CUNEO FISCALE 2020, UN NUOVO SPOT?
Uno dei temi al centro del dibattito politico per la Legge di Bilancio 2020 è il taglio del “cuneo fiscale”. Una misura inserita nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) trasmesso dal Governo alla Commissione europea e all’Eurogruppo al termine della maratona notturna di martedi nel corso della quale sono state tracciate le linee guida della manovra finanziaria di fine anno. La riduzione del costo del lavoro è uno dei punti cardine del programma politico del Conte bis, oltre allo stop dell’Iva e alla lotta all’evasione. Si parla da anni di cuneo fiscale, ossia del totale di imposte, addizionali e contributi previdenziali che gravano, in termini di tassazione, sul costo del lavoro per imprese e lavoratori. Un prelievo che, operando sul lordo delle retribuzioni di ogni lavoratore, ne riduce l’importo in busta paga con sforbiciate impositive che arrivano spesso a dimezzare la paga lorda tabellare. E’ dunque la differenza tra lo stipendio lordo liquidato dal datore di lavoro e la busta paga netta incassata dal dipendente, oltre alla quota contributiva di competenza dello stesso datore di lavoro. In Italia, secondo gli ultimi dati Istat, il cuneo fiscale è pari a circa il 47%, tra i più alti in Europa, una tassazione che pesa in misura rilevante sul reddito dei lavoratori e sul mercato del lavoro, con ricadute sulla competitività dei nostri processi di produzione. Del totale di imposte, addizionali e contributi che gravano sul costo del lavoro, il 26% resta a carico del datore di lavoro, il 21% è a carico del lavoratore, di cui il 14% sotto forma di imposte dirette e il 7% di contributi. Alcune misure per la riduzione del carico fiscale, per dipendenti e imprese, sono state introdotte in passato dal Governo Renzi nel 2014 con il “bonus 80 euro” per favorire competitività e domanda interna. Uno spot elettorale, secondo l’opposizione. A distanza di cinque anni, ci riprova il governo giallorosso di Giuseppe Conte con una “misura piccola piccola” che avrà effetti modesti sulla crescita e forse trascurabili: una dote iniziale di 3 miliardi di euro per 4,5 milioni di lavoratori con redditi fra i 26.600 e i 35mila euro. Dal 1° luglio, con un meccanismo “a decalage”, per i dipendenti arriveranno in busta paga, sotto forma di detrazione Irpef, 40-50 euro al mese in più che, risorse finanziarie permettendo, raddoppieranno dal 2021. Resterà il bonus Renzi che consente ai titolari di reddito tra gli 8mila e i 26.600 euro di percepire 960 euro l’anno, ovvero 80 euro al mese. La riduzione del cuneo fiscale non andrà quindi a impattare sull’agevolazione già esistente. Nessun taglio del cuneo fiscale per le imprese. Certamente, non un buon segnale per il costo del lavoro e per la sua forte incidenza sul processo produttivo del Paese, a crescita zero. Tutto rinviato a tempi migliori. Si era parlato inizialmente di una riduzione dei contributi pagati dal datore di lavoro per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato. Ma la precarietà delle finanze pubbliche, e quindi la copertura delle minori entrate nelle casse dello Stato, ha fatto cadere nel nulla impegni e promesse. Resta comunque sul tappeto il problema di fondo: la riforma del mercato del lavoro e una organica politica anticiclica con una visione di medio termine per il rilancio dell’economia che, secondo le recenti previsioni di Confindustria, è a rischio recessione. A quando una manovra economica capace di aggredire la spesa pubblica corrente (45,5% del Pil) a favore di investimenti, innovazione e...
