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BASTA  RITARDI  NEI  PAGAMENTI

Posted by on Feb 11, 2015 in Fisco e Soldi, SliderHome | 0 comments

BASTA  RITARDI  NEI  PAGAMENTI

Direttiva della Commissione europea per ridurre i tempi di regolamentazione – Entro il 16 marzo 2013 dovrà essere recepita nella Legislazione nazionale – Una vera rivoluzione nelle transazioni. L’Europa in soccorso delle imprese. La Commissione europea ha lanciato la “Campagna contro i ritardi di pagamento” che si svolgerà nei 27 Paesi dell’Unione da ottobre 2012 fino a dicembre 2013. L’obiettivo: far conoscere alle imprese, in particolare a quelle medio-piccole, e alle amministrazioni pubbliche i nuovi diritti riconosciuti ai creditori dalla direttiva 2011/7/UE. Una vera rivoluzione nelle transazioni commerciali. In pratica, il provvedimento, che dovrà essere recepito dai Paesi membri nelle rispettive legislazioni nazionali entro il 16 marzo 2013, stabilisce che la Pubblica Amministrazione dovrà pagare i suoi fornitori entro 30 giorni, con limitate eccezioni fino a 60 giorni (settore sanitario), pena interessi di mora dell’8%! La direttiva riguarda anche i pagamenti tra imprese private che, salvo diverse pattuizioni fra le parti, devono avvenire entro 60 giorni. Chiara la motivazione di fondo  della direttiva: dare ossigeno alle asfittiche casse delle imprese e accendere il motore della produttività, riducendo i tempi di attesa dei pagamenti e il conseguente rischio di fallimento delle imprese. In tutta l’Unione europea i fornitori sono pagati in ritardo con effetti gravi e dannosi! Si perdono posti di lavoro, si esce dal mercato, peggiora la crisi.  Una prassi  che costa non poco in termini di liquidità finanziaria, con ricaduta sui costi di gestione e sulla stessa competitività. Pagare in ritardo significa creare ostacoli alla libera circolazione di merci e servizi nel mercato unico alterando la concorrenza. Gli oneri amministrativi e finanziari  che ne derivano intralciano il commercio transfrontaliero. Le PMI e il settore artigiano sono i più vulnerabili, i primi a  chiudere i…battenti. Particolarmente eloquente il rapporto fra gli operatori commerciali e la P.A. Finlandia 24, Germania 36, Francia 65, Portogallo 139, Spagna 160, Grecia 174, Italia 180. Nessun riferimento allo spread!  I numeri indicano  i giorni che in media la Pubblica Amministrazione  impiega  in Europa per pagare i propri fornitori. Emblematica la situazione del Belpaese. In tempi in cui il dibattito politico ruota attorno all’austerity, al taglio delle spese, alla lotta all’evasione può apparire paradossale ricordare che lo Stato è il primo a essere fortemente moroso con i suoi fornitori, un debitore di lungo termine! L’indebitamento commerciale della Pubblica amministrazione in Italia  a fine 2011, secondo le ultime stime della Banca d’Italia, ammonta a circa 80 miliardi, pari cioè al 5% del PIL! Una situazione abnorme. Qualsiasi politica seria per uscire dalla crisi e rilanciare la competitività delle nostre imprese deve partire, prima di tutto, proprio dall’eliminazione di questa stortura economica. La Commissione europea  sta fornendo alle imprese gli strumenti necessari per…voltare pagina. Attraverso la “campagna contro i ritardi di pagamento”  intende promuovere un’azione di sensibilizzazione su un fenomeno che sta minando alla base il corretto funzionamento del mercato. Gli eventi in programma (giornate d’informazione, convegni, tavole rotonde, interventi sugli organi di stampa), con la partecipazione di operatori e relatori comunitari,  offriranno un’occasione di scambio delle migliori pratiche e aiuteranno le imprese ad affrontare i problemi. La Campagna europea si rivolge in primis alle organizzazioni che rappresentano le PMI, ai responsabili politici nazionali o regionali, alle camere di commercio, alle associazioni di categoria, alle autorità giudiziarie per far conoscere in concreto una direttiva che conferisce nuovi e importanti diritti alle imprese europee nelle transazioni commerciali. Certezza dei pagamenti, riduzione dei costi di gestione, maggiore trasparenza nella competitività. Un atto di civiltà giuridica che uniforma le regole di mercato in Europa a tutela soprattutto delle medie e piccole imprese.  Una risposta ai troppi silenzi del Legislatore nazionale!...

