Fisco e Soldi

RIFORMA FISCALE E RILANCIO DELL’ECONOMIA

Posted by on Feb 1, 2022 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RIFORMA FISCALE E RILANCIO DELL’ECONOMIA

RIFORMA FISCALE E RILANCIO DELL’ECONOMIA

                                                                       Strada in salita per la riforma fiscale. La legge delega approvata dal Governo lo scorso 5 ottobre e ora all’esame della commissione Finanze alla Camera è finita sotto il tiro incrociato dei partiti con la presentazione di 467 emendamenti. Proposte correttive in forte odore di “populismo fiscale” che rischiano di mettere a dura prova la tenuta politica della maggioranza in giorni di grande fibrillazione per le incertezze che accompagnano il cambio della guardia al Quirinale. Nel corso di quasi cinquant’anni dalla sua introduzione (1974), il sistema fiscale italiano è stato oggetto di numerosi interventi modificativi che, in assenza di una riforma organica, ne hanno causato una generale frammentazione normativa non sempre di facile interpretazione, rendendo conflittuale il rapporto fra contribuenti e fisco. L’ordinamento tributario appare sempre più come una giungla inestricabile in cui è difficile avventurarsi, irta di norme e provvedimenti a volte contraddittori generati da una ipertrofia legislativa. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un basso rapporto costo-beneficio in termini di contrasto all’evasione. Un problema che ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese e che va affrontato con una normativa chiara e semplice, senza fastidiosi orpelli. Più complicato è un sistema fiscale, più facile è nascondere reddito nelle sue pieghe oscure e sottrarsi a ogni pagamento. Da tempo si parla di riforma fiscale, di semplificazione, di taglio netto di balzelli e inutili adempimenti per puntare su un’equa distribuzione del carico impositivo con meno burocrazia e più qualità. Azzerare cioè antiche distorsioni nel segno di un moderno ordinamento tributario. Un salto di qualità, accantonando strategie elettoralistiche per privilegiare nell’azione di governo l’autentico senso dello Stato. Muove da queste criticità la legge delega governativa contenente in dieci articoli i principi e i criteri direttivi generali ai quali il fisco del futuro deve essere orientato: la riduzione del carico fiscale per il rilancio dell’economia, la razionalizzazione e semplificazione del sistema tributario, il mantenimento della progressività impositiva, la riduzione dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale.   Una proposta di rinnovamento significativa che prevede la revisione del sistema di imposizione sul reddito delle persone fisiche secondo un modello di “tassazione duale” con l’applicazione della medesima aliquota proporzionale di prelievo sui redditi derivanti dall’impiego del capitale anche nelle attività d’impresa e di lavoro autonomo svolte da soggetti diversi da quelli a cui si applica l’imposta sul reddito delle società (Ires). Per effetto di tale modifica, la tassazione progressiva resterebbe applicabile ai redditi da lavoro dipendente (taglio al cuneo fiscale) e da pensione e a quelli relativi al contributo lavorativo dell’imprenditore individuale e del lavoratore autonomo. In particolare, la revisione dell’Irpef deve garantire la graduale riduzione delle aliquote medie effettive al fine di incentivare l’attività imprenditoriale e l’offerta di lavoro, il riordino delle deduzioni e delle detrazioni e l’armonizzazione dei regimi di tassazione del risparmio. Un primo tassello della riforma è stato inserito nella Legge di Bilancio 2022 con la rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni di reddito da cinque a quattro con contestuale modifica delle detrazioni per lavoro dipendente/autonomo e pensioni. Resta ancora da sciogliere l’annoso nodo delle numerose imposte sostitutive che distorcono la progressività della tassazione dei redditi delle persone fisiche e che, in considerazione della maxi estensione dei redditi degli italiani fuori dal sistema Irpef, non favoriscono un’equa ridistribuzione del carico fiscale. Altri punti importanti della riforma in cantiere sono gli interventi sull’imposta sul reddito delle società, (armonizzazione dei valori civili e fiscali, semplificazione delle variazioni in aumento/diminuzione del conto economico, riduzione delle differenze tra i vari sistemi di tassazione delle imprese),  sull’Iva (razionalizzazione del numero e dei livelli delle...

