Fisco e Soldi

L’ AUTUNNO CALDO DEL FISCO

Posted by on Set 16, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su L’ AUTUNNO CALDO DEL FISCO

L’ AUTUNNO CALDO DEL FISCO

Giorni decisivi per la legge delega sul fisco. Diversamente dalla road map iniziale che ne prevedeva l’approvazione in Consiglio dei Ministri entro luglio per restare nei tempi del Recovery Plan, la riforma fiscale è stata rinviata a dopo la pausa estiva. A rallentare la corsa ha contribuito l’intricata matassa delle differenti posizioni nella maggioranza oltre alle difficoltà nella individuazione delle risorse richieste per alcuni interventi in cantiere. La riforma fiscale, con quella della pubblica amministrazione, della giustizia e della concorrenza, è destinata ad accompagnare l’attuazione del PNRR, concorrendo a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo. Una risposta alle debolezze strutturali del Paese. In particolare, con la riforma del fisco il Governo vuole semplificare la complessità delle norme che si sono sovrapposte negli anni in maniera frammentaria generando un sistema fiscale articolato e complesso che ha causato un freno per gli investimenti, anche dall’estero, oltre a un deleterio contenzioso tributario con i contribuenti. Si punta ora a ridefinire un sistema fiscale certo ed equo con “un’opera di raccolta della legislazione fiscale in un testo unico”, integrato e coordinato con le disposizioni normative speciali, da inserire in un Codice tributario per garantire la certezza del diritto. Dopo la Riforma Visentini degli Anni 70, è tempo di una riforma organica del sistema fiscale, una nuova cornice normativa al centro della quale si pone la revisione dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare la struttura del prelievo e ridurre gradualmente il carico fiscale, preservando la progressività e l’equilibrio dei conti pubblici. Una revisione che, non potendo operare interventi in deficit, dovrà fare i conti con il groviglio delle tax expenditures, con una efficace spending review e soprattutto con la lotta all’evasione. La riduzione del tax gap rappresenta una priorità del Governo nella consapevolezza che l’ampiezza della riforma, e quindi il suo esito finale, dipenderà dalla disponibilità di risorse e dalla capacità di finanziare i nuovi interventi attraverso tagli, razionalizzazioni e il recupero di gettito evaso. Grazie alle nuove misure di accertamento e agli incroci delle banche dati, si prevede di recuperare circa 13 miliardi dall’evasione per l’anno 2024. Obiettivo di fondo della riforma rimane la riduzione della pressione fiscale, un obiettivo da armonizzare con le regole di Bruxelles, in vista di un’auspicabile Unione fiscale europea, per evitare la concorrenza sleale fra gli Stati membri, un dumping fiscale che fa perdere all’Italia 8 miliardi di dollari all’anno. Paesi come l’Irlanda, l’Olanda e il Lussemburgo sono veri e propri paradisi fiscali nell’area Euro, che attuano pratiche fiscali aggressive a danno delle economie degli altri Stati membri e che grazie a queste distorsioni, nel facilitare le delocalizzazioni delle imprese, registrano elevatissimi tassi di crescita. Numerose e variegate le proposte per il Fisco che verrà. Nel rispetto dei principi costituzionali di capacità contributiva e della progressività del sistema tributario, nonché dei principi di equità e trasparenza, le misure per i soggetti Irpef riguardano la riduzione del numero delle aliquote dalle attuali cinque a tre, una no tax area per i redditi fino 12mila euro, la tassazione del 20% per quelli sino a 30mila, del 30% fino a 70mila e del 42% per i redditi superiori. Meno tasse anche per le imprese: riduzione dell’aliquota Ires dal 24 al 20%, eliminazione dell’Irap, riduzione del prelievo sui dividendi, oggi tassati al 26%, per attirare i risparmi a lungo termine nelle imprese italiane, favorendone la ricapitalizzazione e quindi sviluppo e crescita economica. Sarà un autunno decisivo per il futuro del Paese. Rilanciare l’economia, ridurre le differenze con l’Unione europea, rendere competitivo il nostro sistema produttivo. Lo ha ribadito in una recente intervista al Sole24Ore...

