Fisco e Soldi

ARRIVA IL BONUS PER IL LIFTING DEGLI EDIFICI

Posted by on Feb 13, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ARRIVA IL BONUS PER IL LIFTING DEGLI EDIFICI

ARRIVA IL BONUS PER IL LIFTING DEGLI EDIFICI

“Dare un volto nuovo alle città.” Il Fisco per amico: su proposta del Ministro Franceschini, la Legge di bilancio 2020 ha introdotto il “bonus facciate” per promuovere un lifting degli edifici urbani con un importante beneficio fiscale: il riconoscimento del 90% delle spese sostenute nel 2020, con detrazione ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo da scomputare nell’anno di sostenimento e in quelli successivi. Ispirato alla legge francese Malraux del 1962, il provvedimento governativo mira a incentivare gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata degli immobili ubicati nelle zone del centro storico e nelle zone di completamento. Si tratta cioè delle zone omogenee in cui il territorio comunale, in base al Piano di governo del territorio (PGT), è frazionato: zone A (“agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale”) e zone B (“parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A”). Il bonus quindi non è ammesso in alcune aree a bassa intensità di urbanizzazione. Ferme restando le agevolazioni già previste in materia edilizia e di riqualificazione energetica, sono ammessi al beneficio fiscale gli interventi di pulitura e tinteggiatura esterna sulla struttura opaca della facciata, intesa come insieme delle mura perimetrali del fabbricato, senza alcuna rilevanza dell’affaccio su strada interna, cortile e/o giardino. Limitazioni e condizioni particolari in caso di rifacimento dell’intonaco. Sono compresi nel bonus anche gli interventi su balconi o su ornamenti e fregi, con esclusione di quelli su infissi, grondaie, tubi e pluviali e impianti esterni.    Le persone fisiche (Irpef) sono gli unici soggetti titolari della detrazione d’imposta che è riconosciuta ai proprietari o nudi proprietari, ai titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie), ai detentori (locatari e comodatari) dell’immobile, ai soci di cooperativa a proprietà divisa (possessori) e indivisa (detentori). Una circolare dell’Agenzia delle entrate dovrà specificare in dettaglio tipologia e modalità degli interventi, confermando, in particolare, gli immobili oggetto del bonus: solo quelli ad uso abitativo, relative pertinenze e parti comuni di edifici residenziali, con esclusione degli immobili non ad uso residenziale. L’agevolazione fiscale introdotta dalla Legge di bilancio riveste carattere temporaneo, applicabile cioè per il solo anno 2020. Da qui la necessità di conoscere al più presto quali siano esattamente le condizioni precise per il riconoscimento di questo importante beneficio fiscale, anche in considerazione della solita farraginosa procedura d’inizio lavori con comunicazioni all’ASL, all’Ufficio tecnico comunale, ecc.    Il pagamento delle spese detraibili (non sono previsti limiti di spesa o di reddito) deve essere disposto mediante bonifico bancario “parlante” dal quale risultino la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita iva del soggetto destinatario del bonifico, elementi che le banche trasmetteranno all’Agenzia delle entrate per i relativi controlli. Il Centro studi dell’Ance, l’associazione dei costruttori, ha stimato in 2,8 miliardi di euro il giro d’affari innescato dal “bonus facciate”. Per il 2021, primo anno in cui si manifesteranno gli effetti finanziari sul bilancio statale, sarà di circa 112 milioni il costo complessivo per l’erario, assorbito in parte dal maggior introito di imposte versate dalle imprese del settore. L’operazione “new look” è partita, un’occasione per cancellare i segni del tempo nelle nostre città e renderle più “glamour”....

