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IL CASHBACK, LA NUOVA FRONTIERA DEL FISCO

Posted by on Feb 1, 2021 in Fisco e Soldi | 0 comments

IL CASHBACK, LA NUOVA FRONTIERA DEL FISCO

Una scommessa da cinque miliardi. E’ la posta in palio prevista dalla Finanziaria 2020 per stanare l’evasione fiscale attraverso un maggiore utilizzo di pagamenti elettronici (“cashback”). Un premio in danaro a favore dei soggetti privati che effettuano acquisti di beni e servizi, compresi i pagamenti relativi ai rifornimenti di benzina, al bollo e all’assicurazione auto. Sono esclusi gli acquisti online, quelli destinati alle attività imprenditoriali/professionali, i pagamenti con domiciliazione bancaria, le ricariche telefoniche effettuate presso sportelli ATM. Dopo la fase natalizia di rodaggio, la macchina del cosiddetto “rimborso di Stato” gira a pieno regime. Fino al 30 giugno 2022 è previsto un rimborso percentuale per ogni pagamento digitale pari al 10%, senza un importo minimo di spesa (un caffè vale come una lavatrice). La quantificazione del rimborso è determinata sul valore complessivo delle transazioni effettuate nel semestre, almeno cinquanta per un importo complessivo non superiore a € 1500. Sarà quindi possibile ottenere un rimborso massimo di € 150 per singolo semestre, fino a € 300 l’anno. Un rimborso speciale di € 1500 (“super cashback”) è previsto a favore dei primi 100 mila soggetti che totalizzano, in un semestre, il maggior numero di transazioni con la “moneta elettronica”. I rimborsi del cashback (esentasse) avverranno entro 60 giorni dalla fine del singolo semestre con accredito sul conto bancario/postale comunicato all’atto dell’iscrizione.       Nonostante la procedura complessa e macchinosa per aderire al cashback, gli iscritti al programma hanno superato quota 7,5 milioni. Gli esercenti abilitati, in possesso di dispositivi di accettazione dei pagamenti come il POS, sfiorano quota 12 milioni. Numeri importanti, lontani comunque dalle stime previsionali, di un’operazione per la quale il governo ha stanziato 4,75 miliardi di euro nel biennio 2021-2022, cui vanno aggiunti ulteriori risorse per la “lotteria degli scontrini”, al via dall’1 febbraio. Basteranno questi premi a convertire l’italica gente a un uso diffuso di carte di credito e di bancomat nella strategia di contrasto all’evasione fiscale? Molte le incognite per un buco annuale di 110 miliardi di euro con la forte incidenza dell’Iva di circa 35 miliardi (siamo i “primi” in Europa). A consuntivo andranno valutati i reali benefici in termini di maggiore gettito tributario e recupero di evasione per l’Erario. Una partita dal risultato incerto, legato a prassi consolidate. In materia di lotta all’evasione, si studiano con interesse le azioni messe in campo in alcuni Paesi, il Portogallo in particolare, dove un meccanismo simile ha dato risultati molto positivi, riducendo in modo significativo il “tax gap” dell’Iva, la differenza fra imposta incassata e quella dovuta in un regime di perfetto adempimento. Il presupposto per ottenere buoni risultati certamente è stata la semplicità di accesso al sistema rispetto all’Italia che ha scelto una strada meno lineare con l’app IO, Spid/Carta d’identità elettronica e issuer convenzionati. Ma al di là dell’obiettivo di fondo legato alla emersione del sommerso, l’utilizzo dei pagamenti elettronici, secondo un recente studio di Bankitalia, nel precario contesto economico segnato dalla pandemia, supportando gli acquisti online, favorirebbe i consumi contenendo la caduta del Pil. “Un’economia con pagamenti molto digitalizzati è molto più resiliente a choc esterni di un’economia troppo basata sul contante.” Sull’uso incentivato della moneta elettronica c’è comunque da registrare una lettera della Banca centrale europea con la quale vengono mossi rilievi critici al governo italiano per “aver privilegiato uno strumento di pagamento rispetto ad altri senza averne verificata preventivamente la legittimità a livello europeo.” Chiaro il principio della Bce in materia di moneta: ”Gli Stati dell’Eurozona non possono adottare politiche e regolamentazioni monetarie per perseguire altri fini interni.” Qualunque disincentivo o limitazione nazionale ai pagamenti in contanti deve essere conforme al diritto dell’Ue. Sulla...

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ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO?

Posted by on Gen 10, 2021 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO?

ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO?