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RECOVERY FUND E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Posted by on Lug 20, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RECOVERY FUND E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

RECOVERY FUND E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

                           Esame superato. Ok dell’Ue al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Il Consiglio dei ministri economici e finanziari (Ecofin) dei 27 Stati membri ha dato il via libera ai primi 12 piani, fra cui quello presentato dal Governo Draghi. In arrivo nelle casse del Tesoro un prefinanziamento di 25 miliardi di euro in un unico versamento, pari al 13% dell’importo di 191,5 mld. dei fondi assegnati (sovvenzioni e prestiti). Per Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna si volta pagina. Di rilevante interesse le aree di intervento definite nel regolamento che istituisce Next Generation EU, il pacchetto per la ripresa volto a rilanciare l’economia dell’Ue dopo la pandemia di Covid-19. In particolare, la transizione climatica e la trasformazione digitale rappresentano le sfide principali per disegnare un futuro diverso nel segno della solidarietà europea. Il percorso di Next Generation EU durerà fino al 2026 e ogni anno ci sarà un esame della Commissione: i bonifici di Bruxelles arriveranno solo se si raggiungono gli obiettivi nei tempi previsti dal calendario. Per l’Italia l’apporto dei fondi europei, in misura così cospicua, è un’occasione per cambiare la nostra economia, per tornare a crescere e guardare con ottimismo ai nostri conti pubblici, in perenne apnea finanziaria. “Il Recovery Fund, ha commentato il premier Draghi, sarà la grande assicurazione sulla vita, sulla crescita e sulla prosperità del nostro Paese, per attrarre sempre più capitali esteri per investire, fare impresa e creare ricchezza.” Occorre impegno, spirito di coesione e forte collaborazione tra tutte le istituzioni per superare divisioni e miopia politica. Il primo scoglio sono le riforme, da quella della giustizia (che tati problemi sta già creando in Parlamento) a quella fiscale, e soprattutto a quella della Pubblica Amministrazione. Una P.A. debole e impreparata rappresenta un problema molto serio per l’attuazione degli investimenti previsti a livello comunitario. Una legislazione debordante, frammentata e contraddittoria, una burocrazia amministrativa snervante, sorda alle esigenze di cittadini e imprese, con livelli di efficienza imbarazzanti, rischiano di compromettere il trasferimento delle risorse economiche previste dal Recovery Fund. Delle 48 riforme che saremo chiamati a realizzare entro il 2023, 8 riguardano la “sburocratizzazione” della nostra P.A. “Non ci sono più alibi e non c’è più tempo, ha dichiarato il Ministro Brunetta, l’efficienza della Pubblica Amministrazione è una priorità essenziale per la ripresa, i paladini dell’immobilismo se ne facciano una ragione.” Sono allarmanti le risultanze che emergono dal rapporto della Cgia di Mestre riferito a un’indagine della Commissione europea sui servizi pubblici dei 27 Stati membri: solo il 22% degli italiani li considera soddisfacenti, contro la media europea del 46% (92% in Lussemburgo, 86% nei Paesi Bassi,81% in Finlandia, 55% in Germania, 50% in Francia, 38% in Spagna). Chiaro il commento finale degli analisti della Cgia: ”la P.A. va rifondata, non riformata, e per migliorarne l’efficienza serve innanzitutto sfoltire il nostro ordinamento, incentivare il meccanismo del silenzio-assenso, scoraggiare il ricorso alla burocrazia difensiva con la fuga dalla firma dei funzionari pubblici, oltre a una legislazione più chiara e trasparente, alla semplificazione delle procedure. Dulcis in fundo, la trasformazione digitale per offrire servizi a cittadini e imprese in modo semplice e diretto, superando ogni disparità regionale, intergenerazionale e di genere che frenano lo sviluppo dell’economia. Notoriamente la bassa produttività del settore pubblico italiano ha rappresentato la palla di piombo dell’intero sistema produttivo, un ostacolo al miglioramento dei servizi offerti e agli investimenti pubblici. Si vuole ora invertire rotta. Come è ben evidenziato nel testo del Piano Draghi, “uno dei lasciti più preziosi del PNRR deve essere l’aumento permanente dell’efficienza della P.A. e della sua capacità di...

