URSULA, LA SIGNORA DELLA NUOVA EUROPA
Sta per nascere la nuova Europa, quella di Ursula von der Leyen, la prima donna a presiedere la Commissione europea. La neo presidente, esponente di punta della CdU, delfina della cancelliera Angela Merkel, ha presentato a Strasburgo la sua “squadra” di 27 commissari che, dopo l’imprimatur dell’Europarlamento, entrerà in carica a Bruxelles il prossimo 1° novembre, subentrando a quella di Jean-Claude Junker. Al via una legislatura con priorità ridisegnate nella consapevolezza di un cambio di passo dell’Europa, una necessità legata in particolare alla riforma del sistema decisionale e di governance dell’Unione per modificare i rapporti di potere, oggi fortemente sbilanciati, tra gli Stati membri e le istituzioni europee. Molte le questioni aperte che attendono radicali risposte. In primis, il completamento dell’unione bancaria che, con la regolazione delle politiche economiche nazionali, realizzi finalmente l’unione economica e politica a fianco di quella monetaria. E inoltre, la fiscalità europea che elimini ogni forma di distorsione concorrenziale e affronti il tema della tassazione delle grandi imprese multinazionali e dei differenti regimi tributari dell’Eurozona che hanno generato veri e propri paradisi fiscali (Paesi Bassi, Irlanda, Lussemburgo). Nel discorso d’investitura a Strasburgo, un richiamo di Ursula von der Leyen ai valori della millenaria civiltà europea e allo Stato di diritto, “il nostro strumento migliore per difendere la libertà, l’indipendenza e proteggere i più deboli.” Ha tracciato la “via europea” per creare un’Unione più giusta ed egualitaria, per riavvicinare i cittadini europei al progetto comunitario: “Voglio che la mia Commissione segni il cammino dell’Europa con determinazione, offrendo risposte alle domande dei cittadini chiamati a svolgere un ruolo attivo nella costruzione del futuro dell’Unione”. Un’articolata agenda programmatica tesa a favorire crescita, innovazione e sostenibilità sociale con l’obiettivo di rafforzare nel mondo la centralità dell’Europa come leader globale e fattore di stabilità. Un programma ambizioso. E’ il nuovo che avanza. Ma la strada per la Signora della nuova Europa sarà in salita, dovendo fare i conti con una maggioranza parlamentare frammentata. Il consenso alla sua candidatura è stato molto risicato, le sono mancati non pochi voti del suo potenziale “elettorato” (Popolari, Socialisti e Liberali), oltre a quelli dei Verdi che non è riuscita a sedurre, nonostante significative aperture sull’ambiente, rimediando per la sua elezione una stentata vittoria ai punti grazie ai voti dei grillini italiani e dei sovranisti polacchi, in rotta di collisione con i sovranisti di casa nostra. Voti che avranno un peso specifico nel corso della legislatura. Il problema di fondo rimane il Patto di stabilità e crescita, croce e delizia della nostra finanza pubblica. Viene invocata una maggiore flessibilità delle regole di bilancio adottate nel 1997, modificarne cioè la rigida applicazione a favore della crescita per un’economia più forte e competitiva. Chiaro sul tema il messaggio inviato dal Presidente Mattarella al recente Forum Ambrosetti di Cernobbio: “Coesione e crescita sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del Patto di stabilità può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca.” Una “golden rule” (regola d’oro) sugli investimenti ritenuti necessari per la crescita economica in un momento di prossima recessione dell’economia tedesca (e di stagnazione di quella italiana). Rafforzare cioè l’Europa, il suo futuro, la sua unità “per percorrere insieme la via europea, perché se siamo uniti all’interno, nessuno ci dividerà dall’esterno.” Parole di Ursula von der Leyen. Auguri, Signora...
