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RIAFFERMARE IL COMUNE SENSO DEL DOVERE E RECUPERARE RIGORE E MORALITA’

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

RIAFFERMARE IL COMUNE SENSO DEL DOVERE E RECUPERARE RIGORE E MORALITA’

Intervista a Corrado Sforza Fogliani Presidente nazionale di Confedilizia Presentato a Piacenza il libro “Il diritto, la proprietà, la banca” Organizzata dalla IV Circoscrizione del Distretto 108 Ib3, si è svolta a Piacenza, nella settecentesca Villa “Volta del Vescovo”, la presentazione del libro “Il diritto, la proprietà, la banca”, Spirali Editore, di Corrado Sforza Fogliani, presidente nazionale di Confedelizia. Alla serata, condotta dal Presidente della circoscrizione Claudio Tagliaferri, hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei Governatori, Rocco Tatangelo, il Governatore del Distretto 108 Ib3, Giancarlo Tagliaferri e oltre duecento soci dei dodici lions club della circoscrizione piacentina. A Corrado Sforza Fogliani, allievo di Luigi Einaudi, abbiamo posto, nel corso della serata, alcune domande sui temi più importanti trattati nel libro. La mancanza di certezza dell’ordinamento tributario italiano è causa di un crescente contenzioso tributario: diventa sempre più difficile il rapporto tra fisco e contribuente. Quali le cause e i possibili rimedi? “Da anni subiamo una ipertrofia legislativa che non conosce limiti. La mancanza di certezza della legge tributaria intesa come prevedibilità delle conseguenze giuridiche e fiscali è divenuta ormai una costante. Siamo in presenza di una frantumazione della legislazione tributaria, di un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge. Il nostro ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità e dall’arbitrio per questioni di cassa, occorre invece meno improvvisazione e più rigore da parte del Legislatore”. Cosa pensa dello Statuto del contribuente salutato nel 2000 come un “patto di civiltà giuridica”, volto a dare chiarezza e trasparenza alle disposizioni tributarie? Molti principi restano del tutto astratti senza alcun effetto giuridico. “Lo Statuto sconta un peccato originale: l’essere stato approvato con legge ordinaria senza alcuna valenza di carattere costituzionale, consentendo in tal modo pericolose fughe in avanti. Non a caso, lo scorso maggio, la Corte dei Conti ha censurato l’azione del Legislatore muovendo una serie di rilievi soprattutto sulla violazione del divieto di retroattività della norma tributaria”. In qualità di Presidente della Confedilizia, Lei è spesso intervenuto, anche sulla stampa nazionale, a “difesa della proprietà come condizione della libertà e della democrazia, concetti indissolubili l’uno dall’altro”. Qual è il Suo pensiero sul disegno di legge del Governo Prodi sulla trasformazione del catasto immobiliare da reddituale in patrimoniale, costruito cioè sulla base del valore degli immobili e non sul loro effettivo reddito? “E’ questa la grande paura che incombe sulla proprietà edilizia: mettere a regime un catasto truffa, senza alcun legame con il territorio, ispirato da una evidente logica anti-proprietaria, perché tutte le imposte di natura patrimoniale, come l’ICI, sono inevitabilmente espropriative. Per combattere l’impunità patrimoniale ed eliminare le sperequazioni sarebbe sufficiente attivare la revisione dei classamenti delle singole unità immobiliari. Non c’è alcuna valida ragione di censire la proprietà edilizia sulla base di coefficienti costruiti arbitrariamente per la solita questione di gettito, senza una verifica oggettiva in termini di redditività.” La fiscalità sugli immobili, per effetto anche della manovra Visco-Bersani del luglio 2006, secondo la stampa specializzata, è giunta a livelli di guardia. Non c’è il rischio di paralizzare il mercato immobiliare già in difficoltà per l’aumento dei tassi bancari d’interesse e, più in generale, della crisi economica delle famiglie? “La fiscalità immobiliare avrebbe bisogno di interventi decisi, in termini di riduzione del peso delle imposte e di semplificazione del quadro normativo. Vi sono due misure che si presentano particolarmente urgenti da adottare: la prima è l’introduzione della cosiddetta cedolare secca sugli affitti del 20% al fine di rilanciare il mercato delle locazioni, l’altra è quella della eliminazione dell’ICI , un’imposta patrimoniale inserita in...

