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IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

Posted by on Ago 6, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

IN  ARRIVO  LE PAGELLE  FISCALI 

“Pagelle fiscali” in arrivo per oltre 3,5 milioni di contribuenti. I redditi 2018 di esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, in fase dichiarativa, sono sotto esame Isa (Indici sintetici di affidabilità), il nuovo strumento di “compliance” finalizzato a favorire, in un rinnovato rapporto di collaborazione fisco-contribuente, l’emersione spontanea di base imponibile e il conseguente assolvimento degli obblighi tributari. 152 versioni Isa, per 157 attività economiche, con l’obiettivo di “semplificare e ottimizzare il sistema fiscale”, secondo gli auspici di Antonino Maggiore, direttore dell’Agenzia delle Entrate.    Dalla finalità di “rendere più efficace l’azione accertatrice”, tipica dei vecchi studi di settore, andati in archivio dopo 26 anni, si è passati con i nuovi indicatori a incentivare comportamenti fiscali corretti. Introdotti con il D.L. 50/2017, gli Isa rappresentano la sintesi di indicatori elementari (di affidabilità e di anomalia) volti a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale. Il contribuente, con alcune eccezioni di legge, attraverso l’applicazione dello specifico software, può verificare il proprio grado di affidabilità fiscale in base al posizionamento su una scala di valori da 1 a 10 (massima affidabilità). Ai soggetti “virtuosi”, quelli cioè “affidabili”, sarà riconosciuto un regime premiale: esonero del visto di conformità per la compensazione dei crediti, esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, riduzione dei termini di prescrizione, rimborsi d’imposte più rapidi. Per accedere ai vantaggi fiscali il contribuente ha la possibilità di migliorare il punteggio di affidabilità, correggendo eventuali errori commessi nella compilazione del modello Isa, oppure indicando in dichiarazione ulteriori componenti positivi di reddito che non risultano dalle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte. Per contribuenti e professionisti un’estate calda anche sul fronte fiscale. Una  lunga maratona segnata da un corto circuito sul piano operativo generato dal ritardo delle Entrate sul software, nonché dalle criticità riscontrate sul recupero dei dati storici (un range di otto anni) e soprattutto dall’incognita legata alle risultanze degli indici. Non è chiaro da dove scaturisca il voto finale che il software attribuisce. Dopo i primi test del nuovo sistema è crescente il disagio degli operatori: il passaggio dagli studi di settore agli Isa può riservare un salto nel buio, i “voti” in pagella possono essere ribaltati. Almeno il 40% dei contribuenti potrebbe non raggiungere la soglia della sufficienza ed essere quindi esposto a un’azione di monitoraggio del Fisco per rischio di evasione. L’ombra lunga degli studi di settore, sotto mentite spoglie, si percepisce minacciosa. Resta più di una perplessità. Tutto molto approssimativo per decisioni importanti da prendere circa il reddito da dichiarare e le imposte da pagare. E a nulla è servita la proroga delle scadenze delle imposte al 30 settembre, solitamente previste per il 30 giugno. Incertezze operative legittimate dal perentorio intervento del viceministro dell’economia Massimo Garavaglia che, durante un recente convegno del Sole 24Ore, ha spietatamente etichettato gli Isa come “uno strumento inutile che verrà presto abrogato perché ormai superato dalla fatturazione elettronica e dall’invio telematico dei corrispettivi”. Dal tormentone estivo allo psicodramma. Rebus o il solito zibaldone all’italiana?...

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FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

