“ORA X” PER LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI
Per trenta milioni di contribuenti è scattata l’“ora X”. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate è disponibile da qualche giorno la dichiarazione dei redditi precompilata che dal prossimo 2 maggio potrà essere modificata e inviata entro il 24 luglio, nel caso del modello 730 (pensionati o lavoratori dipendenti), o entro il 2 ottobre, nel caso del modello Redditi PF (redditi d’impresa, di lavoro autonomo, diversi, ecc.). Se il 730 precompilato viene accettato senza modifiche non ci saranno controlli sui documenti relativi alle spese inserite. Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre 2017. Quest’anno la dichiarazione precompilata contiene un maggior numero di elementi inseriti d’ufficio che vanno ad aggiungersi a quelli già presenti nel 2016 (redditi di lavoro dipendente e pensione, ritenute, acconti, premi assicurativi, interessi su mutui, contributi previdenziali e assistenziali, spese sanitarie, universitarie e funebri). Nel terzo anno di sperimentazione, entrano nella precompilata le spese per l’acquisto di farmaci e per le prestazioni rese da ottici, psicologi, infermieri, ostetriche, le spese veterinarie e quelle per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Sono circa 900 milioni le informazioni presenti nella precompilata 2017, di cui 690 milioni si riferiscono a spese sanitarie riguardanti 53 milioni di cittadini, per un ammontare di circa 29 miliardi di euro, il doppio dello scorso anno. Secondo quanto comunicato dall’Agenzia, i dati inseriti comprendono più di 61 milioni di Certificazioni uniche relative a lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati, quasi 94 milioni di premi assicurativi, circa 16 milioni di bonifici per ristrutturazioni. E ancora, quasi 8,4 milioni di dati per interessi passivi, 3,3 milioni per contributi per lavoratori domestici e altri 3,4 milioni per le spese universitarie. Una mole notevole di informazioni che, ove ce ne fosse bisogno, conferma la complessità del nostro ordinamento tributario. Un unicum europeo! Soltanto nell’ultimo anno si sono registrate altre quaranta new entry tra agevolazioni, proroghe e modifiche. Un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento fiscale, hanno richiesto un intervento chiarificatore dell’Agenzia delle Entrate su deduzioni, detrazioni e credito d’imposta con la recente circolare del 4 aprile u.s. di ben 324 pagine! Migliaia di parole che si aggiungono a centinaia di pagine di istruzioni ufficiali ai modelli di dichiarazioni. Una situazione aberrante che crea confusione e scarsa trasparenza. Ancora inascoltato l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta, per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale (stimata per l’anno in corso al 42,3%) sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico fermo al 132,5% del Pil. Resta sul tavolo del Governo l’ipotesi...
Read MoreLA MANOVRA SUI CONTI PUBBLICI
Manovra nuova, problemi vecchi. Il Documento di economia e finanza (Def) approvato dal Consiglio dei Ministri ridisegna il quadro macroeconomico italiano con il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma riproponendo il binomio di sempre: riforme-crescita. Un duplice ambizioso obiettivo finalizzato a correggere i conti pubblici per il 2017 e a impostare la Legge di bilancio per il 2018. Un percorso ad ostacoli per assicurare al Paese una governabilità di legislatura che rappresenta un importante fattore di credibilità e di stabilità economica. Senza peraltro perdere di vista le scadenze elettorali con la caccia al consenso sul quale agiscono in Parlamento spinte settoriali e corporative. “Abbiamo i conti in ordine e li abbiamo non aumentando le tasse ma accompagnando il risanamento con misure di sviluppo”, ha dichiarato il premier Gentiloni a commento della manovra correttiva strutturale di 3,4 miliardi di euro come chiesto dalla Commissione Ue e dall’Ecofin. Lotta all’evasione, tagli di spesa, accise sui tabacchi e tassa sui giochi costituiscono le nuove entrate per la copertura del “buco di bilancio” pari allo 0,2% del Pil. Il maggiore introito, circa 1,2 miliardi, dovrebbe derivare dallo “split payment”, dall’estensione cioè dell’autofatturazione dell’IVA, già in vigore negli acquisti delle amministrazioni pubbliche, alle società partecipate e a quelle quotate. Dalla spending review, tagli alle spese dei ministeri e delle amministrazioni centrali, è atteso un gettito di circa 600 milioni. Il resto delle nuove entrate da altre voci, ivi compresa la “rottamazione” delle liti fiscali pendenti che si spera possa avere lo stesso successo di quella legata alle cartelle esattoriali. La copertura della manovra nella sua interezza non risulta