Sull’Europa

TRITON: LA NUOVA MISSIONE EUROPEA NEL MEDITERRANEO

Posted by on Feb 12, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

TRITON: LA NUOVA MISSIONE EUROPEA NEL MEDITERRANEO

Pattugliamento dei confini marittimi dell’Ue per l’emergenza migranti – Clandestinità e legalità.  A un anno dalla tragedia di Lampedusa dove persero la vita 366 persone, il 1° novembre ha preso il via la nuova missione europea nel Mediterraneo: “Triton”. E’ il risultato dell’accordo  tra l’Italia e Frontex, l’agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, con sede in Polonia. Si è aperto così un nuovo capitolo per fronteggiare sul piano umanitario le conseguenze drammatiche dell’instabilità politica e dei sanguinosi conflitti civili in Africa: i viaggi della speranza sulle carrette del mare di tanti disperati in fuga dalla violenza e dalla fame verso una vita degna di essere vissuta.   E’ la (tardiva!) risposta dell’Europa all’operazione italiana “Mare nostrum” che, in dodici mesi,  è riuscita a trarre in salvo circa 100 mila persone e ad arrestare più di 500 scafisti. L’operazione Triton, è stato chiarito a Bruxelles, non è propriamente un’operazione di soccorso e non sostituirà gli sforzi italiani di Mare Nostrum, come avrebbe voluto il Governo italiano. Presidierà le frontiere europee nel Mediterraneo, “area Schengen”, con operatività decisamente  ridotta  rispetto a “Mare nostrum” che ha cessato ogni attività il 31 ottobre. Nonostante i limiti e le incertezze, “Triton”  è un segnale importante, se rapportato alle lentezze e alle carenze della politica europea in materia di immigrazione e asilo.  Il suo successo dipenderà non solo dalle risorse messe a disposizione degli Stati membri. E’ importante che la legislazione comunitaria in materia diventi la cornice di supporto all’operazione. Da questo punto di vista, il rispetto degli Accordi di Dublino, mirati a individuare rapidamente lo Stato membro competente per l’esame della domanda d’asilo, potrebbe rappresentare il primo importante contributo per un’azione efficace.  E’ però auspicabile arrivare a una responsabilità condivisa: oggi ci sono sei Paesi che accolgono il 75% dei rifugiati (Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna, Italia e Belgio). Il decollo dell’operazione non è stato facile. Si è partiti con un budget mensile stimato pari a 2,9 milioni di euro per tutto il 2014, a fronte dei 9,5 milioni spesi dall’Italia con Mare nostrum. “Triton” schiererà ogni mese due navi d’altura, due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei e un elicottero. Otto  i Paesi fornitori di equipaggiamento tecnico e personale: Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Olanda, Spagna, Francia e Malta. Ancora più ridotta la pattuglia di quelli impegnati finanziariamente nell’operazione: Francia, Spagna e Germania. Un futuro, dunque,  sul piano operativo tutto ancora  da disegnare. “Triton”, comunque, non sarà la soluzione al problema migratorio nel Mediterraneo. Un problema che presenta inquietanti risvolti correlati  alla legalità e cioè alla immigrazione irregolare. Il tema della sicurezza è da tempo nell’occhio del ciclone con controlli non sempre efficaci. Dell’immigrato si perde spesso ogni traccia. Cresce nell’opinione pubblica europea l’intolleranza verso flussi migratori  privi di una necessaria regolamentazione in entrata, tale da rafforzare la lotta alla clandestinità e ai mercanti di morte che alimentano questo mercato.  Secondo Europol, sono in aumento i clandestini che girano indisturbati per il territorio dell’Unione e che, in assenza di condizioni di vita accettabili, finiscono nella rete della malavita con tutti i fenomeni a essa collegati: microcriminalità, sfruttamento e prostituzione, traffico di armi e droga. Per neutralizzare gli effetti di una immigrazione selvaggia, si attende da anni un intervento legislativo a livello comunitario per assicurare canali più sicuri e legali per l’accesso dei rifugiati alla protezione. Una risposta umanitaria da conciliarsi con la sicurezza  internazionale, il quadro economico-occupazionale  e i valori storici dell’Unione europea.  Arriverà con il semestre  dell’UE a guida italiana? (Ott....

