NUOVE POVERTA’, LA SFIDA DEI LIONS
Convegno a Monza nell’ambito del Lions Day – Riflessioni e proposte operative Di “nuove povertà” si è parlato al Convegno svoltosi nell’ambito del Lions Day al Museo degli Umiliati di Monza. Un fenomeno dai drammatici risvolti sociali. Sempre più in alto il tasso di insicurezza delle famiglie italiane, un’ansia collettiva generata dalla profonda crisi occupazionale. Un quadro complesso all’interno del quale c’è l’angoscia del presente, la paura del futuro. E’ la nuova povertà che avanza, quella morale! Una povertà intesa come condizione economica, ma anche come senso di insicurezza, di instabilità. Povertà, solitudine, emarginazione sono i volti della crisi economica che mettono a nudo il malessere del sistema sociale. E la crisi sta dicendo chiaramente che il meccanismo di copertura del welfare classico non è più sostenibile. Nel settore pubblico sono in grosso affanno le politiche sociali. E’ necessaria una diversa strategia: una sinergia fra pubblico e privato sociale, in primis con le Associazioni di volontariato. Unire risorse e mezzi per passare da un welfare pubblico a un welfare di comunità. Questo il tema centrale del Convegno attorno al quale si sono sviluppati gli interventi di Francesco Gallo e di Silvia Meconcelli del Comitato distrettuale “Povertà morali ed economiche” e degli altri relatori attraverso il contributo di “riflessioni ed esperienze di contrasto”. Premesso che la lotta alle nuove povertà non si risolve elargendo contributi e tamponando situazioni di emergenza e che non è più praticabile questo assistenzialismo paternalistico (“welfare redistributivo”), occorre puntare su una “solidarietà dinamica” , non una solidarietà fine a se stessa, ma generatrice di altra solidarietà verso altri bisognosi. Una profonda innovazione sociale, è l’attivazione del “principio di reciprocità”, espressione del “welfare generativo” : “non posso aiutarti senza…il tuo aiuto!” Deve cioè cambiare il modo di aiutare: non più sterili interventi privi di efficacia, ma un articolato sistema solidaristico all’interno di un’adeguata rete di protezione sociale, con azioni mirate e politiche sociali di sostegno. Francesco Gallo, a riguardo, ha ricordato il pensiero di Stefano Zamagni, già Presidente dell’Agenzia per il Terzo settore, secondo il quale “il welfare generativo è a fruizione sociale, non più individualistica, sollecita la capacità d’azione di ogni persona in difficoltà a favore di altre persone, genera valore umano da condividere”. “ Il contrasto alle povertà è una delle sfide più importanti e impegnative che i Lions stanno affrontando”, ha osservato Silvia Meconcelli, presentando il sito del Comitato distrettuale. “Negli ultimi due anni la nostra attenzione si è particolarmente rivolta alle nuove povertà, quelle che si sono rese più evidenti per effetto delle difficoltà economiche e forse anche delle povertà morali che sperimentiamo in questi anni.” Ma la strada per arrivare a una soluzione del problema non è facile. Lo ha evidenziato con estrema chiarezza Cherubina Bertola, vice sindaco e Assessore alle Politiche sociali del Comune di Monza, con un passato di lungo corso di Assistente sociale. “Il prolungarsi della crisi con le diffuse difficoltà economiche rende difficile la realizzazione del principio di reciprocità che presuppone situazioni personali tranquille e non precarie. Oggi il rischio di una guerra fra poveri è assolutamente concreto!” Molto realista la relatrice sul concetto di “rete”: una metodologia che implica una precisa e approfondita consapevolezza della propria titolarità e che richiede professionalità e competenza tecnica, e non improvvisazione.” Messaggio finale del Convegno: pubblica amministrazione e mondo del volontariato devono poter condividere un progetto sociale a favore dei nuovi poveri, nel rispetto dei ruoli e senza confusione, per dare a ogni Uomo i mezzi per diventare soggetto autonomo e protagonista della propria...