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LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’

Posted by on Gen 7, 2022 in Fisco e Soldi, Sull'Europa | Commenti disabilitati su LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’

LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’

Unione europea, work in progress. Dopo il Recovery Plan for Europe con l’ambizioso progetto Next Generation EU varato per fronteggiare la recessione pandemica, due nuovi capitoli si aggiungeranno nel 2022 alla complessa storia comunitaria: l’atto finale della Conferenza sul futuro dell’Europa in corso dallo scorso 9 maggio e la riforma del Patto di stabilità e crescita. Un tema quest’ultimo di grande rilevanza nella politica di bilancio dei Paesi europei. Un accordo tra i Paesi membri dell’Ue che richiede il rispetto di alcuni parametri di bilancio e ruota attorno a due cardini: il deficit pubblico (differenza tra entrate e uscite, comprese le spese per interessi) che non deve superare il 3% del Pil e il debito pubblico che non deve superare il 60% del Pil. Parametri molto rigorosi, più volte terreno di scontro fra i falchi del Nord e i Paesi cicala del Sud Europa.    Le norme del Patto di stabilità e crescita (Stability and Growth Pact), secondo i principi contenuti nel Trattato di Maastricht del 1992, “mirano a evitare che le politiche di bilancio vadano in direzioni potenzialmente problematiche e a correggere disavanzi di bilancio o livelli del debito pubblico eccessivi.” Di fatto si vuole evitare che gli squilibri interni e la mancanza di rigore di un singolo Stato per allegra finanza possano mettere a rischio la sua stessa tenuta e quella dell’Ue. Per i Paesi “trasgressori” la Commissione Ue può promuovere una procedura d’infrazione che attraverso un avvertimento preventivo e una serie di raccomandazioni si conclude con una sanzione. Nel marzo 2020 la Commissione Von der Leyen, per limitare l’impatto socio-economico della pandemia, aveva proposto l’attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, autorizzando i singoli Paesi membri a elargire contributi senza il rischio di raccomandazioni correttive o di sanzioni in caso di sforamento del deficit e del debito pubblico. Maggiore flessibilità della finanza pubblica per sostenere l’economia durante la crisi, tutelando imprese e famiglie.   Nella previsione di condizioni economiche dell’Ue ante crisi per il 2023, il Meccanismo europeo di stabilità (MES) lo scorso ottobre è intervenuto nel dibattito lanciato dalla Commissione europea per la revisione del Patto di stabilità con una importante proposta: tetto del deficit sempre al 3%, ma limite del rapporto tra debito pubblico e Pil al 100% (invece dell’attuale 60%). In un panorama economico radicalmente stravolto dalla crisi pandemica, il MES sostiene che nel medio termine il nuovo parametro del Patto, con un allentamento ragionato e motivato dei vincoli sul debito, possa favorire la graduale eliminazione delle misure fiscali discrezionali legate alla pandemia, rilanciare l’economia e nel lungo termine rafforzare l’impegno del singolo Stato verso posizioni di bilancio sostenibili. Ridurre cioè l’indebitamento senza ricorrere a tasse più alte e a tagli alla spesa sociale. Tornare all’obiettivo pre-crisi di debito del 60% del Pil potrebbe minare la ripresa economica e potenzialmente indebolire l’impegno verso le regole comunitarie. “Abbiamo bisogno di più spazio di manovra e di margini di spesa sufficienti per prepararci al futuro e per garantire la nostra piena sovranità.” Lo hanno scritto di recente in una lettera congiunta sul Financial Times il premier Draghi e il presidente francese Macron. A distanza di anni, arriva dunque la conferma di un parametro, quello del debito al 60% del Pil, “irrealistico”, reso ancor più inaccettabile dagli effetti devastanti della crisi. A certificare il flop dell’austerità è il MES e cioè il suo direttore generale, il tedesco Klaus Peter Regling, il “falco della Troika”. Con buona pace della Grecia e di tutti quei Paesi, Italia di Mario Monti compresa, che hanno dovuto fare i conti in passato con i severi diktat di Bruxelles: misure lacrime...