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IL  PATTO  SALVA – EURO

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

“Unione di bilancio” per  fermare il contagio dei debiti  –  “Regola  aurea” del pareggio  –         Lo strappo della Gran Bretagna –  Il problema del rilancio dell’economia –  Europa a due velocità.  A venti anni da Maastricht, punto di partenza del progetto della moneta unica, l’Europa  è divisa come allora, senza una governance politica, senza una bussola.  Un’ Unione basata su una moneta comune ma con sovranità multiple. E questa fragilità istituzionale ha segnato l’ultimo vertice europeo di Bruxelles: sul tappeto la crisi del debito che da tempo scuote la zona euro. Una crisi che parte da lontano, proprio da Maastricht, da quel Trattato firmato nella cittadina olandese che, a supporto di una moneta unica, non ha previsto una unica gestione del bilancio pubblico dei Paesi dell’eurozona. Politica monetaria e politica di bilancio sono legate a doppio filo: una finanza pubblica  che accumuli deficit e  debiti ingenera sfiducia, “infetta” la moneta, favorisce l’inflazione. La moneta unica può funzionare solo se anche il Paese è unico, se decisioni comuni presiedono sia alla gestione della moneta che alla gestione dei bilanci pubblici. Nell’area dell’euro c’è una sola moneta e 17 politiche di bilancio non coordinate fra loro! La grande recessione economica ha fatto aumentare i deficit pubblici e ha messo a nudo il problema della moneta unica, orfana di una comune politica di bilancio espressione di una  Unione politica con un’ azione di governo autonoma rispetto ai singoli Stati. Meno sovranità e più comunità, dunque! In tale prospettiva, il Consiglio europeo di dicembre avrebbe dovuto ridisegnare l’assetto istituzionale fissato a Maastricht e recepito dal Trattato di Riforma di Lisbona del 2007.  Ma, nonostante la gravità della crisi sempre più invasiva, ancora una volta è prevalsa la politica degli interessi nazionali, con una lettura miope della storia. Nessuna riforma dei Trattati, fortemente auspicata dai mercati, ma, a causa dell’opposizione della Gran Bretagna, un accordo intergovernativo fra i Paesi dell’Ue. E’ nata l’ “Europa a due velocità” per fare ordine nella finanza pubblica europea. Sono state definite una serie di misure per  rafforzare la disciplina di bilancio, migliorare l’integrazione economica, potenziare gli aiuti finanziari generati per la crisi del debito. E’ andata in scena da parte della … perfida Albione la politica del ricatto. Per accettare la riforma dei Trattati Londra, a difesa della City, ha chiesto l’unanimità per tutte le decisioni relative ai servizi finanziari, punto dolens dell’Ue. Una condizione inaccettabile. Tuttavia, lo “strappo” con la Gran Bretagna potrebbe rivelarsi un’occasione per rinvigorire la coesione tra i Paesi della moneta unica. Il processo di unificazione politica dell’Europa si è liberato forse di un fardello pesante che più volte ha impedito di volare verso gli Stati Uniti d’Europa…. Con l’obiettivo di rassicurare i mercati sulla solidità della zona euro è stato varato il “patto fiscale europeo” con la “regola aurea” del pareggio di bilancio  da inscrivere nelle Costituzioni nazionali e la previsione di sanzioni in caso di deficit superiore al 3%.  Un salto di qualità nel monitoraggio dei conti pubblici e nel controllo reciproco fra i Paesi della zona euro. Resta l’amaro in bocca per un patto intergovernativo e non comunitario. Non è il trasferimento di sovranità dalla periferia al centro che la Germania avrebbe voluto per meglio controllare, attraverso istituzioni sovranazionali, le politiche dei singoli Stati membri,  ma è pur sempre, attraverso la convergenza di bilancio, un passo in avanti verso il ”fiscal compact”, la fiscalità compatta auspicata dal Presidente della Bce, Mario Draghi.  Un patto economico per i Paesi dell’area euro per “imbrigliare” tutti i suoi membri in una disciplina ferrea su risanamento dei conti pubblici e riforme strutturali e mettere quindi...

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IL SEMESTRE ITALIANO DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DELL’UE: LA CRESCITA PER IL FUTURO DELL’EUROPA

Posted by on Feb 11, 2015 in Sull'Europa | 0 comments

IL SEMESTRE ITALIANO DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DELL’UE:  LA CRESCITA PER IL FUTURO DELL’EUROPA