ancora ben definita. Mancano all’appello diverse centinaia di milioni. “Ci sono misure che andranno ulteriormente specificate”, ha ammesso il Ministro dell’Economia Padoan. Un’operazione non semplice. In questo quadro d’incertezze è prevista per quest’anno una variazione in aumento della crescita all’1,1% e una riduzione del deficit dal 2,3% al 2,1%. Il debito, la palla di piombo della nostra finanza pubblica, è fermo al 132,5%! Delusioni sul piano fiscale per le imprese: fissato al 30 giugno 2018, senza ulteriore proroga, il termine ultimo per l’agevolazione relativa agli investimenti (“iperammortamento”). Un segnale poco incoraggiante per la crescita. Ancor più incomprensibile la chiusura sui crediti d’imposta con obbligo del “visto di conformità” per la compensazione, in sede di pagamenti erariali, di imposte dirette, addizionali, sostitutive e Irap d’importo superiore a 5 mila euro, rispetto all’attuale soglia di 15 mila euro. Per azzerare eventuali abusi di alcuni, si colpisce la massa dei contribuenti onesti con aggravi di costi. La solita logica del fisco nostrano, con buona pace per la tanto conclamata tax compliance! Archiviato con la manovra correttiva il rischio di una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles per il forte squilibrio macroeconomico riconducibile al debito eccessivo, si presenta complesso e articolato il Def con cui si avvia l’iter per la formazione della Legge di bilancio 2018. Problema di fondo è la neutralizzazione delle clausole di salvaguardia concordate con l’Ue per quasi 20 miliardi con aumenti delle aliquote IVA e delle accise. Il rispetto degli impegni programmatici inseriti nel Documento di economia e finanza con una previsione di deficit per il prossimo anno all’1,2% comporterà un intervento sui saldi di finanza pubblica non inferiore ai 10 miliardi di euro. Sarà in autunno che si giocherà la vera partita sui conti pubblici, in Italia fra le varie forze politiche a pochi mesi dalle elezioni, e a Bruxelles, con la Commissione Ue, sul duplice versante del debito e del deficit per negoziare ancora una volta flessibilità e deroghe. Molto dipenderà dal binomio “riforme-crescita” che dovrà garantire al sistema Italia produttività...
Read MoreCONTI PUBBLICI: ULTIMATUM DALL’UE
Corsa ad ostacoli per i conti pubblici dopo l’ultimatum dell’Ue: manovra correttiva entro aprile o procedura d’infrazione. La Commissione europea è tornata a strigliare l’Italia e a chiedere al Governo Gentiloni di rispettare i parametri europei sul debito e di approvare urgenti misure di bilancio di almeno lo 0,2% del Pil per correggere il profondo rosso dei nostri conti. Perentorio il rapporto sul debito pubblico italiano presentato a Bruxelles: ridurre il deficit strutturale per evitare sanzioni per “squilibrio macroeconomico”, riconducibile al debito eccessivo e alla bassa competitività. Un rischio sui mercati che potrebbe penalizzare l’Italia in termini spread e interessi sul debito ben oltre la richiesta correzione dei conti. L’esecutivo comunitario, pur riconoscendo al Belpaese qualche timido progresso nel modernizzare l’economia, punta il dito sui numerosi ritardi nell’adozione di riforme strutturali, accentuati anche dal precario quadro politico nazionale. Secondo la Commissione europea, infatti, in Italia permarrebbero ancora “importanti lacune, in particolare sulla concorrenza, la tassazione, la lotta alla corruzione e la riforma della contrattazione collettiva”. Dopo aver concesso, in deroga alle regole, 19 miliardi di flessibilità negli ultimi due anni ai quali si sommano altri 7 per il 2017 per il post-terremoto, la Commissione ha chiesto a Roma di rientrare almeno di 3,4 miliardi per invertire la dinamica del debito che supera il 132,5% del Pil, rispetto al 60% prescritto dai parametri di Maastricht. Uno scenario condizionato dalle debolezze strutturali del sistema Italia che continuano a frenare la capacità di crescere e di reagire agli shock economici, complicando il percorso verso la riduzione dell’elevato debito e il recupero di una maggiore presenza sui mercati. Le regole comunitarie inserite nel Patto di bilancio europeo (“fiscal compact”) prevedono il pareggio di bilancio, il divieto di superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% e, in particolare, l’obbligo per i Paesi ad alto debito di ridurre l’indebitamento di un ventesimo all’anno. Se lo Stato disattende le raccomandazioni e continua a non ottemperare alla richiesta di rientrare nei parametri il Consiglio europeo, su proposta della Commissione, può decidere sanzioni economiche fino allo 0,2% del Pil per disavanzo eccessivo, fino allo 0,1% per gli squilibri macroeconomici. Per l’Italia nessuna alternativa: ridurre il deficit di bilancio dal 2,3 al 2,1% ed evitare