Read MoreLA SFIDA POLITICA DEL NUOVO GOVERNO
Cambio di casacca per il governo, dopo il rovinoso boomerang leghista: da gialloverde a giallorosso. Il voto di fiducia delle Camere, in programma lunedi a Montecitorio e martedi a Palazzo Madama, salva la diciottesima legislatura e, al di là dei cromatismi politici e delle bizzarie di potere, ripropone una importante sfida: rilanciare il Paese, la sua economia, la sua affidabilità finanziaria, la sua credibilità europea. Una sfida da vincere nel segno della “discontinuità” rispetto alle promesse e ai proclami, rispetto a illusori contratti di governo, rispetto alla vergognosa sagra dell’effimero. E’ tempo della concretezza d’azione, della certezza dei risultati, delle risposte ai tanti problemi sul tappeto: lavoro, fisco, sanità, insicurezza economica e sociale. E’ l’unica opzione per recuperare il rapporto fiduciario con la gente intercettando il crescente disagio sociale e per legittimare la democrazia rappresentativa azzerando il timore che l’esecutivo dei “non eletti” venga percepito come lontano dal popolo. Dopo le velenose polemiche e gli “strappi istituzionali” dell’ultimo anno, inizia una nuova stagione politica all’insegna di una comprensibile euforia: i grillini per aver evitato un test elettorale che li avrebbe dimezzati, il PD per aver rovesciato rapporti di forza che sembravano inattaccabili e che minacciavano il lungo esilio della sinistra lontana dalla stanza dei bottoni. Superato l’ottimismo iniziale, archiviate le foto di gruppo con sorrisi e strette di mano, ora è realpolitik per affrontare questioni vecchie e nuove con un profilo di governo di maggiore peso politico. Spetterà al premier Giuseppe Conte, “avvocato del popolo” e “mediatore inter partes” nella precedente esperienza a Palazzo Chigi, svolgere con pienezza di poteri il gravoso incarico di Presidente del Consiglio, senza veti incrociati e condizionamenti di parte, nel rispetto del suo ruolo di garante istituzionale della “unità di indirizzo politico e amministrativo”. Un passaggio delicato per il futuro di una coalizione governativa nata in soli quindici giorni cancellando in fretta, per necessità partitiche, invettive e accuse reciproche. Un’alleanza politica tutta da verificare sul piano della coesione e delle scelte programmatiche, in presenza di un minor consenso popolare. Il Conte bis deve saper interpretare l’inquietante vuoto politico che è alla base del vento antisistema che soffia impetuoso nel Paese e che alimenta le fughe sovraniste e la demagogia populista. Per la tenuta civile di un Paese, come ha scritto Galli della Loggia, serve la politica, non quella urlata ma quella al servizio della gente, perché è “solo nella politica che una società democratica trova la sua prima e più ovvia auto-rappresentazione”. E’ questa la risposta da dare a chi sostiene che il nuovo governo “benedetto dall’Unione europea” corre il rischio di alimentare l’idea che i difensori delle istituzioni liberali, le “elite di ottimati”, non tengano abbastanza in considerazione la volontà popolare. In questa ottica l’Italia, dopo essere stata la culla del populismo gialloverde, può diventare l’avamposto europeo contro i sovranismi, un laboratorio della politica europea da esportare nell’Unione per l’affermazione dei principi fondanti dell’europeismo: solidarietà, sviluppo, sussidiarietà. Risolvere cioè in chiave europea i problemi nazionali: crescita economica, immigrazione, sovranità. E’ questa la vera sfida politica che attende il governo giallorosso in un ritrovato spirito di collaborazione con le istituzioni comunitarie per valorizzare l’interdipendenza delle politiche economiche e sociali e per restituire all’Italia, alla vigilia dell’insediamento a Bruxelles della nuova Commissione europea, la centralità storico-politica del suo ruolo. Non sono ammessi compromessi al...
Read MoreGUERRA AI CONTANTI, AL VIA CONTROLLI E SANZIONI
Contanti addio. Al via i controlli della Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia sulle movimentazioni finanziarie sospette. Banche, uffici postali e intermediari finanziari devono comunicare tutte le operazioni dei correntisti in entrata e in uscita pari o superiori a 10mila euro in contante. La prima “comunicazione oggettiva” del 16 settembre riguarda i mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto. A seguire, la comunicazione avrà cadenza mensile. A essere monitorate anche le operazioni di spostamento di danaro uguale o superiore al limite di 1000 euro qualora complessivamente venga superato il tetto dei 10mila euro per singolo correntista, a prescindere dal numero dei conti correnti a lui intestati. E’ una misura volta a ridurre il rischio di riciclaggio e di attività illecite, ma soprattutto a fare emergere l’economia sommersa (pari al 12,4% del Pil) con relativa evasione fiscale e perdita di gettito tributario (circa 107 miliardi di euro). Contrastare quindi l’utilizzo del contante ancora