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IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

Posted by on Dic 8, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

                                                         E’ in dirittura d’arrivo il nuovo regime fiscale dei frontalieri. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera del 23 dicembre 2020 relativo all’imposizione dei lavoratori residenti entro 20 km dalla frontiera che svolgono un’attività di lavoro dipendente in terra elvetica. L’atteso provvedimento sarà trasmesso alle Camere per la votazione definitiva. Dopo il via libera del Consiglio federale svizzero dello scorso 11 agosto, entrerà in vigore, molto verosimilmente, dal 1° gennaio 2023 e sarà sottoposto a riesame ogni cinque anni. L’accordo definisce il quadro giuridico volto a eliminare le doppie imposizioni su salari, stipendi e altre remunerazioni analoghe ricevuti dai lavoratori frontalieri con la previsione del “principio di reciprocità”, a differenza del precedente accordo del 1974, che regola unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani che lavorano in Svizzera. Per effetto del nuovo accordo, relativamente al criterio di imposizione, viene stabilito il metodo della tassazione concorrente che attribuisce i diritti di imposizione sia allo Stato di residenza del lavoratore frontaliero sia allo Stato dove il reddito da lavoro dipendente è prodotto. Nello specifico, la Svizzera per i “nuovi frontalieri”, quelli cioè in arrivo dopo l’entrata in vigore dell’accordo, applicherà sul relativo reddito da lavoro dipendente un’imposta non eccedente l’80%, e la tassazione sarà applicata alla fonte. L’Italia, ed è questa la novità della Convenzione, potrà assoggettare, a sua volta, a imposizione ordinaria tali redditi dei lavoratori frontalieri (equiparati quindi ai soggetti fiscalmente residenti), ma dovrà eliminare la doppia imposizione mediante il meccanismo del credito d’imposta, riconoscendo le imposte prelevate nella Confederazione. Per questi contribuenti obbligo quindi di presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia. Beneficeranno dell’innalzamento della franchigia di imponibilità a 10mila euro, della deducibilità dei contributi obbligatori per i prepensionamenti e della non imponibilità degli assegni familiari erogati in Svizzera. Tutto da verificare il prelievo fiscale italiano rispetto a quello svizzero, meno gravoso. E’ prevista una clausola di salvaguardia per i lavoratori attualmente occupati nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino o del Vallese: rientrano nel “regime transitorio”. Per loro continua ad applicarsi l’imposizione fiscale solo in Svizzera, che fino a tutto il 2033, verserà una compensazione a favore dei Comuni italiani di confine pari al 40% delle imposte lorde prelevate alla fonte ai frontalieri italiani.  Dopo questa data, la Svizzera conserverà la totalità del gettito fiscale.   Per ottemperare correttamente agli obblighi amministrativi imposti dall’accordo, la Svizzera si impegna a comunicare entro il 20 marzo dell’anno successivo a quello fiscale di riferimento, in formato elettronico allo Stato di residenza del lavoratore, i dati rilevanti in relazione all’imposizione del lavoratore frontaliero. Una informazione di carattere amministrativo, di valenza fiscale per combattere l’evasione. Vita dura per i “furbetti”: attenzione al Fisco … in missione oltre confine....

