Fisco e Soldi

IL FISCO CHIAMA, IL CONTRIBUENTE RISPONDE

Posted by on Mag 30, 2022 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL FISCO CHIAMA, IL CONTRIBUENTE RISPONDE

IL FISCO CHIAMA, IL CONTRIBUENTE RISPONDE

Per oltre trenta milioni di contribuenti si è aperta la stagione dei redditi 2022. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, con alcuni giorni di ritardo rispetto agli anni precedenti, è disponibile la dichiarazione precompilata che, nelle parole del Direttore Ruffini, “rappresenta un cambio di paradigma nel rapporto tra i cittadini e il Fisco”.  In questa prima fase, entrando nella propria area riservata sul sito dell’Agenzia tramite Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, sarà possibile controllare nel dettaglio i dati precaricati dal Fisco sulla propria dichiarazione, dalle spese mediche alle voci della certificazione unica, dai premi assicurativi alle spese per l’istruzione, dai contributi previdenziali e assistenziali agli interessi su mutui, e molti altri. Sono in costante aumento i dati che troveremo: nei modelli 2022 l’Agenzia ha già inserito oltre 1,2 miliardi di informazioni. E cresce anche il numero di cittadini che, negli anni, ha gestito in autonomia la propria dichiarazione: lo scorso anno il dato ha raggiunto quota 4,2 milioni, il triplo rispetto al 2015 (1,4 milioni), il primo anno del “progetto precompilata” avviato in via sperimentale. Bilancio certamente positivo se rapportato al numero delle dichiarazioni mod. 730 inviate dai contribuenti senza modifiche che sono passate dal 5,8% del primo anno al 22,3% del 2021. In pratica, come rileva Fisco Oggi, la rivista online dell’Agenzia delle Entrate, quasi 1 contribuente su 4 ha inviato la dichiarazione così come predisposta dal Fisco. Le dichiarazioni 2022 (mod.730, Redditi PF) fanno il pieno di dati, la maggior parte dei quali è riferita alle spese sanitarie (alcune con il vincolo della “tracciabilità”) che balzano a oltre 1 miliardo (+40% rispetto alla stagione 2021). Incremento significativo (+ 36% sullo scorso anno) per i dati relativi a “bonifici per ristrutturazioni edilizie”, con oltre 10 milioni di dati (che finiranno sotto la lente d’ingrandimento del Fisco). Se la “precompilata” viene accettata senza modifiche non ci saranno controlli sui documenti relativi alle spese inserite. Se, invece, il contribuente apporta modifiche l’Agenzia potrà eseguire il controllo unicamente sui dati variati e non anche (come accadeva in passato) su tutti gli altri dati non modificati. Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre. Per chi accelera le operazioni di invio della dichiarazione, in presenza di imposta a rimborso, la busta paga di luglio sarà maggiorata con il bonus da 200 euro, l’una tantum introdotta dal Decreto Legge “Aiuti” 50/2022 per i soggetti con reddito annuo non superiore a 35mila euro lordi. La stagione dichiarativa 2022 si chiuderà il 30 settembre per chi presenta il mod.730 e il 30 novembre per chi invece utilizza il Mod. Redditi PF (contribuenti soggetti a ISA, titolari di redditi di partecipazione, soggetti IVA).      Tutto ok? Non proprio. Sul tappeto il problema di sempre: la complessità del nostro ordinamento tributario con un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione. Un quadro fortemente critico  che, alla vigilia delle nuove scadenze fiscali, impone una riflessione per una seria riforma fiscale, non più differibile. Ancora inascoltato l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta, per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto e del conseguente contenzioso tributario. Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici...

