Fisco e Soldi

MES, CROCE E DELIZIA DELLA POLITICA EUROPEA

Posted by on Dic 8, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MES, CROCE E DELIZIA DELLA POLITICA EUROPEA

MES, CROCE E DELIZIA DELLA POLITICA EUROPEA

Giorni inquieti nei palazzi romani della politica. Da settimane il Meccanismo europeo di stabilità (MES), il cosiddetto “fondo salva Stati”, monopolizza il dibattito politico e alimenta lo scontro fra i partiti, e nella stessa maggioranza di governo. Il Mes è la “cassaforte” dell’Eurozona, istituito nel 2012 per dare sostegno ai Paesi in caso di crisi finanziaria e di rischio default previa l’attuazione di un piano di riforme strutturali della finanza pubblica “sorvegliato” dalla “Troika” (Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale). Hanno finora beneficiato del programma di aiuti Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo e Irlanda. Con sede in Lussemburgo, il Mes è gestito dal Consiglio dei Governatori costituito dai ministri dell’economia dell’Eurozona e da un Consiglio di Amministrazione. Come osservatori, ne fanno parte anche il Commissario Ue agli Affari economici e il Presidente della Bce.  L’Italia è il terzo maggiore socio del Mes (17,8%), dopo Germania e Francia, con 14 mld di capitale versato e 125 mld di capitale sottoscritto su un totale di circa 700 mld. Dal 2017 si parla di riforma del Mes per rafforzare la coesione dell’Eurozona nell’affrontare le crisi e a tutelarne la stabilità finanziaria. Una ipotesi che in Italia ha dato il via a un profondo dibattito per le “condizioni di accesso” alle linee di credito giudicate particolarmente rigide: non essere in procedura d’infrazione, rapporto deficit/Pil inferiore al 3% da almeno due anni, rapporto debito/Pil inferiore al 60% (o con una sua riduzione di almeno 1/20 negli ultimi due anni). Per i dieci Paesi della zona euro (Italia compresa) fuori dai parametri di Maastricht l’obbligo di sottoscrivere un gravoso “memorandum”, un dettagliato accordo di riforme impopolari, non ultima la “ristrutturazione del debito sovrano”, con i conseguenti rovinosi effetti sui risparmiatori privati che hanno investito nei titoli di Stato. Una “calamità immensa” che generebbe distruzione di risparmio, fallimento di banche (detengono il 70% del debito pubblico) con ripercussione sui correntisti per effetto del “bail in”, crisi economica, disoccupazione di massa e un generale impoverimento sociale. Le proposte di modifica al Trattato, in discussione in sede europea dal dicembre 2018 sulle quali i Paesi membri prima di accantonarle a seguito della crisi Covid avevano trovato un “accordo politico preliminare” nel giugno 2019, sono state approvate dall’Eurogruppo nella recente seduta del 30 novembre. I ministri dell’economia della zona euro hanno dato l’ok definitivo alla riforma del Trattato che ridisegna gli aiuti tradizionali del Mes, con l’obiettivo di prevenire le crisi invece che intervenire drasticamente una volta scoppiate, con i programmi di salvataggio che sono costati la cattiva fama al Mes. L’intento della riforma è rafforzare e semplificare l’uso degli strumenti a disposizione del Mes prima del ripescaggio di un Paese, cioè le linee di credito precauzionali, utilizzabili nel caso in cui un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati. Nel testo di riforma modificato è stato eliminato il contestatissimo “memorandum” (le cosiddette “condizionalità”), quello passato alla storia per aver imposto alla Grecia condizioni rigidissime, sostituendolo con una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. La riforma votata dall’Eurogruppo attribuisce al Mes una funzione di garanzia, un paracadute finanziario (“backstop”) al fondo salva-banche Srf, il fondo unico di risoluzione bancaria alimentato dalle banche stesse, qualora, in casi estremi, dovessero finire le risorse a disposizione per completare il recupero delle banche in difficoltà. E’ uno dei tasselli mancanti dell’Unione bancaria fortemente voluto dall’Italia. Entrerà in vigore prima del previsto, cioè nel 2022 invece del 2024. Una misura per rendere il settore bancario più resistente alle crisi contro gli attacchi della speculazione e quindi in grado di...