“Se l’Europa accetterà di dare un futuro alle sue ambizioni, sarà bello sfidare l’avvenire insieme”. E’ l’appello lanciato dal premier Matteo Renzi a Strasburgo, al Parlamento europeo, in occasione del discorso di apertura del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione.  E’ partita così la sfida per rilanciare una immagine diversa  dell’Europa: non più quella della stanchezza e della noia che appare da un selfie , ma quella di un nuovo Rinascimento legato al protagonismo economico europeo, perché “senza crescita l’Europa non ha futuro”. Un’Europa che deve fare “uno scatto  in avanti” , superare gli egoismi nazionali e recuperare  la sua anima, i suoi valori, l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori, per dare una risposta all’euroscetticismo uscito dalle urne, alle ultime elezioni europee, con una diffusa richiesta  di cambiamento. La strada è tracciata: “coraggio ed orgoglio” per riavvicinare le istituzioni europee ai cittadini e risolvere i problemi della lunga crisi finanziaria ed economica. Puntare su una politica economica espansiva che possa evitare che dalla recessione si passi alla deflazione. Crescita e sviluppo sono le parole d’ordine del semestre italiano. Dalla sua, Renzi ha l’apertura del Consiglio europeo. Un’apertura importante arrivata dall’ultimo vertice dei Capi di Stato e di governo della Ue che fa presumere una larga convergenza sull’agenda dei lavori annunciata da Roma per i prossimi sei mesi di guida europea. Una più ragionevole ed equilibrata applicazione del Patto di stabilità che, rigore tedesco e olandese a parte, troverà ampi consensi al Parlamento di Strasburgo. L’Italia farà del rilancio dell’economia europea il suo principale obiettivo per realizzare il quale occorre unità politica e integrazione a tutti i livelli per disegnare un’altra Europa, più coesa, più solidale, capace di coniugare rigore e crescita. Da tempo l’ Europa, priva di una sua precisa identità, vive  una profonda crisi istituzionale esasperatasi nel quinquennio di euro-crisi. Commissione e Consiglio Ue si sono progressivamente indeboliti fino a ritrovarsi di fatto agli ordini dei Governi nazionali e del metodo intergovernativo che muovono sempre più l’Unione a scapito del metodo comunitario. Si tratta ora di  “ri-orientare” insieme il cammino europeo per fronteggiare una pericolosa disgregazione (Regno Unito), con il rischio di riportare indietro le lancette della storia, nel ricordo dei tragici lutti e distruzioni del passato. Sono ben delineati gli elementi centrali del “Programma di presidenza italiana” : flessibilità nei vincoli di bilancio (per i cofinanziamenti legati ai fondi strutturali) in cambio di riforme rivolte allo sviluppo e all’occupazione, investimenti a supporto della ripresa (con l’auspicabile ricorso agli eurobond), sviluppo di una comune politica migratoria a livello europeo (potenziare mezzi e risorse), lotta alla disoccupazione giovanile. Con 26 milioni di disoccupati in Europa, la creazione di posti di lavoro è un fattore chiave per riconquistare il sostegno dei cittadini al processo di integrazione europea. L’Europa ha bisogno di riforme e di innovazione per la crescita. Una risposta europea efficace alla crisi economica e finanziaria che deve tener conto in primis dell’importanza dell’economia reale e poter contare su solidi settori manifatturiero e dei servizi. Migliorare la competitività industriale sarà una delle attività prioritarie della Presidenza italiana. “Il settore industriale europeo, comprese le piccole e medie imprese, è un fattore importante per la crescita, la produzione, l’occupazione, l’innovazione e le esportazioni”. Un’Europa dunque più vicina ai bisogni dei cittadini, alle aspettative di crescita solidale e a uno sviluppo sostenibile all’interno di “uno spazio di democrazia, diritti e libertà” che presuppone il buon funzionamento delle istituzioni europee, una governance efficace. Malgrado sia emersa negli ultimi anni una certa disillusione per la moneta unica, rimane intatto, secondo il documento programmatico della Presidenza italiana, il potenziale dell’Unione economica e monetaria (UEM)...

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LO  SPREAD: IL NOSTRO INCUBO QUOTIDIANO