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RIFORMA DEL CATASTO, UNA CORSA AD OSTACOLI

Posted by on Mag 30, 2022 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RIFORMA DEL CATASTO, UNA CORSA AD OSTACOLI

RIFORMA DEL CATASTO, UNA CORSA AD OSTACOLI

Restyling dai contorni incerti quello sul Catasto, nodo centrale della Legge delega per la Riforma fiscale. Dopo settimane di tensione e minacce di crisi, il faticoso accordo (o compromesso?) raggiunto nella maggioranza di governo rilancia la nuova mappa del fisco che, salvo imprevisti e imboscate parlamentari, dovrebbe essere approvata entro fine giugno, tale da consentire a Palazzo Chigi di lavorare ai decreti delegati, nel rispetto dei tempi fissati dal calendario del Pnrr.  Il nuovo Catasto, superando la strettoia di fine legislatura, scatterà nel 2026. Al di là di slogan e propaganda di alcuni partiti, non presenta grandi novità ai fini di un riequilibrio della tassazione sugli immobili, in particolare per una pressione fiscale sulle abitazioni più equa. Cancellata l’attribuzione esplicita di un “valore patrimoniale” agli immobili, ma sopravvive all’ultima limatura politica l’indicazione di una “rendita catastale ulteriore suscettibile di periodico aggiornamento”, da affiancare a quella già presente nella visura catastale. Questa rendita bis sarà determinata in base ai criteri di mercato previsti dal DPR 138/1998, quello che già consente ai Comuni di aggiornare i parametri catastali, e quindi le tariffe d’estimo, alle mutate condizioni degli immobili, rapportate anche alla revisione delle zone censuarie. In questa ottica, e ai soli fini informativi, per il Fisco sarà sempre possibile accedere ai valori Omi (Osservatorio del mercato immobiliare) che indicano i prezzi di mercato divisi per zone. Tramontata l’ipotesi di un archivio catastale basato sui metri quadrati delle singole unità immobiliari, più aderente alla realtà rispetto al vecchio e controverso criterio dei vani catastali. Non si passa dunque da un regime catastale a uno patrimoniale basato su valori reali di mercato. Resta cioè l’incongruenza tra le rendite e i valori commerciali. Il Catasto italiano verrà progressivamente aggiornato, ma senza cambiamenti rispetto ai criteri attuali. Le risultanze catastali saranno le uniche utilizzabili per la determinazione della base imponibile dei tributi.  Di fatto la riforma del Catasto è “svuotata” e perde ogni efficacia in termini di maggiore gettito previsto. “Si cambia tutto, per non cambiare nulla”: nelle grandi città immobili in zone centrali accatastati come case popolari che pagano meno rispetto ad abitazioni moderne di periferia che hanno rendite aggiornate. L’iniquità resta. Di certo arriverà una rinnovata caccia alle “case fantasma”, con una semplificazione delle comunicazioni e delle azioni di accertamento ai fini dei controlli sul territorio da parte degli enti locali. Il maggiore gettito scovato dall’evasione potrà essere utilizzato per ridurre le imposte sugli immobili regolari dello stesso Comune, in primis l’Imu. L’Agenzia delle Entrate ritiene che attualmente ci siano oltre 1,2 milioni di unità immobiliari urbane non censite in Catasto, senza contare i terreni edificabili classificati come agricoli. Una situazione fortemente critica che genera un’evasione fiscale delle imposte immobiliari di circa 6 miliardi di euro.  La mappatura degli immobili, e dunque la rilevazione dei beni non censiti, rappresenta il primo passaggio per il Catasto del futuro: l’obiettivo resta quello di dotare l’Agenzia delle Entrate di strumenti in grado di facilitare e accelerare l’individuazione e il corretto classamento degli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso, ovvero la categoria catastale attribuita. Le abitazioni sono suddivise in categorie e classi che riflettono ancora la situazione di quando la rendita è stata attribuita senza tenere conto di eventuali migliorie intervenute nel tempo. Basti pensare che 3,5 milioni di edifici residenziali tuttora esistenti sono stati costruiti prima del 1940 e la maggior parte ha subito importanti opere di riqualificazione. Ruderi diventati case di lusso, ville con piscina. Considerando che l’ultima revisione importante del sistema di rilevazione catastale risale al biennio 1988-89, in previsione dell’arrivo dell’Ici, e...

