FISCO, SI VOLTA PAGINA

FISCO, SI VOLTA PAGINA

Dopo quarant’anni dall’approvazione del Testo Unico delle imposte sui redditi del 1986, il sistema
tributario si avvia verso un profondo cambiamento. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del Decreto legislativo n.117 del 19 giugno 2026 approda nel nostro ordinamento il nuovo TUIR,
applicabile dal 1° gennaio 2027, in attuazione della legge delega votata nel 2023 con l’intento di
“riordinare e coordinare l’impianto vigente semplificando la disciplina fiscale”. Il Testo unico varato
dal Governo si inserisce all’interno di un processo di riorganizzazione della materia fiscale, al pari
degli altri testi unici già pubblicati tra cui, da ultimo, il Testo unico in materia di imposta sul valore
aggiunto, e l’ultimo in corso di approvazione relativo a “adempimenti e accertamenti”
In linea con i principi e i criteri direttivi stabiliti dalla delega fiscale del 2023, il nuovo Testo unico,
previa abrogazione delle disposizioni incompatibili ovvero non più attuali, provvede alla puntuale
individuazione delle norme vigenti organizzandole per settori omogenei e al loro coordinamento
apportando le necessarie modifiche, migliorandone la coerenza giuridica, logica e sistematica.
Obiettivo è quello di rendere più organica e facilmente consultabile una normativa che, nel corso
degli anni, è stata modificata da numerosi interventi legislativi. Nessuna revisione della disciplina
tributaria, ma attraverso un processo di semplificazione la raccolta in un unico corpus delle norme
esistenti, adeguandole agli interventi normativi degli ultimi anni.
Un Testo unitario, aggiornato e più agevole da consultare. La raccolta delle norme in un unico
impianto consente di ridurre la frammentazione della disciplina e offre una base più ordinata per i
futuri interventi modificativi previsti nell’ambito della riforma fiscale. Per contribuenti, imprese e
professionisti il principale effetto è la disponibilità di un riferimento organico per l’applicazione delle
regole relative a tassazione delle persone fisiche, tassazione delle società, regimi speciali, rapporti
internazionali, imposizione minima globale. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo (nella foto),
deus ex machina della riforma, ha dichiarato: “E’ un intervento strutturale che rafforza la qualità
della nostra legislazione tributaria, un risultato che, come governo Meloni, rivendichiamo con
orgoglio, consapevoli del grande percorso avviato tre anni fa e che porteremo a compimento entro
la fine della legislatura.”
La struttura del nuovo Testo, composto da 377 articoli, è organizzata sistematizzando i vari regimi
esistenti tenuto conto, in primis, del soggetto passivo dell’imposta (persone fisiche e giuridiche) e
distinguendo le disposizioni generali da quelle speciali. In particolare, delle quattro parti di cui si
compone, la prima è dedicata alle disposizioni generali che riproducono la struttura e le norme del
previgente Tuir, nella seconda e nella terza parte sono confluite, rispettivamente, le disposizioni
speciali già contenute in altri corpi normativi e quelle in materia di fiscalità internazionale. Alle
disposizioni finali e transitorie è dedicata l’ultima parte del Testo unico.
Si volta pagina, dunque. Da tempo si avvertiva la necessità di un fisco semplificato per
fronteggiare un’inflazione legislativa che produce incertezza e confusione. Tante norme (più di
centodiecimila in vigore!) che, a volte in modo contraddittorio, regolano la stessa materia. Una
proliferazione della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della
legislazione tributaria ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della
certezza del diritto, divenuta una chimera! Tanti ostacoli sulla strada della trasparenza fiscale:
problemi interpretativi, incertezze operative e scorie burocratiche accompagnano quotidianamente
contribuenti e professionisti. Interventi spot, proroghe estemporanee, a conferma di un sistema
tributario imperfetto nei suoi meccanismi operativi, nelle sue procedure, nei suoi strumenti di
controllo. La strada è tracciata: operare in un quadro normativo chiaro e definito significa
legittimare all’interno del sistema tributario il necessario rapporto di fiducia e collaborazione tra
cittadino e fisco, cardine del vituperato “Statuto del contribuente”. Semplicità, certezza ed equità
per l’affermazione del dovere fiscale, principio sancito dall’art. 53 della Costituzione, che
costituisce il fondamento sul quale regge l’organizzazione dello Stato moderno. Una sfida di civiltà
giuridica.