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LA LEGGE DI BILANCIO, SFIDA PER LA CRESCITA ECONOMICA

Posted by on Nov 17, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LA LEGGE DI BILANCIO, SFIDA PER LA CRESCITA ECONOMICA

LA LEGGE DI BILANCIO, SFIDA PER LA CRESCITA ECONOMICA

                                                     Dopo una complicata approvazione con “riesame tecnico” per la riscrittura ex novo di alcune norme e l’inserimento postumo di altre disposizioni, il Governo ha dato il via libero alla Legge di Bilancio 2022 che, con venti giorni di ritardo, approda in Senato, a Palazzo Madama. In un clima di grande tensione e forti contrasti fra i partiti inizia il lungo iter parlamentare. Sarà certamente un dibattito dimezzato, con un passaggio solo formale alla Camera per i tempi ristretti, dovendo la manovra essere approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno per evitare l’esercizio provvisorio. In 219 articoli, contenuti in un voluminoso documento di oltre 100 pagine, è racchiuso il fil rouge di una manovra per la crescita che, ha dichiarato il premier Draghi, “agisce sulla domanda e sull’offerta, taglie le tasse, stimola gli investimenti e migliora la spesa sociale”. Una manovra espansiva, da trenta miliardi, per aiutare l’economia a uscire dalla crisi determinata dalla pandemia, rafforzando le previsioni del Pil oltre il 6%. Un quadro macroeconomico già delineato nel Dpb, Documento programmatico di bilancio, approvato lo scorso 15 ottobre dal Consiglio dei ministri per l’invio alla Commissione Ue, con risorse in deficit per 23,4 miliardi. Un bilancio in “profondo rosso” reso possibile dalla clausola di salvaguardia del Patto di stabilità con la sospensione a tutto il 2022 delle regole europee di bilancio e del saldo di medio termine concordato con Bruxelles. Una manovra, negli auspici generali, che spinge verso la crescita, anche se -ormai è chiaro- questa sfida si gioca altrove: sull’attuazione a livello nazionale del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sul controllo dell’inflazione a livello sovranazionale e, soprattutto, sulla capacità di reazione del nostro sistema produttivo alla ripresa della domanda, strettamente legata al controllo della pandemia e alla sua evoluzione. Un bilancio a 360 gradi, vengono affrontati una miriade di questioni. Dalla riduzione della pressione fiscale e contributiva a interventi in campo previdenziale, dagli investimenti a disposizioni su scuola, università, sanità e lavoro. Passando attraverso la consueta e complessa riorganizzazione dei tanti bonus fiscali, tema di scontro all’interno della maggioranza. In particolare, per quanto riguarda il fisco, il disegno di legge varato dal Governo prevede la costituzione di un fondo di 8 miliardi di euro per il 2022 e di altri 8 per l’anno successivo destinati alla riduzione degli oneri fiscali tra cuneo fiscale, Irpef e Irap. Ma tutto resta ancora da scrivere. Si tratta infatti di una misura che dovrà trovare contenuti concreti con la legge delega sulla riforma del fisco, attualmente all’esame del Parlamento. Rinviate al 2023 la plastic tax e la sugar tax. Stop al cashback, il rimborso di Stato per acquisti con pagamenti tracciabili che sarebbe dovuto ripartire dall’ 1 gennaio 2022. Il relativo risparmio, pari a 1,5 miliardi, sarà utilizzato per la riforma degli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda le pensioni, con buona pace dei suoi fautori, finisce il triennio sperimentale di “Quota 100” che aveva cancellato la contestata Legge Fornero del 2011. Al suo posto “Quota 102” che permetterà l’uscita dal lavoro con 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva. Nel 2023 in pensione con “Quota 104”. Per opzione donna 58 anni l’età di uscita. Sul fronte caldo dei bonus fiscali, confermati i bonus edilizi ed energetici in vigore, ma con alcune variazioni. Il bonus del 110 per cento è prorogato al 30 giugno 2022, con ulteriore estensione al 31 dicembre 2022 per tutti i condomini e per le abitazioni principali di contribuenti con Isee inferiore a 25 mila euro. Dal 2022 la detrazione calerà fino a raggiungere il 65 per cento nel 2025....

