Fisco e Soldi

TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

Posted by on Lug 23, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

TAX DAY: CONTRIBUENTI ALLA CASSA

                                                     Nessuna proroga per i versamenti delle imposte a saldo 2019 e in acconto 2020. Proteste e minacce di scioperi per il tax day del 20 luglio. Respinta dal Governo la richiesta di professionisti e Caf di un rinvio al 30 settembre: “la proroga inciderebbe sull’elaborazione delle previsioni delle imposte autoliquidate della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza da presentare in settembre al Parlamento”. In concreto, il motivo dell’esclusione dell’ulteriore proroga (dopo quella del 30 giugno) dei termini per i versamenti di Irpef, Ires, Irap (qualora dovuta) e di imposte sostitutive risiede in “questioni da cassa”: secondo la Ragioneria Generale servirebbero 8,4 miliardi di euro per un nuovo rinvio, risorse attualmente non disponibili. Lo Stato necessita insomma di risorse: l’Erario ha risentito in maniera pesante del differimento delle varie scadenze fiscali del periodo tra marzo e il mese di maggio. Ben 22 miliardi di euro in meno (-8,4%) di entrate tributarie e contributive nei primi cinque mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, che rientreranno soltanto a fine settembre.   Resta comunque il malumore fra operatori e contribuenti per la mancata “proroga di buon senso”. Nessuna considerazione sul fronte governativo del grande impegno degli Studi professionali durante e dopo il lockdown per assistere imprese, lavoratori e famiglie nel fronteggiare l’impatto economico dell’emergenza e nella fruizione dei vari bonus e indennità. Un groviglio di norme e moduli da compilare e trasmettere che di fatto ha sottratto tempo alla predisposizione delle dichiarazioni e alla determinazione degli importi dei versamenti in scadenza. Senza poi ignorare il problema di fondo dei contribuenti: la mancanza di liquidità per attività economiche che stentano a decollare. Dal Ministro dell’Economia Gualtieri, tuttavia, è giunta al popolo delle partite Iva (4,5 milioni di contribuenti) la promessa di riavviare presto i lavori sulla riforma fiscale, sospesi a causa della pandemia. Riforma che riguarderà il taglio delle tasse e del tax gap, la semplificazione di adempimenti con una riduzione dell’Irpef sul lavoro e l’introduzione dal 2021 dell’assegno unico per rendere più equo ed efficiente il fisco. Il nostro sistema fiscale, ha osservato l’ex Ministro dell’Economia Tremonti, deriva nel suo impianto base da quanto fu realizzato con la riforma del 1971-1973: una scelta complessa con l’introduzione dell’Iva e del Testo unico delle imposte sui redditi. Ma da allora quasi tutto è cambiato: dal modello sociale e demografico (la società è invecchiata) al modello produttivo (diffusione delle partite Iva), dal modello ambientale (tutela dell’ambiente) al modello statale (“federalismo”). L’Irpef, “l’imposta regina” dell’ordinamento tributario, è stata “detronizzata” da regimi forfettari speciali che “svuotano l’idea di giustizia progressiva”. E’ tempo di operare per un sistema che garantisca efficienza amministrativa (lotta all’evasione, semplificazione) ed equità fiscale, tale da promuovere la crescita economica in un contesto di sostenibilità pubblica, principalmente attraverso una riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil. E’ arrivato il momento di rendersi conto che, con un’economia in recessione, il re è nudo! A bando promesse e proclami, si metta finalmente mano a una seria (e sostenibile!) riforma tributaria che possa trainare la ripresa economica nel segno della certezza, della trasparenza e della equità della tassazione. Sarà uno dei punti centrali del Piano nazionale per la ripresa che il Governo dovrà presentare in settembre a Bruxelles per accedere al Recovery Fund: una partita importante da giocare per il futuro della nostra economia. Competenza, lungimiranza e responsabilità per un’azione politica di grande respiro....

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SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA?

Posted by on Giu 24, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA?

SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA?