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LA DISOCCUPAZIONE IN EUROPA :  LA “RICETTA”   DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted by on Feb 12, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

LA DISOCCUPAZIONE IN EUROPA :  LA “RICETTA”   DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Puntare su tecnologia, sanità e green economy  “Siamo la prima generazione a non avere più la certezza che i nostri figli staranno meglio di noi.” E’ il grido d’allarme lanciato a Strasburgo dal Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Un Sos lavoro tanto più drammatico se rapportato ai livelli record di disoccupazione in Europa, oltre l’11%, e alle prospettive economiche per i prossimi mesi. Una situazione di grande precarietà resa più grave dalla latitanza di un’Europa unita e politicamente forte, capace di progettare un proprio modello di sviluppo sociale ed economico. Per fronteggiare questa crisi occupazionale la Commissione europea, lo scorso 18 aprile, ha presentato un “pacchetto occupazione” con una serie di misure per favorire il lavoro in tutta la comunità europea. Chiare le indicazioni fornite agli Stati membri: incoraggiare le assunzioni, favorire la dinamicità dei mercati del lavoro interni, incentivare l’investimento nella competenze, creare un mercato del lavoro Ue. La proposta di Bruexelles ribadisce la necessità di una più forte dimensione occupazionale e sociale nella governance europea e delinea nuove strategie per coinvolgere maggiormente i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori nella definizione delle priorità dell’Unione. In questa direzione, la proposta identifica anche gli ambiti che presentano le migliori prospettive occupazionali per il futuro: l’economia ecocompatibile, i servizi sanitari e le ICT (Information and Comunication Technology). Si prevede la creazione di 20 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi anni! Il “pacchetto occupazionale” presentato dalla Commissione mira a sollecitare gli Stati membri a rafforzare le proprie politiche nazionali per l’occupazione, attraverso la mobilitazione delle risorse esistenti e la cooperazione con le parti sociali per stimolare il mercato del lavoro negli ambiti indicati. In particolare, vengono rivolte agli Stati dell’Unione una serie di proposte affinchè: a)pongano in atto le condizioni per stimolare la creazione di posti di lavoro e la domanda di manodopera, offrendo sussidi alle assunzioni nel caso di nuovi posti di lavoro, spostando il carico fiscale dalla tassazione che grava sul lavoro alle tasse ambientali oppure sostenendo l’avvio di nuove imprese; b)si migliori la pianificazione e la previsione delle necessità di manodopera nella sanità per equilibrare la domanda e l’offerta di operatori sanitari; c)valorizzino gli ambiti che presentano potenzialmente grandi prospettive occupazionali per il futuro, come la green economy, includendo questo settore nei Piani nazionali per l’occupazione e accrescendo la conoscenza delle abilità richieste in questo ambito; d)promuovano una manodopera altamente qualificata nelle ITC sviluppando le competenze digitali fra tutta la forza lavoro. L’obiettivo di fondo rimane quello di rendere i mercati più dinamici e meglio reattivi al cambiamento economico attraverso una maggiore flessibilità interna, salari sostenibili e soluzioni atte a prevenire il ricorso ai contratti non standard. La Commissione europea sottolinea inoltre la necessità di offrire effettive opportunità per i giovani nonché di sviluppare l’apprendimento permanente che è un elemento chiave per la sicurezza dell’occupazione e per la produttività. In funzione della creazione di un vero e proprio mercato del lavoro Ue, per migliorare la mobilità del lavoro c’è l’impegno comunitario  a rimuovere gli ostacoli giuridici e pratici che si frappongono alla libera circolazione dei lavoratori, tra cui il miglioramento della portabilità delle pensioni, il trattamento fiscale dei lavoratori transfrontalieri. “Gli Stati membri, ha dichiarato il Presidente Barroso, devono saper cogliere queste opportunità, impegnandoci insieme, possiamo farcela”. La sfida è lanciata. Auguri, Europa! (Magg....