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RIFORMA FISCALE, LAVORI IN CORSO

Posted by on Giu 29, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RIFORMA FISCALE, LAVORI IN CORSO

RIFORMA FISCALE, LAVORI IN CORSO

                                                          Lavori in corso nel cantiere della Riforma fiscale. In arrivo il via libero da parte delle Commissioni Finanze di Camera e Senato a una proposta unitaria che fissa le linee della riforma. Un atto di indirizzo sul quale, secondo il percorso a tappe del Recovery Fund concordato con la Commissione europea, il Governo Draghi dovrà “impiantare” entro il 31 luglio una legge delega che ridisegnerà il sistema tributario italiano.    Pochi sono, per ora, i punti fermi. Uno riguarda la cancellazione dell‘IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive introdotta negli Anni ’90, che sarà inglobata nell’IRES, imposta sul reddito delle società. L’IRAP si trasformerebbe in un incremento dell’aliquota IRES, con benefici in termini di semplificazione nella determinazione di un solo imponibile. Verrebbe così abrogata un’imposta tanto contestata che colpisce inopinatamente i fattori della produzione (costo del lavoro), tassando le imprese in perdita. In materia di reddito d’impresa, si ipotizza il ritorno (semplificato) dell’IRI, l’imposta introdotta dal governo Renzi a fine 2016 e mai entrata in vigore, perché congelata da Gentiloni l’anno dopo e abrogata dal Conte-1 in quello successivo. Un altro punto della riforma su cui sembrano convergere le posizioni politiche riguarda la possibilità di rateizzare anche il versamento della seconda rata dell’acconto delle imposte sui redditi, con differimento rateale fino a metà del mese di giugno dell’anno successivo. Ancora da definire il riordino della tassazione patrimoniale con intervento sul catasto e sulla tassa di successione, il regime forfettario con la flat tax per le partite Iva: un grosso nodo politico da sciogliere. Il fisco è terreno politicamente minato… Ogni partito ha il suo orticello elettorale da curare con bandierine da posizionare. Un’ampia convergenza invece si registra sulla riforma dell’Irpef, nata con la riforma tributaria del 1973 come imposta generale sui redditi ma progressivamente svuotata con la eliminazione dalla sua base imponibile di cespiti e redditi vari tassati con imposte sostitutive (proporzionali), con aliquote diverse tra loro. Oggi l’Irpef è ormai quasi esclusivamente un’imposta sui redditi da lavoro dipendente e assimilati che costituiscono l’84% dell’imponibile, generando oltre l’80% dell’intero gettito tributario. Tutti d’accordo per una profonda revisione del meccanismo delle aliquote che gravano in particolare sui redditi del ceto medio dipendente. Una necessità per ridare potere d’acquisto e competitività alla classe media italiana che negli ultimi anni è stata quella più colpita dalla pressione fiscale. Le forze politiche concordano sulla necessità di alleggerire la pressione fiscale tagliando il prelievo per circa 7 milioni di contribuenti che popolano la terza fascia di reddito, quelli con reddito compreso tra i 28mila e i 55mila euro lordi attraverso la riduzione della terza aliquota Irpef del 38%. La struttura della futura Irpef dovrebbe prevedere tre sole aliquote rispetto alle cinque attuali con la modifica della dinamica delle aliquote marginali al fine di ridurre il prelievo medio effettivo. In discussione inoltre il minimo esente, una sorta di “no tax area” corrispondente a una soglia di reddito esclusa da tassazione, il minimo per la sopravvivenza.    Nel capitolo complesso degli interventi per la riforma dell’Irpef entra anche la razionalizzazione delle “tax expenditure” (detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta, aliquote ridotte) per raggiungere tre obiettivi: ridurre la numerosità delle spese fiscali, semplificazione del sistema, reperire risorse per la riduzione del terzo scaglione Irpef. Significativo il dato che emerge dalla giungla degli “sconti fiscali”: quelli legati alle deduzioni (abitazione principale e oneri deducibili) valgono circa 35,5 miliardi di euro, quelli legati alle detrazioni ammontano a 70 miliardi di euro (in crescita le spese per recupero edilizio e mobili). Un totale di 105,5 miliardi di euro. Un fisco più semplice dovrebbe fare piazza pulita di questi bonus che...