Fisco, un anno difficile quello che si è appena chiuso per contribuenti, consulenti e amministrazione finanziaria. Un rapporto tributario fortemente segnato dalla pioggia di provvedimenti governativi adottati per fronteggiare la crisi economica causata dalla pandemia. Un susseguirsi di bonus fiscali, contributi e proroghe di scadenze attuate senza preavviso e con astrusi criteri di spettanza del beneficio che hanno generato incertezze fra gli operatori economici e stress negli studi professionali. Agevolazioni concesse in odore di assistenzialismo non sempre di facile fruizione perché condizionate da norme complicate, sovrapposte, a volte incoerenti, pubblicate a distanza di poco tempo l’una dall’altra. In primis le agevolazioni per la casa con il superbonus 110%: una normativa complessa e articolata che, per le sue tante criticità, ha suscitato non poche riserve.     Il coronavirus con la eccezionalità dei suoi effetti ha messo a nudo la debolezza strutturale del sistema Paese intrappolato nei lacci e lacciuoli di un’asfissiante burocrazia e in un federalismo reso zoppo da una rattoppata modifica del Titolo V della Costituzione che ha prodotto un groviglio di norme e regolamenti, attribuzioni e competenze tra Stato centrale e autonomie locali, non sempre chiare e univoche. “Regole incomprensibili, basta con la giungla delle tasse”, ha dichiarato in una recente intervista Ernesto Maria Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Una denuncia precisa in direzione di una riforma fiscale strutturale, radicale e complessiva, rispetto al caotico sistema fiscale in vigore per semplificare e velocizzare le procedure amministrative. Per rimuovere cioè anacronistiche bardature e fastidiose incombenze. Il Governo è intenzionato a riportare al centro della propria azione il tema della riforma fiscale, un tema non più prorogabile per una modernizzazione del sistema in termini di equità con conseguente redistribuzione del carico impositivo tra i diversi tipi di contribuente e tra le diverse imposte. Un ruolo centrale della riforma va attribuito in via prioritaria alla semplificazione, iniziando dallo sfoltimento dei diversi regimi e dalla razionalizzazione delle “tax expenditures” (detrazioni fiscali). La miriade esistente di “misure sottrattive” o agevolative, ulteriormente implementate al tempo del Covid, rappresentano una zavorra sul piano gestionale i cui benefici andrebbero rapportati con quello che deriverebbe da un abbassamento delle aliquote fiscali. In tale ottica si inserisce anche il problema della fiscalità basata su incentivi settoriali che, se soddisfa strategie elettorali, impedisce ogni intervento sul taglio del prelievo generale con riduzione degli effetti distorsivi della tassazione. Un significativo contributo al miglioramento del controverso rapporto fisco-contribuente, al contrasto all’evasione, al recupero di un primato del legislatore sulla prassi e sulla giurisprudenza deriva proprio da una precisa legislazione di principio sulle procedure di accertamento, di riscossione, di rimborso, su quelle sanzionatorie, oltre che da una diversa organizzazione degli organi della giurisdizione tributaria. “Passare dalla semplificazione alla semplicità”, ha ammonito Enrico De Mita, docente emerito di Diritto tributario alla Cattolica di Milano. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa delle ragioni di gettito e degli “scostamenti” di bilancio. Un appello per un’attività legislativa meno caotica, più seria e responsabile. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con una bassa incidenza sulla lotta all’evasione. L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande confusione con palesi contraddizioni sul piano normativo. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione, ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Una violazione dell’insegnamento di Ezio Vanoni, il padre della omonima riforma tributaria degli Anni Cinquanta,...

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MES, CROCE E DELIZIA DELLA POLITICA EUROPEA

Posted by on Dic 8, 2020 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su MES, CROCE E DELIZIA DELLA POLITICA EUROPEA