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I LIONS CONTRO LA FAME NEL MONDO. IL PROGRAMMA ALIMENTARE MONDIALE DELLE NAZIONI UNITE

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

Intervista alla Coordinatrice nazionale Catherine Dickehage “I Lions contro la fame nel mondo” è stato il service nazionale per il biennio 2008-2010 votato a Caorle, all’ultimo Congresso nazionale. Il service mira a dare un futuro alle gestanti e ai bambini dello Sri Lanka. L’obiettivo, in particolare, è quello di assicurare cibo alle donne gravide e ai bambini dai 6 ai 58 mesi di vita attraverso la costruzione di una fabbrica che creerà posti di lavoro e produrrà “thriposha”, preziosa miscela di frumento, soia e latte per sfamare 120.000 bambini e 55.000 donne nelle zone rurali di Kandy, Nuvara, Polannaruwa e Matale. Un progetto umanitario che si concretizzerà grazie alla partnership tra i Lions italiani e i Lions dello Sri Lanka (13 mila soci, divisi in 6 distretti), in stretta collaborazione con il PAM. Dal suo quartier generale di Roma, il Programma Alimentare Mondiale (PAM), braccio operativo delle Nazioni Unite, invia aiuti alimentari ovunque si verifichi una crisi umanitaria. Alcuni dati possono essere utili per dare le dimensioni del suo intervento globale nel mondo: nel 2007 sono stati circa 86 milioni le persone che hanno beneficiato degli aiuti alimentari del PAM per una distribuzione totale di circa 3.3 milioni di tonnellate di cibo. I bambini assistiti sono stati 53.6 milioni! 2816 le organizzazioni non governative partner del PAM. Numeri impressionanti alla base dei quali c’è l’efficienza organizzativa e una concreta operatività, con costi di gestione del “programma” ridotti all’essenziale: solo il 7% delle somme raccolte! Per saperne di più abbiamo posto alcune domande a Catherine Dickehage, brillante coordinatrice nazionale del Comitato italiano, che da anni ne segue i progetti e le attività di promozione e raccolta fondi. In concreto, il PAM cosa fa? “Due sono i settori chiave di intervento. Da un lato si occupa di dare una risposta, rapida ed efficace, alle emergenze, sia quelle di origine naturale – dalle inondazioni ai terremoti alla siccita’ come in Myanmar, Pakistan e Kenya per citarne alcuni – sia quelle causate dall’uomo e dunque guerre, di bassa e alta intensita’, che causano emergenze immediate ma anche croniche, come in Darfur, Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo. Il secondo settore chiave di intervento e’ lo sviluppo. Il cibo, in questi casi, diventa uno strumento attraverso il quale costruire percorsi di autonomia e autosostentamento : cibo in cambio di lavoro e di frequenza scolastica. Si fornisce cioè assistenza alimentare per avere manodopera per la costruzione o ricostruzione di infrastrutture o per consentire la frequenza scolastica a milioni di bambini altrimenti esclusi da qualsiasi percorso formativo.” Quali sono i mezzi di cui il PAM dispone per fronteggiare questo drammatico problema? “Negli 80 paesi in cui opera attraverso l’ausilio di circa 9000 funzionari, il PAM gestisce e coordina una poderosissima macchina logistica che consente di raggiungere ogni angolo remoto del pianeta in tempi estremamente rapidi. Ogni catastrofe naturale o ogni conflitto che generi la necessita’ di assistenza alimentare chiama in causa il PAM ovunque si verifichi. In ogni situazione il PAM deve riuscire a raggiungere la popolazione civile in difficolta’. E’ per questo che si avvale non solo di una flotta di navi, aerei e camion ma non esita a mettere in campo zattere, elefanti, muli qualora le aree colpite siano irraggiungibili in altro modo. Portare cibo e’ la missione, farlo arrivare in tempo e’ la priorita’, garantire che sfami chi ha bisogno e’ il dovere!” Ma sarà possibile vincere la lotta contro la fame nel mondo? Quasi una sfida epocale! “Purtroppo la lotta contro la fame nel mondo e’ lontano dall’essere vinta. Nonostante le Nazioni Unite l’abbiano posta al primo posto degli obiettivi del Millennio da...