Posted by on Feb 11, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

LO  SPREAD: IL NOSTRO INCUBO QUOTIDIANO

Il conflitto valutario e le politiche macroeconomiche – I misteri della finanza internazionale. “Operazione verità: per non morire tra le macerie di un’Europa tedesca”. Interessante e ricco di spunti il recente saggio di Renato Brunetta sulla crisi dell’euro e del processo d’integrazione politica, economica e sociale del Vecchio Continente. Sul tappeto, a tre anni dall’inizio della crisi finanziaria che ha  sconvolto i precari equilibri finanziari nel mondo, restano alcune questioni irrisolte: a)il coordinamento delle politiche macroeconomiche tra le tre grandi potenze economiche mondiali: Stati Uniti, Europa e “Paesi emergenti” (Cina, Brasile, India) ;b)la crisi  dei debiti sovrani di molti paesi europei avanzati; c)il permanere degli squilibri globali che sono all’origine della crisi in un contesto di sostegno alla crescita. La soluzione di queste questioni, secondo l’economista, richiede una convergenza nelle politiche di tutti i paesi coinvolti, nella consapevolezza che il quadro macroeconomico internazionale, che condiziona ogni accordo, rimane caratterizzato da una ripresa economica a due velocità. In particolare, si registra una crescente divergenza tra le politiche di austerità dell’Europa, alle prese con la crisi dei debiti sovrani, e quelle anti-deflattive degli Stati Uniti, decisi a non far mancare il sostegno macroeconomico alla ripresa, soprattutto attraverso la creazione illimitata di moneta impiegata per l’acquisto di titoli del debito pubblico da parte della Federal  Reserve.  Nel frattempo prosegue la crescita più rapida nei paesi emergenti. Il conflitto valutario in atto è dunque una conseguenza della mancanza di meccanismi di aggiustamento degli squilibri globali in presenza di un sistema monetario internazionale e di un sistema di tassi di cambio disordinati. E l’Europa, con effetti dirompenti, ha palesato nel corso della crisi le sue debolezze strutturali con una moneta unica che non ha alle spalle una vera e propria banca centrale. La globalizzazione degli ultimi anni ha stravolto le regole del gioco e messo a nudo la fragilità dell’euro. Una moneta che aspira ad essere una valuta di riserva internazionale ma che non dispone di una banca centrale in grado di fissare il cambio o di agire come prestatore di ultima istanza per evitare la crisi di liquidità del sistema, è una valuta … sacrificale nello scontro di potere mondiale. Una moneta chiamata a convivere con una moltitudine di curve di tassi di interesse a scadenza. Praticamente una per ogni paese membro. Fin quando i differenziali, cioè gli spread, tra i vari tassi nazionali erano “fisiologici” l’essere una “moneta artificiosa” non appariva in tutta la sua criticità. Poi è scoppiata la crisi da sostenibilità dei debiti pubblici  europei e i differenziali si sono sempre più allargati! Sono diventati talmente ampi da rendere davvero eccezionale la situazione prodotta dall’euro: una moneta unica che esprime tante curve di rendimento sui titoli emessi in quella stessa valuta dai vari emittenti. Si passa dal 2% dei Bund tedeschi al 3,7% degli OAT francesi, al 7% dei Btp italiani! E’ dallo scorso luglio che i cittadini italiani vivono in una sorta di grande fratello della finanza, dove le news sullo spread e l’andamento degli indici di borsa vengono pubblicate senza soluzione di continuità. Lo spread, premio per un rischio specifico, dovrebbe sintetizzare la probabilità di fallimento della controparte.  Nel caso italiano, lo spread non ha, né può averlo, tutto il significato che gli si attribuisce.  Il suo valore complessivo è meno importante di quanto non si creda per decifrare i rischi futuri. Nel caso degli Stati sovrani, infatti, gli stessi possono imporre nuove imposte, nazionalizzare beni privati, privatizzare società pubbliche, vendere o dare in concessione in blocco asset di cui hanno la proprietà, inclusi i beni culturali, creare inflazione monetizzando parte del debito. Tutti elementi difficilmente quantificabili da...

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IL  LIONISMO  VARESINO …. IN  EUROPA

Posted by on Feb 11, 2015 in Mondo Lions | 0 comments

IL  LIONISMO  VARESINO …. IN  EUROPA

Importante riconoscimento ad Antonio Laurenzano del Lions Club Gallarate Seprio Importante affermazione a livello nazionale del lionismo varesino. Il Consiglio dei Governatori del Multidistretto 108 Italy, riunitosi a Roma, ha approvato all’unanimità l’appello “Per un’Europa unita!” proposto da Antonio Laurenzano, socio del Lions Club Gallarate Seprio, addetto stampa distrettuale. “Un appello maturato, dichiara Laurenzano, in un contesto politico-economico europeo di grandi tensioni istituzionali causate da una crisi valutaria dentro la quale si è colta l’assenza dell’originario spirito europeo che superasse gli egoismi e gli interessi nazionali. I Lions, portatori di cittadinanza attiva, auspicano per i popoli europei una comune casa europea, costruita sui valori della millenaria civiltà dell’Europa, fattore di stabilità e di progresso nel mondo. E’ tempo di vivere non più come cittadini di diverse nazioni, ma come europei di diverse regioni”. Ad Antonio Laurenzano, nostro opinionista, è pervenuto un messaggio del Governatore del Distretto 108 Ib1, Danilo F. Guerini Rocco, di cui fa parte il club gallaratese: “Mi complimento vivamente con l’autore dell’appello per la sua ben nota sensibilità di europeista di vecchia data e per il suo costante impegno giornalistico a favore della storica causa europea, condividendo con tutti i Lions del Distretto questo successo che legittima in ambito nazionale il ruolo del 108 Ib1 e lo spirito di servizio dei suoi soci”. Nei prossimi giorni, il Presidente del Consiglio dei Governatori, Naldo Anselmi, provvederà a trasmettere alle istituzioni nazionali e comunitarie l’appello del Lionismo italiano per una sollecita integrazione politica del Vecchio Continente....

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