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RIFORMA FISCALE E RILANCIO DELL’ECONOMIA

Posted by on Feb 1, 2022 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su RIFORMA FISCALE E RILANCIO DELL’ECONOMIA

RIFORMA FISCALE E RILANCIO DELL’ECONOMIA

                                                                       Strada in salita per la riforma fiscale. La legge delega approvata dal Governo lo scorso 5 ottobre e ora all’esame della commissione Finanze alla Camera è finita sotto il tiro incrociato dei partiti con la presentazione di 467 emendamenti. Proposte correttive in forte odore di “populismo fiscale” che rischiano di mettere a dura prova la tenuta politica della maggioranza in giorni di grande fibrillazione per le incertezze che accompagnano il cambio della guardia al Quirinale. Nel corso di quasi cinquant’anni dalla sua introduzione (1974), il sistema fiscale italiano è stato oggetto di numerosi interventi modificativi che, in assenza di una riforma organica, ne hanno causato una generale frammentazione normativa non sempre di facile interpretazione, rendendo conflittuale il rapporto fra contribuenti e fisco. L’ordinamento tributario appare sempre più come una giungla inestricabile in cui è difficile avventurarsi, irta di norme e provvedimenti a volte contraddittori generati da una ipertrofia legislativa. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un basso rapporto costo-beneficio in termini di contrasto all’evasione. Un problema che ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese e che va affrontato con una normativa chiara e semplice, senza fastidiosi orpelli. Più complicato è un sistema fiscale, più facile è nascondere reddito nelle sue pieghe oscure e sottrarsi a ogni pagamento. Da tempo si parla di riforma fiscale, di semplificazione, di taglio netto di balzelli e inutili adempimenti per puntare su un’equa distribuzione del carico impositivo con meno burocrazia e più qualità. Azzerare cioè antiche distorsioni nel segno di un moderno ordinamento tributario. Un salto di qualità, accantonando strategie elettoralistiche per privilegiare nell’azione di governo l’autentico senso dello Stato. Muove da queste criticità la legge delega governativa contenente in dieci articoli i principi e i criteri direttivi generali ai quali il fisco del futuro deve essere orientato: la riduzione del carico fiscale per il rilancio dell’economia, la razionalizzazione e semplificazione del sistema tributario, il mantenimento della progressività impositiva, la riduzione dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale.   Una proposta di rinnovamento significativa che prevede la revisione del sistema di imposizione sul reddito delle persone fisiche secondo un modello di “tassazione duale” con l’applicazione della medesima aliquota proporzionale di prelievo sui redditi derivanti dall’impiego del capitale anche nelle attività d’impresa e di lavoro autonomo svolte da soggetti diversi da quelli a cui si applica l’imposta sul reddito delle società (Ires). Per effetto di tale modifica, la tassazione progressiva resterebbe applicabile ai redditi da lavoro dipendente (taglio al cuneo fiscale) e da pensione e a quelli relativi al contributo lavorativo dell’imprenditore individuale e del lavoratore autonomo. In particolare, la revisione dell’Irpef deve garantire la graduale riduzione delle aliquote medie effettive al fine di incentivare l’attività imprenditoriale e l’offerta di lavoro, il riordino delle deduzioni e delle detrazioni e l’armonizzazione dei regimi di tassazione del risparmio. Un primo tassello della riforma è stato inserito nella Legge di Bilancio 2022 con la rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni di reddito da cinque a quattro con contestuale modifica delle detrazioni per lavoro dipendente/autonomo e pensioni. Resta ancora da sciogliere l’annoso nodo delle numerose imposte sostitutive che distorcono la progressività della tassazione dei redditi delle persone fisiche e che, in considerazione della maxi estensione dei redditi degli italiani fuori dal sistema Irpef, non favoriscono un’equa ridistribuzione del carico fiscale. Altri punti importanti della riforma in cantiere sono gli interventi sull’imposta sul reddito delle società, (armonizzazione dei valori civili e fiscali, semplificazione delle variazioni in aumento/diminuzione del conto economico, riduzione delle differenze tra i vari sistemi di tassazione delle imprese),  sull’Iva (razionalizzazione del numero e dei livelli delle...