Read MoreCULTURA E IMPEGNO CIVICO PER IL LIONISMO DEL FUTURO
Partecipare concretamente al processo di crescita socio-culturale della società per realizzare la nostra mission e far crescere l’Associazione – L’obiettivo della “cittadinanza umanitaria attiva” Con la celebrazione del Congresso nazionale di Bologna un altro anno lionistico volge al termine. Fra luci e ombre, il lionismo italiano, fortemente impegnato a Expo Milano 2015, è sempre più proiettato verso il 2017, l’anno del centenario. Uno storico appuntamento per confermare l’attualità del messaggio di solidarietà e fratellanza universale di Melvin Jones. Ma, al di là di qualche mediocre rappresentazione personalistica che alcuni ne fanno, quale lionismo ci attende per il futuro? Negli auspici personali, non è quello che, parlando di “cambiamento”, è stato disegnato di recente sulle pagine della rivista nazionale LION. Incomprensibile infatti l’intervento relativo alla mission del lionismo, alla centralità sociale del suo ruolo nella promozione del bene civico. Con buona dose di saccenteria e di provincialismo, qualcuno ritiene che l’Associazione torna a crescere perché “non è più un’Associazione di elite di censo e di cultura”. Abbiamo così appreso che fare opinione, suscitare dibattiti, promuovere sul territorio un lionismo di proposta e di mediazione sociale fra i bisogni della collettività e le pubbliche istituzioni non significa “servire”, non significa “prendere attivo interesse al bene civico, culturale e sociale della comunità”! La “cittadinanza umanitaria attiva”, attuazione del principio costituzionale della “sussidiarietà orizzontale”, per la quale tanto ci stiamo battendo, è da rottamare. Deludente! Questa è una lettura di un lionismo lontano da ogni processo di crescita socio-culturale, un lionismo che non consente di percepire il futuro, privo cioè di una sua identità. Con buona pace dei service d’opinione di rilevanza nazionale!… Non si può infatti languire inoperosi distaccati da ciò che ci circonda senza renderci complici del dissolvimento dei migliori valori storici e culturali, etici e morali, religiosi o più semplicemente spirituali. La nostra presenza nella società non anodina ma critica, e al contempo propositiva, deve assurgere ad elemento di ammonimento, di risveglio, punto di convergenza di chi intende ancora lottare per gli ideali di giustizia, libertà, moralità e solidarietà. Il declino della società, la sua deriva etica coincide con l’abbandono di quegli elementi caratterizzanti che hanno segnato nel tempo il cammino dei popoli, il loro sviluppo. E in un’epoca caratterizzata dalla profonda crisi dei valori, da un crescente nichilismo culturale e da un diffuso disimpegno sociale, la società contemporanea ha bisogno dei lions quali opinion leaders del futuro, se non opinion makers, suscitatori di bisogni che la classe politica dovrebbe poi soddisfare. Agire cioè come protagonisti e non come anonime comparse sociali al servizio di altri! Aprirsi alla società civile con le nostre professionalità per far giungere la peculiarità del nostro impegno di operatori socio-culturali, di “leader globali nella comunità”. La nuova frontiera del lionismo passa per una diversa cultura del servire. “Così facendo, secondo l’illuminato pensiero del compianto Osvaldo De Tullio espresso al Forum europeo del 1978 in Spagna, i Lions si renderebbero effettivamente benemeriti della civiltà e del progresso e contribuirebbero in maniera concreta alla diffusione dei principi e degli scopi del lionismo. Tutto ciò presuppone e richiede non un interesse passivo e inerte, ma un comportamento attivo, con conseguenze sulle realtà sociali in ogni direzione possibile per ottenere che gli scopi del lionismo ricevano la massima attuazione”. Il PDG De Tullio, Uomo di profonda cultura, sollecitava dunque per il lionismo l’assunzione del ruolo di movimento di opinione, ruolo dal quale sono poi scaturite le configurazioni di movimento di proposta, di pressione, di cittadinanza umanitaria. Una tesi programmatica magnificamente elaborata dal PID Ermanno Bocchini e che rappresenta la bandiera del lionismo italiano. Con il “pessimismo della ragione (in...
