costringendo le forze parlamentari a dare mance, risolvere micro-problemi territoriali, accontentare clientele.” In definitiva, il Paese è governato dalle risorse finanziarie necessarie e non dagli obiettivi. Restano così fuori da ogni programmazione gli impegni riformisti volti ad affrontare i nostri più urgenti problemi sistemici: dalle crisi aziendali alle carenze delle infrastrutture, alla nostra presenza nel mercato internazionale, in primis in quello europeo. In compenso, la Legge di bilancio 2020 , oltre allo stop dell’aumento dell’iva, all’abolizione dei superticket sanitari e al cuneo fiscale, fa il pieno di interventi molto minuti e molto domestici, tanti bonus: per i bebè, per le mamme, per i giardini di casa, per le facciate degli edifici, per le ristrutturazioni e per i mobili, e anche per gli assorbenti femminili. Un mix variopinto di “strenne natalizie” da mettere sotto l’albero per coprire le quali, con la lotta all’evasione fiscale, nel corso dell’anno arriveranno la web tax, la plastic tax, la sugar tax, la tassa sulle auto aziendali, la tassa sulla fortuna, la cancellazione dello sconto in fattura per Ecobonus e Sismabonus. Nessuna traccia della bozza di legge quadro sull’autonomia differenziata che il Ministro Boccia ha tentato invano di far confluire in manovra con un emendamento.   Tutti da disegnare gli obiettivi della manovra di finanza pubblica propri della Legge di bilancio, il più importante strumento economico del Paese al quale, al di là delle valutazioni di Bruxelles, le agenzie di rating guardano con particolare attenzione per capire il quadro macroeconomico e quindi la direzione riformista che l’Italia intende perseguire nell’immediato futuro. Sotto esame il problema di sempre: il...

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IL FONDO SALVA-STATI E IL TEATRINO DELLA POLITICA 

Posted by on Dic 9, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL FONDO SALVA-STATI E IL TEATRINO DELLA POLITICA 

IL FONDO SALVA-STATI E IL TEATRINO DELLA POLITICA 

Notti e giorni inquieti nei palazzi romani della politica. Da settimane il Meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto “Mes”, monopolizza il dibattito politico e alimenta lo scontro fra i partiti, e nella stessa maggioranza di governo. Si tratta dell’organismo costituito nel 2012 come Fondo finanziario con la funzione di prestare assistenza ai 18 Paesi dell’area euro con difficoltà finanziarie. L’Italia ha contribuito con il 17,8% (circa 14 mld) al capitale del Fondo. Ne hanno finora beneficiato Spagna, Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro. Le proposte di modifica al Trattato, in discussione in sede europea dal dicembre 2018 sulle quali i Paesi membri hanno trovato un “accordo politico preliminare” lo scorso giugno, mirano a rafforzare la coesione nell’Eurozona e a tutelarne la stabilità finanziaria. Su queste modifiche si è fatta molta confusione e molto terrorismo psicologico: dallo spettro della ristrutturazione automatica del debito allo sbandierato “favore” alle banche tedesche. Fake news e verità nascoste, maxi-rissa parlamentare e linciaggio mediatico hanno caratterizzato un dibattito politico, condotto sul filo della ingiuria personale e della volgarità dialettica, che ha offuscato la credibilità delle istituzioni, con grave pregiudizio dell’immagine del Paese in ambito europeo. Sotto attacco il premier Conte, accusato da Matteo Salvini di “alto tradimento per aver compiuto un attentato ai danni degli italiani” e da Giorgia Meloni di “aver venduto il sangue degli italiani”. Avrebbe disatteso all’Eurogruppo di giugno le indicazioni dell’allora maggioranza gialloverde sulla bozza di riforma del Mes. “Accuse infamanti”, ha replicato Conte nella sua informativa alle Camere, “Salvini non studia i dossier, disconosce la verità.”   La solita grancassa propagandistica che suona da tempo per catturare facili consensi sull’onda di un effimero populismo che non si concilia con una seria prospettiva di governo sul piano programmatico. La battaglia aperta sul Mes ha mobilitato i paladini dell’antieuropeismo, scesi in campo contro il (presunto) raggiro europeo e il (fantasioso)  complotto anti-italiano ordito dai poteri forti a Bruxelles. Schizofrenia politica! Il nuovo Trattato sarà firmato in gennaio dall’Eurogruppo e poi ratificato dal Parlamento. Si è fatto tanto rumore per nulla, perdendo un’altra occasione per far sentire la voce dell’Italia nell’Unione europea, alla vigilia della Conferenza sul futuro dell’Europa proposta da Francia e Germania. Oltre all’ “accordo di principio” raggiunto mercoledi a Bruxelles dal Ministro Gualtieri per propiziare il consenso pentastellato nella maggioranza, un importante contributo di chiarezza è venuto dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, nel corso dell’audizione alle Commissioni Bilancio e Politiche Ue sulle prospettive di riforma del Mes: “Le modifiche introdotte sono di portata complessivamente limitata. La riforma non prevede né annuncia un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani, non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. Anche la verifica politica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal Trattato vigente.” Un passo nella giusta direzione, perché il testo di riforma, in attesa del completamento dell’Unione bancaria con la garanzia sui depositi bancari, introduce il backstop, un ombrello di salvataggio del Mes al Fondo di risoluzione unico per gestire le crisi bancarie. Per il Governatore, “il temuto coinvolgimento del settore privato, ovvero i risparmiatori, rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali e non è in nessun caso una precondizione per accedere all’assistenza finanziaria.” Fermo il richiamo di Visco alla politica a ridurre l’incidenza del debito pubblico sul pil, mantenendo l’avanzo primario (differenza fra le entrate e le spese al netto degli interessi passivi) su livelli adeguati, innalzando la crescita economica e tenendo alto sui mercati il rating della finanza pubblica. “Un Paese con un alto debito, ha dichiarato Visco, deve innanzitutto porre in essere le condizioni per evitare di dover ricorrere al Meccanismo di aiuto,...

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