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LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’

Posted by on Gen 7, 2022 in Fisco e Soldi, Sull'Europa | Commenti disabilitati su LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’

LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’

Unione europea, work in progress. Dopo il Recovery Plan for Europe con l’ambizioso progetto Next Generation EU varato per fronteggiare la recessione pandemica, due nuovi capitoli si aggiungeranno nel 2022 alla complessa storia comunitaria: l’atto finale della Conferenza sul futuro dell’Europa in corso dallo scorso 9 maggio e la riforma del Patto di stabilità e crescita. Un tema quest’ultimo di grande rilevanza nella politica di bilancio dei Paesi europei. Un accordo tra i Paesi membri dell’Ue che richiede il rispetto di alcuni parametri di bilancio e ruota attorno a due cardini: il deficit pubblico (differenza tra entrate e uscite, comprese le spese per interessi) che non deve superare il 3% del Pil e il debito pubblico che non deve superare il 60% del Pil. Parametri molto rigorosi, più volte terreno di scontro fra i falchi del Nord e i Paesi cicala del Sud Europa.    Le norme del Patto di stabilità e crescita (Stability and Growth Pact), secondo i principi contenuti nel Trattato di Maastricht del 1992, “mirano a evitare che le politiche di bilancio vadano in direzioni potenzialmente problematiche e a correggere disavanzi di bilancio o livelli del debito pubblico eccessivi.” Di fatto si vuole evitare che gli squilibri interni e la mancanza di rigore di un singolo Stato per allegra finanza possano mettere a rischio la sua stessa tenuta e quella dell’Ue. Per i Paesi “trasgressori” la Commissione Ue può promuovere una procedura d’infrazione che attraverso un avvertimento preventivo e una serie di raccomandazioni si conclude con una sanzione. Nel marzo 2020 la Commissione Von der Leyen, per limitare l’impatto socio-economico della pandemia, aveva proposto l’attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, autorizzando i singoli Paesi membri a elargire contributi senza il rischio di raccomandazioni correttive o di sanzioni in caso di sforamento del deficit e del debito pubblico. Maggiore flessibilità della finanza pubblica per sostenere l’economia durante la crisi, tutelando imprese e famiglie.   Nella previsione di condizioni economiche dell’Ue ante crisi per il 2023, il Meccanismo europeo di stabilità (MES) lo scorso ottobre è intervenuto nel dibattito lanciato dalla Commissione europea per la revisione del Patto di stabilità con una importante proposta: tetto del deficit sempre al 3%, ma limite del rapporto tra debito pubblico e Pil al 100% (invece dell’attuale 60%). In un panorama economico radicalmente stravolto dalla crisi pandemica, il MES sostiene che nel medio termine il nuovo parametro del Patto, con un allentamento ragionato e motivato dei vincoli sul debito, possa favorire la graduale eliminazione delle misure fiscali discrezionali legate alla pandemia, rilanciare l’economia e nel lungo termine rafforzare l’impegno del singolo Stato verso posizioni di bilancio sostenibili. Ridurre cioè l’indebitamento senza ricorrere a tasse più alte e a tagli alla spesa sociale. Tornare all’obiettivo pre-crisi di debito del 60% del Pil potrebbe minare la ripresa economica e potenzialmente indebolire l’impegno verso le regole comunitarie. “Abbiamo bisogno di più spazio di manovra e di margini di spesa sufficienti per prepararci al futuro e per garantire la nostra piena sovranità.” Lo hanno scritto di recente in una lettera congiunta sul Financial Times il premier Draghi e il presidente francese Macron. A distanza di anni, arriva dunque la conferma di un parametro, quello del debito al 60% del Pil, “irrealistico”, reso ancor più inaccettabile dagli effetti devastanti della crisi. A certificare il flop dell’austerità è il MES e cioè il suo direttore generale, il tedesco Klaus Peter Regling, il “falco della Troika”. Con buona pace della Grecia e di tutti quei Paesi, Italia di Mario Monti compresa, che hanno dovuto fare i conti in passato con i severi diktat di Bruxelles: misure lacrime...

