LEGGE DI BILANCIO 2020, IL GOVERNO SCOPRE LE CARTE
Stop all’aumento dell’Iva. La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) approvato dal Governo Conte bis “sterilizza” le clausole di salvaguardia legate a maggiori entrate pari a 23,1 miliardi di euro. Disinnescata quindi per il 2020 la pericolosa “bomba ad orologeria” con l’aumento delle aliquote Iva e relativa ricaduta su consumi e produzione. Una misura che la precaria finanza pubblica italiana si trascina dall’estate del 2011 quando il Governo Berlusconi, alle prese con una vera e propria crisi dei conti pubblici, strinse una sorta di patto con l’Ue al fine di approvare le misure previste nella manovra finanziaria. Un impegno a reperire entro l’anno successivo nuove risorse di bilancio pena l’aumento delle aliquote Iva (ordinaria e ridotte) e l’obbligo di tagli alla spesa pubblica e alle agevolazioni fiscali. Ma a distanza di otto anni nulla è cambiato, nonostante le riforme “lacrime e sangue” del Governo Monti, succeduto a Berlusconi nel novembre dello stesso anno a causa della insostenibilità del debito sovrano e della impennata dello spread. Il debito pubblico continua a salire: a fine luglio sfondata quota 2400 mld di euro, pari al 135,7% del Pil, con la stabilità finanziaria sempre più a rischio e i mercati in agguato. Nella premessa alla Nota di aggiornamento al Def, il documento del Ministero Economia e Finanze (Mef) che fissa le linee guida della Legge di bilancio, è chiarito l’obiettivo del Governo: “rilanciare la crescita assicurando allo stesso tempo l’equilibrio dei conti pubblici”. Nella speranza di non leggere un nuovo capitolo dell’italico libro dei sogni, si intende perseguire una politica economica espansiva per indirizzare il Paese, in una strategia di lungo termine, verso una solida prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile. Scongiurare cioè in modo strutturale l’aumento dell’Iva senza dover ricorrere alla flessibilità europea, rispettando i parametri sul deficit e incidendo sul debito. Un progetto che, relativamente alla Legge di bilancio 2020, disegna la cornice di una manovra da circa 30 miliardi: crescita dello 0,6%, rapporto deficit/pil pari al 2,2%, debito al 135,2%. Una situazione di massima prudenza per ottenere da Bruxelles uno “sconto” di oltre 14 miliardi sul deficit previsto. Altri 7 miliardi di copertura sono legati alla lotta antievasione. Risorse importanti arriveranno dalla stretta sul contante (con interventi mirati sui pagamenti elettronici), dalla privatizzazione, dai risparmi su Reddito di cittadinanza e Quota 100, nonché dalla riduzione delle agevolazioni fiscali dannose per l’ambiente e dalla minore spesa per interessi sul debito grazie allo spread in calo. Al di là del congelamento dell’Iva, la manovra prevede il taglio del cuneo fiscale, il salario minimo, il piano famiglia. Misure che, nell’intento programmatico del Governo, dovrebbero azzerare l’assistenzialismo spot che ha finora caratterizzato la politica di bilancio: negli ultimi cinque anni distribuiti in bonus e mance varie ben 90 miliardi di euro senza rilanciare l’economia, né migliorare lo status degli italiani. I dubbi però permangono in assenza di un disegno organico, anche fiscale, in grado di sostenere la domanda interna, agendo dal lato degli investimenti privati, e non solo pubblici. In assenza inoltre di un piano di razionalizzazione, riqualificazione e revisione della spesa pubblica, una spending review per cancellare inefficienze e sprechi della pubblica amministrazione che la Cgia di Mestre ha stimato in circa 200 miliardi l’anno. I risultati finora conseguiti, a causa di una incerta volontà politica, sono del tutto deludenti con tagli che in 12 anni hanno raggiunto solo il 30% degli obiettivi, nonostante l’impegno di qualificati commissari. E la storia continua, se si pensa che, nelle previsioni del bilancio 2020, dalla spending review dovrebbero arrivare risorse per 1,8 miliardi di euro, pari cioè allo 0,1% del Pil....