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LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

Posted by on Gen 7, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

LE NOVITA’ FISCALI DELLA LEGGE DI BILANCIO

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio 2020, al termine di un contrastato iter parlamentare, è entrata in vigore. Tante le disposizioni che vanno a infittire la normativa fiscale: new entry, proroghe, rimodulazioni, abrogazioni, a conferma di un sistema tributario che naviga a vista senza una precisa progettualità, rendendo sempre più difficile il dialogo fra fisco e contribuente. Si continua a operare con una frantumazione della legislazione tributaria e con un proliferare di leggi che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto. Si avverte la necessità di un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti, di un fisco semplificato che, oltre a ridurne la pressione, sostenga la crescita fronteggiando un’inflazione legislativa che produce incertezza e confusione. Un capitolo nella storia del Belpaese tutto ancora da scrivere. “Così è se vi pare”, avrebbe chiosato Luigi Pirandello. Al contribuente, in attesa di tempi migliori, non resta che “deglutire” le pillole della corposa manovra fiscale distribuite negli  884 commi dell’art. 1 della Legge 160/2019. In primis, l’aumento dell’Iva “sterilizzato” per il 2020 con le nuove entrate previste in bilancio dalla “tassa sulla fortuna” su giochi e lotterie, nonché dalla plastic tax, dalla sugar tax e dalla web tax. Le aliquote Iva saranno rimodulate per gli anni successivi. Confermata la deducibilità del 50% dell’Imu sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa e lavoro autonomo, stabilizzata la cedolare secca al 10% per le locazioni abitative a canone concordato, abrogato lo “sconto in fattura”, in luogo della detrazione fiscale spettante,  per gli interventi di riqualificazione energetica (applicabile soltanto per le parti comuni condominiali, con importo dei lavori superiore a 200mila euro). “Cuneo fiscale”: costituito un fondo per la riduzione da luglio del carico fiscale sui lavoratori dipendenti. Cancellato da settembre il super ticket sanità. Prorogate per un anno le detrazioni per recupero edilizio e acquisto di mobili. New entry il ”bonus facciate”: detrazione del 90% per interventi di restauro su strutture opache della facciata. Istituito un fondo di 3 mld di euro per incentivi agli acquisti con strumenti di pagamenti  elettronici. Con eccezione degli interessi passivi pagati per l’acquisto dell’abitazione principale e per le spese sanitarie, le detrazioni fiscali Irpef saranno operate in base al reddito: piene fino a 120mila euro, azzerate oltre 240mila euro. Tracciabilità dei pagamenti: per fruire delle detrazioni Irpef del 19% diventa obbligatorio utilizzare sistemi elettronici (esclusi i pagamenti per prestazioni sanitarie rese da strutture accreditate al Ssn).  Per le imprese, in sostituzione dell’iper e del super ammortamento, introdotto un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, compresi quelli immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello Industria 4.0. Esteso il “bonus edicole” a favore degli esercenti un’attività commerciale non esclusivamente rivolta alla vendita di giornali. Modificata la tassazione dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti. Esteso al 2020 il credito d’imposta pari al 30% a favore delle piccole e medie imprese per la partecipazione a fiere internazionali. Buoni pasto: se erogati in formato elettronico, la quota non tassata è elevata da 7 a 8 euro; se erogati in formato diverso, la quota non imponibile è ridotta da 5,29 a 4 euro. Imposta sostitutiva dell’8% per l’estromissione dei beni immobili strumentali delle imprese individuali entro il 31 maggio 2020. Modificate le condizioni di accesso al regime forfetario per le partite Iva: limite di 20mila euro di spese sostenute per il personale, esclusione per i redditi di lavoro dipendente superiore a 30mila euro, abrogata la norma che prevedeva dal 2020 l’imposta sostitutiva del 20% per gli operatori con...