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L’ AUTUNNO CALDO DEL FISCO

Posted by on Set 16, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su L’ AUTUNNO CALDO DEL FISCO

L’ AUTUNNO CALDO DEL FISCO

Giorni decisivi per la legge delega sul fisco. Diversamente dalla road map iniziale che ne prevedeva l’approvazione in Consiglio dei Ministri entro luglio per restare nei tempi del Recovery Plan, la riforma fiscale è stata rinviata a dopo la pausa estiva. A rallentare la corsa ha contribuito l’intricata matassa delle differenti posizioni nella maggioranza oltre alle difficoltà nella individuazione delle risorse richieste per alcuni interventi in cantiere. La riforma fiscale, con quella della pubblica amministrazione, della giustizia e della concorrenza, è destinata ad accompagnare l’attuazione del PNRR, concorrendo a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo. Una risposta alle debolezze strutturali del Paese. In particolare, con la riforma del fisco il Governo vuole semplificare la complessità delle norme che si sono sovrapposte negli anni in maniera frammentaria generando un sistema fiscale articolato e complesso che ha causato un freno per gli investimenti, anche dall’estero, oltre a un deleterio contenzioso tributario con i contribuenti. Si punta ora a ridefinire un sistema fiscale certo ed equo con “un’opera di raccolta della legislazione fiscale in un testo unico”, integrato e coordinato con le disposizioni normative speciali, da inserire in un Codice tributario per garantire la certezza del diritto. Dopo la Riforma Visentini degli Anni 70, è tempo di una riforma organica del sistema fiscale, una nuova cornice normativa al centro della quale si pone la revisione dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare la struttura del prelievo e ridurre gradualmente il carico fiscale, preservando la progressività e l’equilibrio dei conti pubblici. Una revisione che, non potendo operare interventi in deficit, dovrà fare i conti con il groviglio delle tax expenditures, con una efficace spending review e soprattutto con la lotta all’evasione. La riduzione del tax gap rappresenta una priorità del Governo nella consapevolezza che l’ampiezza della riforma, e quindi il suo esito finale, dipenderà dalla disponibilità di risorse e dalla capacità di finanziare i nuovi interventi attraverso tagli, razionalizzazioni e il recupero di gettito evaso. Grazie alle nuove misure di accertamento e agli incroci delle banche dati, si prevede di recuperare circa 13 miliardi dall’evasione per l’anno 2024. Obiettivo di fondo della riforma rimane la riduzione della pressione fiscale, un obiettivo da armonizzare con le regole di Bruxelles, in vista di un’auspicabile Unione fiscale europea, per evitare la concorrenza sleale fra gli Stati membri, un dumping fiscale che fa perdere all’Italia 8 miliardi di dollari all’anno. Paesi come l’Irlanda, l’Olanda e il Lussemburgo sono veri e propri paradisi fiscali nell’area Euro, che attuano pratiche fiscali aggressive a danno delle economie degli altri Stati membri e che grazie a queste distorsioni, nel facilitare le delocalizzazioni delle imprese, registrano elevatissimi tassi di crescita. Numerose e variegate le proposte per il Fisco che verrà. Nel rispetto dei principi costituzionali di capacità contributiva e della progressività del sistema tributario, nonché dei principi di equità e trasparenza, le misure per i soggetti Irpef riguardano la riduzione del numero delle aliquote dalle attuali cinque a tre, una no tax area per i redditi fino 12mila euro, la tassazione del 20% per quelli sino a 30mila, del 30% fino a 70mila e del 42% per i redditi superiori. Meno tasse anche per le imprese: riduzione dell’aliquota Ires dal 24 al 20%, eliminazione dell’Irap, riduzione del prelievo sui dividendi, oggi tassati al 26%, per attirare i risparmi a lungo termine nelle imprese italiane, favorendone la ricapitalizzazione e quindi sviluppo e crescita economica. Sarà un autunno decisivo per il futuro del Paese. Rilanciare l’economia, ridurre le differenze con l’Unione europea, rendere competitivo il nostro sistema produttivo. Lo ha ribadito in una recente intervista al Sole24Ore...