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VIA  LIBERA  AL  PIANO  ANTI-SPREAD

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

VIA  LIBERA  AL  PIANO  ANTI-SPREAD

La Banca centrale europea a difesa dell’euro e della politica monetaria. La Banca centrale europea ha dato il via libera al piano anti-spread con acquisto illimitato sul mercato secondario di titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona. Una rete di protezione vincolata al rispetto delle riforme per stabilizzare il differenziale dei tassi di rendimento, il cosiddetto spread,  volato in alto su valori non giustificati rispetto alle reali condizioni economiche fondamentali dei Paesi di riferimento. L’obiettivo è quello di recuperare una politica monetaria con ricadute omogenee sull’economia reale nei singoli Paesi. E’ la risposta alla crisi dell’euro generata da un pericoloso blackout tra debiti sovrani, sistema bancario e prospettive economiche ma anche dagli errori di un triennio di malapolitica europea che ha spaccato l’euro trascinandolo sull’orlo di un rovinoso default. Chiaro il messaggio che il Presidente della Bce, Mario Draghi, ha lanciato in occasione della  presentazione degli interventi calmieranti sui titoli di Stato dell’area euro caduti sotto il tiro della speculazione dei mercati: “Dobbiamo difendere l’integrità della politica monetaria dell’Eurozona nella consapevolezza che l’euro è irreversibile.” Lo scudo anti-spread prevede l’acquisto di bond fino a tre anni di scadenza di quei Paesi in difficoltà (Spagna e Italia, in primis) che sottopongano a una “sorveglianza trimestrale” le loro politiche di bilancio e i relativi dati fiscali e finanziari. La liquidità creata attraverso l’acquisto dei bond sarà completamente “sterilizzata” per non alimentare l’inflazione nell’Eurozona. La Bce “drenerà” dal sistema e quindi ridurrà la massa monetaria in circolazione per un valore corrispondente a quello dei titoli acquistati. Una difesa  efficace per evitare scenari distruttivi. E’ il segnale forte che i mercati attendevano: è stata creata una “barriera credibile” contro la disgregazione della moneta unica sottraendo ai rendimenti dei titoli di Stato ogni paura legata al ritorno alle monete nazionali. Francoforte diventa dunque crocevia del futuro dell’Europa. Il destino dell’euro e quello dell’Europa economica e politica si giocherà sempre più nell’importante centro finanziario  sulle rive del fiume Meno, nei piani alti dell’ Euro Tower, sede della Banca centrale europea. Una istituzione comunitaria che dal 1999, in forza del Trattato sull’Unione europea di Maastricht, attua la politica monetaria dell’eurozona (stabilità dei prezzi e  del sistema finanziario), operando, ed è questa l’anomalia, in un deserto istituzionale in cui non esiste un ministro europeo dell’Economia responsabile della politica economica per l’Unione. Un fattore di forte criticità che ha posto la Bce nel cuore dell’eurocrisi trasformandola da “organo di supertecnici” a “cerniera” per la tenuta dell’euro e con essa della costruzione politica europea. “Faremo tutto ciò che è necessario per salvaguardare la nostra moneta”. Lo ha ribadito il Presidente Draghi il quale, per superare la diffidenza e l’ostilità della  tedesca Bundesbank, ha chiesto “grande determinazione” ai Governi per raggiungere il comune obiettivo di allentare la speculazione dei mercati. Senza la disciplina dei Paesi, la Bce non può curare durevolmente l’instabilità dell’area euro. La questione passa ora “nelle mani dei Governi” che dovranno decidere se e quando chiedere l’aiuto dei fondi europei, sottoscrivere gli impegni necessari (fiscal compact, riforme economiche, aggiustamenti accelerati dei conti pubblici) e soprattutto rispettarli, pena la sospensione dell’aiuto medesimo (“exit strategy”). La Bundesbank  sarà certamente sulla … torre di controllo per monitorare ogni operazione nel sospetto dichiarato che “la Banca centrale europea, ideata su modello di quella tedesca, si sta trasformando in una banca centrale orientata verso Sud rischiando, attraverso l’acquisto massiccio di titoli di Stato, di fare aumentare l’inflazione e di allontanarsi dal suo mandato”. Il futuro dell’euro rimane più che mai legato a una politica monetaria da perseguire con rigore e con unità d’azione, nella prospettiva di un’Europa economica e politica unita! (Sett....