il peggioramento della situazione finanziaria. Dal Ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan ha proposto a Bruxelles la correzione di bilancio con il Documento di economia e finanza da presentare in aprile. Sperando che non sia un altro capitolo del libro dei sogni, la manovra farà leva su nuove misure di contrasto all’evasione fiscale, sui tagli alla spesa e interventi sulla imposizione indiretta. Tra le ipotesi sul tappeto l’estensione dello spilt payment Iva con versamento dell’imposta all’erario sulle forniture alle pubbliche amministrazioni direttamente dall’Ente fruitore del bene o servizio. “E’ interesse nazionale ridurre il debito”, ha rilevato Padoan, nella prospettiva dell’ azzeramento della politica monetaria della Bce con il “Quantitative easing” (Qe) e il conseguente rialzo degli interessi con effetto domino sui conti pubblici. E quello dei tassi è un terreno ad alto rischio per l’Italia che nel 2017 ha in calendario aste di titoli per circa 450 miliardi di euro e che paga oggi 70 miliardi di interessi l’anno per finanziare il suo cronico debito pubblico! Evidente dunque l’impegno di rispettare parametri e regole comunitarie da parte dell’Italia, un Paese fondatore che continua a considerarsi in credito e non in debito rispetto a Bruxelles dove regna sovrana la miopia politica in presenza di Brexit e di un diffuso euroscetticismo. E’ ora di rilanciare una “robusta politica industriale europea” mettendo al centro dell’agenda Ue investimenti, crescita e occupazione in un’ idea di Europa che...
Read MoreLOTTA ALL’EVASIONE, IL FISCO CAMBIA
Lotta all’evasione, un botto da 19 miliardi, quasi il 30% in più sul 2015! Un record per il Fisco quello registrato lo scorso anno. Lo ha commentato con particolare enfasi il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi nel corso di una conferenza stampa al Ministero dell’Economia: “un risultato senza precedenti”. Un risultato favorito per 4,1 miliardi dalla procedura dei rientri dei capitali dall’estero con la”voluntary disclosure”, per 6,4 miliardi dall’attività di controllo, per 4,6 miliardi dalla riscossione coattiva di Equitalia, per 3,4 miliardi dai versamenti diretti e per 0,5 miliardi da versamenti spontanei da adeguamento. Ed è proprio su quest’ultimo “incoraggiante introito nelle casse dello Stato” che si è focalizzato l’intervento del direttore delle Entrate per confermare la nuova strategia di un Fisco aperto al dialogo verso i contribuenti. Secondo Rossella Orlandi la “tax compliance sta funzionando sempre più”. Funziona cioè il nuovo approccio di un sistema che, abbandonato il metodo poliziesco del passato con i “blitz degli scontrini”, sta creando condizioni migliori nel difficile rapporto con il contribuente. Implementare una seria azione di contrasto all’evasione attraverso un “Fisco dialogante” è il nuovo corso dell’Amministrazione finanziaria per promuovere, nello spirito di una proficua collaborazione, l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Punto centrale della “tax compliance” è proprio la condivisione delle informazioni con il contribuente, al quale viene data la possibilità di consultare tutti i dati e gli elementi in possesso dell’Agenzia sulla propria posizione tributaria. Una lettera di adesione per regolarizzare l’errore o l’omissione attraverso il “ravvedimento operoso” e l’eventuale pagamento delle imposte, prima di un formale avviso di accertamento, con maggiori sanzioni e interessi. Non sono delle …. lettere d’amore quelle che l’Agenzia invia al contribuente, ma “segnalazioni” di irregolarità fiscali, una specie di campanello d’allarme per prevenire “il rischio di operare in violazione di norme di natura fiscale o in contrasto con i principi o con le finalità dell’ordinamento tributario”. Trasparenza e collaborazione dunque per cancellare reciproche diffidenze, ridurre l’incertezza fiscale e accreditare una nuova immagine del Fisco, meno vessatorio e più aperto all’ascolto e al dialogo. Sono queste le buone intenzioni dei vertici dell’Agenzia delle Entrate che non sempre trovano entusiasmo e … adesione da parte degli uffici territoriali, “forse più resistenti al cambiamento e alle aperture di credito verso i contribuenti”. Non è facile archiviare la lunga stagione del desolante dialogo fra sordi con il relativo contenzioso tributario spesso alimentato da pretestuose motivazioni di diritto e di merito. Ne è consapevole il direttore delle Entrate Orlando che sul punto afferma: “Il cammino del cambiamento è più difficile in taluni casi e in alcune aree del Paese dove c’è un’età media più alta e far cambiare modalità di lavoro e approccio con i comportamenti è meno agevole. C’è una cultura da modificare che richiede una presa di responsabilità da parte dei