Read MoreLA LEZIONE DI DE GASPERI. DEDICATA AI POLITICI DI OGGI.
La rissa politica, fra accuse e invettive, registrata nel corso dell’apertura della crisi di governo a Palazzo Madama ha reso ancor più significativo lo spessore storico-politico di un grande statista del passato, in occasione del 65° della sua scomparsa: Alcide De Gasperi, morto il 19 agosto 1954 a Sella Valsugana, a 73 anni. Con il francese Robert Schuman e il tedesco Konrad Adenauer, De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Europa, « un europeo prestato all’Italia», ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ». La lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un europeismo illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo i lutti e le distruzioni della guerra. L’integrazione comunitaria trovò nello statista trentino, nella sua lungimiranza storica, uno strenuo paladino. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un processo di unificazione politica. Un monito severo per i distratti uomini politici europei. Comincia alla Conferenza di Pace di Parigi del 1946 la straordinaria avventura politica di De Gasperi al servizio del Paese. Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Particolarmente proficua l’intesa governativa con Luigi Einaudi per l’attuazione di quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall e le restituì prestigio a livello internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare. Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica, trasformando il nostro Paese in soggetto attivo, su un piano di perfetta uguaglianza con gli altri partner nel processo di costruzione della nuova Europa. La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unificazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED) il cui Trattato istitutivo non venne però ratificato, nell’aprile 1954, dall’Assemblea Nazionale francese. Per De Gasperi, nei suoi ultimi giorni di vita, fu la fine di un sogno. La storia di questi ultimi anni gli ha dato ampiamente ragione. Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere, non fece mai del nepotismo o del clientelismo. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità. La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale peraltro come cattolico era cresciuto, convinto assertore della divisione dei ruoli fra l’Uomo di Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla...
Read MoreCONVENTION INTERNAZIONALE LIONS A MILANO, IL FUTURO DEL LIONISMO
Milano capitale mondiale del lionismo. Dal 5 al 9 luglio, all’ombra della Madonnina, sotto il segno del “leone”, si terrà la Convention internazionale 2019 del Lions Clubs International, l’Associazione di servizio fondata nel 1917 a Chicago dall’assicuratore texano Melvin Jones. E’ la prima in Italia, a Milano, città dove nel 1951 approdò da Lugano il messaggio lionistico con la nascita del primo Lions Club italiano. L’Associazione dei Lions (Liberty, intelligence our Nation’s safety), che ha come motto “We serve”, è riconosciuta dall’ONU che ogni anno dedica al lionismo il Lions Day. Presente in 212 Paesi, in tutte le aree geografiche del mondo, con circa 1.450.000 soci, uomini e donne, LCI opera perseguendo una mission di rilevante spessore sociale: “servire la comunità, rispondere ai bisogni umanitari, promuovere la pace e favorire la comprensione internazionale”. E’ampia l’azione dei Lions: servizio ai non vedenti, prevenzione e cura della sordità, povertà e fame nel mondo, scolarizzazione, ambiente, problematiche sociali, malattie infantili. In Provincia di Varese il lionismo è attivo in oltre trenta club con più di mille soci, una presenza nel sociale apprezzata dal Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana nel suo saluto augurale. Per la Convention milanese è previsto l’arrivo di delegazioni provenienti da oltre 130 Paesi che sabato 6 luglio daranno vita alla variopinta “parata delle Nazioni”, dai bastioni di Porta Venezia a Piazza Duomo. Parteciperanno oltre 10 mila lions, molti dei quali in abiti tradizionali, in compagnia della mascotte della Convention, Leonardo, in omaggio al genio italiano del Rinascimento Leonardo da Vinci, a 500 anni dalla sua morte. Sbandieratori, carri allegorici, maschere regionali, bande musicali: un cocktail di allegria e amicizia per regalare emozioni. Una festosa invasione di etnie diverse in una città che si colorerà con 600 banner, ognuno dei quali