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I CONTI PUBBLICI AL TEMPO DEL COVID

Posted by on Ott 31, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su I CONTI PUBBLICI AL TEMPO DEL COVID

I CONTI PUBBLICI AL TEMPO DEL COVID

Conti pubblici sotto assedio. Con il decreto legge Ristori il Governo ha stanziato altri 5,4 miliardi di euro per indennizzi, bonus una tantum e contributi a fondo perduto per i settori più colpiti dall’ultimo DPCM del 25 ottobre. Una vasta platea di beneficiari: 462 mila imprese fra ristoranti, bar, pizzerie, partite iva, gestori di palestre, piscine e sale giochi, discoteche, lavoratori stagionali e dello spettacolo, ecc. Nuove misure deliberate a sostegno di attività commerciali e di servizio in forte sofferenza per le restrizioni da Covid. Una pandemia i cui effetti sanitari impattano sempre più su quelli economici con inevitabili riflessi sulla finanza pubblica.   La situazione è critica non solo per ciò che riguarda l’impennata di contagi e di ricoveri ma anche per la tenuta dei conti pubblici la cui credibilità rischia di andare in deficit in una generale cornice di incertezza e crescente preoccupazione. Quest’anno il debito pubblico (160% del Pil) supererà di 194 miliardi il livello di fine 2019. A fine agosto, secondo le ultime rilevazioni della Banca d’Italia, aveva sfiorato i 2.579 miliardi di euro, nuovo massimo storico. Non proprio l’ideale per un Paese che per il suo elevato livello di debito pubblico resta sempre un sorvegliato speciale in Europa e sui mercati: chi negozia titoli pubblici italiani, in presenza di conti pubblici fuori controllo, corre il rischio di gravi perdite. Sui conti pesano i provvedimenti di emergenza varati finora dal Governo per arginare la crisi da coronavirus. Per il 2020 l’economia registrerà una brusca frenata, un balzo indietro di 23 anni: il Pil potrebbe arrivare fino a -11%, con un calo degli occupati previsto di oltre 410 mila unità. Per il prossimo anno, un quadro economico-finanziario condizionato da previsioni legate all’andamento della seconda ondata della pandemia che rendono labile la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef) posta a base del disegno di Legge di Bilancio 2021 approvato di recente dal Governo. Tante cifre stanziate di qua e di là, ma non sempre collegate a obiettivi chiari, a strumenti adeguati, a politiche organizzative. Qualsiasi esercizio di previsione macroeconomica per gli equilibri di finanza pubblica ha un elevato rischio di produrre cifre scritte sul ghiaccio. Insicuro è anche l’effetto espansivo o di contrasto alla recessione di quanto speso finora. Si naviga a vista. In questo contesto di elevata precarietà dovuta agli effetti economici e sociali della pandemia la lettura della Legge di bilancio 2021 risulta non facile. Una manovra finanziaria di 40 miliardi di euro, di cui più della metà (22 miliardi) coperti con maggior deficit, dopo che nel 2020 l’indebitamento è cresciuto già di 100 miliardi. Una manovra tutta in chiave anti-Covid e di espansione per fronteggiare la drammatica emergenza che da mesi ormai stringe nella morsa non solo l’Italia, ma tutta Europa. Ecco perché sono saltati tutti i parametri dei vincoli di bilancio: agli Stati, in deroga al Patto di stabilità, viene concesso di mettere in campo nuove risorse e misure per aiutare i propri cittadini, contrastare le disuguaglianze sociali, sostenere le imprese e l’occupazione e più in generale il tessuto socio-economico. La Legge di Bilancio 2021 contiene “importanti provvedimenti che rappresentano la prosecuzione delle misure intraprese sinora per proteggere la salute dei cittadini, il sistema produttivo e garantire la stabilità economica del Paese”, ha dichiarato il Ministro dell’Economia Gualtieri. Obiettivo ambizioso in presenza di un deficit di bilancio mai visto prima in tempo di pace. Nel 2009 il deficit dello Stato superò il 5 per cento del Pil. Nel 1995, scampato il collasso della finanza pubblica grazie ai governi Amato, Ciampi e Dini, il deficit raggiunse comunque il 7,5 per cento...

