CORONAVIRUS, ECONOMIA EUROPEA ALLO SBANDO
Giorni difficili per il futuro dell’Unione europea in bilico fra integrazione e disintegrazione. Lo shock economico provocato dal coronavirus ha messo impietosamente a nudo la fragilità del progetto politico vittima degli egoismi nazionali. Ventisette Paesi alla ricerca di una risposta unitaria a una crisi senza precedenti, una corsa contro il tempo per evitare, fra solidarietà e rigore, un salto nel buio. Per evitare cioè di consegnare alle future generazioni un’Europa divisa e riportare indietro nel tempo le lancette della storia. Un passaggio delicato nel faticoso processo di costruzione della comune casa europea che, per la latitanza di una illuminata leadership europea, rischia di arrestarsi dinanzi alle tensioni finanziarie del Covid-19 e ai conseguenti effetti sui sistemi economici e sociali. In particolare, i governi del Nord Europa, arroccati attorno a precisi interessi nazionali, non hanno ancora percepito il senso della catastrofe che incombe sui comuni destini europei, e in primis sulle loro stesse economie. E’ in gioco l’esistenza stessa dell’Unione europea e con essa, sotto le crescenti ingerenze extraeuropee, l’indipendenza economica dei Paesi. Se il … Titanic affonda, si affonda tutti insieme! Chiaro l’appello di Mattarella: “L’Europa capisca la gravità della minaccia, o sarà tardi.” Il pretestuoso timore della mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi dovrebbe lasciare spazio a un piano comune europeo, finanziato dagli Stati membri, gestito e garantito dalle istituzioni comunitarie, per uno scudo europeo a favore di imprese, lavoratori e famiglie. Nessun Paese potrà farcela da solo. Per l’Italia si prevede per fine anno un Pil in calo del 6%. Ogni mese di blocco delle attività produttive del Paese costa circa 160 miliardi di euro. In questo contesto, la stabilità macroeconomica verrà garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti economici. Finanziare queste spese con strumenti finanziari comuni permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali per il più basso tasso d’interesse. Una sfida epocale, espressione di lungimiranza d’azione e spirito solidaristico, per avviare l’opera di ricostruzione del tessuto economico-sociale. “Non stiamo scrivendo una pagina di un manuale di economia, stiamo scrivendo una pagina di un libro di storia”, ha dichiarato il premier Conte. Dalla recessione alla depressione il passo è breve. Per difendere posti di lavoro e capacità produttiva, secondo Mario Draghi, ex Presidente della Bce, “è necessaria una linea finanziaria espansiva, con immediati sostegni di liquidità perchè il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”, l’inerzia consegnerebbe al futuro un’economia devastata. L’Europa delle istituzioni comunitarie (Parlamento, Commissione, Bce), con i mezzi propri della politica monetaria, sta facendo la sua parte, ha mobilitato tutti gli strumenti a disposizione: dalla sospensione del Patto di stabilità allo sblocco degli aiuti di Stato, dall’accesso ai fondi non utilizzati all’acquisto illimitato dei titoli di Stato, alle nuove linee di credito nel bilancio. Manca l’Europa degli Stati (Consiglio europeo) paralizzata al suo interno dal diritto di veto dei singoli Stati a difesa dei poteri nazionali. E un’Europa così non può funzionare, si allontana sempre più dai cittadini. Non esiste un interesse dei singoli Stati (salute, ripresa economica, pax sociale) distinto da quello europeo. Situazioni eccezionali richiedono risposte eccezionali. Gli eurobond (titoli sovrani europei) o il Mes (Fondo salva Stati), senza condizionalità (riforme e austerità), potrebbero rappresentare adeguati strumenti finanziari sovranazionali per affrontare la comune emergenza. Dal prossimo Eurogruppo la decisione anti-crisi. Un’occasione per mettere al centro del dibattito la creazione di una unione fiscale di supporto a quella monetaria, non essendo più possibile operare nell’Eurozona con un’unica politica monetaria e 19 politiche fiscali nazionali. Ma la Germania, mercato finanziario per i capitali d’investimento nei bond tedeschi, e l’Olanda, paradiso fiscale delle imprese, lo...
