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LA  TREGUA  DI  BERLINO    

Posted by on Feb 2, 2016 in Sull'Europa | 0 comments

LA  TREGUA  DI  BERLINO    

 La quiete dopo la tempesta: “Non siamo d’accordo su tutto, ma siamo uniti”. Ribadita al recente vertice di Berlino tra Matteo Renzi e Angela Merkel la volontà di difendere l’idea di Europa unita e più forte. Dopo le inedite tensioni degli ultimi tempi con i forti accenti polemici del nostro premier sulla politica comunitaria, è prevalsa la necessità di un’intesa con la Germania e con la sua leader, al di là di significative divergenze su molti temi, in particolare quello economico legato alla flessibilità sui conti pubblici e quello spinoso delle migrazioni. Un tema quest’ultimo che, con la sospensione in alcuni Paesi del Trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione, rischia di sgretolare le fondamenta dell’Europa. La crisi dei profughi e dei tanti migranti che scappano giornalmente da guerre, violenze e povertà ha mutato totalmente lo scenario europeo mettendo a nudo impietosamente la mancanza di coordinamento, oltre che di guida da parte delle istituzioni comunitarie di Bruxelles  che, operando solo sulle dinamiche economiche e finanziarie dell’Unione, alimentano il populismo degli eruroscettici a caccia di facili consensi elettorali. Un’Europa che non c’è. E il disordine sotto i cieli del Vecchio Continente è evidente: frontiere chiuse, muri e filo spinato a difesa dei confini nazionali. Un triste ritorno al passato e ai suoi tragici eventi che hanno segnato la storia del ventesimo secolo. E in questo quadro di grande incertezza Italia e Germania hanno interesse a preservare il sistema Schengen, seppure per motivi differenti. L’Italia, per evitare che chi arriva da noi sia costretto a rimanere, a causa della progressiva chiusura delle frontiere dei paesi confinanti. La Germania, per coerenza con la scelta politica dell’accoglienza dei profughi, una volta identificati al loro arrivo  in Europa.  Insieme, i due Paesi, a tutela di un’Europa solidale, potrebbero sollecitare la Commissione europea a rivedere il Trattato di Dublino e convincere i partner per una equa distribuzione dei profughi fra gli Stati membri e  proporre una polizia paneurpea per le frontiere esterne dell’Unione. Un’Europa dunque da …. ridisegnare per essere più vicina agli interessi e ai bisogni dei cittadini. E fa bene Renzi ad alzare i toni e a puntare i piedi per rivendicare all’Italia, paese fondatore dell’Unione, un ruolo non marginale ma da protagonista ascoltata per un’Europa più equilibrata, affrancata dall’anacronistico direttorio franco-tedesco. Attenzione però a battere forte i pugni in Europa! Come hanno notato molti analisti, “per contare nell’Unione, non basata pubblicare editti, distribuire critiche, denunciare contraddizioni e conflitti d’interessi altrui”. Occorre una diversa politica per azzerare l’improvvisazione e la superficialità degli ultimi trent’anni perché non ha senso mettere sotto accusa leggi e accordi comunitari regolarmente approvati! Il protagonismo non si afferma con estemporanee dichiarazioni e attacchi alla governance europea. Non si può barattare il futuro dell’Europa per una manciata di voti! Più di parole e gesti, farciti di demagogia, sarebbe più utile approfondire le modifiche  dei Trattati Ue che l’Italia intende promuovere nel 2017 in occasione del 60° anniversario dello storico Trattato di Roma. Con l’ economa che stenta a riprendere, è destinato ad inasprirsi lo stato di crisi dell’eurozona che è alle origini delle tensioni ricorrenti nei rapporti tra Commissione europea e Paesi forti da un lato, e Paesi deboli dall’altro. Una crisi che sta nello stesso trattato istitutivo dell’Unione economica e monetaria: anche in assenza di un’Unione fiscale, e quindi di quella politica, si sperava che le regole definite a Maastricht e le loro successive modificazioni, in primis il “fiscal compact” con i vincoli sul debito pubblico, avrebbero consentito ai Paesi dell’eurozona una crescita forte ed equilibrata. Ma la crisi economica e finanziaria del 2008 ha confermato...