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TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

Posted by on Lug 23, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

                                                     Nessuna proroga per i versamenti delle imposte a saldo 2019 e in acconto 2020. Proteste e minacce di scioperi per il tax day del 20 luglio. Respinta dal Governo la richiesta di professionisti e Caf di un rinvio al 30 settembre: “la proroga inciderebbe sull’elaborazione delle previsioni delle imposte autoliquidate della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza da presentare in settembre al Parlamento”. In concreto, il motivo dell’esclusione dell’ulteriore proroga (dopo quella del 30 giugno) dei termini per i versamenti di Irpef, Ires, Irap (qualora dovuta) e di imposte sostitutive risiede in “questioni da cassa”: secondo la Ragioneria Generale servirebbero 8,4 miliardi di euro per un nuovo rinvio, risorse attualmente non disponibili. Lo Stato necessita insomma di risorse: l’Erario ha risentito in maniera pesante del differimento delle varie scadenze fiscali del periodo tra marzo e il mese di maggio. Ben 22 miliardi di euro in meno (-8,4%) di entrate tributarie e contributive nei primi cinque mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, che rientreranno soltanto a fine settembre.   Resta comunque il malumore fra operatori e contribuenti per la mancata “proroga di buon senso”. Nessuna considerazione sul fronte governativo del grande impegno degli Studi professionali durante e dopo il lockdown per assistere imprese, lavoratori e famiglie nel fronteggiare l’impatto economico dell’emergenza e nella fruizione dei vari bonus e indennità. Un groviglio di norme e moduli da compilare e trasmettere che di fatto ha sottratto tempo alla predisposizione delle dichiarazioni e alla determinazione degli importi dei versamenti in scadenza. Senza poi ignorare il problema di fondo dei contribuenti: la mancanza di liquidità per attività economiche che stentano a decollare. Dal Ministro dell’Economia Gualtieri, tuttavia, è giunta al popolo delle partite Iva (4,5 milioni di contribuenti) la promessa di riavviare presto i lavori sulla riforma fiscale, sospesi a causa della pandemia. Riforma che riguarderà il taglio delle tasse e del tax gap, la semplificazione di adempimenti con una riduzione dell’Irpef sul lavoro e l’introduzione dal 2021 dell’assegno unico per rendere più equo ed efficiente il fisco. Il nostro sistema fiscale, ha osservato l’ex Ministro dell’Economia Tremonti, deriva nel suo impianto base da quanto fu realizzato con la riforma del 1971-1973: una scelta complessa con l’introduzione dell’Iva e del Testo unico delle imposte sui redditi. Ma da allora quasi tutto è cambiato: dal modello sociale e demografico (la società è invecchiata) al modello produttivo (diffusione delle partite Iva), dal modello ambientale (tutela dell’ambiente) al modello statale (“federalismo”). L’Irpef, “l’imposta regina” dell’ordinamento tributario, è stata “detronizzata” da regimi forfettari speciali che “svuotano l’idea di giustizia progressiva”. E’ tempo di operare per un sistema che garantisca efficienza amministrativa (lotta all’evasione, semplificazione) ed equità fiscale, tale da promuovere la crescita economica in un contesto di sostenibilità pubblica, principalmente attraverso una riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil. E’ arrivato il momento di rendersi conto che, con un’economia in recessione, il re è nudo! A bando promesse e proclami, si metta finalmente mano a una seria (e sostenibile!) riforma tributaria che possa trainare la ripresa economica nel segno della certezza, della trasparenza e della equità della tassazione. Sarà uno dei punti centrali del Piano nazionale per la ripresa che il Governo dovrà presentare in settembre a Bruxelles per accedere al Recovery Fund: una partita importante da giocare per il futuro della nostra economia. Competenza, lungimiranza e responsabilità per un’azione politica di grande respiro....