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  L’ANNO HORRIBILIS DELLA MONETA UNICA

Posted by on Feb 11, 2015 in SliderHome, Sull'Europa | 0 comments

  L’ANNO HORRIBILIS DELLA MONETA UNICA

La politica monetaria della BCE e i suoi riflessi nell’eurozona    L’anno che sta per terminare verrà ricordato per gli effetti che la crisi del debito sovrano europeo ha avuto sull’euro e per il significativo indebolimento dell’economia europea. Ma sarà ricordato anche per le risposte date a questa sfida dalla Banca Centrale Europea, dai governi nazionali e dall’Unione europea. Un impegno corale per salvare la moneta unica dai rischi di un rovinoso default. L’artificiale tranquillità dei mercati antecedente la crisi aveva permesso in Europa, per lungo tempo, politiche economiche sbagliate o semplicemente incoraggiato l’inazione in paesi che avevano profondo bisogno di consolidamento di bilancio e di riforme strutturali. Con l’esplodere della crisi le debolezze di questi paesi  sono presto emerse facendo allontanare gli investitori e aumentare gli spread sovrani. Nell’area dell’euro il denaro è circolato sempre meno a causa della diffidenza fra banche di paesi diversi alimentata dal dubbio sulla sopravvivenza dell’euro. I governi dei paesi più deboli hanno risposto con politiche di consolidamento di bilancio aggravando però le prospettive di crescita dell’economia. Il che ha riproposto il problema di sempre circa la strada da seguire per ridurre il deficit e il debito con le minori conseguenze negative sul prodotto interno dei paesi. La recessione in atto ha indicato in modo univoco la soluzione: riduzione della spesa corrente e non aumento indiscriminato delle tasse! Per ….dare ossigeno a una stagnante economia a nulla son serviti i tagli dei tassi d’interesse  operati dalla BCE. Nessun beneficio per imprese e famiglie a conferma che nel sistema dell’euro si è verificata una grave frammentazione del mercato finanziario unico. I costi del finanziamento bancario sono ancora molto diversi nei vari paesi: l’accesso al mercato interbancario dell’eurozona è stato di fatto precluso a numerose banche europee con ricadute negative sui singoli mercati interni. Questa frammentazione ha causato una “polverizzazione” della politica monetaria unica. Per questo motivo, i paesi più esposti alla crisi di fiducia non hanno beneficiato dei bassi tassi di interesse e questa interruzione della trasmissione della politica monetaria europea ha messo a repentaglio la capacita della stessa BCE di assicurare la stabilità dei prezzi e di governare la moneta unica. In questo clima di incertezza è maturata la decisione di intervenire sul mercato secondario dei titoli di Stato. La Banca centrale è diventata “agente” del Fondo salva Stati per l’acquisto dei bond dei Paesi sotto speculazione: uno scudo anti-spread fortemente contestato dai “falchi del Nord”, Finlandia e Olanda. Chiaro l’intento di Francoforte: fugare i timori sul futuro dell’euro e creare un meccanismo di sostegno credibile in grado di scongiurare scenari catastrofici e ripristinare la trasmissione della politica monetaria. E’ stato fatto il primo passo in direzione di una reale integrazione. Le speculazioni dei mercati legate ai debiti sovrani di alcuni Paesi dell’Eurozona hanno messo a nudo i limiti strutturali del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, e soprattutto politico. Alla base della crisi c’è “una moneta sintetica” prodotta dall’alchimia dei trattati europei,  orfana di un’ Unione politica con un’ azione di governo autonoma rispetto ai singoli Stati. Nell’area dell’euro c’è una sola moneta e 17 politiche di bilancio non coordinate fra loro! Uno scenario in cui alcune migliaia di speculatori finanziari, americani ed europei, e qualche agenzia di rating hanno preso in ostaggio i governi in Europa. La sfida attuale è “evitare che il presente uccida il futuro”! Occorre presto definire una road map dell’integrazione politica, partendo dall’unione bancaria (o finanziaria) perché va spezzato il legame perverso fra la debolezza degli Stati sovrani e quella dei sistemi bancari che è al centro della...