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SPENDING REVIEW : IL BUCO NERO DELLA POLITICA ECONOMICA ITALIANA

Posted by on Dic 14, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

SPENDING REVIEW : IL BUCO NERO DELLA POLITICA ECONOMICA ITALIANA

La difficile arte del far quadrare i conti pubblici! Ne sa qualcosa il Ministro PierCarlo Padoan con la Legge di stabilità che non ha superato a Bruxelles l’esame della Commissione europea. La manovra italiana per il 2016 è “a rischio di non conformità con il Patto di stabilità per il significativo scostamento dai parametri di aggiustamento richiesti per il medio termine”. Tutto rinviato in primavera per una verifica definitiva. L’obiettivo per il 2016, nella prospettiva del raggiungimento del pareggio di bilancio, era infatti di un deficit pari all’1,8% del Pil. Per la Commissione obiettivo mancato: il deficit di bilancio sarà del 2,3%, allontanando così il prescritto equilibrio fra entrate e uscite. Fortemente censurati il taglio delle tasse sugli immobili (“più opportuna la detassazione sui fattori produttivi”) e, soprattutto, il modesto intervento sulla spesa pubblica, un annoso problema alimentato dalla colpevole inerzia della politica italiana a difesa di sprechi e ruberie di Stato. In presenza di un debito pubblico che supera i 2191 miliardi, pari al 132% del Pil, razionalizzare la spesa rappresenta un impegno di finanza pubblica non più differibile. E la spesa pubblica italiana è dannatamente elevata: nel 2015 è al 50,8% del Pil, rispetto al 47,4% della media Ue, al 43,5% della Germania. Ma il “rottamatore” Renzi ha dovuto arrendersi ai meccanismi oscuri della politica. Cestinata la revisione delle “tax expenditures” (le detrazioni e agevolazioni fiscali sfiorano le 300 voci!) con le conseguenti dimissioni di Roberto Perotti, commissario alla spending review. Dopo Giarda, Bondi, Cottarelli, richiamato in Italia dal Fondo Monetario Internazionale, anche il bocconiano Perotti ha gettato la spugna. Cambiano i Governi, cambiano premier e ministri, ma la musica rimane la stessa! In Italia tagliare la spesa pubblica resta impresa ardua. Ai documenti e ai piani di intervento sbandierati ai quattro venti, la politica -in concreto- non dà alcun seguito e il Commissario di turno, dopo gli iniziali proclami da …. “gran tagliatore”, non può fare altro che prendere atto del fallimento della sua missione per le resistenze e i veti incrociati. Viene confermata la tesi che nel momento in cui la politica riprende la supremazia nelle decisioni della cosa pubblica i tecnici, prima invocati come salvatori della patria e poi relegati in miseri ruoli… coreografici, fanno presto le valigie e lasciano delusi Palazzo Chigi. Emblematica la dichiarazione di commiato di Roberto Perotti: “In questo momento non mi sentivo molto utile”! E con Perotti escono di scena I prospettati tagli (non lineari) ai ministeri, alle partecipate, ai superstipendi dei dirigenti dell’apparato centrale e locale dello Stato: il tutto finisce nel libro che racconta la telenovela delle promesse mancate, di quello che si sarebbe potuto fare e che invece rimane impaludato nella inquietante mancanza di volontà politica. Un errore strategico perché la revisione della spesa va di pari passo con quella del fisco: se si taglia ciò che drena le risorse dal privato al pubblico, quei tagli consentono interventi sulla leva fiscale per ridare ossigeno all’economia reale. E la cancellazione della prevista riduzione per il 2016 dell’imposta sul reddito delle società (IRES) per mancanza di adeguata copertura ne è la conferma. Ma è cosa nota: alla vigilia di ogni elezione rimane in vigore “la legge del ciclo elettorale della spesa”. Il politico non tocca mai comparti sensibili di spesa quanto più si avvicina l’election day! La spending review dovrebbe invece costituire una chiara scelta programmatica finalizzata ad assicurare “moral suasion” alla politica economica perché, come ha dichiarato Perotti, “nessun Governo può chiedere sacrifici ai propri cittadini se prima non dimostra di saper dare una spallata ai privilegi più assurdi.” E’ una semplicissima questione di...