Posted by on Ago 1, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

FLAT TAX, LA MINA VAGANTE DEL GOVERNO GIALLOVERDE            

Conti pubblici promossi a Bruxelles. E’stato “allontanato” il rischio della procedura d’infrazione per debito eccessivo con pesanti conseguenze per le nostre finanze: congelamento dei fondi strutturali (finanziamenti europei di 73 mld di euro), fine dei prestiti della Bce (“quantitative easing”), maxi sanzione (3,6 mld di euro). Si lavora ora alla manovra d’autunno per la Legge di bilancio 2020, partendo da un fabbisogno di 35-40 mld di euro, di cui 23,1 per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Il dibattito politico si concentra sulla riforma dell’Irpef con una ipotesi di flat tax, tassa piatta al 15%, modulando l’intervento nell’ambito di un piano triennale. Una flat tax applicata inizialmente per i single monoreddito fino a 30mila euro e per i nuclei familiari con redditi fino a 55mila euro, estensibili a 65mila euro per le famiglie con due o più redditi.  Si tratta di una vasta platea di contribuenti attualmente tassati con un’aliquota media del 24,9% e quella marginale del 38%. Negli ultimi giorni ha preso quota una versione ridotta della flat tax applicata al “reddito incrementale”, cioè alla eccedenza di reddito rispetto all’anno precedente, senza alcuna limite di imponibile. Il lavoro è ancora lungo. “Sono allo studio disegni alternativi o riduzione delle aliquote in vario modo”, secondo fonti ministeriali. Il rebus continua. Sul piano politico la posta in palio è alta. La flat tax è uno dei provvedimenti bandiera del Governo gialloverde. Uno di quelli su cui, la Lega in particolare, si gioca la sua credibilità. In deroga al principio costituzionale di progressività del sistema tributario, il progetto del Carroccio, illustrato da Salvini nel recente incontro al Viminale con le parti sociali, prevede un’Irpef con aliquota unica, indipendente dal livello del reddito. Una riduzione del prelievo fiscale quale misura per scoraggiare l’evasione e favorire un maggior gettito tributario. I vantaggi della tassa piatta non si limiterebbero a una minore pressione tributaria, ma riguarderebbero una più complessa semplificazione del sistema, grazie anche alla revisione delle tax expenditures, il taglio di bonus e detrazioni fiscali (ristrutturazioni, spese mediche, scolastiche, interessi prima casa, familiari a carico) che saranno compensate con una deduzione forfettaria di 3000 euro rapportata al “quoziente familiare”, cioè al numero dei componenti della famiglia. Armonizzare la flat tax con l’attuale regime delle tax expenditures sarà essenziale se si vuole garantire al contribuente un reale risparmio d’imposta e rispettare il criterio della progressività dell’imposizione fiscale. Ma l’ostacolo alla riduzione dell’Irpef è costituito dal suo impatto sui conti pubblici, un costo stimato fra i 12 e i 13 mld di euro. Un test politico-economico fortemente divisivo all’interno della maggioranza. Secondo il Ministro dell’Economia Tria “la strada da percorrere per la flat tax è più tasse sui consumi”, aumentare cioè l’Iva, in linea con le raccomandazioni dell’Ue e dell’Ocse, ma non con quelle ufficiali del Governo. “Credo l’imposizione fiscale vada riequilibrata, ha dichiarato Tria, riducendo la fiscalità diretta con un incremento di quella indiretta.” Un preciso indirizzo di politica economica. Un teorema però tutto da verificare in termini di crescita economica e di maggiori entrate, se si considera l’incidenza dell’aumento dell’Iva sui consumi e sulla produzione. Una strada in salita quella della flat tax sulla quale è intervenuta la Cgil che ha evidenziato le criticità del disegno di riforma con riferimento alla sua equità sociale: “nessuna semplificazione, ma l’introduzione di un ulteriore sistema impositivo che penalizza i meno abbienti”. Di copertura di bilancio ha invece parlato la Corte dei Conti: “l’operazione flat tax deve essere realizzata attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro per evitare gravi rischi per i conti pubblici con un debito il cui costo finanziario finirà per colpire le generazioni future”. Via libera...