Read MoreIL FUTURO DELL’ EUROZONA FRA INCOGNITE E INCERTEZZE
La governance politica per superare logiche ed egoismi di Stato. La crisi greca e il rilancio monetario della BCE con il “quantitative easing” – La sconfitta dell’ antieuropeismo Stagnazione economica, euro e crisi greca: i termini di una vicenda attorno ai quali gira il futuro dell’eurozona. Un futuro ancora denso di incognite e incertezze denunciato di recente dall’agenzia di rating Fitch secondo la quale il maggior rischio per la stabilità dell’economia globale non viene né dal rallentamento delle economie emergenti né dalla svolta nella politica monetaria della Fed ma da una nuova crisi dell’eurozona. E non sarà più possibile continuare a costruire ricchezza economica sul debito invece che su un’economia di produzione. In realtà, segnali positivi di ripresa in Europa si sono registrati dopo l’intervento della Banca centrale di Francoforte con il “quantitative easing” firmato Mario Draghi: un rilancio monetario per arginare una pericolosa deflazione attraverso l’iniezione sui mercati di un’importante quantità di moneta con la conseguente ulteriore caduta dei tassi d’interesse, il riallineamento dell’euro al dollaro e aumento delle esportazioni europee. Oltre a nuovo ossigeno per le Borse. E proprio grazie a questa tanto denigrata e osteggiata Europa si può finalmente sperare di uscire dalla crisi. Grazie cioè all’azione dell’unica istituzione federale di cui l’Unione è dotata, a conferma della necessità di una governance politica dell’Unione in grado di impedire lo scontro tra opposte logiche nazionali che collidono con quelle europee. La governance dell’eurozona infatti si dimostra di fatto irrealizzabile più che per ragioni economico-finanziarie per ragioni istituzionali. Si stanno pagando gli errori del compromesso di Maastricht del 1991 per il varo della moneta unica: centralizzare la politica monetaria, come volevano i tedeschi, e decentralizzare la politica economica, finanziaria, di bilancio, come volevano i francesi. Ovvero: una moneta comune e una pluralità di politiche economiche nazionali, divenute nel tempo ostaggio della politica di austerity del Paese più grande ed economicamente più forte, la Germania. E l’egoismo (o miopia politico-economica?) di Berlino non paga, serve solo ad alimentare un pericoloso antieuropeismo peraltro clamorosamente sconfitto in Francia e in Spagna in occasione delle ultime consultazioni elettorali. Non è riuscito infatti il progetto dei partiti populisti di far “implodere” l’Europa. Le elezioni francesi e spagnole hanno invece dato una spinta di rinascita alla coscienza di una politica europea. Quella politica che prima che iniziasse la crisi economica aveva cestinato i valori democratici fondamentali che tengono insieme gli Stati: solidarietà, libertà e diritti civili per tutti, prima fra tutti quelli sociali, evitando le brutali disuguaglianze che invece si sono nel tempo create. L’auspicabile cambiamento della politica di austerità, causa di profonda stagnazione economica, potrebbe attivare un circolo virtuoso: consumi, investimenti, produzione, occupazione. A condizione, come ha raccomandato Mario Draghi, che si concretizzino le riforme strutturali per la modernizzazione del sistema-Europa. Ma per il rilancio dell’eurozona il problema di fondo rimane quello di affiancare all’unione monetaria un’unione economica e politica per una integrazione molto più profonda e strutturata di quella raggiunta finora, capace di ricucire strappi, divergenze, interessi di parte. E questo, ovviamente, dopo aver risolto il “pasticcio greco”, fra un’Eurozona che pretende il massimo e la Grecia che spera di dare il minimo in cambio degli aiuti di cui ha disperato bisogno per il suo futuro, e quindi per quello della stessa Europa. Ma a Berlino o a Bruxelles ci sono leader capaci di porsi all’avanguardia invece che al traino delle loro democrazie...