Read MoreIL CORONAVIRUS E IL RUOLO DELL’EUROPA
Sospendere Schengen e la libera circolazione delle persone, rischi di recessione, tensioni fra stati membri e vertici comunitari: un mix esplosivo generato dal coronavirus, l’epidemia esplosa in Cina e arrivata in Europa “grazie” a un doppio focolaio tra Lombardia e Veneto. Reazioni nazionali scoordinate, trasparenza solo a macchia di leopardo e, in alcuni casi, tanta improvvisazione. Di fronte a un’epidemia globale l’Ue non ha protocolli comuni di prevenzione e sicurezza, né ha standard sanitari vincolanti e validi per tutti. Con la diffusione del contagio e il moltiplicarsi di casi accertati nel perimetro europeo, si alza con crescente… virulenza la pressione su Bruxelles per una risposta unitaria alla emergenza sanitaria. Aumenta la disinformazione sul ruolo dell’Europa. Se l’Unione europea non ha avuto una voce unica nella gestione del Covid-19 è perché non può averla. La Sanità è una prerogativa degli Stati membri, effetto del Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 che, in materia di sanità pubblica, sancisce un chiaro principio: “l’azione dell’Unione completa le politiche sanitarie nazionali, incoraggiando la cooperazione fra gli Stati membri, nel rispetto della loro organizzazione per la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica.” Il potere di azione dell’Ue in questo frangente si sviluppa in due ambiti: quello della protezione della salute, un’azione di affiancamento tecnico e finanziario a sostegno della ricerca, della prevenzione e del controllo delle malattie, e quello della protezione civile, nel quale l’Ue ha un potere di coordinamento. In particolare, l’Ue finanzia le misure preventive e di contrasto contro le minacce alla salute nei punti di ingresso (porti, aeroporti e frontiere). Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la principale agenzia europea in materia, con il supporto dell’Agenzia europea per i medicinali, svolge funzioni di direzione tecnico-sanitaria in materia di valutazione e gestione dei rischi con allineamento dei criteri diagnostici e dei dati inerenti i casi di contagio. Dallo scoppio dell’epidemia l’Ue ha stanziato fondi per un totale di 232 milioni di euro, in parte destinati all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), altri destinati alla ricerca sul virus, nonché alla realizzazione di azioni di monitoraggio e diagnosi precoce. Una prima risposta, almeno sul piano economico e geopolitico, alla crisi del coronavirus che ha causato grosse perdite sui mercati finanziari mettendo sotto pressione i sistemi economici e produttivi di molti Paesi, dall’Italia alla Francia, alla Germania, con aggravamento delle condizioni economiche di milioni di famiglie. Resta irrisolto il problema di fondo: la mancanza di una cabina di regia, di una voce politica delle istituzioni europee, di una task force con competenze trasversali capace di trattare l’impatto dell’epidemia in ogni suo aspetto. E’ ora di riscrivere le attribuzioni dell’Ue e agire con una decisione politica condivisa dei governi nazionali in favore di una maggiore responsabilità affidata alle Istituzioni comunitarie in situazioni di emergenza, per non ingenerare confusione e individuare chiaramente le responsabilità. Un coordinamento più esplicito e politicamente più visibile, pur nel rispetto delle prerogative nazionali, ridurrebbe le tentazioni di procedere in ordine sparso nell’affrontare un problema che purtroppo è comune e non conosce confini. L’emergenza sanitaria, come quella climatica, non si ferma alle frontiere. “La sanità globale, ha scritto Sabino Cassese sul Corriere, è un bene troppo importante per lasciarlo nelle sole mani degli Stati, prigionieri di risorgenti sovranismi, e dei servizi sanitari nazionali, necessari ma non sempre sufficienti.” La salute è un diritto umano fondamentale, assicurato a livello...