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RECOVERY FUND E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Posted by on Lug 20, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RECOVERY FUND E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

RECOVERY FUND E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

                           Esame superato. Ok dell’Ue al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Il Consiglio dei ministri economici e finanziari (Ecofin) dei 27 Stati membri ha dato il via libera ai primi 12 piani, fra cui quello presentato dal Governo Draghi. In arrivo nelle casse del Tesoro un prefinanziamento di 25 miliardi di euro in un unico versamento, pari al 13% dell’importo di 191,5 mld. dei fondi assegnati (sovvenzioni e prestiti). Per Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna si volta pagina. Di rilevante interesse le aree di intervento definite nel regolamento che istituisce Next Generation EU, il pacchetto per la ripresa volto a rilanciare l’economia dell’Ue dopo la pandemia di Covid-19. In particolare, la transizione climatica e la trasformazione digitale rappresentano le sfide principali per disegnare un futuro diverso nel segno della solidarietà europea. Il percorso di Next Generation EU durerà fino al 2026 e ogni anno ci sarà un esame della Commissione: i bonifici di Bruxelles arriveranno solo se si raggiungono gli obiettivi nei tempi previsti dal calendario. Per l’Italia l’apporto dei fondi europei, in misura così cospicua, è un’occasione per cambiare la nostra economia, per tornare a crescere e guardare con ottimismo ai nostri conti pubblici, in perenne apnea finanziaria. “Il Recovery Fund, ha commentato il premier Draghi, sarà la grande assicurazione sulla vita, sulla crescita e sulla prosperità del nostro Paese, per attrarre sempre più capitali esteri per investire, fare impresa e creare ricchezza.” Occorre impegno, spirito di coesione e forte collaborazione tra tutte le istituzioni per superare divisioni e miopia politica. Il primo scoglio sono le riforme, da quella della giustizia (che tati problemi sta già creando in Parlamento) a quella fiscale, e soprattutto a quella della Pubblica Amministrazione. Una P.A. debole e impreparata rappresenta un problema molto serio per l’attuazione degli investimenti previsti a livello comunitario. Una legislazione debordante, frammentata e contraddittoria, una burocrazia amministrativa snervante, sorda alle esigenze di cittadini e imprese, con livelli di efficienza imbarazzanti, rischiano di compromettere il trasferimento delle risorse economiche previste dal Recovery Fund. Delle 48 riforme che saremo chiamati a realizzare entro il 2023, 8 riguardano la “sburocratizzazione” della nostra P.A. “Non ci sono più alibi e non c’è più tempo, ha dichiarato il Ministro Brunetta, l’efficienza della Pubblica Amministrazione è una priorità essenziale per la ripresa, i paladini dell’immobilismo se ne facciano una ragione.” Sono allarmanti le risultanze che emergono dal rapporto della Cgia di Mestre riferito a un’indagine della Commissione europea sui servizi pubblici dei 27 Stati membri: solo il 22% degli italiani li considera soddisfacenti, contro la media europea del 46% (92% in Lussemburgo, 86% nei Paesi Bassi,81% in Finlandia, 55% in Germania, 50% in Francia, 38% in Spagna). Chiaro il commento finale degli analisti della Cgia: ”la P.A. va rifondata, non riformata, e per migliorarne l’efficienza serve innanzitutto sfoltire il nostro ordinamento, incentivare il meccanismo del silenzio-assenso, scoraggiare il ricorso alla burocrazia difensiva con la fuga dalla firma dei funzionari pubblici, oltre a una legislazione più chiara e trasparente, alla semplificazione delle procedure. Dulcis in fundo, la trasformazione digitale per offrire servizi a cittadini e imprese in modo semplice e diretto, superando ogni disparità regionale, intergenerazionale e di genere che frenano lo sviluppo dell’economia. Notoriamente la bassa produttività del settore pubblico italiano ha rappresentato la palla di piombo dell’intero sistema produttivo, un ostacolo al miglioramento dei servizi offerti e agli investimenti pubblici. Si vuole ora invertire rotta. Come è ben evidenziato nel testo del Piano Draghi, “uno dei lasciti più preziosi del PNRR deve essere l’aumento permanente dell’efficienza della P.A. e della sua capacità di...

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