MES, CROCE E DELIZIA DELLA POLITICA EUROPEA

Giorni inquieti nei palazzi romani della politica. Da settimane il Meccanismo europeo di stabilità (MES), il cosiddetto “fondo salva Stati”, monopolizza il dibattito politico e alimenta lo scontro fra i partiti, e nella stessa maggioranza di governo. Il Mes è la “cassaforte” dell’Eurozona, istituito nel 2012 per dare sostegno ai Paesi in caso di crisi finanziaria e di rischio default previa l’attuazione di un piano di riforme strutturali della finanza pubblica “sorvegliato” dalla “Troika” (Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale). Hanno finora beneficiato del programma di aiuti Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo e Irlanda. Con sede in Lussemburgo, il Mes è gestito dal Consiglio dei Governatori costituito dai ministri dell’economia dell’Eurozona e da un Consiglio di Amministrazione. Come osservatori, ne fanno parte anche il Commissario Ue agli Affari economici e il Presidente della Bce.  L’Italia è il terzo maggiore socio del Mes (17,8%), dopo Germania e Francia, con 14 mld di capitale versato e 125 mld di capitale sottoscritto su un totale di circa 700 mld. Dal 2017 si parla di riforma del Mes per rafforzare la coesione dell’Eurozona nell’affrontare le crisi e a tutelarne la stabilità finanziaria. Una ipotesi che in Italia ha dato il via a un profondo dibattito per le “condizioni di accesso” alle linee di credito giudicate particolarmente rigide: non essere in procedura d’infrazione, rapporto deficit/Pil inferiore al 3% da almeno due anni, rapporto debito/Pil inferiore al 60% (o con una sua riduzione di almeno 1/20 negli ultimi due anni). Per i dieci Paesi della zona euro (Italia compresa) fuori dai parametri di Maastricht l’obbligo di sottoscrivere un gravoso “memorandum”, un dettagliato accordo di riforme impopolari, non ultima la “ristrutturazione del debito sovrano”, con i conseguenti rovinosi effetti sui risparmiatori privati che hanno investito nei titoli di Stato. Una “calamità immensa” che generebbe distruzione di risparmio, fallimento di banche (detengono il 70% del debito pubblico) con ripercussione sui correntisti per effetto del “bail in”, crisi economica, disoccupazione di massa e un generale impoverimento sociale. Le proposte di modifica al Trattato, in discussione in sede europea dal dicembre 2018 sulle quali i Paesi membri prima di accantonarle a seguito della crisi Covid avevano trovato un “accordo politico preliminare” nel giugno 2019, sono state approvate dall’Eurogruppo nella recente seduta del 30 novembre. I ministri dell’economia della zona euro hanno dato l’ok definitivo alla riforma del Trattato che ridisegna gli aiuti tradizionali del Mes, con l’obiettivo di prevenire le crisi invece che intervenire drasticamente una volta scoppiate, con i programmi di salvataggio che sono costati la cattiva fama al Mes. L’intento della riforma è rafforzare e semplificare l’uso degli strumenti a disposizione del Mes prima del ripescaggio di un Paese, cioè le linee di credito precauzionali, utilizzabili nel caso in cui un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati. Nel testo di riforma modificato è stato eliminato il contestatissimo “memorandum” (le cosiddette “condizionalità”), quello passato alla storia per aver imposto alla Grecia condizioni rigidissime, sostituendolo con una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. La riforma votata dall’Eurogruppo attribuisce al Mes una funzione di garanzia, un paracadute finanziario (“backstop”) al fondo salva-banche Srf, il fondo unico di risoluzione bancaria alimentato dalle banche stesse, qualora, in casi estremi, dovessero finire le risorse a disposizione per completare il recupero delle banche in difficoltà. E’ uno dei tasselli mancanti dell’Unione bancaria fortemente voluto dall’Italia. Entrerà in vigore prima del previsto, cioè nel 2022 invece del 2024. Una misura per rendere il settore bancario più resistente alle crisi contro gli attacchi della speculazione e quindi in grado di...

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DONNE : BASTA ALLA VIOLENZA!

Posted by on Nov 24, 2020 in La nostra Società | Commenti disabilitati su DONNE : BASTA ALLA VIOLENZA!

DONNE : BASTA ALLA VIOLENZA!

Si celebra il 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora oggi di stringente attualità. Una giornata di mobilitazione per denunciare diritti negati e discriminazioni subite, ma soprattutto per dire basta alla violenza! Violenza sulle donne, una strage senza fine! Non c’è giorno in cui non si registri dal Nord al Sud del Paese un fatto di cronaca che riaccende i riflettori su questa drammatica emergenza sociale. Gelosia, incapacità di gestire la rottura di un rapporto, un morboso sentimento di possesso sono i motivi che scatenano l’impeto di una mano omicida, di una mente malata. In Italia, ogni tre giorni si registrano almeno due casi di “omicidi di prossimità”, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi, per rabbia distruttiva. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate. Sono dati allarmanti quelli relativi agli omicidi delle donne nel nostro Paese: circa 150 casi all’anno, nonostante la legge dell’ottobre 2013 contro “la violenza di genere”, votata dal Parlamento italiano (peraltro con colpevole ritardo) sulla base delle “prescrizioni” della Convenzione del Consiglio d’Europa di Istanbul del maggio 2011 sulla “prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”.  Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità occorre riconoscerla, occorre combattere il silenzio. La prevenzione cioè quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene il femminicidio. Ma in Italia manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza sulle donne.  Sembra prevalere una cultura della rimozione e della negazione. E adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a “tacitare” la propria coscienza e a solidificare il muro di omertà! E il silenzio è il migliore alleato dei predatori di sogni. Questo inquietante fenomeno sociale matura infatti lentamente nel silenzio più assordante, con la debolezza di chi subisce e con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alla vittima ogni dignità, derubandola di diritti e desideri.  Svaniscono miseramente nella paura le illusioni, i colori di una vita in rosa, muore nella violenza ogni sogno d’amore. Una vita spezzata! Una vita segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima! Dalle violenze domestiche allo stalking, dall’insulto verbale alla pubblicazione in rete di immagini intime, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza, la libertà di scelta e, in extremis, il diritto alla vita.  Non basta dunque una legge ad affermare il diritto ad essere amate e rispettate: occorre una risposta d’amore alla rabbia distruttiva dei “perdenti”, occorre una “rivoluzione culturale” per sconfiggere la sopraffazione e la posizione di dominanza e di potere di chi confonde l’amore con il possesso! E’ fondamentale aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza per creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. L’amore si nutre di rispetto, dialogo, coraggio: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze! E gettiamo nel cestino della cattiva cronaca gli sconti di pena per “tempesta emotiva”! ...