capi ufficio e dei capi team. Ci aspetta un lavoro non facile.” Ancora tanti ostacoli sulla strada del Fisco dal volto nuovo: problemi interpretativi, contraddizioni operative e scorie burocratiche accompagnano quotidianamente contribuenti e operatori. Interventi spot per … “cambiare tutto per non cambiare niente”! Permangono numerosi adempimenti resi superflui dalle nuove tecnologie ai quali se ne aggiungono altri, ancor più fastidiosi: quest’anno l’obbligo trimestrale di invio telematico dei dati relativi alle liquidazioni IVA periodiche nonché la modifica da annuale a trimestrale della periodicità della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute. Un ginepraio di operazioni e di scadenze che non facilitano certamente l’auspicata semplificazione e con essa l’atteso salto di qualità dell’Agenzia nel contrasto all’evasione. Ne peggiorano anzi la credibilità della strategia complessiva perché se da un lato si sollecita la raccolta di informazioni per...
Read MoreIL DIFFICILE RAPPORTO FRA FISCO E CONTRIBUENTE
Sempre in salita, con reciproca diffidenza, il rapporto fra Fisco e contribuente dopo l’approvazione del recente decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2017. Un provvedimento complesso, molto articolato, con una lunga serie di misure finalizzate, almeno nell’ intento del Legislatore, a rendere la vita meno difficile a imprese e famiglie. Ma la strada verso un Fisco più semplice è lunga! Ancora una volta è caduto nel vuoto l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un confuso proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! E il decreto fiscale approvato dal Parlamento a supporto della manovra finanziaria è l’ennesima … opera incompiuta! Si colgono pochi timidi segnali di semplificazione: dalla “tregua estiva” per atti e scadenze alla soppressione del tax day del 16 giugno, con il solo pagamento di Imu e Tasi e lo spostamento a fine mese dell’acconto Irpef, Ires, Irap. Ma lo spacchettamento del tax day non elimina il … rischio ingorgo perché sembra mancare un disegno organico di razionalizzazione della intrigata giungla di balzelli e tasse e relativi vincoli amministrativi. Parlare infatti di semplificazione fiscale e introdurre per i soggetti Iva otto fastidiosi adempimenti (lo “spesometro trimestrale” con quattro invii delle fatture emesse e ricevute oltre a quattro invii trimestrali delle liquidazioni Iva) significa frapporre altri ostacoli sulla strada della “efficienza, trasparenza e certezza”, principi amministrativi affermati nello Statuto del contribuente. Cresce il disagio degli operatori, mobilitati a Roma per il 14 dicembre, per obblighi fiscali che non solo disattendono le numerose e continue promesse di semplificazione ma “contribuiscono a complicare ulteriormente il funzionamento del sistema fiscale in Italia”. Un aggravio notevole di lavoro che pone la questione di un “bilanciamento” tra l’eliminazione di adempimenti palesemente privi di efficacia operativa (intrastat, black list, ecc.) e l’introduzione di nuove dispendiose misure. Non c’è dubbio che l’evasione in Italia, soprattutto per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto, abbia raggiunto livelli da maglia nera in Europa. Siamo il Paese con maggior numero di partite Iva aperte, oltre mezzo milione all’anno, molte delle quali dedite alla … “finanza creativa” con rilevante imponibile sottratto a tassazione, anche sul versante delle imposte dirette. La lotta all’evasione fiscale è la ragione d’essere di un sistema tributario e, più in generale, di una sana economia. Chi non paga il debito d’imposta fruisce di una rendita che altera la concorrenza e il mercato. Ma è pur vero che un serio contrasto all’evasione fiscale non va condotto con una strategia moltiplicatrice degli adempimenti. Aumentare gli obblighi non frena l’evasione! E cancellarli dopo il loro esito negativo mina la credibilità di ogni intervento. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco semplificato che oltre a ridurre il più possibile il prelievo, sostenga la crescita, sia equo e renda difficile l’ evasione e l’elusione attraverso le numerose ed efficienti banche dati di cui l’Amministrazione finanziaria dispone. Un patrimonio informativo notevole che consente di eseguire una selezione intelligente e preventiva per individuare i contribuenti a rischio da sottoporre a controllo, in un’ottica di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa. Si ponga quindi fine alla incessante richiesta di informazioni che creano alle imprese costi non riscontrabili in altri Paesi dell’Ue. Abbia termine la stagione delle tante modifiche, interpretazioni, rettifiche della normativa tributaria, dei tanti “rimedi a singhiozzo”! Combattere l’evasione attraverso la… lotta...