Read MoreIL LIONISMO DEL CENTENARIO FRA LUCI E OMBRE
Viaggio alla …. riscoperta del nostro essere Lions Da tempo è in corso un dibattito sul futuro della nostra Associazione a quasi cento anni dalla sua costituzione. La rivista LION ha lanciato un’ inchiesta sul “Lionismo del centenario”. Un’indagine conoscitiva sulle luci e sulle … ombre della nostra Associazione. Da più parti, pur nella condivisione degli scopi del lionismo, vengono sollevati dubbi e riserve sulla sua penetrazione in una realtà sociale in continua evoluzione. Qualcuno parla di “scricchiolio del Lionismo”, di “Lionismo ingessato, in via di estinzione”. Ma Il Lionismo, in quanto portatore e interprete di valori senza tempo e senza frontiere, è più che mai vivo e attuale! Scopi ed etica lionistica trovano conforto e conferma nella quotidianità. Non è il Lionismo a rischio di “estinzione”, ma è la rappresentazione che alcuni ne fanno a renderlo obsoleto, un misero …. vuoto a perdere! E’ l’azione di certi lions, di certa mediocrità etico-culturale a fare “scricchiolare” il Lionismo. Egocentrismo, saccenteria, opportunismo e ipocrisia: sono questi i “mali oscuri” che si annidano nella nostra Associazione e che hanno cancellato la nostra identità di Lions. Si confonde spesso autorevolezza con autoritarismo, rincorrendo attraverso il Lionismo improbabili riscatti sociali! Una povertà morale e culturale che causa nei Club un diffuso disagio, un inquietante analfabetismo emotivo che non consente di percepire il futuro e …. distrugge il presente! La retention a danno dell’extention. Il Lionismo vive di sincero spirito di servizio, di lealtà, di amicizia. E non di personalismi, di cospirazioni e di misere rappresaglie giustizialiste! Rispetto, dignità e coerenza sono finite nel …. cestino della coscienza! Essere Lions è una scelta di vita che implica un impegno costante. Intelligenza, sobrietà e umiltà d’azione dovrebbero guidare una leadership responsabile per far crescere, in un sereno confronto di idee e opinioni, l’orgoglio dell’appartenenza. Non ci sono concesse ambiguità. Non possiamo languire inoperosi nel nostro individualismo e nel malcelato arrivismo personale ignorando la deriva dei valori in atto. La nostra presenza non anodina ma critica nel contesto sociale deve essere elemento di ammonimento per l’affermazione degli ideali di giustizia, moralità e solidarietà. Ma questa missione implica una fedele testimonianza del Lionismo e dei suoi principi fondanti. La “cultura del servire” che è nel nostro DNA, illuminata dalla nostra etica, deve rappresentare la stella polare per operare nella società per un Lionismo in mezzo alla gente, a sostegno dell’azione pubblica per la promozione socio-culturale della comunità. Facciamo sentire la nostra voce, ma soprattutto diamo voce ai bisogni della gente. E smettiamola di alimentare il nostro ego! Smettiamola di parlarci addosso!… La nostra credibilità si deve coniugare con la qualità della nostra azione, con la visibilità dei service. Service di ampio respiro sociale e non rappresentazioni da avanspettacolo con …. nani e ballerine, burattinai e imbonitori! Di fronte al disinteresse del mercato ad occuparsi di sociale, di fronte alla riduzione di risorse pubbliche il Lionismo, punta di diamante nel variegato mondo dell’associazionismo e del volontariato, dovrà rappresentare l’architrave imprescindibile di un nuovo sistema di relazioni sociali. Lions illuminati per un Lionismo che dovrà bandire improvvisazione, polverizzazione dei service e ogni sterile conflittualità al suo interno. Un Lionismo di proposta sociale in grado di intercettare i bisogni della gente, essere interlocutore privilegiato dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale. E’ alla società civile che dobbiamo aprirci per far giungere la peculiarità della nostra azione, per testimoniare la centralità sociale del nostro ruolo di Lions. Occorre però trovare il coraggio di dire basta alla estemporaneità, al vuoto programmatico, alla desertificazione culturale, alla strumentalizzazione del nostro essere Lions. Occorre emarginare i falsi paladini del Lionismo per recuperare l’elitarietà di un tempo,...