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L’UNIONE EUROPEA E IL VOTO AMERICANO

Posted by on Nov 17, 2020 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’UNIONE EUROPEA E IL VOTO AMERICANO

L’UNIONE EUROPEA E IL VOTO AMERICANO

In attesa che la parola fine venga scritta sullo psicodramma delle elezioni presidenziali americane, l’Europa s’interroga sul futuro rapporto con il 46esimo presidente degli Stati Uniti, il democratico Joe Biden. Sta per iniziare una nuova stagione politica dopo la presidenza Trump caratterizzata da un unilateralismo conflittuale senza precedenti che ha segnato le relazioni internazionali con politiche incerte e aggressive, insofferenti al dialogo multilaterale. Negli ultimi quattro anni, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale un presidente degli Stati Uniti ha messo in dubbio il suo supporto, non solo militare, al sistema di difesa collettiva della Nato, ha trattato l’Unione europea come un avversario in ambito commerciale con la “guerra dei dazi”, ha indebolito le istituzioni e gli accordi multilaterali che sono la colonna portante del diritto internazionale. Con l’uscita di scena di Donald Trump e la sconfitta del populismo nazionalista, quale alba sta spuntando su Washington? Quale sarà il futuro corso della storia fra Stati Uniti e Vecchio Continente? Da qui al 20 gennaio, quando il presidente eletto presterà giuramento e si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca, ci sarà spazio per approfondire i temi della campagna elettorale e capire in concreto il ruolo strategico che gli Stati Uniti intendono svolgere nei prossimi anni sullo scacchiere mondiale. Gli analisti si aspettano una riaffermazione delle alleanze tradizionali, ma in una versione al passo con i tempi, di modo che siano “un po’ meno reliquie della guerra fredda del passato, e più strumenti internazionali da difendere contro l’intero spettro delle sfide in materia di sicurezza del XXI secolo”. E la pandemia da coronavirus dovrebbe insegnare qualcosa. Joe Biden ha più volte chiarito nei suoi interventi elettorali di voler rovesciare quattro anni di politica estera isolazionista degli Stati Uniti sotto un nuovo slogan: “Ripristinare la leadership americana”, nel tentativo di ricucire strappi e rapporti anche con l’Europa lacerati dal nazionalismo trumpiano. Rapporti che plausibilmente non avranno più i caratteri di un tempo.   Ristabilire multilateralismo e internazionalismo e accantonare il protezionismo non sarà impresa facile, anche se si percepisce qualche elemento positivo. Nell’impostazione programmatica dell’ex vice di Barack Obama c’è l’idea che l’Occidente debba affrontare unito le sfide globali, dai problemi legati al riscaldamento alle tante criticità nella gestione più ordinata dell’economia e della globalizzazione, oltre ai problemi di sempre: migrazioni e terrorismo internazionale. Dovrà dunque cambiare la strategia americana verso i tradizionali alleati europei per rilanciare con forza una leadership mondiale in termini di credibilità offuscata dal trampismo. “America First” ha reso l’America sola, isolata, non ascoltata. Un’eredità difficile quella lasciata da Trump al futuro inquilino della Casa Bianca: il recupero dei rapporti con l’Ue e con la Nato, il rientro negli accordi internazionali come quello di Parigi sul clima e quello sul nucleare iraniano, il rientro nelle Agenzie dell’Onu (l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Unesco, la Commissione sui diritti umani), oltre ai temi caldi della politica mediorientale (processo di pace fra Israele e Palestina), i focolai di guerra in Iran e Arabia Saudita, la questione libica e, dulcis in fundo, la crisi della Turchia di Erdogan. La storia dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa è una storia articolata e complessa, lunga di secoli, iniziata con un protagonismo europeo cui si è progressivamente sostituito quello americano nel secolo scorso con l’intervento militare nelle due guerre mondiali per ristabilire la pace e la democrazia, sostenendo con il Piano Marshall degli Anni 50 la ricostruzione del Vecchio Continente finito in macerie e il suo processo di pacifica integrazione quale argine occidentale alle minacce sovietiche. Dopo le tensioni e le oscillazioni isolazioniste dello “zio matto d’America”, si tratta ora di riprendere il...

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