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OPERARE PER RENDERE LA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA Cause ed effetti della crisi economica – Il ruolo dell’ Europa – La svolta istituzionale

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

OPERARE PER RENDERE LA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA Cause ed effetti della crisi economica – Il ruolo dell’ Europa – La svolta istituzionale

Intervista a Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di successo. “Si è persa la capacità di comprendere le reali condizioni di vita di chi vive da tempo in una situazione di diffusa precarietà. Occorre reagire! Recuperare la nostra identità nazionale, il nostro passato, la nostra cultura riaffermando la centralità della politica per una dimensione nuova della società”. Con questa dichiarazione, Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di successo, ha introdotto il suo intervento a Varese, ospite di alcuni Club della Città Giardino. Gli abbiamo rivolto alcune domande. -Nel Suo ultimo libro “DIO, PATRIA E FAMIGLIA”, Lei affronta il tema della deriva etica della società contemporanea, analizzando -fra passione e ragione- la disgregazione dei suoi valori fondamentali, valori non negoziabili. Si potrà davvero superare l’analfabetismo emotivo e scacciare, soprattutto nei giovani, quell’ospite inquietante che il filosofo Umberto Galimberti ha definito “nichilismo”? Non so se si potrà superare e debellare l’analfabetismo emotivo e il nichilismo diffuso, e se dovessi fare una previsione direi che sarà assai difficile. Nondimeno bisogna provare, perchè è giusto, anzi necessario farlo, per rendere la vita degna di essere vissuta, e avendo davanti a sé una duplice prospettiva: nella peggiore delle ipotesi adoperandoci per superare questo degrado avremo reso migliori noi stessi e coloro che sono più strettamente vicini a noi; nella migliore delle ipotesi avremo concorso a rianimare una svolta spirituale e culturale, civile e sociale, prima che politica. -La crisi economica originata nel 2008 negli Stati Uniti con la finanza speculativa si è poi propagata nel Vecchio Continente minando alla base il difficile processo di integrazione politica. Quale futuro attende l’Europa: un’Europa dei popoli, come la disegnarono i suoi Padri fondatori o un’Europa dei mercanti? Continuo a sostenere che la radice della crisi economica in atto non sia di natura economica e se vogliamo davvero affrontarla dobbiamo risalire a quella scelta pre-economica che la sostanzia. Di conseguenza, occorre avere il coraggio, sì rivoluzionario, di rovesciare la tavola dei valori dominanti e dire che l’economia non può dirigere il nostro destino, e l’economia finanziaria in modo particolare. Che l’economia, come la tecnologia, è uno straordinario mezzo ma non può diventare uno scopo. E che se si tratta di scegliere tra l’assetto contabile degli stati e la vita reale dei popoli bisogna optare per i popoli. -In un passaggio di un Suo articolo su Libero Lei scrive “quest’epoca odora troppo di morte e di declino, canta e balla sul ciglio del burrone, avverte di essere a un passo dal paradiso e a due dall’inferno”. E’ possibile alimentare l’ottimismo e non il pessimismo della ragione per un nuovo modello di sviluppo socio-culturale? Ho due convinzioni che servono a bilanciare l’inevitabile pessimismo a cui ci induce la situazione. La prima è che altre epoche hanno vissuto la stessa percezione di essere sull’orlo di una catastrofe o hanno avuto la sventura di vivere dentro la burrasca, di una guerra, di una carestia, della peste o di un’invasione… Non abbiamo il privilegio di vivere alla fine del mondo, il mondo finisce e si rigenera di continuo… La seconda è che confido nella realtà, nella forza delle cose, nell’impulso naturale (e per chi crede soprannaturale) che regola la vita e penso che alla lunga il vuoto sarà riempito, E noi dobbiamo adoperarci per riempirlo al meglio o per evitare che si riempia in senso deteriore. -In un recente intervento, commentando l’immobilismo politico nazionale, ha dichiarato: “Altro che legge di stabilità, in Italia vige la legge di staticità senza stabilità!”. Un’espressione che la dice lunga sull’attuale momento politico del Paese, con fibrillazioni quotidiane nella maggioranza di Governo. Come si esce da questa situazione? Collasso o...