ampiamente diffuso in Italia, dove oltre l’80% dei pagamenti viene fatto usando banconote e monete. Secondo un recente studio dell’Uif, è al Sud che si registra una minore propensione ai pagamenti elettronici, ma è al Nord, in generale in Lombardia e in Veneto, che i contanti vengono utilizzati prevalentemente in transazioni sospette, per le maggiori risorse disponibili sul territorio. Nelle comunicazioni che vengono inviate all’Ufficio di informazione finanziaria sono incluse la data dell’operazione, l’importo, la causale, la filiale della banca o dell’ufficio postale, i dati identificativi del cliente. Ciò consente all’organo di vigilanza della Banca d’Italia di avere uno storico completo e aggiornato dei movimenti in contanti per decidere se archiviare la segnalazione oppure attivare un’indagine amministrativa più approfondita. Le comunicazioni non sono controlli fiscali né di polizia, ma servono infatti a “raffinare” le informazioni su operazioni sospette. Un faro acceso su transazioni di dubbia attendibilità. Solo in presenza di “anomalie” tra movimenti bancari risultanti dalla Superanagrafe dei conti e redditi dichiarati presenti nell’Anagrafe tributaria suonerà il campanello d’allarme con l’azione di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. E’ il cosiddetto “evasometro”, uno strumento di controllo non del tutto nuovo, introdotto nel 2012 dall’allora governo Monti, originariamente definito “risparmiometro”, ma solo adesso, dopo sette anni di “incubazione”, diventato operativo e regolarmente utilizzato dall’Amministrazione Finanziaria, con l’intento ben preciso di scovare gli evasori fiscali. Al momento, resta invariato il limite dei 3mila euro a partire dal quale non si possono effettuare transazioni tra privati in contante, ma bisogna ricorrere a strumenti tracciabili. La prossima Legge di bilancio prevede però interventi fortemente riduttivi nell’uso del cash: obbligo di accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito, ritorno al limite di 1000 euro per i pagamenti, potenziamento del fisco digitale. E nell’ottica di limitare l’uso di denaro contante, è di questi giorni la proposta shock di Confindustria di tassare i prelievi mensili di contante al bancomat di importo superiore a 1.500 euro applicando una commissione del 2%. Entra nel vivo la guerra ai contanti. Uomo avvisato, metà salvato. ...
Read MoreCRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI
Notte di San Lorenzo … in anticipo nel firmamento politico italiano: è caduta una stella, quella gialloverde del governo del cambiamento, il governo delle promesse della strana coppia Di Maio-Salvini affidate a un illusorio contratto di governo consegnato al premier Conte, novello “avvocato degli italiani”. E’ finita una stagione politica segnata da polemiche, contraddizioni e veti incrociati sullo sfondo di un crescente isolamento dell’Italia in Europa nel nome di un populismo farcito di retorica, demagogia ed empatia comunicativa. Annunci e dichiarazioni di facciata, selfie a go go, occupazione mediatica per nascondere ”l’insostenibile leggerezza dell’essere”, i limiti di un rapporto politico privo di “convergenze parallele”. Tutto questo con una finanza pubblica precaria e un’economia del Paese sull’orlo della recessione. L’illusione è ora finita, la “gioiosa macchina da guerra” a guida populista, che doveva operare almeno una legislatura per cambiare il Paese, è andata a sbattere dopo poco più di un anno contro il muro degli interessi partitici di un suo macchinista. In una calda notte di agosto, la meteora gialloverde si è dissolta con una manovra spericolata, assolutamente inaspettata, condotta con delirante senso di onnipotenza dal leader della Lega “per capitalizzare il consenso elettorale del voto europeo”. Una road map di rottura che piazza la crisi di governo nel momento peggiore per gli interessi del Paese, non ultimi quelli legati alla nomina del nostro Commissario europeo per un posto di prestigio a Bruxelles. Con una maggioranza a pezzi, la forza negoziale italiana per strappare un incarico di peso (concorrenza) appare del tutto azzerata. Per i tempi scelti, una crisi al buio, ad alto rischio per i conti pubblici che aggrava il difficile cammino della prossima sessione di bilancio, con i tanti vincoli di spesa da rispettare. E un primo segnale poco rassicurante è già arrivato dai mercati nell’ultimo weekend: lo spread Btp-Bund si è impennato oltre 240 punti, Piazza Affari ha chiuso a -2,48% , bruciando 15 miliardi di euro di capitalizzazione, soprattutto nel comparto bancario. Nubi minacciose si addensano ora sul futuro politico ed economico del Belpaese. La manovra di bilancio detta i tempi della crisi politica e condiziona le vicende parlamentari. Riposti in agenda i recenti annunci alle parti sociali, dalla flat tax al salario minimo, al taglio del cuneo fiscale, accantonato ogni contrastato disegno di autonomia regionale differenziata, sul