Read MoreMONETA ELETTRONICA, CROCE E DELIZIA
Pagamenti in contanti al via? No, stop. Il Governo nei giorni scorsi ha presentato alla Camera l’emendamento al decreto Milleproroghe che fa salve le spese effettuate in contanti dal 1° gennaio fino al 31 marzo 2020, in deroga al precedente obbligo di pagamento con mezzi tracciabili (assegni bancari o postali, carte di credito o bancomat). Tutto rinviato al 1° aprile. La moratoria di tre mesi per i bonus fiscali non tracciati è stata voluta dal Ministro dell’Economia Gualtieri per venire incontro alle richieste della Consulta dei Caf preoccupata dell’entrata in vigore delle nuove norme senza la necessaria informazione e preparazione di contribuenti e strutture. Tanta confusione, poche certezze. Anche se in ritardo, rispettate così le disposizioni dello Statuto dei diritti dei contribuenti che concede 60 giorni di tutela per adeguarsi ai nuovi adempimenti fiscali. L’obbligo della moneta elettronica per poter beneficiare delle detrazioni fiscali è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2020. Dal 1° gennaio scorso è scattato l’obbligo di uso di carte o bancomat per quasi tutte le spese detraibili dall’Irpef al 19%: interessi passivi mutui prima casa, spese scolastiche, funebri, assicurazioni rischio morte o invalidità, assistenza personale, sport bonus, trasporti pubblici, spese mediche e specialistiche effettuate privatamente, ecc. Nessun vincolo per le spese sostenute per l’acquisto di medicinali e dispostivi medici, prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche e da strutture private accreditate al SSN. Si tratta di una misura particolarmente importante per le casse dello Stato. Dall’obbligo di tracciabilità, infatti, la Legge di Bilancio ha previsto un maggior gettito pari a circa 860 milioni per il 2021 e 496 milioni per il 2022. Una volta approvato l’emendamento governativo ed entrata in vigore la legge di conversione del decreto, dal prossimo 1 aprile, per poter beneficiare delle detrazioni fiscali, bisognerà dunque pagare le spese detraibili soltanto con strumenti elettronici. La tracciabilità dei flussi finanziari, secondo quanto illustrato nella relazione tecnica al collegato fiscale, “è finalizzata al contrasto del riciclaggio dei proventi illeciti e del finanziamento occulto al terrorismo nonché alla lotta all’evasione”. Un obiettivo quest’ultimo che sarà ulteriormente rafforzato dal 1° luglio con la “lotteria degli scontrini” e con i limiti progressivi di spesa tramite denaro liquido, attualmente fissato a 3mila euro. Le nuove soglie, oltre le quali si applica il divieto al trasferimento del contante fra soggetti diversi, sono 2mila euro dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, mille euro dal 1° gennaio 2022. L’Italia sarà così fra i 12 Paesi dell’Ue che prevedono limiti di legge: molto restrittivi in Francia, Portogallo e Grecia, del tutto assenti in Germania. Decollata l’operazione “guerra al sommerso”, resta sul tappeto la domanda di fondo: lotteria degli scontrini e moneta elettronica batteranno l’evasione fiscale nel Belpaese? Oltre 211 miliardi di euro nascosti al fisco, il 12% del Pil nazionale. L’Iva rappresenta un buco di circa 34 miliardi di euro, pari al 25% dell’evasione comunitaria. Una lotta impari che, al di là di ogni fantasioso “spauracchio”, richiede l’attivazione di strumenti di contrasto più efficaci: l’incrocio delle banche dati. Ma questa è tutta un’altra storia. ...