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SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA?

Posted by on Giu 24, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA?

SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA?

Il coronavirus con la eccezionalità dei suoi effetti ha messo a nudo la debolezza strutturale del sistema Paese intrappolato nei lacci e lacciuoli di un’asfissiante burocrazia e in un federalismo reso zoppo da una rattoppata modifica del Titolo V della Costituzione che ha generato un groviglio di norme e regolamenti, attribuzioni e competenze tra Stato centrate e autonomie locali, non sempre chiare e univoche. La fase 3, quella del “rilancio”, dovrebbe segnare la svolta nel tormentato rapporto fra cittadini e Pubblica amministrazione. E’ l’impegno preso dal Presidente Conte nel corso dei lavori degli Stati generali sull’economia svoltisi a Roma, a Villa Pamphili. “Stiamo lavorando sulla semplificazione, con l’obiettivo di rendere più rapidi e trasparenti i processi amministrativi”, ha dichiarato il Premier. Si tratta di semplificare, velocizzare le procedure e, ancora, sbloccare cantieri e investimenti pubblici con un alleggerimento, in chiave europea, del discusso Codice degli Appalti. Rimuovere cioè certe bardature a livello decisionale con inutili duplicazioni di funzioni, azzerando un deleterio centralismo amministrativo. Ci sono rischi che il Paese non può permettersi, è in gioco la sopravvivenza e il futuro. Non è più tempo di semplificazioni annacquate o solo annunciate sulla scia di quanto (non) hanno fatto i vari governi succedutisi a Palazzo Chigi negli ultimi decenni. Semplificare la miriade di vessazioni burocratiche a beneficio dei cittadini e delle imprese. E’ il caso della tanto attesa riforma fiscale per un fisco più equo e più giusto. “Passare dalla semplificazione alla semplicità”, ha ammonito Enrico De Mita, docente emerito di Diritto tributario alla Cattolica di Milano. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa di ragioni di gettito. I principi dello Statuto del contribuente devono diventare il cardine del sistema e la fonte di ispirazione del Legislatore. “Solo la semplicità originaria della Legge consente di individuare agevolmente la norma applicabile al caso concreto in termini di chiarezza e di trasparenza.” Un appello per un’attività legislativa seria e responsabile. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un basso rapporto costo-beneficio in termini di lotta all’evasione. L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande confusione con palesi contraddizioni sul piano normativo. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione, ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Una violazione dell’insegnamento di Ezio Vanoni, il padre della omonima riforma tributaria degli Anni Cinquanta, che auspicava “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di forte recessione, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico, rimettendo in moto la produzione sui mercati internazionali a difesa del made in Italy. Basta con le infinite proroghe, perché la necessità di prorogare si lega infatti alla quantità eccessiva di adempimenti che continuano a gravare sui contribuenti. E’ il tentativo estremo di rimediare a qualcosa che in sede legislativa non ha funzionato, conseguenza ed...