Read MoreI DUBBI DI BRUXELLES
Bruxelles chiede, Roma … risponde. Giorni decisivi per le sorti della manovra finanziaria 2017. Con una lettera firmata dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e dal vicepresidente Valdis Dombrovskis, la Commissione europea ha chiesto al governo italiano chiarimenti sui saldi contabili e sulle spese eccezionali per migranti e sisma. Sotto esame, ancora una volta, la precarietà della finanza pubblica che emerge dalla Legge di bilancio con “distanze sostanziali rispetto agli impegni presi in primavera”. Non tanto per il deficit nominale al 2,3%, contro l’1,8% previsto in aprile e concordato al 2,2% con la Commissione Ue, quanto per il deficit strutturale (saldo di bilancio rettificato per gli effetti del ciclo economico e delle misure una tantum) che, invece di migliorare di almeno uno 0,6% del Pil, come raccomandato dal Consiglio Ue, peggiora di uno 0,4%, passando così da -1,2% a – 1,6%. Una palese inadempienza in contrasto con il “percorso di aggiustamento” verso l’obiettivo di bilancio a medio termine (pareggio di bilancio) fissato con Bruxelles. Da qui la richiesta di informazioni sulla revisione di tale obiettivo al fine di valutare se l’Italia soddisfa le condizioni poste a base della flessibilità aggiuntiva dei conti concessa per l’anno in corso. La Commissione, nell’evidenziare la mancata riduzione del deficit strutturale, richiama il governo italiano al rispetto degli impegni assunti nel timore che l’Italia possa non adeguarsi al Fiscal Compact, in considerazione anche dell’elevato debito pubblico che le stime governative fissano per il 2016 al 132,8% del Pil, con una variazione in aumento dello 0,4%. Spetta al Ministero dell’Economia fornire nelle prossime ore i chiarimenti richiesti per evitare che la Legge di bilancio 2017 (non ancora approdata in Parlamento) torni al mittente per le conseguenti variazioni e scongiurare, in caso contrario, ogni procedura d’infrazione. Si tratta di giustificare la spesa aggiuntiva di circa 6,5 miliardi, pari allo 0,4% del Pil, non coperta con tagli o maggiori entrate, che il governo italiano ascrive a due circostanze eccezionali: i costi dell’accoglienza dei migranti per i quali l’Italia non ha avuto alcun sostegno dall’Europa e quelli per gli interventi di emergenza nelle zone terremotate, oltre ai costi della ricostruzione e della messa in sicurezza degli edifici. La Commissione, oltre a nutrire per le entrate forti perplessità sulla presenza nel Documento programmatico di bilancio (dpb) di numerose misure una tantum e di stime troppo generose di gettito fiscale, sul fronte delle uscite considera il piano nazionale di salvaguardia antisismica una misura economica strutturale e non emergenziale, e come tale non rientrante nella eccezionalità della spesa invocata da Roma, a giustificazione dello sforamento del deficit. Analoga valutazione per i migranti per la cui spesa pari a 3,4 miliardi la Commissione Ue considera fuori dal deficit strutturale soltanto 500 milioni, e quindi influenti in minima parte sulle circostanze eccezionali poste a base del mancato rispetto dei vincoli di bilancio. Anche sulla spending review, punto dolens della politica economico-finanziaria del Belpaese, i dati previsionali sono del tutto modesti e per Bruxelles non sono in grado di finanziare un serio piano di riduzione delle tasse funzionale alla crescita economica del Paese. Quindi, per evitare che il debito pubblico salga per il decimo anno consecutivo anche nel 2017, la Commissione suggerisce meno misure di bilancio in deficit e più rigore nella spesa pubblica. Perché un debito che nel 2017 non scende e un deficit di bilancio, nominale e strutturale, che sale rappresentano un pericoloso campanello d’allarme. La posizione del governo italiano è chiara: non si cambia una manovra che apre ai cittadini e non alle tecnocrazie europee, accuse di incapacità all’Ue nel gestire i flussi migratori e nell’imporre agli altri Stati una...
Read More



Commenti recenti