Read MoreARRIVA IL BONUS PER IL LIFTING DEGLI EDIFICI
“Dare un volto nuovo alle città.” Il Fisco per amico: su proposta del Ministro Franceschini, la Legge di bilancio 2020 ha introdotto il “bonus facciate” per promuovere un lifting degli edifici urbani con un importante beneficio fiscale: il riconoscimento del 90% delle spese sostenute nel 2020, con detrazione ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo da scomputare nell’anno di sostenimento e in quelli successivi. Ispirato alla legge francese Malraux del 1962, il provvedimento governativo mira a incentivare gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata degli immobili ubicati nelle zone del centro storico e nelle zone di completamento. Si tratta cioè delle zone omogenee in cui il territorio comunale, in base al Piano di governo del territorio (PGT), è frazionato: zone A (“agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale”) e zone B (“parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A”). Il bonus quindi non è ammesso in alcune aree a bassa intensità di urbanizzazione. Ferme restando le agevolazioni già previste in materia edilizia e di riqualificazione energetica, sono ammessi al beneficio fiscale gli interventi di pulitura e tinteggiatura esterna sulla struttura opaca della facciata, intesa come insieme delle mura perimetrali del fabbricato, senza alcuna rilevanza dell’affaccio su strada interna, cortile e/o giardino. Limitazioni e condizioni particolari in caso di rifacimento dell’intonaco. Sono compresi nel bonus anche gli interventi su balconi o su ornamenti e fregi, con esclusione di quelli su infissi, grondaie, tubi e pluviali e impianti esterni. Le persone fisiche (Irpef) sono gli unici soggetti titolari della detrazione d’imposta che è riconosciuta ai proprietari o nudi proprietari, ai titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie), ai detentori (locatari e comodatari) dell’immobile, ai soci di cooperativa a proprietà divisa (possessori) e indivisa (detentori). Una circolare dell’Agenzia delle entrate dovrà specificare in dettaglio tipologia e modalità degli interventi, confermando, in particolare, gli immobili oggetto del bonus: solo quelli ad uso abitativo, relative pertinenze e parti comuni di edifici residenziali, con esclusione degli immobili non ad uso residenziale. L’agevolazione fiscale introdotta dalla Legge di bilancio riveste carattere temporaneo, applicabile cioè per il solo anno 2020. Da qui la necessità di conoscere al più presto quali siano esattamente le condizioni precise per il riconoscimento di questo importante beneficio fiscale, anche in considerazione della solita farraginosa procedura d’inizio lavori con comunicazioni all’ASL, all’Ufficio tecnico comunale, ecc. Il pagamento delle spese detraibili (non sono previsti limiti di spesa o di reddito) deve essere disposto mediante bonifico bancario “parlante” dal quale risultino la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita iva del soggetto destinatario del bonifico, elementi che le banche trasmetteranno all’Agenzia delle entrate per i relativi controlli. Il Centro studi dell’Ance, l’associazione dei costruttori, ha stimato in 2,8 miliardi di euro il giro d’affari innescato dal “bonus facciate”. Per il 2021, primo anno in cui si manifesteranno gli effetti finanziari sul bilancio statale, sarà di circa 112 milioni il costo complessivo per l’erario, assorbito in parte dal maggior introito di imposte versate dalle imprese del settore. L’operazione “new look” è partita, un’occasione per cancellare i segni del tempo nelle nostre città e renderle più “glamour”....
Read MoreBREXIT DAY, LONDRA ADDIO.
Dopo 47 anni di vita comunitaria, non sempre facili, è giunto il giorno dell’addio del Regno Unito dalla Unione europea. Allo scoccare della mezzanotte di oggi 31 gennaio la Manica separerà anche politicamente la Gran Bretagna dall’Europa. Fra passato e presente, la storia ci consegna due volti: quello di Sir Winston Churchill, illuminato premier britannico degli Anni Quaranta, ideatore degli Stati Uniti d’Europa (discorso all’Università di Zurigo-1946) e quello di Boris Johnson, gigionesco uomo politico del Terzo Millennio, contestato “artefice” del divorzio. Dalla lungimiranza storico-politica dello statista, Premio Nobel nel 1953, alla miopia ciarlatana dell’ex Sindaco di Londra per far rivivere, nel nome di un anacronistico sovranismo, lo “splendido isolamento della perfida Albione”. L’orologio della storia porta indietro nel tempo le lancette della ragionevolezza e dello spirito unitario dei Padri fondatori dell’Europa che, dopo i lutti e le distruzioni della seconda guerra mondiale, disegnarono per i popoli del Vecchio Continente un comune percorso di pace e di progresso, lontano dalle divisioni del passato segnate da sanguinosi nazionalismi e totalitarismi. Era l’alba di un’Europa unita, l’Europa delle comuni radici storiche e culturali, espressione degli stessi ideali e degli stessi principi di una millenaria civiltà. Bye bye London. Niente sarà come prima, il grigio fumo di Londra si avvia a ingiallire il quadro geopolitico che aveva preso forma con i colori della speranza nel secondo dopoguerra. Una brutta pagina di storia per l’Europa, una brutta eredità per le future generazioni. ...
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