tappeto resta il nodo dell’Iva con gli aumenti delle aliquote già decisi in passato per legge: la ridotta dal 10 al 13%, l’ordinaria dal 22 al 25,2%, per poi salire ancora al 26,5% nel 2021. Un costo medio annuo per famiglia, stimato dal Sole24ORE, pari a 541 euro, con effetti a cascata sui consumi e sulla crescita economica (produzione, occupazione). La Legge di bilancio 2020 parte da un fabbisogno accertato di oltre 27 miliardi di euro, di cui 23,1 per sterilizzare gli aumenti dell’Iva e 4 per spese indifferibili collegate a missioni militari di pace all’estero. Una copertura fondi per la quale servono scelte politiche forti e condivise. Tempi strettissimi. La manovra economica, elaborata da un esecutivo in carica per il disbrigo degli affari correnti o da un governo istituzionale incaricato di portare il Paese al voto, dovrà arrivare in aula entro il 20 ottobre, preceduta dall’invio del dossier a Bruxelles. Una manovra anticipata per blindare i conti pubblici prima delle turbolenze elettorali e “tacitare” mercati finanziari e Commissione europea, ma soprattutto per scongiurare l’esercizio provvisorio che vincolerebbe l’esecutivo a gestire la sola amministrazione ordinaria, con le conseguenti misure: aumento dell’Iva, margini di spesa ridotti (a rischio gli investimenti, il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione). Sarebbe un colpo fatale per l’incerto quadro di finanza pubblica e sugli...
Read MoreIN ARRIVO LE PAGELLE FISCALI
“Pagelle fiscali” in arrivo per oltre 3,5 milioni di contribuenti. I redditi 2018 di esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, in fase dichiarativa, sono sotto esame Isa (Indici sintetici di affidabilità), il nuovo strumento di “compliance” finalizzato a favorire, in un rinnovato rapporto di collaborazione fisco-contribuente, l’emersione spontanea di base imponibile e il conseguente assolvimento degli obblighi tributari. 152 versioni Isa, per 157 attività economiche, con l’obiettivo di “semplificare e ottimizzare il sistema fiscale”, secondo gli auspici di Antonino Maggiore, direttore dell’Agenzia delle Entrate. Dalla finalità di “rendere più efficace l’azione accertatrice”, tipica dei vecchi studi di settore, andati in archivio dopo 26 anni, si è passati con i nuovi indicatori a incentivare comportamenti fiscali corretti. Introdotti con il D.L. 50/2017, gli Isa rappresentano la sintesi di indicatori elementari (di affidabilità e di anomalia) volti a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale. Il contribuente, con alcune eccezioni di legge, attraverso l’applicazione dello specifico software, può verificare il proprio grado di affidabilità fiscale in base al posizionamento su una scala di valori da 1 a 10 (massima affidabilità). Ai soggetti “virtuosi”, quelli cioè “affidabili”, sarà riconosciuto un regime premiale: esonero del visto di conformità per la compensazione dei crediti, esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, riduzione dei termini di prescrizione, rimborsi d’imposte più rapidi. Per accedere ai vantaggi fiscali il contribuente ha la possibilità di migliorare il punteggio di affidabilità, correggendo eventuali errori commessi nella compilazione del modello Isa, oppure indicando in dichiarazione ulteriori componenti positivi di reddito che non risultano dalle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte. Per contribuenti e professionisti un’estate calda anche sul fronte fiscale. Una lunga maratona segnata da un corto circuito sul piano operativo generato dal ritardo delle Entrate sul software, nonché dalle criticità riscontrate sul recupero dei dati storici (un range di otto anni) e soprattutto dall’incognita legata alle risultanze degli indici. Non è chiaro da dove scaturisca il voto finale che il software attribuisce. Dopo i primi test del nuovo sistema è crescente il disagio degli operatori: il passaggio dagli studi di settore agli Isa può riservare un salto nel buio, i “voti” in pagella possono essere ribaltati. Almeno il 40% dei contribuenti potrebbe non raggiungere la soglia della sufficienza ed essere quindi esposto a un’azione di monitoraggio del Fisco per rischio di evasione. L’ombra lunga degli studi di settore, sotto mentite spoglie, si percepisce minacciosa. Resta più di una perplessità. Tutto molto approssimativo per decisioni importanti da prendere circa il reddito da dichiarare e le imposte da pagare. E a nulla è servita la proroga delle scadenze delle imposte al 30 settembre, solitamente previste per il 30 giugno. Incertezze operative legittimate dal perentorio intervento del viceministro dell’economia Massimo Garavaglia che, durante un recente convegno del Sole 24Ore, ha spietatamente etichettato gli Isa come “uno strumento inutile che verrà presto abrogato perché ormai superato dalla fatturazione elettronica e dall’invio telematico dei corrispettivi”. Dal tormentone estivo allo psicodramma. Rebus o il solito zibaldone all’italiana?...