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PERCHE’ IL PREMIO NOBEL ALL’UNIONE EUROPEA?

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

PERCHE’ IL PREMIO NOBEL ALL’UNIONE EUROPEA?

In oltre 60 anni ha contribuito all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa Finalmente una buona notizia per l’Europa: a Oslo, le scorse settimane,  all’Unione Europea è stato attribuito il premio Nobel per la pace 2012, “per aver contribuito in oltre 60 anni all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”.  E’ la risposta all’antieuropeismo strisciante di chi legge la storia con le lenti del nazionalismo, o ancor peggio del becero populismo! Questo premio, come ha dichiarato il Presidente della Commissione Europea Barroso, “ è il giusto riconoscimento per un progetto di unificazione portato avanti dall’Europa per il bene dei propri cittadini e del mondo intero.” E’ la dimostrazione che quanto è stato realizzato finora rappresenta un passaggio storico di grande portata. Non dobbiamo infatti dimenticare che il progetto è nato dall’Unione di nazioni che uscivano dalle rovine e dalla devastazione della Seconda Guerra mondiale. Significative le pagine di storia scritte nella ritrovata comprensione fra i popoli europei: dalla riconciliazione nel dopoguerra di due nemici storici, Francia e Germania, all’ingresso nell’Unione negli Anni 80 di Grecia, Spagna e Portogallo, Paesi recuperati alla democrazia, dalla caduta del muro di Berlino con il conseguente allargamento a Est al processo di distensione nei Balcani dopo la sanguinosa guerra nella ex Yugoslavia, con l’apertura dei negoziati con Croazia, Montenegro e Serbia. Sono dati acquisiti che soltanto l’insipienza può sottovalutare! L’Unione europea, sin da quando si chiamava Comunità europea, ha riunificato Paesi separati dalla guerra fredda basandosi su valori quali la dignità umana, la libertà, la democrazia, la giustizia, lo Strato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Grazie alla “politica dei piccoli passi”, tanto cara a uno dei suoi padri fondatori, Jean Monnet, l’Unione  in 60 anni di storia è riuscita, partendo da sei Paesi, a riunificare quasi l’intero continente europeo. Assume pertanto particolare importanza il messaggio che il Comitato per il Nobel e la comunità internazionale, con l’attribuzione del Premio, mandano all’Europa: l’Unione Europea è qualcosa di molto prezioso che dobbiamo proteggere per il bene degli europei e del mondo intero. Il lavoro dell’Ue di questi 60 anni simboleggia la fratellanza tra le nazioni. A parte il periodo di pace senza precedenti nel continente europeo, l’Unione rappresenta uno spazio in cui la libertà è di casa. Il Mercato comune per i consumatori europei è sinonimo di una scelta più ampia e di prezzi più bassi, ai cittadini ha offerto l’opportunità di viaggiare liberamente nonché di stabilirsi e di lavorare dove lo desiderano, ai giovani ha dato la possibilità di studiare all’estero,  ha consentito a 23 milioni di aziende dell’Ue di accedere a 500 milioni di consumatori e ha generato importanti investimenti esteri. Ecco perché questo Premio non è solo per il passato: è e deve essere soprattutto per il futuro. Il Premio giunto dalla Norvegia ci dice che nonostante le crepe, i fallimenti di una classe politica europea non sempre all’altezza del passato, gli anacronistici sbandamenti nazionalistici, l’Unione Europea è considerata come un’entità unitaria e indivisibile della nostra epoca. Le inadempienze che le si possono imputare, le resistenze opposte all’integrazione politica vagheggiata dai padri fondatori, non diminuiscono i suoi grandi meriti. Bisogna crederci! Il Premio Nobel certamente non farà l’Europa, ma servirà- ed è un vivo auspicio- a svegliare coscienze e...