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PAESE  IMPOVERITO,  LA FOTOGRAFIA  DEL  FISCO

Posted by on Lug 11, 2019 in Uncategorized | Commenti disabilitati su PAESE  IMPOVERITO,  LA FOTOGRAFIA  DEL  FISCO

PAESE  IMPOVERITO,  LA FOTOGRAFIA  DEL  FISCO

Scadenze fiscali alle porte, redditi da dichiarare, imposte da versare. Ma quale Italia si è presentata al Fisco nel 2018? Dal Dipartimento delle Finanze del Mef è arrivata una fotografia in bianco e nero di redditi e ricchezza degli italiani. Un Paese impoverito, con un dato allarmante: 13 milioni di contribuenti non pagano l’Irpef perché il reddito imponibile risulta sotto la soglia di esenzione. Il reddito complessivo è in calo di oltre 5 miliardi di euro (-0,6%). Una diminuzione dell’1,3% dell’imponibile Irpef causata dalla criticità economica di alcuni settori produttivi e dai bassi livelli pensionistici: il 70 % delle pensioni (12,6 milioni di assegni Inps) non supera le mille euro mensili! Solo il 5,3% dei contribuenti ha dichiarato più di 50 mila euro, versando il 39,2% dell’Irpef totale. Da 100 mila a 200 mila euro di reddito ci sono quasi 428 mila soggetti (l’1,4% della platea complessiva) che versano il 13% di tutta l’Irpef. Oltre i 300 mila euro di reddito si collocano poco più di 38 mila “paperoni” che versano il 6% dell’imposta personale. Sono stati 41,2 milioni i contribuenti che hanno presentato nel 2018 la dichiarazione dei redditi con un incremento dello 0,83% rispetto agli anni scorsi. Fortemente diversificato il reddito medio dichiarato per singola categoria: il più elevato è quello dei lavoratori autonomi che è pari a 43.510 euro (con un incremento del 4,2% rispetto al 2016), seguito da quello degli imprenditori individuali che ammonta a 22.110 euro (con un incremento reale del 3,8% rispetto al 2016). Lavoratori dipendenti e pensionati si attestano rispettivamente a 20.650 euro (-0,6%) e a 17.430 euro (+1,5%). Il reddito medio da partecipazione in società di persone e assimilate risulta pari a 18.380 euro. Significativo il dato che emerge dalle “tax expenditures”: le deduzioni (abitazione principale e oneri deducibili) valgono circa 35,5 miliardi di euro; le detrazioni ammontano a 70 miliardi di euro (in crescita le spese per recupero edilizio e mobili). Un totale di 105,5 miliardi di euro. Su base geografica, il reddito medio più alto risulta  in Lombardia (24.720 euro), seguita da Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Il più basso è in Basilicata, Molise e Calabria (14.120 euro). Il reddito complessivo dichiarato per l’anno 2018 dai contribuenti italiani è stato di circa 838 miliardi di euro per un valore medio di 20.670 euro. A fronte di un’imposta netta totale dichiarata pari a 157,5 miliardi di euro, particolarmente interessante il dato statistico sull’imposta media: è stata pari a 5.140 euro e ha riguardato il 75% dei contribuenti (30,7 milioni di soggetti). Rispetto a dieci anni fa il reddito medio reale risulta in flessione del 3%!  Una mole notevole di numeri per situazioni reddituali diverse generate da un macchinoso sistema tributario che attende l’intervento del Legislatore per una semplificazione amministrativa. Una chimera! L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 13/E dello scorso 31 maggio, ha diramato la “Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche per l’anno d’imposta 2018”: 385 pagine! Siamo alla follia! Contribuente: cittadino o suddito? Al di là delle analisi statistiche è arrivato il momento di rendersi conto che, con un’economia in stagnazione, il re è nudo! A bando promesse e proclami, si metta finalmente mano a una seria (e sostenibile!) riforma tributaria che possa trainare la ripresa economica nel segno della certezza, della semplificazione e della equità della tassazione. Il resto è misero teatrino di...

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 CONVENTION INTERNAZIONALE LIONS A MILANO, IL FUTURO DEL LIONISMO  

Posted by on Lug 11, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su  CONVENTION INTERNAZIONALE LIONS A MILANO, IL FUTURO DEL LIONISMO  