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IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

Posted by on Dic 8, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

IL NUOVO REGIME FISCALE DEI FRONTALIERI

                                                         E’ in dirittura d’arrivo il nuovo regime fiscale dei frontalieri. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera del 23 dicembre 2020 relativo all’imposizione dei lavoratori residenti entro 20 km dalla frontiera che svolgono un’attività di lavoro dipendente in terra elvetica. L’atteso provvedimento sarà trasmesso alle Camere per la votazione definitiva. Dopo il via libera del Consiglio federale svizzero dello scorso 11 agosto, entrerà in vigore, molto verosimilmente, dal 1° gennaio 2023 e sarà sottoposto a riesame ogni cinque anni. L’accordo definisce il quadro giuridico volto a eliminare le doppie imposizioni su salari, stipendi e altre remunerazioni analoghe ricevuti dai lavoratori frontalieri con la previsione del “principio di reciprocità”, a differenza del precedente accordo del 1974, che regola unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani che lavorano in Svizzera. Per effetto del nuovo accordo, relativamente al criterio di imposizione, viene stabilito il metodo della tassazione concorrente che attribuisce i diritti di imposizione sia allo Stato di residenza del lavoratore frontaliero sia allo Stato dove il reddito da lavoro dipendente è prodotto. Nello specifico, la Svizzera per i “nuovi frontalieri”, quelli cioè in arrivo dopo l’entrata in vigore dell’accordo, applicherà sul relativo reddito da lavoro dipendente un’imposta non eccedente l’80%, e la tassazione sarà applicata alla fonte. L’Italia, ed è questa la novità della Convenzione, potrà assoggettare, a sua volta, a imposizione ordinaria tali redditi dei lavoratori frontalieri (equiparati quindi ai soggetti fiscalmente residenti), ma dovrà eliminare la doppia imposizione mediante il meccanismo del credito d’imposta, riconoscendo le imposte prelevate nella Confederazione. Per questi contribuenti obbligo quindi di presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia. Beneficeranno dell’innalzamento della franchigia di imponibilità a 10mila euro, della deducibilità dei contributi obbligatori per i prepensionamenti e della non imponibilità degli assegni familiari erogati in Svizzera. Tutto da verificare il prelievo fiscale italiano rispetto a quello svizzero, meno gravoso. E’ prevista una clausola di salvaguardia per i lavoratori attualmente occupati nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino o del Vallese: rientrano nel “regime transitorio”. Per loro continua ad applicarsi l’imposizione fiscale solo in Svizzera, che fino a tutto il 2033, verserà una compensazione a favore dei Comuni italiani di confine pari al 40% delle imposte lorde prelevate alla fonte ai frontalieri italiani.  Dopo questa data, la Svizzera conserverà la totalità del gettito fiscale.   Per ottemperare correttamente agli obblighi amministrativi imposti dall’accordo, la Svizzera si impegna a comunicare entro il 20 marzo dell’anno successivo a quello fiscale di riferimento, in formato elettronico allo Stato di residenza del lavoratore, i dati rilevanti in relazione all’imposizione del lavoratore frontaliero. Una informazione di carattere amministrativo, di valenza fiscale per combattere l’evasione. Vita dura per i “furbetti”: attenzione al Fisco … in missione oltre confine....