Read MoreSTRAGI DEL SABATO SERA : COME PREVENIRE LUTTI E DOLORI
Convegno organizzato a Varese in collaborazione con il Sindacato autonomo di Polizia e il Comune di Varese – L’alcol il killer del weekend – Gli effetti di un drammatico fenomeno sociale. “Le Stragi del sabato sera. Una maggiore educazione stradale a tutela della vita” è stato il tema del Convegno organizzato a Varese, presso la Sala Montanari, sabato 8 ottobre, dal Distretto Lions 108 Ib1 in collaborazione con il L.C. Lonate Pozzolo-Brughiera, il Sindacato autonomo di Polizia e il Comune di Varese. Un tema, nella sua drammaticità, di rilevante interesse sociale. Una cronaca senza fine, un bollettino continuo di morti sulle strade: tanti ragazzi e ragazze che, nel cuore della notte, andando incontro a un assurdo destino, spezzano tragicamente la loro vita lasciando nel dolore profondo i propri genitori, derubati di sogni e speranze. E una vita spezzata in giovane età è un problema sul quale interrogarsi, che riguarda cioè l’intera società. Da angolature diverse lo hanno fatto i relatori nel corso del Convegno, analizzando -dopo il saluto del Sindaco di Varese Fontana- cause ed effetti del drammatico fenomeno sociale. Nell’aridità delle cifre fornite è emersa una realtà impressionante, fatta di lutti e disperazione. E’ stato Giovanni Di Salvio, Dirigente del Compartimento della Polizia stradale della Lombardia, parlando della mortalità stradale in generale, a comunicare i dati più tragici, elaborati su base nazionale: nel periodo 2001-2009 sono stati rilevati in Italia 216.734 incidenti, i feriti oltre 3 milioni di cui il 25% con lesioni permanenti, le vittime 52.341! “E’ scomparsa una città di provincia!…” Non meno significativi i dati riferiti alla Provincia di Varese, a tutto agosto di quest’anno, illustrati da Francesco Coppolino, Segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia: 500 sinistri stradali di cui il 46,5% con solo danni materiali, il 53% con lesioni, due vittime, 16 persone denunciate all’Autorità giudiziaria per guida con tasso alcolemico superiore a quello consentito dello 0,5%. Ben 2247 sono state le visite mediche effettuate dalla Commissione varesina dell’ASL per il rinnovo e la revisione delle patenti in seguito a sospensioni per abuso di alcol. E gli incidenti stradali causati da consumo di alcol sono la prima causa della mortalità giovanile. Lo ha evidenziato nel suo intervento Antonio Laurenzano, responsabile delle relazioni esterne del Distretto, che ha analizzato le motivazioni di fondo dello sballo da alcol del sabato sera per scoprire la molla che spinge il giovane verso un pauroso salto nel buio. Tre tipologie di alcolismo, tutte riconducibili al forte disagio giovanile presente nella odierna società: l’alcolismo come modalità di integrazione nel mondo degli adulti (effetto trasgressione), l’alcolismo come auto-medicazione (medicina per il malessere interiore), l’alcolismo come risposta irrazionale alle difficoltà di affrontare il rapporto con la vita (fuga dalla realtà). Una fragilità psicologica dei ragazzi dietro la quale si nasconde la polverizzazione della cellula primaria della società, la famiglia. “La famiglia privata del suo ruolo di formazione educativa, ha osservato il relatore, costituisce fattore negativo della problematica giovanile e una famiglia divenuta invisibile non aiuta il giovane a capire il valore della vita”. E don Giorgio Spada, Cappellano della Polizia di Stato, ha aggiunto: “Il giovane deve essere recuperato prima che sia tardi attraverso un percorso di responsabilizzazione sociale, fatto di stimoli e interessi”. E nella famiglia, in sinergia con la scuola, “per un’alleanza educativa”, che va condotta un’azione di educazione alla legalità, per far coniugare ai giovani la libertà con il senso del dovere. “A Varese, ha ricordato l’Assessore alla sicurezza del Comune, Carlo Piatti, sviluppiamo da anni, nelle Scuole elementari, un progetto di educazione alla sicurezza stradale che vede mille bambini e le loro insegnanti impegnati in un ciclo...
Read More



Commenti recenti