Read MoreFLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE
Conti pubblici promossi a Bruxelles. E’stato “allontanato” il rischio della procedura d’infrazione per debito eccessivo con pesanti conseguenze per le nostre finanze: congelamento dei fondi strutturali (finanziamenti europei di 73 mld di euro), fine dei prestiti della Bce (“quantitative easing”), maxi sanzione (3,6 mld di euro). Si lavora ora alla manovra d’autunno per la Legge di bilancio 2020, partendo da un fabbisogno di 35-40 mld di euro, di cui 23,1 per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Il dibattito politico si concentra sulla riforma dell’Irpef con una ipotesi di flat tax, tassa piatta al 15%, modulando l’intervento nell’ambito di un piano triennale. Una flat tax applicata inizialmente per i single monoreddito fino a 30mila euro e per i nuclei familiari con redditi fino a 55mila euro, estensibili a 65mila euro per le famiglie con due o più redditi. Si tratta di una vasta platea di contribuenti attualmente tassati con un’aliquota media del 24,9% e quella marginale del 38%. Negli ultimi giorni ha preso quota una versione ridotta della flat tax applicata al “reddito incrementale”, cioè alla eccedenza di reddito rispetto all’anno precedente, senza alcuna limite di imponibile. Il lavoro è ancora lungo. “Sono allo studio disegni alternativi o riduzione delle aliquote in vario modo”, secondo fonti ministeriali. Il rebus continua. Sul piano politico la posta in palio è alta. La flat tax è uno dei provvedimenti bandiera del Governo gialloverde. Uno di quelli su cui, la Lega in particolare, si gioca la sua credibilità. In deroga al principio costituzionale di progressività del sistema tributario, il progetto del Carroccio, illustrato da Salvini nel recente incontro al Viminale con le parti sociali, prevede un’Irpef con aliquota unica, indipendente dal livello del reddito. Una riduzione del prelievo fiscale quale misura per scoraggiare l’evasione e favorire un maggior gettito tributario. I vantaggi della tassa piatta non si limiterebbero a una minore pressione tributaria, ma riguarderebbero una più complessa semplificazione del sistema, grazie anche alla revisione delle tax expenditures, il taglio di bonus e detrazioni fiscali (ristrutturazioni, spese mediche, scolastiche, interessi prima casa, familiari a carico) che saranno compensate con una deduzione forfettaria di 3000 euro rapportata al “quoziente familiare”, cioè al numero dei componenti della famiglia. Armonizzare la flat tax con l’attuale regime delle tax expenditures sarà essenziale se si vuole garantire al contribuente un reale risparmio d’imposta e rispettare il criterio della progressività dell’imposizione fiscale. Ma l’ostacolo alla riduzione dell’Irpef è costituito dal suo impatto sui conti pubblici, un costo stimato fra i 12 e i 13 mld di euro. Un test politico-economico fortemente divisivo all’interno della maggioranza. Secondo il Ministro dell’Economia Tria “la strada da percorrere per la flat tax è più tasse sui consumi”, aumentare cioè l’Iva, in linea con le raccomandazioni dell’Ue e dell’Ocse, ma non con quelle ufficiali del Governo. “Credo l’imposizione fiscale vada riequilibrata, ha dichiarato Tria, riducendo la fiscalità diretta con un incremento di quella indiretta.” Un preciso indirizzo di politica economica. Un teorema però tutto da verificare in termini di crescita economica e di maggiori entrate, se si considera l’incidenza dell’aumento dell’Iva sui consumi e sulla produzione. Una strada in salita quella della flat tax sulla quale è intervenuta la Cgil che ha evidenziato le criticità del disegno di riforma con riferimento alla sua equità sociale: “nessuna semplificazione, ma l’introduzione di un ulteriore sistema impositivo che penalizza i meno abbienti”. Di copertura di bilancio ha invece parlato la Corte dei Conti: “l’operazione flat tax deve essere realizzata attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro per evitare gravi rischi per i conti pubblici con un debito il cui costo finanziario finirà per colpire le generazioni future”. Via libera...
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