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FISCO E CONTRIBUENTE, UN DIFFICILE RAPPORTO  

Posted by on Dic 14, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

FISCO E CONTRIBUENTE, UN DIFFICILE RAPPORTO  

In arrivo il tax-day di fine anno. Una nuova incursione del Fisco nei bilanci di imprese e famiglie per ripianare conti pubblici sempre più in rosso. Per il contribuente si profila un tour de force di adempimenti e  pagamenti: acconti di imposte(IRPEF, IRES, IRAP, IVA,ecc.) e tributi locali (IMU e TASI), a conferma di un Fisco… “pigliatutto”, il socio di maggioranza occulto! In un decennio in Italia la pressione fiscale, rapporto fra gettito fiscale e PIL, è salita di quattro punti e mezzo, dal 39 al 43,5% lo scorso anno. Un aumento che tuttavia non è riuscito a fermare la crescita del debito, perché nello stesso periodo la spesa pubblica, al netto degli interessi (!), è aumentata altrettanto. Perentorio il monito della Corte dei Conti: ”Difficilmente  il sistema economico potrebbe sopportare ulteriori aumenti della pressione fiscale.” Nell’eurozona la pressione si attesta al 40% rispetto alla quale l’Italia si colloca al quarto posto, dopo Francia (47,6%), Belgio (47,2%) e Finlandia (44%). La Germania (39,4%), Paesi Bassi (37,2%) e Spagna (33,7%) sono al di sotto della media europea. Ancora più basso il prelievo in Slovacchia e Irlanda (30,2%). Su questo scenario continuano le acrobazie finanziarie di imprese e famiglie alle prese con bilanci difficili da chiudere. E al di là dell’ottimismo di Palazzo Chigi, la ripresa economica sarà lenta con previsioni di crescita che se dovessero rivelarsi errate causerebbero l’intervento della Commissione europea che ha messo “sotto osservazione” fino ad aprile l’Italia e la sua Legge di stabilità 2016, costruita largamente in deficit (2,3% del PIL). Una  ripresa economica peraltro resa ancor più difficile da un sistema fiscale poco orientato alla crescita, che non premia chi investe e chi scommette sull’innovazione e sulla ricerca. Da anni si opera in presenza di una frantumazione della legislazione tributaria, di un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio di ogni principio di diritto. Ciò di cui abbiamo bisogno è un fisco semplificato che, oltre a ridurne il più possibile il peso, sostenga la crescita, un fisco equo che renda il più difficile possibile l’evasione e l’elusione. Si richiede una radicale trasformazione del rapporto fra fisco e contribuente per stabilire un clima di reciproca fiducia. Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta, insisteva su tale aspetto etico sottolineando come ogni riforma legislativa e amministrativa rischia di avere scarso effetto qualora i cittadini non siano convinti della necessità e dell’equità dell’imposizione. Conciliare dunque gettito tributario e capacità contributiva del contribuente sarebbe una scelta di civiltà giuridica.  Emblematico il  dibattito politico sullo spinoso tema legato alla tassazione degli immobili, abitativi e strumentali, “un cantiere senza progetto”.  La tassazione sul mattone appassiona e divide politici e tecnici, coinvolgendo milioni di contribuenti. Tanti i problemi sul tappeto: cosa tassare, aliquote, deduzioni  e detrazioni,  modalità di pagamento, fiscalità locale, riforma catastale, contenzioso tributario. Secondo Confedilizia l’Italia è il Paese con la maggiore tassazione sugli immobili, con un prelievo fiscale pari al 2,2% del PIL, rispetto a una media OCSE dell’1,27%. Di tutta evidenza la necessità di rimettere ordine nel caos normativo creato in questi anni caratterizzati da innumerevoli interventi e modifiche legislative. Il vasto comparto dell’edilizia, con il relativo mercato immobiliare, paga le conseguenze di scelte non fatte, o fatte inseguendo facili logiche di cassa, prive di ogni utilità socio-economica per la collettività. Non è questa la strada per l’affermazione dei principi di civiltà giuridica con cui uno Stato moderno deve relazionarsi con i propri cittadini. Significativa a riguardo una dichiarazione di Enrico De Mita, ordinario di Diritto Tributario alla Cattolica...