 CONVENTION INTERNAZIONALE LIONS A MILANO, IL FUTURO DEL LIONISMO  

Milano capitale mondiale del lionismo. Dal 5 al 9 luglio, all’ombra della Madonnina, sotto il segno del “leone”, si terrà la Convention internazionale 2019 del Lions Clubs International, l’Associazione di servizio fondata nel 1917 a Chicago dall’assicuratore texano Melvin Jones. E’ la prima in Italia, a Milano, città dove nel 1951 approdò da Lugano il messaggio lionistico con la nascita del primo Lions Club italiano. L’Associazione dei Lions (Liberty, intelligence our Nation’s safety), che ha come motto “We serve”, è riconosciuta dall’ONU che ogni anno dedica al lionismo  il Lions Day.  Presente in 212 Paesi, in tutte le aree geografiche del mondo, con circa 1.450.000 soci, uomini e donne, LCI opera perseguendo una mission di rilevante spessore sociale: “servire la comunità, rispondere ai bisogni umanitari, promuovere la pace e favorire la comprensione internazionale”. E’ampia l’azione dei Lions: servizio ai non vedenti, prevenzione e cura della sordità, povertà e fame nel mondo, scolarizzazione, ambiente, problematiche sociali, malattie infantili. In Provincia di Varese il lionismo è attivo in oltre trenta club con più di mille soci, una presenza nel sociale apprezzata dal Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana nel suo saluto augurale.    Per la Convention milanese è previsto l’arrivo di delegazioni provenienti da oltre 130 Paesi che sabato 6 luglio daranno vita alla variopinta “parata delle Nazioni”, dai bastioni di Porta Venezia a Piazza Duomo. Parteciperanno oltre 10 mila lions, molti dei quali in abiti tradizionali, in compagnia della mascotte della Convention, Leonardo, in omaggio al genio italiano del Rinascimento Leonardo da Vinci, a 500 anni dalla sua morte. Sbandieratori, carri allegorici, maschere regionali, bande musicali: un cocktail di allegria e amicizia per regalare emozioni. Una festosa invasione di etnie diverse in una città che si colorerà con 600 banner, ognuno dei quali racconterà l’attività lionistica.  E nel segno del Rinascimento , il tema della 102a Convention Lions che si terrà presso il Centro congressi MiCo di Fieramilanocity, con l’intervento di Tony Blair, sarà “La rinascita del service”. Un significativo invito ai Lions  a riannodare il filo del messaggio di Melvin Jones, a rilanciare i principi fondanti del lionismo, il suo spirito di servizio, scevro da manierismi di facciata in una mutata realtà sociale. Superare il lionismo senza anima che nel Multidistretto 108 Italy (1345 club ripartiti in 17 Distretti, con circa 40 mila iscritti) ha causato  una notevole fuga di soci. Nei lunghi anni di impegno lionistico ho più volte denunciato, in qualità di Vice Direttore della rivista nazionale Lion, la sagra della vanità, la deriva etico-morale di un certo lionismo nostrano testimoniato con narcisismo ed egocentrismo. Un lionismo censurato dal Past Presidente Internazionale Pino Grimaldi, unico italiano finora alla guida dell’Associazione nel 1994. In presenza del crescente disinteresse del mercato a occuparsi di sociale e della riduzione di risorse pubbliche, il lionismo, punta di diamante nel variegato mondo dell’associazionismo e del volontariato,  dovrà rappresentare l’architrave di un nuovo sistema di relazioni sociali. Un lionismo di proposta sociale in grado di intercettare i bisogni della gente, essere  interlocutore privilegiato dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale. I lions diventino opinion leader, se non degli “opinion maker”, dei suscitatori di bisogni che la classe politica dovrebbe poi soddisfare. Nessuna supplenza istituzionale, ma nemmeno inerzia o latitanza di fronte ai bisogni della comunità. Divenire cioè forza attiva di cambiamento sociale, mettendo al bando il penos0 protagonismo di chi si ostina a considerare l’Associazione una passerella per affermare una (dubbia) identità sociale. Un appello agli Uomini giusti, agli Uomini illuminati dell’Associazione per scrivere, con rinnovato entusiasmo, un futuro degno del passato. Parta da Milano il Rinascimento del lionismo del Terzo Millennio per l’affermazione...