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IL DIFFICILE CAMMINO DELLA LEGGE DI BILANCIO 2020

Posted by on Dic 27, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL DIFFICILE CAMMINO DELLA LEGGE DI BILANCIO 2020

IL DIFFICILE CAMMINO DELLA LEGGE DI BILANCIO 2020

E’ finita alla vigilia di Natale, con un contestato voto di fiducia alla Camera, la lunga maratona della Legge di Bilancio 2020 che, con il collegato fiscale, costituisce la “manovra finanziaria annuale”. Fra annunci e smentite, rilievi tecnici e stralci contabili,  è finito per il Governo Conte bis un penoso calvario: 15 clamorose marce indietro in ottanta giorni, a conferma dell’alto tasso di litigiosità all’interno della maggioranza, dal contante agli appalti, fino alle detrazioni fiscali, ai regimi forfettari, alle concessioni autostradali. Pur salvaguardando i saldi di bilancio, il Governo ha cambiato la situazione contabile della manovra rispetto al testo del disegno di legge sotto la spinta di oltre 330 modifiche, alcune di basso cabotaggio. Un restyling a vasto raggio operato senza soste, per interventi settoriali, che ha generato un maxiemendamento di 958 commi per 313 pagine  approdato per l’approvazione prima al Senato e quindi alla Camera dove il Governo ha posto la questione di fiducia su un testo “blindato”. E’ il penoso replay di una prassi governativa che toglie spazio alla discussione e al confronto fra le varie forze politiche, esautorando il Parlamento delle sue prerogative costituzionali, trasformandolo di fatto in un Parlamento monocamerale. Qual è il risultato di una manovra da 32 miliardi di euro? Secondo Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, “una legge confusa per una manovra senza anima”. Fortemente critica la motivazione: “Tutte le norme sono scritte con la tecnica del rinvio a decine di altre leggi, ciò che rende ancor più oscuro il loro dettato.”  Una corsa di fine anno nella quale, commenta Cassese sulle colonne del Corriere,  tutti cercano di inserire qualcosa nella legge di bilancio, che diventa così una disposizione “omnibus”, mentre dovrebbe soltanto indicare entrate e spese, gli stanziamenti, ordinati per missioni e programmi, che autorizzano le amministrazioni a prelevare. “Vengono sfruttati i tempi stretti per non andare all’esercizio provvisorio, la permeabilità del Parlamento, il clima pre-festivo”.   E’ significativa la rappresentazione che Sabino Cassese ne fa dell’iter legislativo: “Passa il convoglio, tutti cercano di agganciare il proprio vagoncino costringendo le forze parlamentari a dare mance, risolvere micro-problemi territoriali, accontentare clientele.” In definitiva, il Paese è governato dalle risorse finanziarie necessarie e non dagli obiettivi. Restano così fuori da ogni programmazione gli impegni riformisti volti ad affrontare i nostri più urgenti problemi sistemici: dalle crisi aziendali alle carenze delle infrastrutture, alla nostra presenza nel mercato internazionale, in primis in quello europeo. In compenso, la Legge di bilancio 2020 , oltre allo stop dell’aumento dell’iva, all’abolizione dei superticket sanitari e al cuneo fiscale, fa il pieno di interventi molto minuti e molto domestici, tanti bonus: per i bebè, per le mamme, per i giardini di casa, per le facciate degli edifici, per le ristrutturazioni e per i mobili, e anche per gli assorbenti femminili. Un mix variopinto di “strenne natalizie” da mettere sotto l’albero per coprire le quali, con la lotta all’evasione fiscale, nel corso dell’anno arriveranno la web tax, la plastic tax, la sugar tax, la tassa sulle auto aziendali, la tassa sulla fortuna, la cancellazione dello sconto in fattura per Ecobonus e Sismabonus. Nessuna traccia della bozza di legge quadro sull’autonomia differenziata che il Ministro Boccia ha tentato invano di far confluire in manovra con un emendamento.   Tutti da disegnare gli obiettivi della manovra di finanza pubblica propri della Legge di bilancio, il più importante strumento economico del Paese al quale, al di là delle valutazioni di Bruxelles, le agenzie di rating guardano con particolare attenzione per capire il quadro macroeconomico e quindi la direzione riformista che l’Italia intende perseguire nell’immediato futuro. Sotto esame il problema di sempre: il...