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INCOGNITE E RISCHI DELLA LEGGE DI STABILITA’

Posted by on Nov 6, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

INCOGNITE E RISCHI DELLA LEGGE DI STABILITA’

L’allarme degli Enti locali – La “bocciatura” della Corte dei Conti Riflettori accesi sulla Legge di stabilità. Una manovra da 27 miliardi che rappresenta la sfida di crescita della nostra economia lungo la strada difficile del cambiamento intrapresa dal Premier Renzi. Nel rispetto dei vincoli europei e in un contesto internazionale che presenta non pochi elementi di incertezza, è una manovra dichiaratamente espansiva, a partire dalla riduzione del carico fiscale. Obiettivo prioritario è la spinta alla domanda interna: consumi delle famiglie e investimenti delle imprese, strategico per uno sviluppo sostenibile. Ma non poche sono le incognite della manovra costruita largamente in deficit grazie alla maggiore flessibilità europea “accertata” per la prolungata fase recessiva: oltre 14 miliardi e mezzo, estensibili a circa 17 nel caso venisse accordata dalla Commissione la clausola emergenza-migranti, quale riconoscimento delle spese sostenute per i flussi migratori del Mediterraneo. Risorse che anticiperebbero al 2016 il taglio dell’IRES (l’imposta delle società) dal 27,5 al 24%. Al di là dei toni duri di Renzi, la trattativa con Bruxelles si presenta non facile anche per i tagli poco coraggiosi effettuati nella spesa pubblica. Ogni clausola di flessibilità è legata infatti a un reale consolidamento dei conti pubblici. Ovvero, meno deficit, più tagli! Deludente la spending review: quantificata dal Def di aprile in 10 miliardi, rivista al ribasso in settembre, ne varrà alla fine meno di 6 miliardi. E’ l’ulteriore conferma che razionalizzare e riqualificare la spesa pubblica nel Belpaese è impresa ardua, se non impossibile, anche per i … rottamatori! La finanza allegra è dura da azzerare. Le dichiarazioni d’intento di tagli strutturali non sempre si coniugano con la reale volontà politica espressa in Parlamento. Continua così a slittare il pareggio di bilancio, e conseguentemente la riduzione del debito giunto a quota 132% del Pil! I conti pubblici dissestati costituiscono il limite strutturale della nostra economia, il problema di sempre. Un problema che va affrontato con determinazione soprattutto in una fase di crescita per evitare politiche fiscali drastiche e per uscire finalmente dalle insidie dei mercati internazionali, attraverso un quadro economico stabile e forte. Per l’alto debito pubblico resteremo ancora per lungo tempo sotto stretta sorveglianza della Commissione europea: le regole comunitarie impongono dal 2016 ai paesi, come l’Italia, con un consolidato superiore al 130% del Pil (i parametri di Maastricht prescrivevano il 60%!) di ridurre il debito di un ventesimo all’anno su tre anni. Se non si cresce, ci attendono anni difficili. Sarebbe stato dunque meno aleatorio finanziare la riduzione del prelievo fiscale e contributivo con tagli selettivi alla spesa senza rinviare al futuro nuovo deficit. L’ampliamento del disavanzo non avviene per finanziare provvedimenti per la crescita nel lungo periodo, bensì per tagliare, fra l’altro, IMU e TASI. La Legge di stabilità risolve problemi politici (consensi elettorali), non quelli economici, con vivo disappunto degli enti locali. Forte l’allarme del Presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino: “Nodi irrisolti, sistema Regioni a rischio, in dubbio i servizi fondamentali”. Bocciatura anche dalla Corte dei Conti: “La Legge di stabilità, usando al massimo gli spazi di flessibilità in deficit, riduce esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici”. Un taglio del “cuneo fiscale” , la riduzione cioè della pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, sarebbe stato più funzionale al rilancio della ripresa economica a vantaggio della competitività del made in Italy dopo gli anni bui della crisi e della recessione. Ma …. “così è, se vi...