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IMU ALLA CASSA, COMUNI IN BOLLETTA

Posted by on Giu 16, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IMU ALLA CASSA, COMUNI IN BOLLETTA

IMU ALLA CASSA, COMUNI IN BOLLETTA

I Comuni battono cassa. Martedi 16 giugno ultimo giorno per il pagamento dell’acconto della nuova Imu che accorpa le vecchie Imu e Tasi per effetto della Legge di Bilancio 2020 che ha riformato l’assetto dell’imposizione immobiliare locale. In termini di continuità normativa, cancellata una inutile duplicazione di adempimenti con la previsione di un’unica forma di prelievo. In linea generale, le nuove aliquote vengono definite sommando quelle previgenti, lasciando di fatto invariata la pressione fiscale. L’aliquota base, per compensare l’abolizione della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, sale infatti all’8,6 per mille, con facoltà dei Comuni di aumentarla fino a un massimo del 10,6 per mille. L’aliquota ridotta (abitazione principale di lusso) è pari al 5 per mille. Con riferimento all’ambito oggettivo, la “local tax” 2020 conferma l’esenzione per l’abitazione principale non di lusso e relative pertinenze, quella cioè dove il proprietario dimora abitualmente e risiede anagraficamente. In caso di locazione, nessun prelievo a carico dell’inquilino come invece era previsto per la Tasi. Esenzione, se deliberata dai Comuni, per l’unità immobiliare posseduta da anziani/disabili residenti in istituti di ricovero. Il “decreto rilancio” esonera dal pagamento della prima rata esercenti attività alberghiere e stabilimenti balneari. Sono imponibili, e queste sono le novità, i fabbricati rurali ad uso strumentale, quelli costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita (“beni merce”) e le unità immobiliari possedute da italiani non residenti, iscritti all’AIRE. Cambiano le regole di calcolo dell’acconto in scadenza. La rata in passato era pari alla metà dell’imposta dovuta nei dodici mesi precedenti, per il 2020, primo anno di applicazione della nuova Imu, la misura dell’acconto da corrispondere, ha chiarito il MFE, è pari alla metà di quanto versato a titolo di Imu e Tasi per l’anno 2019. La seconda rata, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, sarà eseguita a conguaglio, sulla base delle aliquote pubblicate sul sito internet del MEF alla data del 28 ottobre. Nessun obbligo di versamento di acconto in caso di acquisto nel corso del primo semestre 2020, l’intero importo sarà versato con il saldo. Restano ferme le modalità di pagamento (mod. F24 o bollettino postale). E’ caduta nel vuoto la proposta del “bollettino precompilato” inviato direttamente a casa quale misura di lotta all’evasione. Su questo versante numeri impressionanti: dal 43,2% degli incassi potenziali della Calabria al 20,7% della Lombardia, al 17,9% dell’Emilia Romagna. Evasione ma anche tanto contenzioso in essere. Con i suoi 20 miliardi all’anno, l’Imu è il faro dei tributi locali nei precari bilanci comunali. Ma la patrimoniale comunale di quest’anno rischia di veder sgretolato il proprio valore dalla crisi del Covid. I primi 10 miliardi dovrebbero arrivare nelle casse comunali con l’acconto del 16 giugno (l’Imu non rientra fra le imposte differite al 16 settembre), ma imprese e famiglie sono in rosso e potrebbero “saltare” il pagamento. Previsioni nere per i bilanci di numerosi Comuni secondo i dati presentati dall’Anci nell’ultimo incontro con il Presidente Conte. Perdite complessive calcolate in 8,3 miliardi di euro rispetto alle entrate dello scorso anno, che comprendono tasse e risorse extra-tributarie. Improbabile dunque un differimento dei termini di versamento da verificare sui siti web dei singoli municipi: per gli 8mila Comuni italiani significherebbe mettere a forte rischio, con i servizi pubblici, la sostenibilità dei bilanci. In questa direzione quasi tutti i Comuni della Provincia di Varese. E’ facoltà comunque dei Comuni, secondo l’Ifel, la fondazione dell’Anci sulla finanza locale, attivare una moratoria di interessi e sanzioni nei confronti dei contribuenti che, in difficoltà economica, pagano in ritardo. Un groviglio di regole e di norme a conferma di un caos impositivo per il quale urge un organico intervento del Legislatore...

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ECONOMIA, QUALE FUTURO?

Posted by on Apr 27, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ECONOMIA, QUALE FUTURO?