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I LIONS? UN ESEMPIO DA SEGUIRE! “UNA SOLLECITAZIONE ALL’ IMPEGNO VALIDA PER TUTTI”

Posted by on Apr 7, 2015 in La nostra Società | 0 comments

I  LIONS?  UN  ESEMPIO  DA  SEGUIRE! “UNA  SOLLECITAZIONE  ALL’ IMPEGNO  VALIDA  PER  TUTTI”

Intervista al Vescovo di Como Mons. Diego Coletti: “La pace non è un sogno, non è un’utopia, è possibile costruirla sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla equità sociale” – Il ruolo della partecipazione a una cittadinanza attiva e solidale per un nuovo modello di sviluppo – Il rispetto della dignità dell’uomo e non la ricerca del rendimento: “ci vuole il coraggio della giustizia!”. Che ci fa il Vescovo con un palloncino Lions in mano, in piazza Duomo a Como? Se lo sono chiesti in tanti dopo aver visto la foto di Mons. Diego Coletti, Vescovo della Diocesi lariana dal 2007, pubblicata su Vitalions di maggio. Dopo lo stupore nel commentare la foto-notizia, abbiamo voluto approfondire la vicenda, grazie ai buoni servigi di Carlo Bertani, past president del Como Host. Attraverso l’intervista gentilmente concessa, cerchiamo di scoprire il “personaggio”, un vero precursore della Chiesa di Papa Francesco, che affronta il suo magistero in modo estremamente concreto, una guida spirituale che non disdegna di incontrare i giovani nella … birreria più grande della città per essere uno di loro, capirne problemi e aspettative, confrontarsi con il loro linguaggio e il loro mondo. Una persona davvero speciale! –Costruire una vera cultura di pace è una necessità storica avvertita dall’umanità. L’intolleranza etnica e religiosa, in alcune regioni del mondo, sta portando l’uomo alla sua distruzione. Il dialogo interreligioso e interculturale può essere l’antidoto allo scontro di civiltà? È possibile recuperare un rapporto fra popoli e civiltà a prescindere da razza, religione, colore della pelle? La domanda è molto ampia e affronta temi complessi, relativi a problemi rispetto ai quali da decenni è in corso un confronto “multidisciplinare”, che coinvolge il livello religioso, ma anche l’ambito politico internazionale. Un dibattito dinamico che però, purtroppo, non ha ancora portato a risposte adeguate. A mio avviso, a mancare, è soprattutto l’atteggiamento giusto: ovvero la disposizione a lasciarsi convertire e ad aprire il proprio cuore a un radicato senso di fraternità. Queste aperture interessano sicuramente l’aspetto spirituale, ma, vissute e realizzate intensamente – tanto da arrivare a trasformarci in “uomini e donne di buona volontà” – hanno ricadute positive anche su società civile, economia, mondo del lavoro, amministrazione della “cosa pubblica” a tutti i livelli, modo di vivere e confessare ciascuno la propria fede. Se i miei occhi, nell’altro, non vedono un nemico ma un fratello, mi apro al dialogo e al rispetto, sebbene ci differenzino lingua, cultura, religione, colore della pelle. Se l’altro è un fratello, non posso che amarlo e accoglierlo. Illuminanti sono le parole del pontefice emerito Benedetto XVI che lo scorso 1° gennaio ha consegnato alla nostra meditazione il messaggio “Beati gli operatori di pace”, in occasione della Giornata Mondiale della Pace 2013. «La pace – scrive Benedetto XVI – concerne l’integrità della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. Comporta la costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. La realizzazione della pace dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia umana… La pace è ordine vivificato ed integrato dall’amore e realizzato nella libertà. La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile!” –La politica, se non è sorretta da una base etica e spirituale, non è più al servizio della gente. L’ha sostenuto il compianto cardinale Carlo Maria Martini nel suo memorabile intervento “La crociata del bene con la forza degli onesti”. La società contemporanea vive momenti di grande declino a causa proprio della deriva etica,...