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IL FONDO SALVA-STATI E IL TEATRINO DELLA POLITICA 

Posted by on Dic 9, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL FONDO SALVA-STATI E IL TEATRINO DELLA POLITICA 

IL FONDO SALVA-STATI E IL TEATRINO DELLA POLITICA 

Notti e giorni inquieti nei palazzi romani della politica. Da settimane il Meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto “Mes”, monopolizza il dibattito politico e alimenta lo scontro fra i partiti, e nella stessa maggioranza di governo. Si tratta dell’organismo costituito nel 2012 come Fondo finanziario con la funzione di prestare assistenza ai 18 Paesi dell’area euro con difficoltà finanziarie. L’Italia ha contribuito con il 17,8% (circa 14 mld) al capitale del Fondo. Ne hanno finora beneficiato Spagna, Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro. Le proposte di modifica al Trattato, in discussione in sede europea dal dicembre 2018 sulle quali i Paesi membri hanno trovato un “accordo politico preliminare” lo scorso giugno, mirano a rafforzare la coesione nell’Eurozona e a tutelarne la stabilità finanziaria. Su queste modifiche si è fatta molta confusione e molto terrorismo psicologico: dallo spettro della ristrutturazione automatica del debito allo sbandierato “favore” alle banche tedesche. Fake news e verità nascoste, maxi-rissa parlamentare e linciaggio mediatico hanno caratterizzato un dibattito politico, condotto sul filo della ingiuria personale e della volgarità dialettica, che ha offuscato la credibilità delle istituzioni, con grave pregiudizio dell’immagine del Paese in ambito europeo. Sotto attacco il premier Conte, accusato da Matteo Salvini di “alto tradimento per aver compiuto un attentato ai danni degli italiani” e da Giorgia Meloni di “aver venduto il sangue degli italiani”. Avrebbe disatteso all’Eurogruppo di giugno le indicazioni dell’allora maggioranza gialloverde sulla bozza di riforma del Mes. “Accuse infamanti”, ha replicato Conte nella sua informativa alle Camere, “Salvini non studia i dossier, disconosce la verità.”   La solita grancassa propagandistica che suona da tempo per catturare facili consensi sull’onda di un effimero populismo che non si concilia con una seria prospettiva di governo sul piano programmatico. La battaglia aperta sul Mes ha mobilitato i paladini dell’antieuropeismo, scesi in campo contro il (presunto) raggiro europeo e il (fantasioso)  complotto anti-italiano ordito dai poteri forti a Bruxelles. Schizofrenia politica! Il nuovo Trattato sarà firmato in gennaio dall’Eurogruppo e poi ratificato dal Parlamento. Si è fatto tanto rumore per nulla, perdendo un’altra occasione per far sentire la voce dell’Italia nell’Unione europea, alla vigilia della Conferenza sul futuro dell’Europa proposta da Francia e Germania. Oltre all’ “accordo di principio” raggiunto mercoledi a Bruxelles dal Ministro Gualtieri per propiziare il consenso pentastellato nella maggioranza, un importante contributo di chiarezza è venuto dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, nel corso dell’audizione alle Commissioni Bilancio e Politiche Ue sulle prospettive di riforma del Mes: “Le modifiche introdotte sono di portata complessivamente limitata. La riforma non prevede né annuncia un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani, non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. Anche la verifica politica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal Trattato vigente.” Un passo nella giusta direzione, perché il testo di riforma, in attesa del completamento dell’Unione bancaria con la garanzia sui depositi bancari, introduce il backstop, un ombrello di salvataggio del Mes al Fondo di risoluzione unico per gestire le crisi bancarie. Per il Governatore, “il temuto coinvolgimento del settore privato, ovvero i risparmiatori, rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali e non è in nessun caso una precondizione per accedere all’assistenza finanziaria.” Fermo il richiamo di Visco alla politica a ridurre l’incidenza del debito pubblico sul pil, mantenendo l’avanzo primario (differenza fra le entrate e le spese al netto degli interessi passivi) su livelli adeguati, innalzando la crescita economica e tenendo alto sui mercati il rating della finanza pubblica. “Un Paese con un alto debito, ha dichiarato Visco, deve innanzitutto porre in essere le condizioni per evitare di dover ricorrere al Meccanismo di aiuto,...