Il coronavirus con la eccezionalità dei suoi effetti ha messo a nudo la debolezza strutturale del sistema Paese intrappolato nei lacci e lacciuoli di un’asfissiante burocrazia e in un federalismo reso zoppo da una rattoppata modifica del Titolo V della Costituzione che ha generato un groviglio di norme e regolamenti, attribuzioni e competenze tra Stato centrate e autonomie locali, non sempre chiare e univoche. La fase 3, quella del “rilancio”, dovrebbe segnare la svolta nel tormentato rapporto fra cittadini e Pubblica amministrazione. E’ l’impegno preso dal Presidente Conte nel corso dei lavori degli Stati generali sull’economia svoltisi a Roma, a Villa Pamphili. “Stiamo lavorando sulla semplificazione, con l’obiettivo di rendere più rapidi e trasparenti i processi amministrativi”, ha dichiarato il Premier. Si tratta di semplificare, velocizzare le procedure e, ancora, sbloccare cantieri e investimenti pubblici con un alleggerimento, in chiave europea, del discusso Codice degli Appalti. Rimuovere cioè certe bardature a livello decisionale con inutili duplicazioni di funzioni, azzerando un deleterio centralismo amministrativo. Ci sono rischi che il Paese non può permettersi, è in gioco la sopravvivenza e il futuro. Non è più tempo di semplificazioni annacquate o solo annunciate sulla scia di quanto (non) hanno fatto i vari governi succedutisi a Palazzo Chigi negli ultimi decenni. Semplificare la miriade di vessazioni burocratiche a beneficio dei cittadini e delle imprese. E’ il caso della tanto attesa riforma fiscale per un fisco più equo e più giusto. “Passare dalla semplificazione alla semplicità”, ha ammonito Enrico De Mita, docente emerito di Diritto tributario alla Cattolica di Milano. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa di ragioni di gettito. I principi dello Statuto del contribuente devono diventare il cardine del sistema e la fonte di ispirazione del Legislatore. “Solo la semplicità originaria della Legge consente di individuare agevolmente la norma applicabile al caso concreto in termini di chiarezza e di trasparenza.” Un appello per un’attività legislativa seria e responsabile. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un basso rapporto costo-beneficio in termini di lotta all’evasione. L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande confusione con palesi contraddizioni sul piano normativo. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione, ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Una violazione dell’insegnamento di Ezio Vanoni, il padre della omonima riforma tributaria degli Anni Cinquanta, che auspicava “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di forte recessione, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico, rimettendo in moto la produzione sui mercati internazionali a difesa del made in Italy. Basta con le infinite proroghe, perché la necessità di prorogare si lega infatti alla quantità eccessiva di adempimenti che continuano a gravare sui contribuenti. E’ il tentativo estremo di rimediare a qualcosa che in sede legislativa non ha funzionato, conseguenza ed...

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IMU ALLA CASSA, COMUNI IN BOLLETTA

Posted by on Giu 16, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IMU ALLA CASSA, COMUNI IN BOLLETTA

IMU ALLA CASSA, COMUNI IN BOLLETTA

I Comuni battono cassa. Martedi 16 giugno ultimo giorno per il pagamento dell’acconto della nuova Imu che accorpa le vecchie Imu e Tasi per effetto della Legge di Bilancio 2020 che ha riformato l’assetto dell’imposizione immobiliare locale. In termini di continuità normativa, cancellata una inutile duplicazione di adempimenti con la previsione di un’unica forma di prelievo. In linea generale, le nuove aliquote vengono definite sommando quelle previgenti, lasciando di fatto invariata la pressione fiscale. L’aliquota base, per compensare l’abolizione della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, sale infatti all’8,6 per mille, con facoltà dei Comuni di aumentarla fino a un massimo del 10,6 per mille. L’aliquota ridotta (abitazione principale di lusso) è pari al 5 per mille. Con riferimento all’ambito oggettivo, la “local tax” 2020 conferma l’esenzione per l’abitazione principale non di lusso e relative pertinenze, quella cioè dove il proprietario dimora abitualmente e risiede anagraficamente. In caso di locazione, nessun prelievo a carico dell’inquilino come invece era previsto per la Tasi. Esenzione, se deliberata dai Comuni, per l’unità immobiliare posseduta da anziani/disabili residenti in istituti di ricovero. Il “decreto rilancio” esonera dal pagamento della prima rata esercenti attività alberghiere e stabilimenti balneari. Sono imponibili, e queste sono le novità, i fabbricati rurali ad uso strumentale, quelli costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita (“beni merce”) e le unità immobiliari possedute da italiani non residenti, iscritti all’AIRE. Cambiano le regole di calcolo dell’acconto in scadenza. La rata in passato era pari alla metà dell’imposta dovuta nei dodici mesi precedenti, per il 2020, primo anno di applicazione della nuova Imu, la misura dell’acconto da corrispondere, ha chiarito il MFE, è pari alla metà di quanto versato a titolo di Imu e Tasi per l’anno 2019. La seconda rata, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, sarà eseguita a conguaglio, sulla base delle aliquote pubblicate sul sito internet del MEF alla data del 28 ottobre. Nessun obbligo di versamento di acconto in caso di acquisto nel corso del primo semestre 2020, l’intero importo sarà versato con il saldo. Restano ferme le modalità di pagamento (mod. F24 o bollettino postale). E’ caduta nel vuoto la proposta del “bollettino precompilato” inviato direttamente a casa quale misura di lotta all’evasione. Su questo versante numeri impressionanti: dal 43,2% degli incassi potenziali della Calabria al 20,7% della Lombardia, al 17,9% dell’Emilia Romagna. Evasione ma anche tanto contenzioso in essere. Con i suoi 20 miliardi all’anno, l’Imu è il faro dei tributi locali nei precari bilanci comunali. Ma la patrimoniale comunale di quest’anno rischia di veder sgretolato il proprio valore dalla crisi del Covid. I primi 10 miliardi dovrebbero arrivare nelle casse comunali con l’acconto del 16 giugno (l’Imu non rientra fra le imposte differite al 16 settembre), ma imprese e famiglie sono in rosso e potrebbero “saltare” il pagamento. Previsioni nere per i bilanci di numerosi Comuni secondo i dati presentati dall’Anci nell’ultimo incontro con il Presidente Conte. Perdite complessive calcolate in 8,3 miliardi di euro rispetto alle entrate dello scorso anno, che comprendono tasse e risorse extra-tributarie. Improbabile dunque un differimento dei termini di versamento da verificare sui siti web dei singoli municipi: per gli 8mila Comuni italiani significherebbe mettere a forte rischio, con i servizi pubblici, la sostenibilità dei bilanci. In questa direzione quasi tutti i Comuni della Provincia di Varese. E’ facoltà comunque dei Comuni, secondo l’Ifel, la fondazione dell’Anci sulla finanza locale, attivare una moratoria di interessi e sanzioni nei confronti dei contribuenti che, in difficoltà economica, pagano in ritardo. Un groviglio di regole e di norme a conferma di un caos impositivo per il quale urge un organico intervento del Legislatore...