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ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE, IL NUOVO CONDONO FISCALE

Posted by on Apr 8, 2021 in Fisco e Soldi | 0 comments

ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE, IL NUOVO CONDONO FISCALE

                                                                Con il decreto “Sostegni 2021” è partita l’operazione di pulizia del “magazzino fiscale”: cancellazione automatica dei debiti fino a 5mila euro (comprensivi di capitale, interessi e sanzioni) risultanti dalle cartelle di pagamento emesse tra il 2000 e il 2010. La rottamazione riguarderà soltanto i contribuenti con reddito imponibile 2019 non superiore a 30mila euro. Fuori dal raggio d’azione dello stralcio restano le multe stradali, i pagamenti di danni erariali e i debiti per il recupero di aiuti di Stato. Un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze definirà le modalità e le date dell’annullamento dei debiti e del relativo “discarico” amministrativo con la conseguente scomparsa dagli archivi della ex Equitalia di 16 milioni di ruoli esattoriali. Una sanatoria dal costo per i conti pubblici di oltre 666 milioni di euro. Ci risiamo. Un mini condono fiscale che per il sottosegretario dell’Economia, il leghista Claudio Durigon, “è solo il primo passo”, dicendosi certo che alle Camere “si possa trovare la maggioranza per migliorare il provvedimento”. Si mira cioè a far passare l’ipotesi originaria presente nelle bozze del decreto: stralcio generalizzato fino al 2015, senza limite di reddito. Con un colpo di spugna mandare in fumo 61 milioni di cartelle con un impatto fortemente negativo sul bilancio pubblico. L’addio ai vecchi debiti ha innestato forti polemiche nel dibattito politico. Lapidario il giudizio del premier Draghi: “E’ chiaro che sulle cartelle lo Stato non ha funzionato, uno Stato che ha permesso l’accumulo di milioni e milioni di cartelle per lunghi anni senza successo nella riscossione”. La via d’uscita? La pax fiscale. Un nuovo condono per ripartire e far funzionare meglio la struttura. L’inefficienza dello Stato al servizio dei furbetti. Vecchia storia in un Paese che ha praticato una lunga serie di condoni, concordati, scudi, rottamazioni, voluntary disclosure. Una creatività normativa altrove sconosciuta. Se le discriminazioni sociali sono sempre detestabili, ancora di più lo è quella che divide i cittadini fra chi paga le tasse e chi le tasse le evade, o non le paga. Non è solo un problema di giustizia sociale e di rispetto delle regole democratiche. Al di là delle bandierine di partito sventolate al vento per catturare facili consensi elettorali con il supporto di prediche pelose, il deficit pubblico non sparisce se si prendono comode scorciatoie per sottrarsi a un preciso dovere civico richiesto per contribuire a finanziare l’istruzione, la sicurezza, la sanità, il welfare e tanto altro. L’invocata crisi economica causata dalla pandemia non sia un pretesto per un indistinto regalo. Non si capisce perché dei ristori e dei sostegni debbano beneficiare anche gli evasori e non soltanto chi, realmente, è stato danneggiato dal virus, chi rischia il fallimento della propria attività e con essa il proprio futuro.  E sono i cittadini onesti ad essere costretti a farsi carico del mancato introito da parte dell’Erario. Secondo i dati sull’evasione forniti di recente dal Direttore dell’Agenzia delle Entrare Ruffini ci sarebbero 987 miliardi di euro da riscuotere, una cifra che supera del 25% il complesso delle entrate per il 2020. I contribuenti con debiti residui da riscuotere sono circa 17,9 milioni, di cui 3 milioni di persone giuridiche mentre i restanti 14,9 milioni rappresentati da persone fisiche. Un numero impressionante: contribuenti tutti deceduti o, se ancora in vita, falliti, nullatenenti o colpiti dal Covid-19? Un problema di queste dimensioni evidenzia lo stato di crisi profonda in cui versa il sistema fiscale italiano. Non solo il più esoso in Europa (43,05% nel 2020), rapportato alla scarsa qualità dei servizi pubblici, ma anche il più sperequato a causa di un’evasione fiscale pari al doppio della media dell’Eurozona. Un sistema fiscale...