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CUNEO FISCALE 2020, UN NUOVO SPOT?    

Posted by on Ott 22, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CUNEO FISCALE 2020, UN NUOVO SPOT?    

CUNEO FISCALE 2020, UN NUOVO SPOT?    

Uno dei temi al centro del dibattito politico per la Legge di Bilancio 2020 è il taglio del “cuneo fiscale”. Una misura inserita nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) trasmesso dal Governo alla Commissione europea e all’Eurogruppo al termine della maratona notturna di martedi nel corso della quale sono state tracciate le linee guida della manovra finanziaria di fine anno. La riduzione del costo del lavoro è uno dei punti cardine del programma politico del Conte bis, oltre allo stop dell’Iva e alla lotta all’evasione. Si parla da anni di cuneo fiscale, ossia del totale di imposte, addizionali  e contributi previdenziali che gravano, in termini di tassazione, sul costo del lavoro per imprese e lavoratori. Un prelievo che, operando sul lordo delle retribuzioni di ogni lavoratore, ne riduce l’importo in busta paga con sforbiciate impositive che arrivano spesso a dimezzare la paga lorda tabellare. E’ dunque la differenza tra lo stipendio lordo liquidato dal datore di lavoro e la busta paga netta incassata dal dipendente, oltre alla quota contributiva di competenza dello stesso datore di lavoro. In Italia, secondo gli ultimi dati Istat, il cuneo fiscale è pari a circa il 47%, tra i più alti in Europa, una tassazione che pesa in misura rilevante sul reddito dei lavoratori e sul mercato del lavoro, con ricadute sulla competitività dei nostri processi di produzione. Del totale di imposte, addizionali e contributi che gravano sul costo del lavoro, il 26% resta a carico del datore di lavoro, il 21% è a carico del lavoratore, di cui il 14% sotto forma di imposte dirette e il 7% di contributi. Alcune misure per la riduzione del carico fiscale, per dipendenti e imprese, sono state introdotte in passato dal Governo Renzi nel 2014 con il “bonus 80 euro” per favorire competitività e domanda interna. Uno spot elettorale, secondo l’opposizione. A distanza di cinque anni, ci riprova il governo giallorosso di Giuseppe Conte con una “misura piccola piccola” che avrà effetti modesti sulla crescita e forse trascurabili: una dote iniziale di 3 miliardi di euro per 4,5 milioni di lavoratori con redditi fra i 26.600 e i 35mila euro. Dal 1° luglio, con un meccanismo “a decalage”, per i dipendenti arriveranno in busta paga, sotto forma di detrazione Irpef, 40-50 euro al mese in più che, risorse finanziarie permettendo, raddoppieranno dal 2021. Resterà il bonus Renzi che consente ai titolari di reddito tra gli 8mila e i 26.600 euro di percepire 960 euro l’anno, ovvero 80 euro al mese. La riduzione del cuneo fiscale non andrà quindi a impattare sull’agevolazione già esistente.   Nessun taglio del cuneo fiscale per le imprese. Certamente, non un buon segnale per il costo del lavoro e per la sua forte incidenza sul processo produttivo del Paese, a crescita zero. Tutto rinviato a tempi migliori. Si era parlato inizialmente di una riduzione dei contributi pagati dal datore di lavoro per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato. Ma la precarietà delle finanze pubbliche, e quindi la copertura delle minori entrate nelle casse dello Stato, ha fatto cadere nel nulla impegni e promesse. Resta comunque sul tappeto il problema di fondo: la riforma del mercato del lavoro e una organica politica anticiclica con una visione di medio termine per il rilancio dell’economia che, secondo le recenti previsioni di Confindustria, è a rischio recessione. A quando una manovra economica capace di aggredire la spesa pubblica corrente (45,5% del Pil) a favore di investimenti, innovazione e...