racconterà l’attività lionistica. E nel segno del Rinascimento , il tema della 102a Convention Lions che si terrà presso il Centro congressi MiCo di Fieramilanocity, con l’intervento di Tony Blair, sarà “La rinascita del service”. Un significativo invito ai Lions a riannodare il filo del messaggio di Melvin Jones, a rilanciare i principi fondanti del lionismo, il suo spirito di servizio, scevro da manierismi di facciata in una mutata realtà sociale. Superare il lionismo senza anima che nel Multidistretto 108 Italy (1345 club ripartiti in 17 Distretti, con circa 40 mila iscritti) ha causato una notevole fuga di soci. Nei lunghi anni di impegno lionistico ho più volte denunciato, in qualità di Vice Direttore della rivista nazionale Lion, la sagra della vanità, la deriva etico-morale di un certo lionismo nostrano testimoniato con narcisismo ed egocentrismo. Un lionismo censurato dal Past Presidente Internazionale Pino Grimaldi, unico italiano finora alla guida dell’Associazione nel 1994. In presenza del crescente disinteresse del mercato a occuparsi di sociale e della riduzione di risorse pubbliche, il lionismo, punta di diamante nel variegato mondo dell’associazionismo e del volontariato, dovrà rappresentare l’architrave di un nuovo sistema di relazioni sociali. Un lionismo di proposta sociale in grado di intercettare i bisogni della gente, essere interlocutore privilegiato dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale. I lions diventino opinion leader, se non degli “opinion maker”, dei suscitatori di bisogni che la classe politica dovrebbe poi soddisfare. Nessuna supplenza istituzionale, ma nemmeno inerzia o latitanza di fronte ai bisogni della comunità. Divenire cioè forza attiva di cambiamento sociale, mettendo al bando il penos0 protagonismo di chi si ostina a considerare l’Associazione una passerella per affermare una (dubbia) identità sociale. Un appello agli Uomini giusti, agli Uomini illuminati dell’Associazione per scrivere, con rinnovato entusiasmo, un futuro degno del passato. Parta da Milano il Rinascimento del lionismo del Terzo Millennio per l’affermazione...
Read MoreBULLISMO, CONOSCERLO PER SCONFIGGERLO
I recenti atti di vandalismo registrati in Provincia e “firmati” da alcuni minorenni ripropongono l’altro aspetto, ancor più inquietante, del disagio giovanile: il bullismo, un male sociale sempre più diffuso nel Paese. Un fenomeno di forte impatto che in Italia riguarda il 33% dei ragazzi in età adolescenziale. Un ragazzo su tre subisce episodi di violenza verbale, psicologica o fisica, come confermano le tante telefonate al numero verde istituito dal Miur. Si susseguono nel varesotto iniziative e incontri per sensibilizzare ragazzi e famiglie sulle problematiche legate al bullismo: da Varese (progetto pilota all’Isis Newton con Polizia e Confconsumatori) a Luino (carabinieri in cattedra), da Tradate (agenzia formativa della Provincia) a Gallarate (meeting dei lions cittadini). La questione giovanile rappresenta il nervo scoperto della società. Da tempo si è aperta una frattura profonda fra le generazioni, una frattura che comporta spesso l’impossibilità di trasmettere dai padri ai figli i modelli comportamentali, le gerarchie dei valori, perfino le regole della quotidianità. Il vuoto ideologico e culturale, l’intolleranza civile e religiosa sono ormai i simboli di una società allo sbando, sempre più in balia di falsi profeti e di mercenari senza scrupoli. I giovani rappresentano l’anello debole di un sistema attraversato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori, in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. In una società dove è vietato vietare, dove non ci si indigna più per niente, non c’è da stupirsi di atti violenti di tanti giovani, allevati senza un esempio, senza una guida salda, senza regole di comportamento. Priva di un “vissuto”, incapace di proiettarsi verso il futuro, la “generazione invisibile” vive il presente acriticamente, adagiandosi, e spesso rifiutando con violenza quello che la società è in grado di offrire. Il vuoto che opprime il ragazzo dopo l’abbandono delle certezze dell’infanzia rende tutto paurosamente insignificante. Umberto Galimberti, docente di Filosofia e Psicologia all’Università di Venezia, nel suo libro “L’ospite inquietante”, parla del “nichilismo che si aggira insidioso fra i giovani, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti. C’è un