Read MoreLA SFIDA POLITICA DEL NUOVO GOVERNO
Cambio di casacca per il governo, dopo il rovinoso boomerang leghista: da gialloverde a giallorosso. Il voto di fiducia delle Camere, in programma lunedi a Montecitorio e martedi a Palazzo Madama, salva la diciottesima legislatura e, al di là dei cromatismi politici e delle bizzarie di potere, ripropone una importante sfida: rilanciare il Paese, la sua economia, la sua affidabilità finanziaria, la sua credibilità europea. Una sfida da vincere nel segno della “discontinuità” rispetto alle promesse e ai proclami, rispetto a illusori contratti di governo, rispetto alla vergognosa sagra dell’effimero. E’ tempo della concretezza d’azione, della certezza dei risultati, delle risposte ai tanti problemi sul tappeto: lavoro, fisco, sanità, insicurezza economica e sociale. E’ l’unica opzione per recuperare il rapporto fiduciario con la gente intercettando il crescente disagio sociale e per legittimare la democrazia rappresentativa azzerando il timore che l’esecutivo dei “non eletti” venga percepito come lontano dal popolo. Dopo le velenose polemiche e gli “strappi istituzionali” dell’ultimo anno, inizia una nuova stagione politica all’insegna di una comprensibile euforia: i grillini per aver evitato un test elettorale che li avrebbe dimezzati, il PD per aver rovesciato rapporti di forza che sembravano inattaccabili e che minacciavano il lungo esilio della sinistra lontana dalla stanza dei bottoni. Superato l’ottimismo iniziale, archiviate le foto di gruppo con sorrisi e strette di mano, ora è realpolitik per affrontare questioni vecchie e nuove con un profilo di governo di maggiore peso politico. Spetterà al premier Giuseppe Conte, “avvocato del popolo” e “mediatore inter partes” nella precedente esperienza a Palazzo Chigi, svolgere con pienezza di poteri il gravoso incarico di Presidente del Consiglio, senza veti incrociati e condizionamenti di parte, nel rispetto del suo ruolo di garante istituzionale della “unità di indirizzo politico e amministrativo”. Un passaggio delicato per il futuro di una coalizione governativa nata in soli quindici giorni cancellando in fretta, per necessità partitiche, invettive e accuse reciproche. Un’alleanza politica tutta da verificare sul piano della coesione e delle scelte programmatiche, in presenza di un minor consenso popolare. Il Conte bis deve saper interpretare l’inquietante vuoto politico che è alla base del vento antisistema che soffia impetuoso nel Paese e che alimenta le fughe sovraniste e la demagogia populista. Per la tenuta civile di un Paese, come ha scritto Galli della Loggia, serve la politica, non quella urlata ma quella al servizio della gente, perché è “solo nella politica che una società democratica trova la sua prima e più ovvia auto-rappresentazione”. E’ questa la risposta da dare a chi sostiene che il nuovo governo “benedetto dall’Unione europea” corre il rischio di alimentare l’idea che i difensori delle istituzioni liberali, le “elite di ottimati”, non tengano abbastanza in considerazione la volontà popolare. In questa ottica l’Italia, dopo essere stata la culla del populismo gialloverde, può diventare l’avamposto europeo contro i sovranismi, un laboratorio della politica europea da esportare nell’Unione per l’affermazione dei principi fondanti dell’europeismo: solidarietà, sviluppo, sussidiarietà. Risolvere cioè in chiave europea i problemi nazionali: crescita economica, immigrazione, sovranità. E’ questa la vera sfida politica che attende il governo giallorosso in un ritrovato spirito di collaborazione con le istituzioni comunitarie per valorizzare l’interdipendenza delle politiche economiche e sociali e per restituire all’Italia, alla vigilia dell’insediamento a Bruxelles della nuova Commissione europea, la centralità storico-politica del suo ruolo. Non sono ammessi compromessi al...