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ECONOMIA, QUALE FUTURO?

Posted by on Apr 27, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ECONOMIA, QUALE FUTURO?

ECONOMIA, QUALE FUTURO?

Incertezza e precarietà sono i connotati della finanza pubblica che si rilevano dal Def, il Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei Ministri, con una forte ipoteca sui conti pubblici dei prossimi dodici anni: un indebitamento aggiuntivo di 411,5 miliardi di euro. La conferma di come il coronavirus e gli interventi mirati a contenerne gli effetti sul sistema economico sono destinati a incidere profondamente sulle dinamiche della spesa. In un tale contesto, reso ancor più drammatico dal FMI con le stime negative di crescita dell’eurozona e in particolare dell’economia italiana con la contrazione del Pil per il 2020 di circa l’8%, il recente Consiglio europeo, accantonata ogni controversa ipotesi legata agli eurobond per il timore della mutualizzazione del debito, ha dato mandato alla Commissione di Ursula von der Leyen di mettere a punto entro il 6 maggio un “Piano per la ripresa”, il Recovery Fund, agganciato al bilancio comunitario 2021-2027, con cui affrontare la crisi economica. Il Fondo, di entità adeguato ai disastrosi effetti del Covid-19, sarà mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpite. Uno strumento “urgente e necessario” per proteggere il tessuto socio-economico dei Paesi più deboli, preservando il mercato unico e quindi la tenuta dell’euro. La dotazione del Recovery Fund dovrebbe essere di 1500 miliardi di euro con trasferimenti a fondo perduto ai Paesi membri, secondo gli auspici dei Paesi del Mediterraneo, essenziali per tutelare i mercati nazionali, parità e condizioni, e per assicurare una risposta simmetrica a uno shock simmetrico. Una road map comune per il rilancio dell’Ue in nome dei suoi principi fondanti: solidarietà, coesione e convergenza. Incerto l’utilizzo del Fondo: saranno davvero sussidi o invece prestiti? Questo il nodo da sciogliere dal cui esito dipendono le sorti del nostro debito pubblico (con relativo spread) che salirà verso i 2.600 miliardi di euro. Il Fondo, finanziato in parte dagli Stati membri e in parte da titoli di debito emessi dalla stessa Commissione, andrà a integrare le altre misure adottate dall’Eurogruppo a sostegno dell’economia europea: una linea di credito senza condizionalità del Mes, il contestato Fondo salva Stati, croce e delizia della politica italiana, il finanziamento della cassa integrazione nei Paesi membri (Sure), il rafforzamento della Bei (Banca europea d’investimenti) per le imprese. Un pacchetto di aiuti di circa 540 miliardi di euro. Per l’Italia, inoltre, la sospensione da parte della Commissione europea dei vincoli di bilancio del Patto di stabilità e crescita, nonché l’utilizzo dei fondi non spesi del bilancio pluriennale 2014-2021 e destinati alle politiche strutturali. Una lotta contro il tempo per definire lo spartiacque tra speranze di rilancio e collasso economico e, più in generale, per recuperare un rapporto di fiducia con le istituzioni comunitarie. Ogni mese di blocco delle attività produttive del Paese costa circa 160 miliardi di euro in un quadro economico segnato dalla recessione: contrazione degli investimenti del 12,3%, disoccupazione in salita all’11,6%, piccole medio imprese ed esercizi commerciali a rischio, caduta dei consumi. Cifre che, in linea con le previsioni del FMI, ribadiscono la gravità della situazione con l’aumento del deficit al 10,4% e del debito pubblico che si attesterà al 155,7% del Pil, con una più accentuata dipendenza dai mercati finanziari. Una partita da giocare necessariamente in Europa in termini di fiducia e credibilità. La stabilità macroeconomica resta legata dunque a un piano di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti economici. Una sfida epocale, espressione di lungimiranza d’azione e spirito solidaristico, per avviare l’opera di ricostruzione del tessuto economico-sociale. La sfida è trasformare una comunità chiusa in ecosistema integrato proiettato verso un destino comune. Oggi...