ECONOMIA, QUALE FUTURO?

Incertezza e precarietà sono i connotati della finanza pubblica che si rilevano dal Def, il Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei Ministri, con una forte ipoteca sui conti pubblici dei prossimi dodici anni: un indebitamento aggiuntivo di 411,5 miliardi di euro. La conferma di come il coronavirus e gli interventi mirati a contenerne gli effetti sul sistema economico sono destinati a incidere profondamente sulle dinamiche della spesa. In un tale contesto, reso ancor più drammatico dal FMI con le stime negative di crescita dell’eurozona e in particolare dell’economia italiana con la contrazione del Pil per il 2020 di circa l’8%, il recente Consiglio europeo, accantonata ogni controversa ipotesi legata agli eurobond per il timore della mutualizzazione del debito, ha dato mandato alla Commissione di Ursula von der Leyen di mettere a punto entro il 6 maggio un “Piano per la ripresa”, il Recovery Fund, agganciato al bilancio comunitario 2021-2027, con cui affrontare la crisi economica. Il Fondo, di entità adeguato ai disastrosi effetti del Covid-19, sarà mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpite. Uno strumento “urgente e necessario” per proteggere il tessuto socio-economico dei Paesi più deboli, preservando il mercato unico e quindi la tenuta dell’euro. La dotazione del Recovery Fund dovrebbe essere di 1500 miliardi di euro con trasferimenti a fondo perduto ai Paesi membri, secondo gli auspici dei Paesi del Mediterraneo, essenziali per tutelare i mercati nazionali, parità e condizioni, e per assicurare una risposta simmetrica a uno shock simmetrico. Una road map comune per il rilancio dell’Ue in nome dei suoi principi fondanti: solidarietà, coesione e convergenza. Incerto l’utilizzo del Fondo: saranno davvero sussidi o invece prestiti? Questo il nodo da sciogliere dal cui esito dipendono le sorti del nostro debito pubblico (con relativo spread) che salirà verso i 2.600 miliardi di euro. Il Fondo, finanziato in parte dagli Stati membri e in parte da titoli di debito emessi dalla stessa Commissione, andrà a integrare le altre misure adottate dall’Eurogruppo a sostegno dell’economia europea: una linea di credito senza condizionalità del Mes, il contestato Fondo salva Stati, croce e delizia della politica italiana, il finanziamento della cassa integrazione nei Paesi membri (Sure), il rafforzamento della Bei (Banca europea d’investimenti) per le imprese. Un pacchetto di aiuti di circa 540 miliardi di euro. Per l’Italia, inoltre, la sospensione da parte della Commissione europea dei vincoli di bilancio del Patto di stabilità e crescita, nonché l’utilizzo dei fondi non spesi del bilancio pluriennale 2014-2021 e destinati alle politiche strutturali. Una lotta contro il tempo per definire lo spartiacque tra speranze di rilancio e collasso economico e, più in generale, per recuperare un rapporto di fiducia con le istituzioni comunitarie. Ogni mese di blocco delle attività produttive del Paese costa circa 160 miliardi di euro in un quadro economico segnato dalla recessione: contrazione degli investimenti del 12,3%, disoccupazione in salita all’11,6%, piccole medio imprese ed esercizi commerciali a rischio, caduta dei consumi. Cifre che, in linea con le previsioni del FMI, ribadiscono la gravità della situazione con l’aumento del deficit al 10,4% e del debito pubblico che si attesterà al 155,7% del Pil, con una più accentuata dipendenza dai mercati finanziari. Una partita da giocare necessariamente in Europa in termini di fiducia e credibilità. La stabilità macroeconomica resta legata dunque a un piano di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti economici. Una sfida epocale, espressione di lungimiranza d’azione e spirito solidaristico, per avviare l’opera di ricostruzione del tessuto economico-sociale. La sfida è trasformare una comunità chiusa in ecosistema integrato proiettato verso un destino comune. Oggi...

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