nulla che li pervade e che li affoga, un rifiuto del sociale: eroi del nulla”. E’ l’analfabetismo emotivo che non consente ai giovani di riconoscere i propri sentimenti fino a perdersi nel deserto della comunicazione virtuale! La famiglia è vissuta come ultima spiaggia per l’affermazione della propria identità e la maturazione della propria personalità. Dietro realtà apparentemente inspiegabili si annidano motivazioni profonde collegate alla crescente solitudine in cui vivono le nuove generazioni, confinate in un mondo a parte dove, se vengono a mancare gli interlocutori naturali, ossia i genitori, prendono il sopravvento nuove figure di riferimento, estranee al circuito relazionale della famiglia: gli amici, quelli del “branco” , con i quali si condividono ansie e timidezze, i primi segni cioè di quel disagio che se non interpretato in tempo si trasforma in pericolosa devianza. Cosa fare, dunque, per sconfiggere il bullismo? “Connettersi” con il mondo dei giovani. Educarli alla legalità, alla cittadinanza attiva, all’impegno sociale per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo attraverso il recupero della smarrita visibilità. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. In un mutato contesto sociale, la famiglia e la scuola dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere” per restituire loro l’antico ruolo di “strumento di cambiamento sociale”....
Read More8 MARZO, STOP ALLA VIOLENZA!
Tante donne in corteo per le strade italiane per celebrare l’8 marzo. Da Napoli a Torino, da Roma a Milano, una giornata di mobilitazione per denunciare diritti negati e discriminazioni subite, ma soprattutto per dire basta alla violenza! Violenza sulle donne, una strage senza fine, una drammatica emergenza sociale. Gelosia, incapacità di gestire la rottura di un rapporto, un morboso sentimento di possesso sono i motivi che scatenano l’impeto di una mano omicida, di una mente malata. In Italia, ogni tre giorni si registrano due casi di “omicidi di prossimità”, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate. Sono dati allarmanti quelli relativi agli omicidi delle donne nel nostro Paese, nonostante la Legge 119 dell’ottobre 2013 contro “la violenza di genere”, votata dal Parlamento italiano in adesione alle “prescrizioni” della Convenzione di Istanbul del 2011 sulla “prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”. Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità occorre riconoscerla, occorre combattere il silenzio. La prevenzione cioè quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene il femminicidio. Ma in Italia manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza sulle donne. Sembra prevalere una cultura della rimozione e della negazione. E adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a tacitare la propria coscienza e a solidificare il muro di omertà! E il silenzio è il migliore alleato dei predatori di sogni. Questo inquietante fenomeno sociale matura infatti lentamente nel silenzio più assordante, con la debolezza di chi subisce e con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alla vittima ogni dignità, derubandola di diritti e desideri. Svaniscono miseramente nella paura le illusioni, i colori di una vita in rosa, muore nella violenza ogni sogno d’amore. Una vita spezzata! Una vita segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima! Dalle violenze domestiche allo stalking, dall’insulto verbale alla pubblicazione in rete di immagini intime, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza, la libertà di scelta e, in extremis, il diritto alla vita. Non basta dunque una legge ad affermare il diritto ad essere amate e rispettate, occorre una “risposta sociale” alla rabbia distruttiva dei “perdenti”, occorre una “rivoluzione culturale” in termini di prevenzione, punizione del colpevole, protezione della vittima, per sconfiggere ogni visione patriarcale della donna e quindi la posizione di dominanza e di potere di chi confonde l’amore con il possesso! E’ fondamentale aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza per creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. L’amore si nutre di rispetto, dialogo, coraggio: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze! E gettiamo nel cestino della cattiva cronaca giudiziaria gli sconti di pena per “tempesta emotiva”. La mimosa non diventi un...
Read MoreALTRO CHE BOOM, E’ RECESSIONE !