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CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

Posted by on Apr 6, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO

Giorni difficili per il futuro dell’Unione europea in bilico fra integrazione e disintegrazione. Lo shock economico provocato dal coronavirus ha messo impietosamente a nudo la fragilità del progetto politico vittima degli egoismi nazionali. Ventisette Paesi alla ricerca di una risposta unitaria a una crisi senza precedenti, una corsa contro il tempo per evitare, fra solidarietà e rigore, un salto nel buio. Per evitare cioè di consegnare alle future generazioni un’Europa divisa e riportare indietro nel tempo le lancette della storia. Un passaggio delicato nel faticoso processo di costruzione della comune casa europea che, per la latitanza di una illuminata leadership europea, rischia di arrestarsi dinanzi alle tensioni finanziarie del Covid-19 e ai conseguenti effetti sui sistemi economici e sociali. In particolare, i governi del Nord Europa, arroccati attorno a precisi interessi nazionali, non hanno ancora percepito il senso della catastrofe che incombe sui comuni destini europei, e in primis sulle loro stesse economie. E’ in gioco l’esistenza stessa dell’Unione europea e con essa, sotto le crescenti ingerenze extraeuropee, l’indipendenza economica dei Paesi. Se il … Titanic affonda, si affonda tutti insieme! Chiaro l’appello di Mattarella: “L’Europa capisca la gravità della minaccia, o sarà tardi.” Il pretestuoso timore della mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi dovrebbe lasciare spazio a un piano comune europeo, finanziato dagli Stati membri, gestito e garantito dalle istituzioni comunitarie, per uno scudo europeo a favore di imprese, lavoratori e famiglie. Nessun Paese potrà farcela da solo. Per l’Italia si prevede per fine anno un Pil in calo del 6%. Ogni mese di blocco delle attività produttive del Paese costa circa 160 miliardi di euro. In questo contesto, la stabilità macroeconomica verrà garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti economici. Finanziare queste spese con strumenti finanziari comuni permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali per il più basso tasso d’interesse. Una sfida epocale, espressione di lungimiranza d’azione e spirito solidaristico, per avviare l’opera di ricostruzione del tessuto economico-sociale. “Non stiamo scrivendo una pagina di un manuale di economia, stiamo scrivendo una pagina di un libro di storia”, ha dichiarato il premier Conte. Dalla recessione alla depressione il passo è breve. Per difendere posti di lavoro e capacità produttiva, secondo Mario Draghi, ex Presidente della Bce, “è necessaria una linea finanziaria espansiva, con immediati sostegni di liquidità perchè il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”, l’inerzia consegnerebbe al futuro un’economia devastata. L’Europa delle istituzioni comunitarie (Parlamento, Commissione, Bce), con i mezzi propri della politica monetaria, sta facendo la sua parte, ha mobilitato tutti gli strumenti a disposizione: dalla sospensione del Patto di stabilità allo sblocco degli aiuti di Stato, dall’accesso ai fondi non utilizzati all’acquisto illimitato dei titoli di Stato, alle nuove linee di credito nel bilancio. Manca l’Europa degli Stati (Consiglio europeo) paralizzata al suo interno dal diritto di veto dei singoli Stati a difesa dei poteri nazionali. E un’Europa così non può funzionare, si allontana sempre più dai cittadini. Non esiste un interesse dei singoli Stati (salute, ripresa economica, pax sociale) distinto da quello europeo. Situazioni eccezionali richiedono risposte eccezionali. Gli eurobond (titoli sovrani europei) o il Mes (Fondo salva Stati), senza condizionalità (riforme e austerità), potrebbero rappresentare adeguati strumenti finanziari sovranazionali per affrontare la comune emergenza. Dal prossimo Eurogruppo la decisione anti-crisi. Un’occasione per mettere al centro del dibattito la creazione di una unione fiscale di supporto a quella monetaria, non essendo più possibile operare nell’Eurozona con un’unica politica monetaria e 19 politiche fiscali nazionali. Ma la Germania, mercato finanziario per i capitali d’investimento nei bond tedeschi, e l’Olanda, paradiso fiscale delle imprese, lo...