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 IL FUTURO INCERTO DELL’ EUROPA

Posted by on Mar 27, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

 IL FUTURO INCERTO DELL’ EUROPA

L’euro ha compiuto dieci anni! In un clima di generale entusiasmo, il 1° gennaio 2002, la moneta unica entrava nelle tasche di circa 300 milioni di europei, in 12 Stati membri dell’Unione europea, ponendo fine all’incertezza dei cambi e agli sbalzi inflazionistici. Un passaggio storico: il superamento di divisioni e rivalità del passato, un grande segno di pace, l’affermazione di una comune volontà dei popoli del Vecchio Continente di camminare insieme nella storia. Il primo significativo passo verso l’integrazione politica dell’Europa, il sogno di una vita di tanti europeisti. Ma è stato un compleanno sofferto, perché la moneta unica, che avrebbe dovuto garantire stabilità e crescita, è invece al centro del … fuoco concentrico delle speculazioni, anche politiche. Aspettative deluse, sogni infranti… per colpa di una crisi finanziaria, di una tempesta selvaggia dei mercati privi di automatismi equilibratori . Dentro la crisi si è colta l’assenza di quello “spirito europeo” che superasse gli egoismi e gli interessi nazionali come si prometteva al changeover, quando si caricava la moneta unica del compito di portare l’Unione verso la progressiva integrazione comunitaria. Forse si è pagata l’ambizione di imporre una “moneta senza sovrano”, senza uno Stato, nell’illusione che, attraverso il danaro uguale per tutti e una Banca centrale europea svincolata dai governi nazionali, partisse il volano che conduceva in fondo al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”, com’era nel sogno dei padri fondatori. A dieci anni dall’adozione della moneta unica, lo tsunami finanziario ha mostrato la grande miopia del Trattato di Maastricht, fondato su una valuta unica ma con sovranità molteplici! Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria. Una situazione di grande volatilità che rischia di polverizzare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. Il futuro della moneta unica e quindi dell’economia dell’area euro richiede una soluzione europea soprattutto in termini politici. Negli ultimi mesi la scarsa chiarezza delle istituzioni comunitarie ha costretto la Bce a supplire al ruolo guida della politica economica, come dimostra la lettera per suggerire le riforme inviata al Governo italiano. La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei particolarismi nazionali e delle resistenze franco-tedesche. Sullo sfondo di una situazione oggettivamente povera di prospettive reali, l’euroscetticismo trova sempre più terreno fertile. C’è chi minaccia di uscire dall’euro, chi dall’Europa. “Coloro che fanno tali affermazioni sono leader politici che non hanno il senso della Storia, preferiscono inseguire gli opinion polls che indubbiamente riflettono gli umori di un populismo che aumenta, creando così una reazione a catena. Ma significa andare verso un suicidio collettivo”. Così Romano Prodi commentando la scarsa coesione dell’Unione. “Non scherziamo sull’Europa!”, ha ammonito il Capo dello Stato. “Senza Europa staremmo tutti peggio.” L’Italia più di altri Paesi avrebbe infatti interesse affinchè il processo d’integrazione europea riprenda, nella prospettiva di un necessario ammodernamento delle istituzioni nazionali con effetti positivi anche sulla politica interna. L’euro rischia di diventare la bandiera dei risentimenti, della polemica strumentale, della demagogia di bassa lega, della inefficienza dei governi nazionali. E invece, come ha osservato il Presidente della BCE,...

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