Read MoreGUERRA AI CONTANTI, AL VIA CONTROLLI E SANZIONI
Contanti addio. Al via i controlli della Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia sulle movimentazioni finanziarie sospette. Banche, uffici postali e intermediari finanziari devono comunicare tutte le operazioni dei correntisti in entrata e in uscita pari o superiori a 10mila euro in contante. La prima “comunicazione oggettiva” del 16 settembre riguarda i mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto. A seguire, la comunicazione avrà cadenza mensile. A essere monitorate anche le operazioni di spostamento di danaro uguale o superiore al limite di 1000 euro qualora complessivamente venga superato il tetto dei 10mila euro per singolo correntista, a prescindere dal numero dei conti correnti a lui intestati. E’ una misura volta a ridurre il rischio di riciclaggio e di attività illecite, ma soprattutto a fare emergere l’economia sommersa (pari al 12,4% del Pil) con relativa evasione fiscale e perdita di gettito tributario (circa 107 miliardi di euro). Contrastare quindi l’utilizzo del contante ancora ampiamente diffuso in Italia, dove oltre l’80% dei pagamenti viene fatto usando banconote e monete. Secondo un recente studio dell’Uif, è al Sud che si registra una minore propensione ai pagamenti elettronici, ma è al Nord, in generale in Lombardia e in Veneto, che i contanti vengono utilizzati prevalentemente in transazioni sospette, per le maggiori risorse disponibili sul territorio. Nelle comunicazioni che vengono inviate all’Ufficio di informazione finanziaria sono incluse la data dell’operazione, l’importo, la causale, la filiale della banca o dell’ufficio postale, i dati identificativi del cliente. Ciò consente all’organo di vigilanza della Banca d’Italia di avere uno storico completo e aggiornato dei movimenti in contanti per decidere se archiviare la segnalazione oppure attivare un’indagine amministrativa più approfondita. Le comunicazioni non sono controlli fiscali né di polizia, ma servono infatti a “raffinare” le informazioni su operazioni sospette. Un faro acceso su transazioni di dubbia attendibilità. Solo in presenza di “anomalie” tra movimenti bancari risultanti dalla Superanagrafe dei conti e redditi dichiarati presenti nell’Anagrafe tributaria suonerà il campanello d’allarme con l’azione di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. E’ il cosiddetto “evasometro”, uno strumento di controllo non del tutto nuovo, introdotto nel 2012 dall’allora governo Monti, originariamente definito “risparmiometro”, ma solo adesso, dopo sette anni di “incubazione”, diventato operativo e regolarmente utilizzato dall’Amministrazione Finanziaria, con l’intento ben preciso di scovare gli evasori fiscali. Al momento, resta invariato il limite dei 3mila euro a partire dal quale non si possono effettuare transazioni tra privati in contante, ma bisogna ricorrere a strumenti tracciabili. La prossima Legge di bilancio prevede però interventi fortemente riduttivi nell’uso del cash: obbligo di accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito, ritorno al limite di 1000 euro per i pagamenti, potenziamento del fisco digitale. E nell’ottica di limitare l’uso di denaro contante, è di questi giorni la proposta shock di Confindustria di tassare i prelievi mensili di contante al bancomat di importo superiore a 1.500 euro applicando una commissione del 2%. Entra nel vivo la guerra ai contanti. Uomo avvisato, metà salvato. ...
Read MoreCRISI DI GOVERNO AL BUIO PER I CONTI PUBBLICI
Notte di San Lorenzo … in anticipo nel firmamento politico italiano: è caduta una stella, quella gialloverde del governo del cambiamento, il governo delle promesse della strana coppia Di Maio-Salvini affidate a un illusorio contratto di governo consegnato al premier Conte, novello “avvocato degli italiani”. E’ finita una stagione politica segnata da polemiche, contraddizioni e veti incrociati sullo sfondo di un crescente isolamento dell’Italia in Europa nel nome di un populismo farcito di retorica, demagogia ed empatia comunicativa. Annunci e dichiarazioni di facciata, selfie a go go, occupazione mediatica per nascondere ”l’insostenibile leggerezza dell’essere”, i limiti di un rapporto politico privo di “convergenze parallele”. Tutto questo con una finanza pubblica precaria e un’economia del Paese sull’orlo della recessione. L’illusione è ora finita, la “gioiosa macchina da guerra” a guida populista, che doveva operare almeno una legislatura per cambiare il Paese, è andata a sbattere dopo poco più di un anno contro il muro degli interessi partitici di un suo macchinista. In una calda notte di agosto, la meteora gialloverde si è dissolta con una manovra spericolata, assolutamente inaspettata, condotta con delirante senso di onnipotenza dal leader della Lega “per capitalizzare il consenso elettorale del voto europeo”. Una road map di rottura che piazza la crisi di governo nel momento peggiore per gli interessi del