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I GIOVANI E L’EUROPA : UNA SFIDA DA VINCERE

Posted by on Ott 8, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

I GIOVANI E L’EUROPA : UNA SFIDA DA VINCERE

“L’occupazione giovanile è una delle maggiori priorità per la Commissione europea”, ha affermato di recente Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’occupazione e gli affari sociali. I giovani europei di oggi costituiscono una generazione che vive in un contesto sociale, demografico, economico e tecnologico in rapida evoluzione. L’attuale generazione di giovani europei è la prima ad essere cresciuta in un’Europa pacifica, in gran parte priva di frontiere. Un’Europa dove i giovani possono muoversi liberamente, lavorare e apprendere più semplicemente rispetto al passato, un’Europa diversa da quella in cui sono cresciuti i loro nonni o anche i loro genitori. Il dinamismo e le prospettive del futuro dell’Europa sono nelle mani dei giovani. Sono infatti il loro talento e la loro energia e creatività che contribuiranno alla crescita del Vecchio Continente rendendolo più competitivo e l’aiuteranno a superare la crisi economica e finanziaria attuale. Si tratta di una immensa risorsa che non viene adeguatamente utilizzata e che l’Europa non può permettersi di sprecare, ma si tratta anche di un fenomeno di crisi sociale cui l’Europa deve porre fine. I tassi di disoccupazione giovanile hanno raggiunto livelli senza precedenti e molto preoccupanti attestandosi in media al 23% nell’intera Ue, con alcuni Stati in cui la disoccupazione supera il 50% nelle fasce fra i 16 e i 25 anni. Sette milioni e mezzo di giovani europei non hanno un’occupazione, né seguono un corso di studi o una formazione, con seri rischi di esclusione sociale. Sono dati allarmanti che impongono un impegno straordinario da parte dell’Europa: non ci sarà una crescita economica sostenibile se non saranno ridotte le diseguaglianze a cominciare dalla riduzione della disoccupazione giovanile. La disoccupazione giovanile ha un forte impatto sia sugli uomini che sulla società e l’economia. Se le tendenze attuali non verranno rapidamente invertite, i livelli odierni di disoccupazione giovanile rischiano di danneggiare le prospettive di occupazione a lungo termine con gravi ripercussioni per la crescita e la coesione sociale future. Oggi più che mai per trovare il lavoro sono necessarie competenze specifiche e di elevata qualità. Una migliore cooperazione nel campo dell’istruzione e della formazione contribuirà ad innalzare i livelli di competenza per ovviare agli squilibri nell’offerta e nella domanda di lavoro. Puntare su sistemi di istruzione e di formazione professionale qualificata attraverso la creazione di un quadro europeo per l’istruzione che favorisca senza difficoltà e vuoti d’azione il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro. Particolarmente interessante e ricca di prospettive è la IOG, “Iniziativa per l’occupazione giovanile”, adottata nel febbrai 2013 a Bruxelles per fronteggiare il problema giovanile: fornire un sostegno finanziario ai Paesi membri per l’attuazione nell’Unione delle misure a favore dell’occupazione giovanile. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto “Strategia Europa 2020”, una complessa e articolata azione per il futuro europeo per i giovani cittadini. Al fine di rilanciare l’economia dell’Ue, sono stati individuati alcuni obiettivi da raggiungere entro il 2020, mirati ad aumentare le opportunità di occupazione dei giovani, favorendo il loro inserimento nel mercato del lavoro, e a migliorarne la qualità dell’istruzione e della formazione. Eliminare, in particolare, gli ostacoli per gli studenti e i tirocinanti nell’Ue, aiutare i giovani a sviluppare le loro competenze per una più facile collocazione lavorativa. Adeguare l’istruzione e la formazione alle loro esigenze, incoraggiarli a utilizzare le borse di studio o la formazione all’estero, sollecitare i Paesi dell’Unione ad adottare provvedimenti per semplificare la transizione dal mondo scolastico a quello del lavoro. Ma la raccomandazione più importante inserita nel progetto “Strategia Europa 2020” è l’invito della Commissione europea rivolto agli Stati membri, alle parti sociali e alla società civile a collaborare in sinergia ai fini della realizzazione...

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