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IL CASHBACK, LA NUOVA FRONTIERA DEL FISCO

Posted by on Feb 1, 2021 in Fisco e Soldi | 0 comments

IL CASHBACK, LA NUOVA FRONTIERA DEL FISCO

Una scommessa da cinque miliardi. E’ la posta in palio prevista dalla Finanziaria 2020 per stanare l’evasione fiscale attraverso un maggiore utilizzo di pagamenti elettronici (“cashback”). Un premio in danaro a favore dei soggetti privati che effettuano acquisti di beni e servizi, compresi i pagamenti relativi ai rifornimenti di benzina, al bollo e all’assicurazione auto. Sono esclusi gli acquisti online, quelli destinati alle attività imprenditoriali/professionali, i pagamenti con domiciliazione bancaria, le ricariche telefoniche effettuate presso sportelli ATM. Dopo la fase natalizia di rodaggio, la macchina del cosiddetto “rimborso di Stato” gira a pieno regime. Fino al 30 giugno 2022 è previsto un rimborso percentuale per ogni pagamento digitale pari al 10%, senza un importo minimo di spesa (un caffè vale come una lavatrice). La quantificazione del rimborso è determinata sul valore complessivo delle transazioni effettuate nel semestre, almeno cinquanta per un importo complessivo non superiore a € 1500. Sarà quindi possibile ottenere un rimborso massimo di € 150 per singolo semestre, fino a € 300 l’anno. Un rimborso speciale di € 1500 (“super cashback”) è previsto a favore dei primi 100 mila soggetti che totalizzano, in un semestre, il maggior numero di transazioni con la “moneta elettronica”. I rimborsi del cashback (esentasse) avverranno entro 60 giorni dalla fine del singolo semestre con accredito sul conto bancario/postale comunicato all’atto dell’iscrizione.       Nonostante la procedura complessa e macchinosa per aderire al cashback, gli iscritti al programma hanno superato quota 7,5 milioni. Gli esercenti abilitati, in possesso di dispositivi di accettazione dei pagamenti come il POS, sfiorano quota 12 milioni. Numeri importanti, lontani comunque dalle stime previsionali, di un’operazione per la quale il governo ha stanziato 4,75 miliardi di euro nel biennio 2021-2022, cui vanno aggiunti ulteriori risorse per la “lotteria degli scontrini”, al via dall’1 febbraio. Basteranno questi premi a convertire l’italica gente a un uso diffuso di carte di credito e di bancomat nella strategia di contrasto all’evasione fiscale? Molte le incognite per un buco annuale di 110 miliardi di euro con la forte incidenza dell’Iva di circa 35 miliardi (siamo i “primi” in Europa). A consuntivo andranno valutati i reali benefici in termini di maggiore gettito tributario e recupero di evasione per l’Erario. Una partita dal risultato incerto, legato a prassi consolidate. In materia di lotta all’evasione, si studiano con interesse le azioni messe in campo in alcuni Paesi, il Portogallo in particolare, dove un meccanismo simile ha dato risultati molto positivi, riducendo in modo significativo il “tax gap” dell’Iva, la differenza fra imposta incassata e quella dovuta in un regime di perfetto adempimento. Il presupposto per ottenere buoni risultati certamente è stata la semplicità di accesso al sistema rispetto all’Italia che ha scelto una strada meno lineare con l’app IO, Spid/Carta d’identità elettronica e issuer convenzionati. Ma al di là dell’obiettivo di fondo legato alla emersione del sommerso, l’utilizzo dei pagamenti elettronici, secondo un recente studio di Bankitalia, nel precario contesto economico segnato dalla pandemia, supportando gli acquisti online, favorirebbe i consumi contenendo la caduta del Pil. “Un’economia con pagamenti molto digitalizzati è molto più resiliente a choc esterni di un’economia troppo basata sul contante.” Sull’uso incentivato della moneta elettronica c’è comunque da registrare una lettera della Banca centrale europea con la quale vengono mossi rilievi critici al governo italiano per “aver privilegiato uno strumento di pagamento rispetto ad altri senza averne verificata preventivamente la legittimità a livello europeo.” Chiaro il principio della Bce in materia di moneta: ”Gli Stati dell’Eurozona non possono adottare politiche e regolamentazioni monetarie per perseguire altri fini interni.” Qualunque disincentivo o limitazione nazionale ai pagamenti in contanti deve essere conforme al diritto dell’Ue. Sulla...