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SOTTO IL CIELO D’EUROPA IL RISIKO DELLE NOMINE COMUNITARIE   

Posted by on Lug 11, 2019 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su SOTTO IL CIELO D’EUROPA IL RISIKO DELLE NOMINE COMUNITARIE   

SOTTO IL CIELO D’EUROPA IL RISIKO DELLE NOMINE COMUNITARIE   

A poco più di un mese dalle elezioni europee del 26 maggio, i 28 capi di Stato e di Governo dell’Ue hanno disegnato a Bruxelles i vertici della nuova Europa: la presidenza della Commissione europea alla democristiana tedesca Ursula von der Leyen e la presidenza della Banca centrale europea alla francese Christine Lagard. Due donne alla guida delle due più importanti istituzioni comunitarie, in un ideale intreccio politico-economico. Ma quanto è accaduto nelle estenuanti trattative in seno al Consiglio europeo ha sollevato dubbi e perplessità per il metodo seguito. Si trattava di comporre un puzzle complicato nel rispetto del risultato elettorale, ma l’ingerenza dei governi nazionali ha di fatto cestinato, dopo appena una legislatura, il “sistema degli spitzenKandidaten” (candidati di punta), utilizzato per la prima volta nel 2014 per nominare Jean-Claude Junker presidente della Commissione europea. In base a tale meccanismo, la presidenza dell’esecutivo comunitario viene assegnata al candidato principale del partito politico europeo che ha ottenuto il maggior numero di seggi al Parlamento Ue. Obiettivo del sistema, frutto di un accordo fra Consiglio, Parlamento e gruppi politici, è quello di rafforzare la legittimità democratica dell’esecutivo comunitario. In tale ottica, il Ppe aveva incoronato lo scorso novembre a Helsinki come suo candidato di punta per guidare la prossima Commissione Ue Manfred Weber, 46 anni, deputato bavarese della Csu, convinto europeista (“riportare l’Europa alle persone”). Sul fronte socialista, l’olandese Franz Timmermans (“equità e lavoro”), classe 1961, primo vice presidente di Junker, è stato ufficialmente investito della candidatura dal Congresso del Pse, a Lisbona nei mesi scorsi.    Accordi e patti della vigilia clamorosamente smentiti dai fatti. Il Consiglio europeo, anche per il veto incrociato dei Paesi di Visegrad assecondati dai sovranisti di casa nostra sulla figura di Timmermans, ha rimescolato le carte trovando un’intesa, ispirata dal presidente francese Macron, per chiudere un negoziato che rischiava di avvitarsi su se stesso. Per il Parlamento europeo è una sconfitta che conferma il peso preponderante dei governi nelle decisioni europee. Ha prevalso ancora una volta la linea franco-tedesca per una discutibile distribuzione politica e geografica degli incarichi, tutti collocati nella parte occidentale dell’Ue, compreso quello del liberale belga Charles Michel, neo presidente del Consiglio europeo, e dello spagnolo Josep Borrel, nel ruolo di Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza. Ma la partita non è ancora chiusa. Martedi 16 luglio il Parlamento europeo dovrà votare sulla scelta di Ursula von der Layen alla presidenza della Commissione, ed esprimere il gradimento o meno dei candidati Commissari. Non ci sarà quindi da stupirsi se i parlamentari di Strasburgo, nel rivendicare la loro autonomia istituzionale, presenteranno il conto per la rottura del patto. Eloquente la dichiarazione del presidente uscente del Consiglio europeo Tusk: “l’esito del voto parlamentare  è un enorme punto interrogativo, una vera incognita”. L’accordo raggiunto a Bruxelles dai Ventotto difficilmente verrà accettato dai principali partiti, in primis i socialisti. E malumore serpeggia anche fra i verdi e parte degli stessi popolari, “tristi per una decisione poco trasparente, per niente rispettosa dello “Spitzenkandidat” e del voto degli elettori. La presidenza del Parlamento europeo affidata al socialista italiano Davide Sassoli non basterà certo a far rientrare le critiche dell’Assemblea di Strasburgo tenuta ai margini del “pacchetto” confezionato dall’asse Berlino-Parigi. Un inizio tutto in salita per la nuova Europa alla ricerca di una legittimazione democratica della sua leadership.       ...

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