Paese, non ultimi quelli legati alla nomina del nostro Commissario europeo per un posto di prestigio a Bruxelles. Con una maggioranza a pezzi, la forza negoziale italiana per strappare un incarico di peso (concorrenza) appare del tutto azzerata. Per i tempi scelti, una crisi al buio, ad alto rischio per i conti pubblici che aggrava il difficile cammino della prossima sessione di bilancio, con i tanti vincoli di spesa da rispettare. E un primo segnale poco rassicurante è già arrivato dai mercati nell’ultimo weekend: lo spread Btp-Bund si è impennato oltre 240 punti, Piazza Affari ha chiuso a -2,48% , bruciando 15 miliardi di euro di capitalizzazione, soprattutto nel comparto bancario. Nubi minacciose si addensano ora sul futuro politico ed economico del Belpaese. La manovra di bilancio detta i tempi della crisi politica e condiziona le vicende parlamentari. Riposti in agenda i recenti annunci alle parti sociali, dalla flat tax al salario minimo, al taglio del cuneo fiscale, accantonato ogni contrastato disegno di autonomia regionale differenziata, sul tappeto resta il nodo dell’Iva con gli aumenti delle aliquote già decisi in passato per legge: la ridotta dal 10 al 13%, l’ordinaria dal 22 al 25,2%, per poi salire ancora al 26,5% nel 2021. Un costo medio annuo per famiglia, stimato dal Sole24ORE, pari a 541 euro, con effetti a cascata sui consumi e sulla crescita economica (produzione, occupazione). La Legge di bilancio 2020 parte da un fabbisogno accertato di oltre 27 miliardi di euro, di cui 23,1 per sterilizzare gli aumenti dell’Iva e 4 per spese indifferibili collegate a missioni militari di pace all’estero. Una copertura fondi per la quale servono scelte politiche forti e condivise. Tempi strettissimi. La manovra economica, elaborata da un esecutivo in carica per il disbrigo degli affari correnti o da un governo istituzionale incaricato di portare il Paese al voto, dovrà arrivare in aula entro il 20 ottobre, preceduta dall’invio del dossier a Bruxelles. Una manovra anticipata per blindare i conti pubblici prima delle turbolenze elettorali e “tacitare” mercati finanziari e Commissione europea, ma soprattutto per scongiurare l’esercizio provvisorio che vincolerebbe l’esecutivo a gestire la sola amministrazione ordinaria, con le conseguenti misure: aumento dell’Iva, margini di spesa ridotti (a rischio gli investimenti, il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione). Sarebbe un colpo fatale per l’incerto quadro di finanza pubblica e sugli...
Read MoreLA LEZIONE DI DE GASPERI. DEDICATA AI POLITICI DI OGGI.
La rissa politica, fra accuse e invettive, registrata nel corso dell’apertura della crisi di governo a Palazzo Madama ha reso ancor più significativo lo spessore storico-politico di un grande statista del passato, in occasione del 65° della sua scomparsa: Alcide De Gasperi, morto il 19 agosto 1954 a Sella Valsugana, a 73 anni. Con il francese Robert Schuman e il tedesco Konrad Adenauer, De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Europa, « un europeo prestato all’Italia», ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ». La lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un europeismo illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo i lutti e le distruzioni della guerra. L’integrazione comunitaria trovò nello statista trentino, nella sua lungimiranza storica, uno strenuo paladino. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un processo di unificazione politica. Un monito severo per i distratti uomini politici europei. Comincia alla Conferenza di Pace di Parigi del 1946 la straordinaria avventura politica di De Gasperi al servizio del Paese. Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Particolarmente proficua l’intesa governativa con Luigi Einaudi per l’attuazione di quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall e le restituì prestigio a livello internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare. Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica, trasformando il nostro Paese in soggetto attivo, su un piano di perfetta uguaglianza con gli altri partner nel processo di costruzione della nuova Europa. La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unificazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED) il cui Trattato istitutivo non venne però ratificato, nell’aprile 1954, dall’Assemblea Nazionale francese. Per De Gasperi, nei suoi ultimi giorni di vita, fu la fine di un sogno. La storia di questi ultimi anni gli ha dato ampiamente ragione. Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere, non fece mai del nepotismo o del clientelismo. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità. La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale peraltro come cattolico era cresciuto, convinto assertore della divisione dei ruoli fra l’Uomo di Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla...
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