Come sarà il 2019? Sarà un “anno bellissimo” o un “annus horribilis”? L’anno del boom economico o l’anno della recessione? Per il premier Conte, folgorato dalla profezia del suo vice Di Maio, “l’Italia ha un programma di ripresa incredibile, c’è tanta determinazione da parte del governo, abbiamo pensato a una manovra espansiva e siamo pronti per questo scatto.” Altro che boom, l’Italia si è fermata! Proprio mentre il premier lanciava urbe et orbi il suo pensiero positivo sul futuro dell’Italia, quasi una professione di fede, l’Istat certificava la recessione tecnica della nostra economia, dopo cinque anni, a causa della flessione del Pil (-0,2%) per il secondo trimestre consecutivo. Una doccia fredda che raffredda ogni ottimistica previsione del Governo per il 2019: la crescita dell’1%, con la produzione industriale al ribasso, appare un obiettivo difficile da raggiungere. Esauriti gli strali contro gufi e rosiconi e accertate dal vicepremier Di Maio le colpe dei governi precedenti “per non averci portato fuori dalla crisi”, per l’altro vicepremier Salvini “alla fine di quest’anno avremo il segno più.” Così parlarono i “tre moschettieri”. Ma sarà così? E’ vero che la frenata del Pil è legata al peggioramento del quadro globale (conflitti USA Cina) e quindi al rallentamento del ciclo economico europeo. E’ vero che la nostra economia, nella sua debolezza strutturale, presenta dinamiche di crescita distanti da quelle dell’Eurozona, ma non si può certo ignorare il clima di incertezza che ha accompagnato il travagliato varo della Legge di bilancio con il lungo e inutile braccio di ferro con Bruxelles. Uno scontro che ha determinato una forte volatilità sui mercati finanziari testimoniata dall’aumento dello spread con conseguenze sul debito pubblico e sul credito. Bruciati milioni di euro, in fumo consumi e investimenti. E in recessione peggiora la finanza pubblica, peggiorano i saldi di bilancio con ricaduta sul debito che rischia di esplodere. Tutto ciò nella prospettiva del Documento di Economia e Finanza (DEF) di aprile con la necessità di reperire 23 miliardi per sterilizzare le clausole di salvaguardia e scongiurare l’aumento dell’Iva, un fattore aleatorio sui conti pubblici dal 2012. Il deficit rischia di schizzare al 3% del Pil. In questo scenario si ipotizza una manovra correttiva della finanza pubblica (smentita una patrimoniale sugli immobili), probabilmente tra i 4 e 7 miliardi di euro di cui, per strategia elettoralistica, si parlerà dopo le elezioni europee di maggio. Confindustria e Bankitalia hanno chiesto “un cambio di rotta per non andare a sbattere”. “Bisogna reagire subito, attivare gli investimenti pubblici e privati e riaprire i 400 cantieri, fra cui la TAV, già finanziati per 27 miliardi.” Carente il programma di investimenti del Governo ridimensionati per il Reddito di cittadinanza e Quota 100, nella illusione di generare magici moltiplicatori di reddito con effetti espansivi. Non si cresce in deficit, aumenta il debito per la futura generazione. La conferma arriva dalla raffica di tagli alle stime del Pil di questi giorni. Dopo quello dell’Upb, Ufficio parlamentare di bilancio, che prevede per l’anno in corso un Pil dello 0,4%, nelle ultime ore cattive notizie da Bruxelles. La Commissione europea vede nero sul futuro del Belpaese: “rischio di recessione prolungata” con una crescita per il 2019 pari allo 0,2%, la peggiore dell’Eurozona, quasi un punto in meno rispetto all’1% del Governo. Cestinare dunque profezie e proclami! Rimuovere senza indugio l’incertezza di una politica economica che, secondo il report del Fondo Monetario Internazionale (FMI),“lascia l’Italia vulnerabile a una nuova perdita di fiducia del mercato anche in assenza di ulteriori shock”. Un problema serio se si pensa all’ingente ammontare di titoli pubblici da collocare nell’anno sul mercato, pari a 340 miliardi per...
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