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MONETA ELETTRONICA, CROCE E DELIZIA

Posted by on Mar 2, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MONETA ELETTRONICA, CROCE E DELIZIA

MONETA ELETTRONICA, CROCE E DELIZIA

Pagamenti in contanti al via? No, stop. Il Governo nei giorni scorsi ha presentato alla Camera l’emendamento al decreto Milleproroghe che fa salve le spese effettuate in contanti dal 1° gennaio fino al 31 marzo 2020, in deroga al precedente obbligo di pagamento con mezzi tracciabili (assegni bancari o postali, carte di credito o bancomat). Tutto rinviato al 1° aprile. La moratoria di tre mesi per i bonus fiscali non tracciati è stata voluta dal Ministro dell’Economia Gualtieri per venire incontro alle richieste della Consulta dei Caf preoccupata dell’entrata in vigore delle nuove norme senza la necessaria informazione e preparazione di contribuenti e strutture. Tanta confusione, poche certezze. Anche se in ritardo, rispettate così le disposizioni dello Statuto dei diritti dei contribuenti che concede 60 giorni di tutela per adeguarsi ai nuovi adempimenti fiscali. L’obbligo della moneta elettronica per poter beneficiare delle detrazioni fiscali è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2020. Dal 1° gennaio scorso è scattato l’obbligo di uso di carte o bancomat per quasi tutte le spese detraibili dall’Irpef al 19%: interessi passivi mutui prima casa, spese scolastiche, funebri, assicurazioni rischio morte o invalidità, assistenza personale, sport bonus, trasporti pubblici, spese mediche e specialistiche effettuate privatamente, ecc. Nessun vincolo per le spese sostenute per l’acquisto di medicinali e dispostivi medici, prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche e da strutture private accreditate al SSN. Si tratta di una misura particolarmente importante per le casse dello Stato. Dall’obbligo di tracciabilità, infatti, la Legge di Bilancio ha previsto un maggior gettito pari a circa 860 milioni per il 2021 e 496 milioni per il 2022.     Una volta approvato l’emendamento governativo ed entrata in vigore la legge di conversione del decreto, dal prossimo 1 aprile, per poter beneficiare delle detrazioni fiscali, bisognerà dunque pagare le spese detraibili soltanto con strumenti elettronici. La tracciabilità dei flussi finanziari, secondo quanto illustrato nella relazione tecnica al collegato fiscale, “è finalizzata al contrasto del riciclaggio dei proventi illeciti e del finanziamento occulto al terrorismo nonché alla lotta all’evasione”. Un obiettivo quest’ultimo che sarà ulteriormente rafforzato dal 1° luglio con la “lotteria degli scontrini” e con i limiti progressivi di spesa tramite denaro liquido, attualmente fissato a 3mila euro. Le nuove soglie, oltre le quali si applica il divieto al trasferimento del contante fra soggetti diversi, sono 2mila euro dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, mille euro dal 1° gennaio 2022. L’Italia sarà così fra i 12 Paesi dell’Ue che prevedono limiti di legge: molto restrittivi in Francia, Portogallo e Grecia, del tutto assenti in Germania. Decollata l’operazione “guerra al sommerso”, resta sul tappeto la domanda di fondo: lotteria degli scontrini e moneta elettronica batteranno l’evasione fiscale nel Belpaese? Oltre 211 miliardi di euro nascosti al fisco, il 12% del Pil nazionale. L’Iva rappresenta un buco di circa 34 miliardi di euro, pari al 25% dell’evasione comunitaria. Una lotta impari che, al di là di ogni fantasioso “spauracchio”, richiede l’attivazione di strumenti di contrasto più efficaci: l’incrocio delle banche dati. Ma questa è tutta un’altra storia. ...

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