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LA LEGGE DI BILANCIO, SFIDA PER LA CRESCITA ECONOMICA

Posted by on Nov 17, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LA LEGGE DI BILANCIO, SFIDA PER LA CRESCITA ECONOMICA

LA LEGGE DI BILANCIO, SFIDA PER LA CRESCITA ECONOMICA

                                                     Dopo una complicata approvazione con “riesame tecnico” per la riscrittura ex novo di alcune norme e l’inserimento postumo di altre disposizioni, il Governo ha dato il via libero alla Legge di Bilancio 2022 che, con venti giorni di ritardo, approda in Senato, a Palazzo Madama. In un clima di grande tensione e forti contrasti fra i partiti inizia il lungo iter parlamentare. Sarà certamente un dibattito dimezzato, con un passaggio solo formale alla Camera per i tempi ristretti, dovendo la manovra essere approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno per evitare l’esercizio provvisorio. In 219 articoli, contenuti in un voluminoso documento di oltre 100 pagine, è racchiuso il fil rouge di una manovra per la crescita che, ha dichiarato il premier Draghi, “agisce sulla domanda e sull’offerta, taglie le tasse, stimola gli investimenti e migliora la spesa sociale”. Una manovra espansiva, da trenta miliardi, per aiutare l’economia a uscire dalla crisi determinata dalla pandemia, rafforzando le previsioni del Pil oltre il 6%. Un quadro macroeconomico già delineato nel Dpb, Documento programmatico di bilancio, approvato lo scorso 15 ottobre dal Consiglio dei ministri per l’invio alla Commissione Ue, con risorse in deficit per 23,4 miliardi. Un bilancio in “profondo rosso” reso possibile dalla clausola di salvaguardia del Patto di stabilità con la sospensione a tutto il 2022 delle regole europee di bilancio e del saldo di medio termine concordato con Bruxelles. Una manovra, negli auspici generali, che spinge verso la crescita, anche se -ormai è chiaro- questa sfida si gioca altrove: sull’attuazione a livello nazionale del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sul controllo dell’inflazione a livello sovranazionale e, soprattutto, sulla capacità di reazione del nostro sistema produttivo alla ripresa della domanda, strettamente legata al controllo della pandemia e alla sua evoluzione. Un bilancio a 360 gradi, vengono affrontati una miriade di questioni. Dalla riduzione della pressione fiscale e contributiva a interventi in campo previdenziale, dagli investimenti a disposizioni su scuola, università, sanità e lavoro. Passando attraverso la consueta e complessa riorganizzazione dei tanti bonus fiscali, tema di scontro all’interno della maggioranza. In particolare, per quanto riguarda il fisco, il disegno di legge varato dal Governo prevede la costituzione di un fondo di 8 miliardi di euro per il 2022 e di altri 8 per l’anno successivo destinati alla riduzione degli oneri fiscali tra cuneo fiscale, Irpef e Irap. Ma tutto resta ancora da scrivere. Si tratta infatti di una misura che dovrà trovare contenuti concreti con la legge delega sulla riforma del fisco, attualmente all’esame del Parlamento. Rinviate al 2023 la plastic tax e la sugar tax. Stop al cashback, il rimborso di Stato per acquisti con pagamenti tracciabili che sarebbe dovuto ripartire dall’ 1 gennaio 2022. Il relativo risparmio, pari a 1,5 miliardi, sarà utilizzato per la riforma degli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda le pensioni, con buona pace dei suoi fautori, finisce il triennio sperimentale di “Quota 100” che aveva cancellato la contestata Legge Fornero del 2011. Al suo posto “Quota 102” che permetterà l’uscita dal lavoro con 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva. Nel 2023 in pensione con “Quota 104”. Per opzione donna 58 anni l’età di uscita. Sul fronte caldo dei bonus fiscali, confermati i bonus edilizi ed energetici in vigore, ma con alcune variazioni. Il bonus del 110 per cento è prorogato al 30 giugno 2022, con ulteriore estensione al 31 dicembre 2022 per tutti i condomini e per le abitazioni principali di contribuenti con Isee inferiore a 25 mila euro. Dal 2022 la detrazione calerà fino a raggiungere il 65 per cento nel 2025....

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