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LA SFIDA POLITICA DEL NUOVO GOVERNO   

Posted by on Set 16, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LA SFIDA POLITICA DEL NUOVO GOVERNO   

LA SFIDA POLITICA DEL NUOVO GOVERNO   

Cambio di casacca per il governo, dopo il rovinoso boomerang leghista: da gialloverde a giallorosso. Il voto di fiducia delle Camere, in programma lunedi a Montecitorio e martedi a Palazzo Madama, salva la diciottesima legislatura e, al di là dei cromatismi politici e delle bizzarie di potere, ripropone una importante sfida: rilanciare il Paese, la sua economia, la sua affidabilità finanziaria, la sua credibilità europea. Una sfida da vincere nel segno della “discontinuità” rispetto alle promesse e ai proclami, rispetto a illusori contratti di governo, rispetto alla vergognosa sagra dell’effimero. E’ tempo della concretezza d’azione, della certezza dei risultati, delle risposte ai tanti problemi sul tappeto: lavoro, fisco, sanità, insicurezza economica e sociale. E’ l’unica opzione per recuperare il rapporto fiduciario con la gente intercettando il crescente disagio sociale e per  legittimare la democrazia rappresentativa azzerando il timore che l’esecutivo dei “non eletti” venga percepito come lontano dal popolo. Dopo le velenose polemiche e gli “strappi istituzionali” dell’ultimo anno, inizia una nuova stagione politica all’insegna di una comprensibile euforia: i grillini per aver evitato un test elettorale che li avrebbe dimezzati, il PD per aver rovesciato rapporti di forza che sembravano inattaccabili e che minacciavano il lungo esilio della sinistra lontana dalla stanza dei bottoni. Superato l’ottimismo iniziale, archiviate le foto di gruppo con sorrisi e strette di mano, ora è realpolitik per affrontare questioni vecchie e nuove con un profilo di governo di maggiore peso politico. Spetterà al premier Giuseppe Conte, “avvocato del popolo” e “mediatore inter partes” nella precedente esperienza a Palazzo Chigi, svolgere con pienezza di poteri il gravoso incarico di Presidente del Consiglio, senza veti incrociati e condizionamenti di parte, nel rispetto del suo ruolo di garante istituzionale della “unità di indirizzo politico e amministrativo”. Un passaggio delicato per il futuro di una coalizione governativa nata in soli quindici giorni cancellando in fretta, per necessità partitiche,  invettive e accuse reciproche. Un’alleanza politica tutta da verificare sul piano della coesione e delle scelte programmatiche, in presenza di un minor consenso popolare. Il Conte bis deve saper interpretare l’inquietante vuoto politico che è alla base del vento antisistema che soffia impetuoso nel Paese e che alimenta le fughe sovraniste e la demagogia populista. Per la tenuta civile di un Paese, come ha scritto Galli della Loggia, serve la politica, non quella urlata ma quella al servizio della gente, perché è “solo nella politica che una società democratica trova la sua prima e più ovvia auto-rappresentazione”. E’ questa la risposta da dare a chi sostiene che il nuovo governo “benedetto dall’Unione europea” corre il rischio di alimentare l’idea che i difensori delle istituzioni liberali, le “elite di ottimati”,  non tengano abbastanza in considerazione la volontà popolare. In questa ottica l’Italia, dopo essere stata la culla del populismo gialloverde, può diventare l’avamposto europeo contro i sovranismi, un laboratorio della politica europea da esportare nell’Unione per l’affermazione dei principi fondanti dell’europeismo: solidarietà, sviluppo, sussidiarietà. Risolvere cioè in chiave europea i problemi nazionali: crescita economica, immigrazione, sovranità. E’ questa la vera sfida politica che attende il governo giallorosso in un ritrovato spirito di collaborazione con le istituzioni comunitarie per valorizzare l’interdipendenza delle politiche economiche e sociali e per  restituire all’Italia, alla vigilia dell’insediamento a Bruxelles della nuova Commissione europea, la centralità storico-politica del suo ruolo. Non sono ammessi compromessi al...

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