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ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO?

Posted by on Gen 10, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO?

ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO?

Fisco, un anno difficile quello che si è appena chiuso per contribuenti, consulenti e amministrazione finanziaria. Un rapporto tributario fortemente segnato dalla pioggia di provvedimenti governativi adottati per fronteggiare la crisi economica causata dalla pandemia. Un susseguirsi di bonus fiscali, contributi e proroghe di scadenze attuate senza preavviso e con astrusi criteri di spettanza del beneficio che hanno generato incertezze fra gli operatori economici e stress negli studi professionali. Agevolazioni concesse in odore di assistenzialismo non sempre di facile fruizione perché condizionate da norme complicate, sovrapposte, a volte incoerenti, pubblicate a distanza di poco tempo l’una dall’altra. In primis le agevolazioni per la casa con il superbonus 110%: una normativa complessa e articolata che, per le sue tante criticità, ha suscitato non poche riserve.     Il coronavirus con la eccezionalità dei suoi effetti ha messo a nudo la debolezza strutturale del sistema Paese intrappolato nei lacci e lacciuoli di un’asfissiante burocrazia e in un federalismo reso zoppo da una rattoppata modifica del Titolo V della Costituzione che ha prodotto un groviglio di norme e regolamenti, attribuzioni e competenze tra Stato centrale e autonomie locali, non sempre chiare e univoche. “Regole incomprensibili, basta con la giungla delle tasse”, ha dichiarato in una recente intervista Ernesto Maria Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Una denuncia precisa in direzione di una riforma fiscale strutturale, radicale e complessiva, rispetto al caotico sistema fiscale in vigore per semplificare e velocizzare le procedure amministrative. Per rimuovere cioè anacronistiche bardature e fastidiose incombenze. Il Governo è intenzionato a riportare al centro della propria azione il tema della riforma fiscale, un tema non più prorogabile per una modernizzazione del sistema in termini di equità con conseguente redistribuzione del carico impositivo tra i diversi tipi di contribuente e tra le diverse imposte. Un ruolo centrale della riforma va attribuito in via prioritaria alla semplificazione, iniziando dallo sfoltimento dei diversi regimi e dalla razionalizzazione delle “tax expenditures” (detrazioni fiscali). La miriade esistente di “misure sottrattive” o agevolative, ulteriormente implementate al tempo del Covid, rappresentano una zavorra sul piano gestionale i cui benefici andrebbero rapportati con quello che deriverebbe da un abbassamento delle aliquote fiscali. In tale ottica si inserisce anche il problema della fiscalità basata su incentivi settoriali che, se soddisfa strategie elettorali, impedisce ogni intervento sul taglio del prelievo generale con riduzione degli effetti distorsivi della tassazione. Un significativo contributo al miglioramento del controverso rapporto fisco-contribuente, al contrasto all’evasione, al recupero di un primato del legislatore sulla prassi e sulla giurisprudenza deriva proprio da una precisa legislazione di principio sulle procedure di accertamento, di riscossione, di rimborso, su quelle sanzionatorie, oltre che da una diversa organizzazione degli organi della giurisdizione tributaria. “Passare dalla semplificazione alla semplicità”, ha ammonito Enrico De Mita, docente emerito di Diritto tributario alla Cattolica di Milano. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa delle ragioni di gettito e degli “scostamenti” di bilancio. Un appello per un’attività legislativa meno caotica, più seria e responsabile. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con una bassa incidenza sulla lotta all’evasione. L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande confusione con palesi contraddizioni sul piano normativo. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione, ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Una violazione dell’insegnamento di Ezio Vanoni, il padre della omonima riforma tributaria degli Anni Cinquanta,...

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