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IL  PATTO  SALVA – EURO

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

“Unione di bilancio” per  fermare il contagio dei debiti  –  “Regola  aurea” del pareggio  –         Lo strappo della Gran Bretagna –  Il problema del rilancio dell’economia –  Europa a due velocità.  A venti anni da Maastricht, punto di partenza del progetto della moneta unica, l’Europa  è divisa come allora, senza una governance politica, senza una bussola.  Un’ Unione basata su una moneta comune ma con sovranità multiple. E questa fragilità istituzionale ha segnato l’ultimo vertice europeo di Bruxelles: sul tappeto la crisi del debito che da tempo scuote la zona euro. Una crisi che parte da lontano, proprio da Maastricht, da quel Trattato firmato nella cittadina olandese che, a supporto di una moneta unica, non ha previsto una unica gestione del bilancio pubblico dei Paesi dell’eurozona. Politica monetaria e politica di bilancio sono legate a doppio filo: una finanza pubblica  che accumuli deficit e  debiti ingenera sfiducia, “infetta” la moneta, favorisce l’inflazione. La moneta unica può funzionare solo se anche il Paese è unico, se decisioni comuni presiedono sia alla gestione della moneta che alla gestione dei bilanci pubblici. Nell’area dell’euro c’è una sola moneta e 17 politiche di bilancio non coordinate fra loro! La grande recessione economica ha fatto aumentare i deficit pubblici e ha messo a nudo il problema della moneta unica, orfana di una comune politica di bilancio espressione di una  Unione politica con un’ azione di governo autonoma rispetto ai singoli Stati. Meno sovranità e più comunità, dunque! In tale prospettiva, il Consiglio europeo di dicembre avrebbe dovuto ridisegnare l’assetto istituzionale fissato a Maastricht e recepito dal Trattato di Riforma di Lisbona del 2007.  Ma, nonostante la gravità della crisi sempre più invasiva, ancora una volta è prevalsa la politica degli interessi nazionali, con una lettura miope della storia. Nessuna riforma dei Trattati, fortemente auspicata dai mercati, ma, a causa dell’opposizione della Gran Bretagna, un accordo intergovernativo fra i Paesi dell’Ue. E’ nata l’ “Europa a due velocità” per fare ordine nella finanza pubblica europea. Sono state definite una serie di misure per  rafforzare la disciplina di bilancio, migliorare l’integrazione economica, potenziare gli aiuti finanziari generati per la crisi del debito. E’ andata in scena da parte della … perfida Albione la politica del ricatto. Per accettare la riforma dei Trattati Londra, a difesa della City, ha chiesto l’unanimità per tutte le decisioni relative ai servizi finanziari, punto dolens dell’Ue. Una condizione inaccettabile. Tuttavia, lo “strappo” con la Gran Bretagna potrebbe rivelarsi un’occasione per rinvigorire la coesione tra i Paesi della moneta unica. Il processo di unificazione politica dell’Europa si è liberato forse di un fardello pesante che più volte ha impedito di volare verso gli Stati Uniti d’Europa…. Con l’obiettivo di rassicurare i mercati sulla solidità della zona euro è stato varato il “patto fiscale europeo” con la “regola aurea” del pareggio di bilancio  da inscrivere nelle Costituzioni nazionali e la previsione di sanzioni in caso di deficit superiore al 3%.  Un salto di qualità nel monitoraggio dei conti pubblici e nel controllo reciproco fra i Paesi della zona euro. Resta l’amaro in bocca per un patto intergovernativo e non comunitario. Non è il trasferimento di sovranità dalla periferia al centro che la Germania avrebbe voluto per meglio controllare, attraverso istituzioni sovranazionali, le politiche dei singoli Stati membri,  ma è pur sempre, attraverso la convergenza di bilancio, un passo in avanti verso il ”fiscal compact”, la fiscalità compatta auspicata dal Presidente della Bce, Mario Draghi.  Un patto economico per i Paesi dell’area euro per “imbrigliare” tutti i suoi membri in una disciplina ferrea su risanamento dei conti pubblici e riforme strutturali e mettere quindi...

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